Ci sono fra gli uomini, individui che demonizzano la morte e sbandierano il diritto alla vita, macabro vessillo teso ad esorcizzare la paura di una esistenza vuota e priva di alcun contenuto, che nella promessa di immortalità, elude ogni più remoto barlume di consapevolezza, di volontà e di verità.
Sono gli stessi che in forma di proseliti promettono la vita eterna fra le braccia del creatore ed esaltano la sofferenza catartica di questa miserabile vita terrena e della sua provvisorietà – sono i ricchi gerarchi del clero pagano e idolatra che nei sempre più rari interventi rubati all’ozio e ad una vanità femminea, gridano a gran voce “beati gli ultimi, che loro sarà il regno dei cieli”.
Sono quelli che esaltano il primato dello spirito, per poi accanirsi su corpi inermi (cavie umane) con le macchine assemblate da Satana, e prolungare così all’infinito una tortura lacerante in un esaltato accanimento, sperimentale, degno del più spietato aguzzino nazista. Sono quelli che non accettano la sconfitta di una scienza effimera e miope, che ha anteposto il profitto e il potere, al buon senso, alla carità cristiana e al principio etico. Sono loro le anime infernali di questo secolo, loro, terrorizzate dal più ineludibile atto di giustizia: la morte.
Una profonda consapevolezza sulla necessità della morte, è quanto di più terapeutico esista, contro ogni forma di paura. Se non ne comprendiamo a fondo il suo significato più alto, ogni vera felicità ci é preclusa.
Alcune religioni, ancora oggi, immuni dal cancro del liberismo, relativista, conservano intatta la loro natura trascendente, adducendo nella vita, il significato di espiazione catartica e, nella morte, la liberazione da ogni conflitto, per poi ascendere, per diritto divino, verso i prati celesti della libertà cosciente e dell’eterno appagamento.
Ogni nostro disagio esistenziale, innescato da quella che per un eufemismo, abbiamo definito, la “modernità”, fanno tutti capo e, per vie diverse, alla paura della morte.
E’ singolare vedere, come, nel mondo occidentale (dove il disagio psicologico e neurologico a raggiunto soglie di dolore quasi insopportabili e paralizzanti), la paura del dopo, sia vissuta come un costante tormento e stillicidio. Una spada di Damocle che destabilizza e condiziona le nostre scelte quotidiane, i rapporti con gli altri e, si accanisce su quell’equilibrio spirituale che è alla base di ogni autentica felicità.
I sorrisi smaglianti e commoventi di bambini senza pane e senza acqua e, di altri, affetti dalle più diverse patologie da denutrizione e di natura igienico-sanitarie, sono il prodotto miracoloso di una filosofia dell’anima, applicata al quotidiano dove, la convinzione naturale e logica, di un altro mondo, giusto e ricco di promesse, edulcora e sdrammatizza ogni avversità terrena, fino ad accettarla come necessaria. Questo perché, la loro condizione (qualunque sia), non prescinde mai dalla Fede essendo, l’una, complementare all’altra; la fusione di due metalli, in una lega inossidabile e indissolubile, impermeabile ad ogni paura e debolezza.
Noi occidentali, diversamente, oberati da comodità invalidanti e concentrati a tempo pieno, sui modelli di un’esteriorità effimera e voluttuaria, abbiamo tradito i presupposti stessi dell’esistenza, snaturando la nostra funzione primaria di servi del mistero, per precipitare dentro il buio della nostra stupidità.
La paura della morte, è il prezzo della nostra codardia. Se non siamo in grado di recuperare (e non lo siamo) tutte quelle scale di valori e di principi etici, che abbiamo mercificato in cambio di vizio, perversione, indolenza e vanità, la Grande Paura avvolgerà per sempre i nostri cuori e, in nessuna altra dimensione, troveremo conforto ai morsi della nostra disubbidienza.
L’individuo, spiritualmente in armonia, con le ragioni della vita, accetta la morte come un atto dovuto, supremo gesto di giustizia, paradigma di vittoria, che ci libera da quell’involucro di materia, bio-degradabile, deputato a alla purificazione della coscienza, per mondarci da ogni paura e renderci, così, degni, di entrare in contatto con il sovrannaturale. La paura, coincide con la perdita della speranza e con l’impossibilità di intravedere un futuro.
Atei, credenti e agnostici, non sono che le sigle a marchio di una paura più profonda, causa di infelicità e rancore. In verità, l’uomo di questo secolo, non é che un idolatra da quarto soldi, in perpetua adorazione di un mondo che ha mitizzato vergogne, menzogne e infamia.
Per tanto ringrazio Dio per la morte che cancella ogni potere, che tace ogni menzogna, vergogna, dissolve ogni paura, dolore, ansie e passioni. Ringrazio Dio per la morte che da respiro alla mia vita.





























Avanti gente vuota/ facciamola finita
voi preti che vendete/ a tutti un’altra vita
se c’è come voi dite/un Dio nell’infinito
guardatevi nel cuore/ l’avete già tradito….
Già… La gloria di Colui che tutto move
per l’universo penetra e risplende
in una parte più e meno altrove…
e voi materialisti/ col vostro chiodo fisso
che Dio è morto e l’uomo/ è solo in quest’abisso
le verità cercate/ per terra da maiali
tenetevi le ghiande/ lasciatemi le ali
Già…vi sono esseri che rantolano escrementi e non cessano mai…vi sono persone che nel silenzio le loro gesta, creano…vi sono uomini che dall’eccelsa dote recondita, si lasciano spegnere…
A Gianni Tirelli,autore dell’articolo…nella speranza che possa esserti utile questo video (come penso possa essere utile anche a quelli che hanno raggiunto un buon grado di consapevolezza nel vero significato della vita,con rispetto ,oldleon.
● jkrishnamurti.org
Personalmente ho più rispetto per un maiale (sudicio e felice di essere se stesso,oltrechè delizioso a tavola) che per chi lo usa quale termine di paragone per scaramucce da oratorio.
La morte esiste?Io non ricordo neppure di essere nato.Indi farò finta di nulla e cercherò di vivere come potessi morire tra un pò o mai. Confido che se la natura mi ha dato la capacità di far funzionare un corpo che a malapena conosco, altrettanto naturale sarà quel momento.
All anima mia ci penso io…che nessun dio s è presentato innanzi a noi,e se uno ce n è,è dentro e attorno,e sempre allo specchio!
La maggior parte della gente, non vive x paura di morire….
Meglio 1 giorno da leoni, che 100 da pecora…
@ NEO – leoni non se ne sono visti e non se ne vedono – solo infami!!
Immaggino di essere stato frainteso, x Leoni intendevo chi vive la propria vita consapevole di tutto ciò che gli sta attorno, non facendosi rincretinire da tutto quello che “noi” chiamiamo progresso.
Non coloro che portano avanti la propria esistenza senza mai alzare la testa e tantomeno la voce, tutti coloro che credono che il posto fisso, è una benedizione dal cielo, e non oserebbero mai mettersi contro il sistema pur di esistere qualche anno in più e più “tranquillo”.
Ho usato le parole esistenza ed esistere, proprio perchè la loro non è una vita, è pura viscida inutile esistenza.
Il discorso sarebbe troppo grande, e avvolte non trovo le parole x definire certi esseri viventi, altro che pecore….
@ NEO – capisco, ma sarà che le frasi dei dittatori non le ho mai digerite!! buona vita!
Già….maiali ve ne sono tanti..si ma..non sono come quelli intesi nell’immagine culinaria, braciole al barbecue…sono i porci che si credono onnipotenti…per i quali la vita altrui vale tanto quanto un maiale al macello…ma i porci della peggiore razza sono i dispensatori di verità…aggiungerei, per non farci mancare nulla, gli ipocriti maiali da bar sport…lasciamo infine al posto loro i leoni….la legge della savana non è per tutti…come morire, si deve ma come ci si arriva…con dignità è da pochi…..
@ ben detto “gliese” – concordo in pieno!!
Le strofe sono di Guccini e hanno poco a che vedere con l’articolo di Tirelli. Così ho solo associato delle parole che mi colpirono molto all’epoca, alle riflessioni di straordinaria portata che ha inteso esprimere l’autore…..e che mi colpiscono adesso……giochi della mente sul filo della memoria………
Essere contro lo spiritualismo da salotto,privo di portata reale….prima di tutto
Essere contro chi ti vuole condannare a una vita priva di ogni significato…..subito dopo
Il respiro della vita……compassione compassione compassione
Ringrazio Gianni Tirelli per aver affrontato in modo cosi’ direttoil tema della morte.
Sin da quando avevo 9 anni mi sono confrontato con l’idea della morte e sono passato per vari stadi, dalla paura al desiderio.
Sono arrivato a pensare che la cosa piu’ importante sia quella di poter fare una Buona Morte, nel senso che ci giunga il piu’ naturale possibile:
Un dolce addormentarsi.
Pertanto tutta la nostra vitadeve diventare una preparazione all’uscita.
Amo definirla Orgasmo Finale.
Purtroppo oggigiorno sono pochissime le persone che muoiono nel proprio letto o sul divano di casa o sulla sedia in giardino.
Una volta al mio paese c’era un detto:
Noi muoriamo come siamo vissuti!
E’ triste costatare quante persone muoiano per incidenti, per guerre, per omicidi, per applicazioni medico-chirurgiche estremamente invasive, accanimenti terapeutici, suicidi,
droga alcolismo, esecuzioni capitali…..pochissimi casi di morte naturale!
PERCHE’?
Esiste una relazione fra il tipo di morte e la vita futura che ci attende?!?!
Un caro saluto da Giovanni.
Molto bello e sensato il suo commento, complimenti!