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di Mariarita D’Orsogna

“Leviamo la voce per denunciare le “ferite” delle nostre terre minacciate da progetti di “sviluppo” che sono invero segnati da gravi rischi ambientali”

carta dei titoli minerari d’Abruzzo

“Noi, Vescovi delle Chiese che sono in Abruzzo e Molise, ancora una volta leviamo alta la voce per denunciare le “ferite” delle nostre terre, minacciate da progetti di “sviluppo” che sono invero segnati da gravi rischi ambientali, socio-economici e umani, in cui viene meno la tutela della vita e la custodia del creato, dono di Dio e impegno morale di tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Lo afferma in una nota la Conferenza episcopale abruzzese-molisana (Ceam), in una nota.
“Ci riferiamo, in particolar modo, ai progetti di sfruttamento energetico, in particolar modo petrolifero, su cui ci siamo già pronunciati come Conferenza episcopale regionale nel 2008 e, mediante l’intervento di alcuni di noi o tramite gli uffici da noi delegati, in varie occasioni nel corso di questi ultimi anni. In luogo di una vera ‘conversione’ a progetti di crescita sostenibile, in ascolto della voce dei territori e delle popolazioni di cui abbiamo la cura pastorale – rileva la Ceam – si confermano e si aggravano le scelte più rischiose per la salute e il benessere di tutti. La stessa promessa di uno sviluppo economico viene a cadere di fronte alla grave situazione economica e sociale, ancora nel pieno della crisi che investe il nostro Paese e, in particolar modo, la nostra Regione: con l’eventuale realizzazione dei progetti di sfruttamento energetico non si sanerebbe la ferita della disoccupazione e della recessione, si accrescerebbe il senso di abbandono e di sopraffazione che le nostre genti percepiscono di fronte a chi esercita poteri decisionali, si avanzerebbe nella spogliazione del nostro ambiente naturale e della nostra economia agricola e turistica, in maniera irreversibile e irresponsabile”.
 ”Come afferma il recente documento della CEI in occasione della 7a giornata nazionale per la salvaguardia del Creato (“Educare alla custodia del creato per sanare le ferite della terra”) – prosegue la nota – noi non possiamo “dimenticare le ferite di cui soffre la nostra terra, che possono essere guarite solo da coscienze animate dalla giustizia e da mani solidali. Guarire e’ voce del verbo amare, e chi desidera guarire sente che quel gesto ha in sé una valenza che lo vorrebbe perenne, come perenne e fedele e’ l’Amore che sgorga dal cuore di Dio e si manifesta nella bellezza del creato, a noi affidato come dono e responsabilità. Con esso, proprio perché gratuitamente donato, e’ necessario anche riconciliarsi quando ci accorgiamo di averlo violato” (n. 1). Questo compito comune veda coinvolti tutti, in particolar modo coloro che, a livello locale, regionale e nazionale, hanno ricevuto il mandato di governare lo sviluppo del territorio, perché agiscano in nome del bene comune e non di una singola parte, prestando ascolto al grido della nostra terra, del nostro mare, del nostro cielo: in essi riconosciamo la presenza di Dio, come ci ricorda il “Cantico delle creature” del santo patrono d’Italia Francesco d’Assisi. Allora il nostro grido comune si muterà in canto di lode e di grazie, perché consapevoli di aver realizzato un passo in avanti nella concordia tra noi e quella parte della creazione che ci e’ stata affidata, per cui essere degni della nostra chiamata più grande: “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9).
Domanda: mentre i politici sono latitanti e collusi, sono rimasti forse solo i vescovi a lottare contro il potere? ndr

Ecco cosa succederebbe se ci fosse un incidente petrolifero nell’Adriatico

 scritto da WWF Abruzzo

Il gravissimo incidente alla piattaforma della British Petroleum nel Golfo del Messico ha fatto emergere tutta la pericolosità delle ricerche petrolifere in mare, rafforzando le preoccupazioni manifestate ormai da anni dall’ampio movimento che si batte contro la deriva petrolifera che sembra aver colpito l’Abruzzo.

Ipotesi petrolio in Adriatico
Ipotesi petrolio in Adriatico

Visto che per l’Abruzzo nessuno riesce a dare una parola certa sulla fine definitiva dell’era della petrolizzazione il Wwf oggi prova a fare una simulazione e sposta l’enorme chiazza di petrolio che lambisce le coste del golfo del Messico in Adriatico.
E l’impatto visivo lascia il segno.
«Il disastro che si verificherebbe», dice il Wwf, «emerge chiaramente dalla semplice sovrapposizione, nel rispetto delle proporzioni, della macchia petrolifera su una cartina del Mare Adriatico. Si comprende chiaramente che si assisterebbe Alla morte di tutto il Mare Adriatico che, oltretutto, ha fondali molto più bassi ed un ricambio molto più limitato di quello del mare antistante le coste della Louisiana».
Ad oggi circa 6.000 km2 di costa abruzzese sono interessati da richieste ed autorizzazioni di concessioni per ricerca ed estrazione di idrocarburi.
«Certamente le quantità e la profondità della piattaforma nel Golfo del Messico non sono paragonabili con le situazioni che interessano la nostra costa», dichiara Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF Italia, «ma è del tutto evidente quanto sarebbe devastante un incidente anche di più modeste dimensioni in un mare chiuso come il nostro Mare Adriatico. Non solo la costa abruzzese sarebbe devastata, ma in pratica tutta la costa adriatica verrebbe compromessa per anni ed anni».
Il Wwf torna a chiedere che si intervenga sulla situazione delle autorizzazioni che si stanno rilasciando nel mare antistante la costa abruzzese così come sulla terraferma dove circa 50% del territorio abruzzese è interessato da richiesta di ricerca, estrazione e stoccaggio di idrocarburi.

Un Commento a “Noi vescovi leviamo la voce per denunciare le ferite…”

  • michy:

    …………i vescovi che lottano contro il potere……………………….vediamo cosa faranno di concreto e reale !!!!!!!!!!!!
    a parte pregare,forse……

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