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L’annullamento del debito tedesco a Londra nel 1953

Di Eric Toussaint Ερίκ Τουσέν
TLAXCALA

Dal 2010, nei paesi più forti della zona euro, la maggior parte dei dirigenti politici, sostenuti dai media dominanti, vantano i meriti della loro presunta generosità nei confronti del popolo greco e di altri paesi indeboliti della zona euro che occupano le prime pagine dell’attualità (Irlanda, Portogallo, Spagna…). In questo contesto sono chiamate «piani di salvataggio» delle misure che sprofondano ancora di più l’economia dei paesi cui sono destinate e che contengono arretramenti sociali mai visti in Europa nel corso degli ultimi 65 anni. A questo si aggiunge l’inganno del piano di riduzione del debito greco adottato nel marzo 2012, che implica una diminuzione dell’ordine del 50% (1) dei crediti dovuti dalla Grecia alle banche private, anche se questi crediti avevano perso tra il 65 e il 75% del loro valore sul mercato finanziario secondario.

La riduzione dei crediti alle banche private è compensata da un aumento dei crediti pubblici nelle mani della Troika e sfocia su nuove misure di una brutalità e di un’ingiustizia fenomenali. Questo accordo di riduzione del debito mira a vincolare definitivamente il popolo greco a un’austerità permanente, costituisce un insulto e una minaccia per tutti i popoli d’Europa e d’altrove. Secondo i servizi di studio dell’FMI, nel 2013, il debito pubblico greco rappresenterà il 164% del PIL, il che significa che la riduzione annunciata nel marzo 2012 non porterà a un effettivo e durevole alleggerimento del fardello del debito che pesa sul popolo greco. È in questo contesto che Alexis Tsipras, in visita al Parlamento europeo il 27 settembre 2012, ha sottolineato la necessità di un’iniziativa concreta di riduzione del debito greco e ha fatto riferimento all’accordo di Londra del 1953 che portò all’annullamento di buona parte del debito tedesco. Torniamo su questo accordo.

L’accordo di Londra del 1953 sul debito tedesco

Il radicale alleggerimento del debito della Repubblica federale della Germania (RFA) e la sua rapida ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale sono state rese possibili grazie alla volontà politica dei suoi creditori, ovvero gli Stati Uniti e i loro principali alleati occidentali (Gran Bretagna, Francia). Nell’ottobre del 1950 questi tre alleati formulano un progetto nel quale il governo federale tedesco riconosce l’esistenza dei debiti dei periodi precedenti e successivi alla guerra. Gli alleati vi allegano una dichiarazione in cui si notificava che «i tre paesi concordano che il piano prevede un regolamento adeguato delle esigenze insieme alla Germania il cui risultato non deve squilibrare la situazione finanziaria dell’economia tedesca attraverso ripercussioni indesiderate né colpire eccessivamente le riserve potenziali della valuta. I tre paesi sono convinti che il governo federale tedesco condivide la loro posizione e che il ripristino della solvibilità tedesca deve essere accompagnato da un adeguato pagamento del debito che assicura a tutti i partecipanti una giusta negoziazione, tenendo conto dei problemi economici della Germania (2)».

Se contabilizziamo gli interessi, il debito reclamato alla Germania riguardo al periodo antecedente la guerra ammonta a 22,6 miliardi di marchi. Il debito del dopo guerra è stimato a 16,2 miliardi. Al momento dell’accordo concluso a Londra il 27 febbraio 1953 (3) queste somme sono portate a 7,5 miliardi di marchi per quanto riguarda la prima e a 7 miliardi per la seconda (4). In percentuale questo rappresenta una riduzione del 62,6%. Per di più l’accordo stabilisce la possibilità di sospendere i pagamenti per rinegoziarne le condizioni qualora si verificasse un cambiamento sostanziale che limita la disponibilità delle risorse (5).
Per assicurarsi che l’economia della Germania occidentale sia davvero rilanciata e che costituisca un elemento stabile e centrale nel blocco atlantico di fronte al blocco dell’Est, gli Alleati creditori fanno importanti concessioni alle autorità e alle imprese tedesche indebitate, concessioni che vanno ben al di là di una riduzione del debito. Si parte dal presupposto che la Germania debba essere in condizioni di rimborsare tutto, mantenendo un livello di crescita elevato e un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. Rimborsare senza impoverirsi. Per questo i creditori accettano:

- Primo, che la Germania rimborsi l’essenziale del debito che le è richiesto con la sua moneta nazionale, il marco. Rimborsa solo in maniera marginale con valute forti (dollari, franchi svizzeri, sterline…).

- Secondo, anche se all’inizio degli anni Cinquanta il paese presenta ancora una bilancia commerciale negativa (il valore delle importazioni supera quello delle esportazioni), le potenze creditrici accettano che la Germania riduca le importazioni: può produrre autonomamente quei beni che in passato faceva arrivare dall’estero. Consentendo alla Germania di sostituire le importazioni con beni di produzione propria, i creditori accettano quindi di ridurre le loro esportazioni verso questo paese. Ora, nel periodo tra il 1950 e il 1952 il 41% delle importazioni tedesche arrivavano da Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti. Se si aggiunge a questa cifra la parte delle importazioni provenienti dagli altri paesi creditori che hanno partecipato alla conferenza (Belgio, Olanda, Svezia e Svizzera), la cifra totale ammonta addirittura al 66%.

- Terzo, i creditori autorizzano la Germania a vendere i suoi prodotti all’estero, arrivando a incentivarne le esportazioni al fine di stimolare una bilancia economica positiva. Tutti questi elementi sono riportati nella dichiarazione precedentemente menzionata: «la capacità della Germania di pagare i suoi debitori privati e pubblici non significa unicamente la capacità di realizzare regolarmente i pagamenti in marchi tedeschi senza conseguenze inflazionistiche, ma anche che l’economia del paese possa coprire i debiti tenendo conto del suo attuale bilancio dei pagamenti. Determinare la capacità di pagamento della Germania chiede di far fronte a certi problemi quali:

1. la futura capacità produttiva della Germania con particolare riguardo verso la capacità produttiva dei beni esportabili e la capacità di sostituire le importazioni;

2. la possibilità di vendere le merci tedesche all’estero;

3. le probabili condizioni di commercio future;

4. le misure fiscali ed economiche interne necessarie ad assicurare un surplus per le esportazioni (6).»

Inoltre, in caso di litigio con i creditori, i tribunali tedeschi sono, in generale, competenti. Si dice esplicitamente che, in certi casi, «i tribunali tedeschi potranno rifiutare di eseguire […] la decisione di un tribunale straniero o di un’istanza arbitrale». È il caso qualora «l’esecuzione della decisione fosse contraria all’ordine pubblico» (p.12 dell’Accordo di Londra).

Un altro elemento molto importante è che il servizio del debito viene fissato in funzione della capacità di pagamento dell’economia tedesca, tenendo conto dello stato di avanzamento della ricostruzione del paese e dei ricavi delle esportazioni. In tal modo, la relazione tra il servizio del debito e i redditi delle esportazioni non deve superare il 5%. Ciò significa che la Germania occidentale non deve consacrare più di un ventesimo di tali redditi al pagamento del debito. In pratica, la Germania non destinerà mai più del 4,2% dei proventi delle esportazioni al pagamento del debito (questo montante viene raggiunto nel 1959). In ogni caso, nella misura in cui buona parte dei debiti tedeschi era rimborsata in marchi, la banca centrale tedesca poteva emettere moneta, in altri termini monetizzare il debito. Viene presa un’altra misura eccezionale: si applicherà una riduzione drastica dei tassi d’interesse che oscillano tra lo 0 e il 5%.

Le potenze occidentali offrono alla Germania dell’ovest un favore di un valore economico enorme: l’articolo 5 dell’accordo concluso a Londra rinvia il pagamento delle riparazioni e dei debiti di guerra (sia della prima che della seconda guerra mondiale) dovuti dalla RFA ai paesi occupati, annessi o aggrediti (e anche ai loro cittadini).
Infine bisogna prendere in conto i doni in dollari fatti dagli Stati Uniti alla Germania dell’ovest: 1,17 miliardi di dollari nel quadro del Piano Marshall tra il 3 aprile 1948 e il 30 giugno 1952 (circa 10 miliardi di dollari di oggi) ai quali vanno aggiunti almeno 200 milioni di dollari (circa 2 miliardi di dollari di oggi) tra il 1954 e il 1961, principalmente tramite l’agenzia internazionale dello sviluppo degli Stati Uniti (USAID).

Grazie a queste condizioni eccezionali, la Germania occidentale si risolleva economicamente in tempi molto rapidi e, all’inizio degli anni Novanta, finisce con l’assorbire la Germania dell’est. Oggi è di gran lunga l’economia più forte in Europa.

Germania 1953/Grecia 2010-2012

Se azzardiamo un confronto tra il trattamento che subisce la Grecia e quello che è stato riservato alla Germania dopo la Seconda guerra mondiale, le differenze e l’ingiustizia sono sorprendenti. Eccone una lista non esaustiva in 11 punti:

  • 1.- Proporzionalmente, la riduzione del debito accordata alla Grecia nel marzo 2012 è infinitamente minore rispetto a quella concessa alla Germania.
  • 2.- Le condizioni sociali ed economiche legate al piano (e a quelli che l’hanno preceduto) non favoriscono per niente il rilancio dell’economia greca, mentre nel caso della Germania hanno contribuito abbondantemente a risollevare l’economia.
  • 3.- La Grecia si vede imporre privatizzazioni principalmente in favore di investitori stranieri, mentre la Germania era incoraggiata a rinforzare il controllo sui settori economici strategici, con un settore pubblico in piena crescita.
  • 4.- I debiti bilaterali della Grecia (nei confronti dei paesi che hanno partecipato al piano della Troika) non sono ridotti (fatta eccezione per quelli dovuti alle banche private), mentre i debiti bilaterali della Germania (a partire da quelli verso i paesi aggrediti, invasi o annessi dal Terzo Reich) erano stati ridotti del 60% o più.
  • 5.- La Grecia deve rimborsare in euro anche se rispetto ai suoi partner europei (in particolare Germania e Francia) si trova in una situazione di deficit commerciale (quindi in carenza di euro), mentre la Germania rimborsava l’essenziale del suo debito in marchi tedeschi fortemente svalutati.
  • 6.- La banca centrale greca non può prestare denaro al governo greco, mentre la Deutsche Bank faceva prestiti alle autorità tedesche e faceva funzionare (certo, senza esagerare) le macchine che stampano banconote.
  • 7.- La Germania era autorizzata a non consacrare più del 5% dei suoi redditi da esportazione al pagamento del debito. Oggi invece, nel caso della Grecia, non è stato fissato alcun limite.
  • 8.- I nuovi titoli del debito geco che sostituiscono i vecchi debiti alle banche non sono più di competenza dei tribunali greci, ma delle giurisdizioni del Lussemburgo e del Regno-Unito (e sappiamo quanto queste siano favorevoli ai creditori privati), mentre i tribunali della Germania (questa antica potenza aggressiva e occupante) erano competenti.
  • 9.- In materia di rimborso del debito estero, i tribunali tedeschi potevano rifiutare di eseguire le sentenze dei tribunali stranieri o dei tribunali arbitrali nel caso in cui la loro applicazione costituisse una minaccia per l’ordine pubblico. In Grecia, la Troika rifiuta tassativamente che i tribunali possano invocare l’ordine pubblico per sospendere il rimborso del debito. Ora, le enormi proteste sociali e l’ascesa di forze neo-naziste sono la conseguenza diretta delle misure dettate dalla Troika e dal rimborso del debito. Pur correndo il rischio di provocare le proteste di Bruxelles, dell’FMI e dei “mercati finanziari”, le autorità greche potrebbero invocare lo stato di necessità e l’ordine pubblico per sospendere il pagamento del debito e abrogare le misure antisociali imposte dalla Troika.
  • 10.- Nel caso della Germania l’accordo stabiliva la possibilità di sospendere i pagamenti per rinegoziarne le condizioni qualora si verificasse un cambiamento sostanziale tale da limitare la disponibilità delle risorse. Per la Grecia non si prevede nulla di simile.
  • 11.- Nell’accordo sul debito tedesco era esplicitamente previsto che il paese potesse produrre sul posto ciò che prima importava, al fine di raggiungere un surplus commerciale e di potenziare i suoi produttori locali. La filosofia degli accordi imposti alla Grecia e le regole dell’Unione Europea vietano alle autorità greche di aiutare, sovvenzionare e proteggere i suoi produttori locali – che si tratti del settore agricolo, industriale, o terziario – di fronte ai loro concorrenti degli altri paesi dell’UE (che sono i principali partner commerciali della Grecia).

Potremmo aggiungere che, dopo la seconda guerra mondiale, la Germania ha ricevuto cospicui doni, in particolare, come abbiamo visto sopra, nel quadro del Piano Marshall.

Possiamo comprendere perché il leader di Svriza, Alexis Tsipras, quando si rivolge all’opinione pubblica europea faccia riferimento all’accordo di Londra del 1953. L’ingiustizia con cui viene trattato il popolo greco (così come gli altri popoli le cui autorità seguono le raccomandazioni della Troika) deve risvegliare la coscienza di una parte dell’opinione pubblica.

Ma non facciamoci illusioni, le ragioni che hanno spinto le potenze occidentali a trattare in quel modo la Germania dell’ovest dopo la seconda guerra mondiale non sono opportune nel caso della Grecia. Per vedere una reale soluzione al dramma del debito e dell’austerità, c’è ancora bisogno di forti mobilitazioni sociali in Grecia e nel resto dell’Unione Europea, così come l’accesso al potere di un governo del popolo ad Atene. Servirà un atto unilaterale di disobbedienza proveniente dalle autorità di Atene (sostenute dal popolo), quali la sospensione del rimborso e l’abrogazione delle misure antisociali per forzare i creditori a concessioni importanti e imporre infine l’annullamento del debito illegittimo. La realizzazione a scala popolare di un audit cittadino del debito greco deve servire a preparare il terreno.

NOTE
(1) I crediti delle banche private sulla Grecia passano grosso modo da 200 a 100 miliardi di euro. Il debito pubblico totale della Grecia supera i 360 miliardi di euro.
(2) Deutsche Auslandsschulden, 1951, p. 7 e ss., in Philipp Hersel, « El acuerdo de Londres de 1953 (III) », http://www.lainsigna.org/2003/enero…
(3) Testo integrale in italiano dell’Accordo di Londra del 27 febbraio 1953: http://www.admin.ch/ch/i/rs/i9/0.946.291.364.it.pdf
(4) 1 dollaro US valeva, all’epoca, 4,2 marchi. Il debito della Germania occidentale dopo la riduzione (ovvero 14,5 miliardi di marchi) corrispondeva a 3,45 miliardi di dollari.
(5) I creditori rifiutano sempre di inserire questo tipo di clausola nei contratti che riguardano paesi in via di sviluppo o paesi come la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo, l’Europa centrale o orientale…
(6) (Auslandsschulden, 1951, p. 64 e ss.) in Philip Hersel, El acuerdo de Londres (IV), 8 de enero de 2003, http://www.lainsigna.org/2003/enero…

11 Commenti a “Grecia-Germania: Chi deve a chi? [1]”

  • barbaranotav:

    Nel 2003 Nestor Kirchner, allora presidente dell’Argentina, aveva utilizzato l’esempio della Grecia che nel 1936 rifiutò di pagare il proprio debito, in occasione del proceso davanti alla Società delle Nazioni (riportato nell’annuario della Commissione di Diritto Internazionale) per bloccare il saccheggio delle risorse del suo paese da parte del Fondo Monetario Internazionale. Nel 36, la Grecia, sotto il regime del dittatore Ioannis Metaxas, si rifiutò di restituire un prestito alla Societé Commerciale de Belgique…..

    Fine citazione dal libro di Monia Benini La guerra dell’Europa.

    Insomma, per ripudiare il debito verso le banche ci vuole una dittatura “fascista”?

    Che fanno quelli del comitato no debito?

    Hanno presentato istanza presso le Nazioni Unite?

  • Anais:

    E’ chiaro l’intento di azzerare sovranità di Paesi usando il debito e gli interessi usurai, un piano scientificamente studiato per bene da anni.
    Per ripudiare il debito occorre un governo non colluso e forte, sostenuto dal consenso del popolo; e poiché le violenze e gli intrighi e gli inganni servono a mantenere il controllo sul popolo che assolutamente non deve alzare la testa per vedere nuovi orizzonti, lo si induce a credere che deve sempre pagare qualcosa, che è colpa sua, che non è abbastanza evoluto, che non fa abbastanza, come se i governi dei molti Paesi nel mondo fossero davvero l’espressione politica SCELTA dal popolo.
    Io penso che sia davvero difficile che, almeno nei Paesi cosiddetti “democratici” (in quelli di dichiarata situazione dittatoriale non c’è bisogno di capire chi li ha messi lì e perché) le elezioni siano davvero svolte senza brogli e inganni.

  • Cara Alba, arguta come sempre a prendere spunto da disamine molto concrete.
    E se il Nessuno Laerziade sbandierato come Spread cela dietro di sè un’ingegneria diabolica tanto come quella dell’Ulisse progettista del Cavallo della Troika, allora vi sarà bisogno di un popolo democratico Enea e di una Didone per far rinascere lo spirito atavico del Mediterraneo e del Sud Europa.
    L’ERP altro non fu che un ERP(H)ES (European Recovery Program for HEgemonic Strategy): una malattia epidemica quanto epidermica aggiunta ai virus imperialisti già addondantemente dilaganti.
    Sempre complimenti e un caro saluto.

  • archimede:

    L’annullamento del debito Tedesco fu scritto nel 1940 con la partecipazione degli USA Francia, UK e altri paesi come l’Italia che doveva svolgere un ruolo primario nel Sud del MEDITERRANEO , ma qualcosa andò storto per l’Italia alla fine della guerra e i Rothschild si accontentarono di far liquidare il Duce che non voleva stare al gioco che gli era stato imposto, per la Germania andò tutto liscio come accordato prima che la Polonia venisse “Aggredita” l’ordine parti da Washington e fu cosi che ebbe inizio il calvario Europeo, i piani erano ben altri a quelli che stiamo vivendo adesso , la Corona inglese è troppo assatanata di potere e adesso ne stiamo vedendo i risultati, il sogno di una grande Europa costruita sul benessere di tutti i suoi cittadini è fallito, adesso comincia il periodo BUIO,fame ,miseria e peste ci aspettano al varco-

  • Perdonami ancora Alba e perdonate in Redazione.
    Non è che pretenda riscontri, ma la risposta alla domanda che avevo posto oggi su che fine abbia fatto l’articolo “Berlusconi Adiòs?” è un argomento t(r)op secret?
    Mica ho pestato i piedi alla sig.ra Forcheri dicendo che avevo colto la simpatia del fatto che da un pò di tempo a questa parte si proponessero “simpatie” berlusconiane, forzanoviste, addirittura scilipotesche, mentre veniva pubblicato (ma poi ritirato) un articolo completamente antitetico?
    La mia voleva solo essere una sorprendente fotografia della libertà di questo sito, ma inizio a pensare che non sia esattamente così.
    Ad ogni modo, pubblichiate o meno questi ultimi due interventi, non mi cambia la vita, ma mi offre dei riscontri, quelli del silenzio che dice più di mille parole.
    L’escalation che ho notato leggendo l’ultimo mese e mezzo di articoli dedicati alla politica mi lascia veramente pochissimi dubbi sulla linea che avete intrapreso.
    Chiedo venia se ho urtato la sensibilità di qualcuno, ma non leggendo neanche la risposta di Alba, mi pare di capire che c’è qualcosina che non va.
    Vi ringrazio per aver ospitato più di una volta i miei commenti e Vi lascio al Vs buon lavoro: mi eravate discretamente simpatici, e quando scrivo di simpatia è nell’accezione massima del termine.

    Cara Alba, io sono un semplice frequentatore di questo sito e ho più volte apprezzato i tuoi spunti che, evidentemente a seguito di qualche strano misunderstanding, non sono più di gradimento. Ti seguirò in altri blog possibilmente scevri da induzioni politiche.
    Un caro saluto.

    • Lino Bottaro:

      Francesco, un giornale che si rispetti non uccide un uomo morto è da vili lo fanno già i media di regime. Per quanto riguarda il sito non si preoccupi è proprio perchè non intendiamo farci condizionare dalle appartenenze politiche che ci limitiamo ad esporre i fatti. Lei continui con le sue antipatie ed a essere anti Berlusconi anti ForzaNuova, anti Scilipoti che noi continuiamo a non averne.

      Poi, le piccole diatribe interne fra belle persone, sono da umani e succedono in ogni redazione. Quindi se cerca il gossip ha sbagliato blog. se invece vuole sentire quello che le piace e sentir parlar male di questo o quello ha ancor di più sbagliato blog.
      Lei ha a disposizione il 99% della stampa italiana che è contro chi ha posizioni antisistema vada a leggere quella se non apprezza le nostre.
      Le auguro una buona serata

    • Gentile Francesco,
      non ho risposto al tuo commento per motivi di tempo.
      Ti ringrazio per il tuo costante interesse verso il mio (piccolo) lavoro.
      Confermo quello che ha detto Lino Bottaro, cioè che a volte possono eserci diatribe interne tra belle persone.
      Però visto che questo è un sito di informazione, mi sembra giusto anche informare un lettore che chiede.
      L’articolo di cui parli è stato cancellato dalla sig.ra Forcheri perchè non conforme alla linea editoriale del sito.
      Nello specifico come precisato dalla Forcheri in un messaggio privato, questo è un sito di informazione!
      E la diatriba ( per usare le parole del gentilissimo Lino) è nata su questa divergenza, perchè secondo la Forcheri Berlusconi è in fase di redenzione e bisogna informare di questa cosa, mentre il mio articolo che ricordava 20 anni di bugie e promesse disattese di Berlusconi non era informazione, ma un infierire su un pover’uomo perseguitato dalle toghe rosse.
      Ti ringrazio ancora per il tuo interesse, ma la mia collaborazione con SL è finita il giorno 29 ottobre, non c’è nessun rancore con la redazione, ma solo divergenze, siamo in un paese libero e ognuno ha il diritto di seguire la propria linea editoriale o…la propria coscienza.
      Un caro saluto a tutti

      • Francesco - unlucano:

        Cara Alba,

        grazie per per aver dato riscontro effettivo a quanto richiesto.
        Noto con punta di soddisfazione che le mie letture del tuo egregio lavoro sono state ampiamente ripagate: sono certo che esistono miriadi di altri ambiti in cui potrai continuare a esprimerti in maniera egregia.
        Seppure mi infastidiscono le frasi stereotipate, altro non saprei scrivere se non che la tua classe non è acqua…ma molto di più: sei limpida e si sente.
        Concordo pienamente sulla coscienziosità delle scelte: niente di più vero.

  • Francesco - unlucano:

    Egr. Lino,
    a me le polemichette non piacciono proprio.
    Ho fatto un paio di domande, di cui solo a questa mi date riscontro: liberissimi di fare come credete a casa vostra. Era una curiosità la mia: nè più, nè meno di questo.
    Certo ho posto un giudizio, che altro non è che la conferma nella Sua risposta.
    Se ha letto una pruderie da gossip, ha frainteso le mie parole: si lasci dire che a voler fare gossip su SL ce n’è a ogni angolo e me ne sono sempre tenuto a giusta distanza.

    Della stampa che ho a disposizione e di quello che voglio leggere Lino, badi bene, sono io che lo decido e non mi piace ricevere suggerimenti in merito, soprattutto con un fare sarcastico che non c’entra alcunchè con un articolo censurato (da voi), o che pretende di malcelare qualche altro tipo di suggerimento meno educato: se è così si senta libero pure di esprimersi come crede che io non mi offendo, ma rispondo, nei modi che conosco ovviamente.
    Ad ogni modo, e siccome cerco sempre di mantenere un minimo sindacale di aplomb, Le consiglio di essere leggermente più asciutto con me: non sono proprio quello che si dice un buon cliente da trattare alla come viene.
    E visto che sono tanto educatamente invitato all’ultima visita/lettura/commento, mi premeva ricordarLe che le peggiori derive nascono proprio quando si offre un parterre libero-vestito per poi indurre lo stesso parterre a più miti e domi indirizzi, che da oltre un mese e mezzo si stanno svelando nella magnificenza più prosaica dell’italietta su questo sito a mezzo di articoli fondati su un preciso quanto delineato frame catto-fascista becero.
    Ha scambiato semplice curiosità per altro, e me ne dispiaccio proprio perchè La ritenevo discretamente sopra le righe più comuni.
    Infine, sarebbe stato più elegante che mi avesse risposto la sig.ra Forcheri: ma evidentemente ho toccato un nervo scoperto senza saperlo; ed è cosa cognita che i nervi fanno male quando non si sa come gestirli.

    Caro Lino, ritengo di avere un appetito e un palato molto più fini di quello che Lei presume di leggere: stia tranquillo che cambio canale, avendone, per fortuna, ancora l’abilità e la possibilità. Benchè mi abbia praticamente sbattuto la porta in faccia, io non mi adeguo a tanto, perchè non è mio costume farlo e perchè di solito, quando raramente mi capita di farlo, non rimane niente dietro di me.
    Le ricambio sinceramente l’augurio di una buona serata.

    • Lino Bottaro:

      Francesco, ha perso per due volte la possibilità di essere condiviso con la sua frase: “questo sito a mezzo di articoli fondati su un preciso quanto delineato frame catto-fascista becero.” Cosa fa il regista che traduce le frasi in fotogrammi o è un giudice. Via Francesco si faccia venire qualche dubbio e provi a mettere in soffitta la sua fede anti e altre sciocchezze.

      • Francesco - unlucano:

        Lino, mi spiace deluderLa: non sono nè regista, nè anti, nè giudice, nè portatore insano di fede, nè un coltivatore di sciocchezze che, invece, vedo ben coltivate e sempre più rigogliose in alcuni settori del vostro orticello (legga bene, chè non amo generalizzare).
        E neanche sono uno che si perde troppo in chiacchiere comaresche: l’avevo pregata educatamente di usare asciuttezza nei miei confronti, ma vedo che la gratuità del consiglio è stata mal ripagata.
        Credo sinceramente che sia Lei ad aver perso una buona occasione per riparare con tranquillità anche a una minima curiosità supportata da genuina provocazione.
        Il dubbio me l’ero fatto venire e Lei mi ha risposto come si legge sopra: non è per caso che sia Lei a doversi porre qualche domandina in più?
        Questa è casa Sua/Vostra e come tale la rispetto a prescindere; ma, avendomi dato il benservito come lettore/sporadico commentatore, gentilmente e per l’ultima volta, Le chiedo di far tacere la tastiera nei miei confronti e civilmente lasciamo che le nostre strade si dividano serenamente.
        RingraziandoLa/Vi ancora una volta e senza ipocrisie per l’ospitalità ricevuta, egregi Lino et alia Le/Vi auguro buone cose.

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