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di Sandro Provvisionato [ 04/03/2010Per chi ha la memoria breve. ndr
http://www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=276

Un dato ormai scontato e’ che la storia d’Italia piu’ recente, diciamo dal dopoguerra ad oggi, e’ piena di buchi neri. Molti sono i misteri a cui la Giustizia non ha saputo dare risposte, ma che la Storia ha ben inquadrato ed analizzato. Altri sono effettivamente dei grandi punti interrogativi.
Poi ci sono i misteri troppo a lungo ignorati, vuoi per una cattiva circolazione dell’informazione, vuoi perche’ il fatto e i suoi protagonisti, ovvero le vittime del misfatto, non avevano per l’opinione pubblica una rilevanza degna di nota. Se cinque pescatori a bordo di un peschereccio finiscono in fondo al mare il cinismo dell’informazione li relega nella cronaca locale e nelle pagine interne della stampa nazionale.
Se poi, con la complicita’ di magistrati non proprio motivati, periti che vogliono evitare grane e la strapotente forza di persuasione della Nato, il caso viene archiviato come incidente, quel fatto diventa un non-mistero, e quelle vittime vengono di nuovo uccise dall’indifferenza.


Di recente, per iniziativa di una piccola casa editrice, La Meridiana, e’ uscito un bellissimo e documentatissimo libro intitolato “Nato: colpito e affondato”, scritto da un giornalista che questa volta davvero puo’ essere definito investigativo: Gianni Lannes. Il libro ricostruisce, con pazienza certosina e la verve che guida i giornalisti migliori, la tragedia insabbiata (letteralmente) del “Francesco Padre”, un motopeschereccio italiano di Molfetta prima mitragliato e poi affondato con un missile nel mar Adriatico orientale, al largo del Montenegro, il 4 novembre 1994 ad opera di unita’ navali che sotto l’egida della Nato “gestivano” lo scenario marittimo della sporca guerra che portera’ da li’ a poco alla dissoluzione della Jugoslavia.
Che quell’attacco selvaggio ad un’innocua imbarcazione da pesca sia stato generato dal solito eccesso di zelo guerriero da parte di una nave in pattugliamento nell’Adriatico, per garantire il mantenimento dell’embargo e a guardia delle coste, non lontano dalle quali era in corso uno scontro fratricida tra croati, bosniaci e serbi, e’ fuor di dubbio. Che all’origine della tragedia ci si stata la fretta e comunque un grave errore di valutazione anche. Quello che lascia interdetti e’ che attorno ad una vicenda come questa negli anni si sia alzato il solito muro di gomma stile strage di Ustica che in qualche modo, con tutte le debite proporzioni, ci riporta al mistero ancora fitto sugli effettivi esecutori della strage di Bologna, alle verita’ negate per l’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, alla tragedia del Cermis, al disastro della Moby Prince, fino al sequestro dell’imam Abu Omar. Con in piu’ la grave diffamazione che quei cinque innocui pescatori non fossero li’ per procurarsi con la pesca di che vivere, ma che fossero trasportatori clandestini di esplosivo. Con un filo rosso che lega tutte queste vicende nere: il fatto che l’Italia sia stata e sia inesorabilmente ancora un paese a sovranita’ limitata.
PIETRAe#8200;TOMBALE
Gia’ perche’, nel silenzio dei media, con un decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 6 luglio 2009, il governo in carica ha di fatto messo, sulla scomparsa del “Francesco Padre” e su vicende simili che vedono compromesse le forze armate della Nato o di Paesi amici, il segreto di Stato. Dopo che i governi che l’hanno preceduto hanno sempre ostacolato la ricerca della verita’ su questa specifica vicenda.
Il contenuto del decreto del 6 luglio 2009 e’ quanto mai interessante. In parole povere stabilisce che nulla possa essere rivelato in merito alle attivita’ che coinvolgano la Nato o Paesi aderenti alla Nato. Come dire che i militari della Nato, se commettono reati nell’esercizio delle loro funzioni, non sono ne’ indagabili, ne’ processabili. Una sorta di rivoluzione nell’opposizione del segreto di stato che, se finora era opponibile su fatti specifici concernenti la sicurezza nazionale, ora diventa automatico, al di la’ dei fatti specifici, per determinate categorie di persone: i militari.
Oggi una pietra tombale e’ stata messa definitivamente sulle cinque vittime di un tragico errore, sempre negato con ostinazione degna di miglior causa.
Il libro cerca di penetrare, nell’immediatezza dell’accaduto, ora dopo ora, la coltre di spessa nebbia che nasconde cio’ che e’ successo: perche’ un peschereccio possa essere esploso all’improvviso. Fin da subito cio’ che ancora sorprende e’ la capacita’ di mentire, senza sbavature, di un’intera catena di comando militare.

MAREe#8200;NERO
Come il Dc9 di Ustica non volava in un cielo deserto, cosi’ il “Francesco Padre” non navigava in acque solitarie. Il motopeschereccio pugliese era finito dentro un triangolo di mare dove era in corso un’esercitazione militare dell’Alleanza Atlantica non denunciata da alcun bollettino. Qualcosa di assolutamente segreto.
Il primo ad avvistare la esplosione del “Francesco Padre” fu un aereo americano. La prima nave ad arrivare in pochi istanti nell’area dell’esplosione fu una fregata spagnola. Quel tratto di acqua pullulava di imbarcazioni superprotette da radar. Eppure nessuno vide quello che era successo al motopeschereccio. Nessuna unita’ navale. Neppure italiana. Perfino il sommergibile olandese “Walrus” ed il sottomarino iberico “Tramontana” non videro nulla, pur essendo entrambi specializzati nella guerra elettronica e benche’ fossero operativi nella zona del disastro. E i resti recuperati vennero immediatamente distrutti. Proprio come si cerco’ di fare – ma senza riuscirci – nella tragedia di Ustica con il Mig 23 precipitato sulla Sila.
C’e’ poi il capitolo piu’ spinoso. Quello del comportamento della magistratura di Trani che, a differenza di quella romana su Ustica, ha preferito chiudere in quattro e quattro otto l’inchiesta. Del comportamento di quei magistrati, procuratore e sostituto, Lannes fa un’analisi molto attenta per giungere a conclusioni degne di un intervento, anche a distanza di anni, del Consiglio superiore della magistratura. Con una domanda forse ingenua: possibile che esistano magistrati tanto tremebondi e cosi’ coercibili?
L’aspetto del libro che piu’ mi ha allarmato e’ l’elenco spietato che Lannes fa degli altri “incidenti” ad opera di unita’ navali militari avvenuti nel corso degli anni in quel piccolo mare che e’ l’Adriatico.
11 luglio 1993, nelle reti calate del “Francesco Padre”, impegnato in una battuta di pesca, si impiglia un sommergibile della marina statunitense, l’“Uss Belknapp”. Il giorno dopo il comandante del peschereccio, Giovanni Pansini, che 16 mesi dopo restera’ ucciso nella tragedia, denuncia l’accaduto ma viene subito indagato dalla procura di Trani. Poco piu’ di un mese dopo gli americani lo indennizzano con un assegno di 9.554 dollari chiedendo in cambio il silenzio piu’ assoluto.
30 novembre 1994, appena diciannove giorni dopo l’annientamento del “Francesco Padre”, un altro peschereccio molfettese, il “Modesto Senior”, viene fatto segno da raffiche di mitragliatrice sparate da un elicottero francese della Nato.
Meno di un anno piu’ tardi, a fine settembre 1995, al largo delle coste del Montenegro, un peschereccio molfettese, il “Sirio”, viene travolto da un sommergibile dell’Us Navy che si incaglia nelle sue reti. La tragedia, solo sfiorata, avviene sotto gli occhi dei marinai di altri cinque pescherecci che si trovano in zona.
Tragedia dolorosa invece nemmeno quattro anni prima, il 12 dicembre del 1991, quando in pieno giorno si inabissa senza alcun motivo apparente al largo di Gallipoli il “San Cosimo II”, trascinando con se’ tre uomini. Un’inchiesta dimostrera’ che il fasciame del peschereccio era intatto e quindi non ci fu alcun cedimento strutturale.
Ma veniamo ad anni piu’ vicini. 22 giugno 2001, ore 14.03. Il peschereccio “San Pietro” di Monopoli viene “agganciato”da un sommergibile americano a propulsione nucleare, il piu’ piccolo della flotta Usa, ad appena 11 miglia dalla costa di Brindisi.
Vogliamo ricordare le vittime innocenti del mitragliamento e del siluramento del “Francesco Padre”. Sono: Giovanni Pansini, comandante, 45 anni; Luigi De Giglio, 56; Saverio Gadalta, 42; Francesco Zaza, 31; Mario De Nicolo. 28. A bordo c’era anche un cane lupo. Si chiamava Leone.

14 Commenti a “IL MISTERO DELLE STRAGI IN ADRIATICO”

  • barabba:

    I politici corrotti, oltre a suicidarsi a causa della loro cupidigia, si sono fatti manipolare dai banchieri, che li hanno usati per ricacciare nell’ignoranza un Paese ricco di storia e di cultura, come il nostro, e indurli a tradire il loro popolo.
    Pur sapendo che la causa del nostro malessere è il governo Monti, costoro non si scuoteranno dal loro torpore nemmeno quando si accorgeranno che la somma dei loro consensi non supererà il 15%.
    Il rimedio per cacciarli dal potere che hanno usurpato con l’inazione e la menzogna mediatica c’è e non costa un cent. Basta smettere di legittimarli con il voto.

    • Dante:

      Si, magari fosse così semplice sbarazzarsi di questi miserabili. Eppure mi pare che l’articolo sia chiaro. Persino a scuola si impara chiaramente che i militari e le forze di intelligence hanno in mano il potere. Anche i banchieri hanno bisogno di loro. E’ la legge di natura del più forte. Nessuna novità

  • barabba:

    Lo so bene che vale la legge del più forte. Ma se non li votiamo più, i politici non avranno più nessun potere.
    I militari e le forze di intelligenze resteranno, ma avremo comunque un nemico in meno.

  • highlander:

    …non basta non votare più, servirebbe uno sciopero fiscale generale! Ma gli italiani sarebbero pronti a farlo ? Mah…
    Auguri di cuore a tutti ! :-)

  • michy:

    x la precisione, quello in foto non è il francesco padre,ma una nave militare.

  • per Highlander
    Lo sciopero fiscale accadra’ nei fatti, senza alcuna iniziativa, fra poco tempo, quando la gente dovra’ scegliere se comprare il pane o pagare le bollette.
    Dopo diventeremo tutti esperti contabili di Spending Rewiew.
    Quella sara’ la vera Spending Rewiew.
    Mi piacerebbe far parte della Troika che decretera’ la Spending Rewiew OPERAIA-
    Bisogna fare in Fretta, dicevano Monti &co. il novembre scorso
    Dobbiamo fare in fretta anche noi!
    Saluti Giovanni

  • andrea'65:

    Di che ci si stupisce, siamo riusciti ad accettare la tragedia della Moby Prince come un banale caso di disattenzione.

  • barabba:

    Ha ragione Giovanni.
    Lo sciopero fiscale, oltre – aggiungo io -a quello spontaneo generale e senza limiti temporali, ci sarà quando gli italiani dovranno scegliere tra pane e tasse.
    Il 14 novembre, inoltre, ci sarà lo sciopero generale europeo.
    Se non sono alla resa dei conti, manca poco.

    • michy:

      forse ci sarà,se lo hanno deciso i manovratori………
      chi pensate sia che organizza scioperi di qualunque tipo?
      io voi???
      è sempre chi ha potere di manovrare le marionette del sistema.

  • andrea'65:

    E quindi dopo il 14/11 gli italioti che faranno? Chideranno pane e salame al nuovo Straniero di turno? Li voglio proprio vedere in piazza con il finto Moncler l’i-phone preso a rate e gli scarponcini Timberland,più che vederli,inquadrarli nel mirino.
    I servi non protestano, squittiscono.

  • NEO:

    Il vero nostro più grande nemico, è : la nostra ignoranza, la nostra pigrizia, la nostra stupidità e l’attaccamento a questa vita materiale…
    Cioè noi stessi….

  • Neo, Gia’…e’ com’ un po’ na malattia. Essenzial che ogniun trov’ in Se, La Cura.

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