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Nel giro di ventiquattro ore è successo di tutto a Il Cairo come nelle altre città egiziane. El Baradei: “Usurpazione di tutti i poteri”.

di: Sebastiano Caputo        s.caputo@rinascita.eu

M. Morsi l’uomo degli Usa e di Israele alla guida dell’Egitto

La “primavera araba” ha cambiato tutto per non cambiare nulla. Se prima nei Paesi nordafricani vigevano regimi laici infeudati dall’Occidente, adesso a nei rispettivi governi ci sono uomini sunniti occidentalizzati. Emblematico è il caso egiziano con la vittoria di Mohamed Morsi, leader del Partito Giustizia e Libertà, espressione dei Fratelli Musulmani. Nella serata di giovedì, dopo aver nominato Talaat Ibrahim Abdullah nuovo procuratore generale al posto di Abdel Meguid Mahmoud, legato al regime dell’ex rais Hosni Mubarak, un portavoce della presidenza ha annunciato in televisione una riforma costituzionale nella quale “Il presidente può adottare qualsiasi misura per proteggere la rivoluzione: le dichiarazioni costituzionali, decisioni e leggi emesse dal presidente sono definitive e non soggette ad appello”, ha dichiarato il portavoce della presidenza, Yasser Ali. Annunciando che è stata decisa la riapertura delle inchieste sulla morte dei manifestanti durante la rivoluzione, il portavoce ha poi aggiunto che “nessuna autorità giudiziaria avrà il potere di sciogliere la Camera alta del Parlamento e l’Assembla costituente”.
Con questa riforma della Costituzione il presidente egiziano ha rinsaldato il potere nelle sue mani ponendo l’Assemblea Costituente al riparo dai ricorsi del potere giudiziario. Da un faraone all’altro, da Mubarak a Morsi. Tanto che a Il Cairo si respira la stessa aria di un anno e mezzo fa. “Il crimine commesso dal presidente nel nome della dichiarazione costituzionale – ha dichiarato Sameh Ashour, capo del sindacato degli avvocati, nel corso di una conferenza stampa congiunta con Mohamed El Baradei e Amr Moussa – è un colpo di Stato contro la legittimità rivoluzionaria che lo ha portato al potere. Questa decisione, che concentra nelle sue mani tutti i poteri del Paese, fa di lui un dittatore ancora peggio di Mubarak”.

Dal canto suo El Baradei, ex capo dell’Aiea e fondatore del nuovo partito al Dostour, ha parlato di “usurpazione di tutti i poteri dello Stato” sino ad dichiarare che “la decisione sugli accresciuti poteri presidenziali è un duro colpo per la Rivoluzione che potrebbe avere conseguenze terribili”. Nel giro di ventiquattro ore è successo di tutto a Il Cairo come nelle altre città egiziane. Ieri almeno 15 mila oppositori si sono radunati a Piazza Tahrir recitando slogan contro i Fratelli Musulmani. L’emittente al Arabiya ha immortalato violenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine proprio vicino alla sede del ministero dell’Interno, a pochi chilometri dalla piazza. Le proteste si sono poi estese ad Alessandria dove si sono registrati cinquanta feriti a seguito di un lancio di sassi tra sostenitori e oppositori del presidente egiziano. Fino ad arrivare nelle città di Assiut, Suez, Porto Said e Ismailya, dove i dimostranti hanno appiccato il fuoco nelle sedi della Confraternita egiziana.
In Egitto c’è lo spettro di una nuova rivolta. Mohamed Morsi si è difeso venerdì dalle accuse dei suoi oppositori politici in un discorso pronunciato a Il Cairo davanti ai suoi sostenitori nel quale ha affermato che “le decisioni prese hanno lo scopo di salvaguardare la rivoluzione e il Paese”. Poi ha detto retoricamente: “mi rivolgo a tutto il popolo egiziano, ho vissuto come voi la corruzione, la dittatura e l’assenza di giustizia sociale. Ho sofferto come voi”. La comunità internazionale ha taciuto dinanzi a queste decisioni che fanno dell’Egitto del dopo Mubarak un regime dove la magistratura non ha il diritto di contro-bilanciare le derive del potere esecutivo. Tuttavia Mohamed Morsi rimane un perfetto alleato in chiave anti-iraniana, i principi fondamentali della democrazia possono passare tranquillamente in secondo piano.


Breve giro nella “primavera delle primavere” d’Arabia.

Caso Egitto.
Le cose non vanno come immaginato in Occidente, nell’ex Paese dei faraoni.
Il nuovo-Mubarak, Mohamed Morsi, salutato con gli “evviva!” degli atlantici è, come noto, un “fratello musulmano” coperto. Della confraternità sostiene soprattutto le rivendicazioni formali (come il sostegno di facciata alla causa palestinese in un assolo con l’altro grande dell’area, il turco Erdogan), la supremazia dell’Islam “sunni” su ogni altro credo (cristiano copto o eretico mahadista o salafita), le pratiche giuridico-sociali moderate della sharia e, naturalmente, nella tattica, il trattto emblematico dei “Fratelli”: la loro politica di adeguamento ai poteri forti che li circondano. Quindi, nel caso egiziano, quelli dell’Occidente, a cui spillare finanziamenti e aiuti.
Ora si dà il caso che l’Egitto sia una polveriera di 83 milioni di abitanti di varie etnie e religioni. Un mosaico dagli equilibri delicatissimi, checché ne pensino a Londra e Washington che, dalla presa del potere di Gamal Abdel Nasser, alle sue guerre per Suez e Palestina, non hanno appreso un bel nulla. Come nulla hanno tratto di insegnamento dall’assassinio di Sadat, dalla creazione del “rais” feudal-militare Mubarak, dal sostegno alle alternative “primaverili” dell’anno scorso.
E così ecco gli scontri e la rivolta in atto da Suez a Ismailia, da Porto Said al Cairo, da Alessandria ad Assiut, dopo che giovedì il presidente e fratello musulmano Mohamed Morsi ha annunciato l’ampliamento “alla Mubarak” dei suoi poteri.
Le reazioni al “piccolo golpe” islamico (moderato ma non troppo) sono state nelle strade con incendi e devastazioni delle sedi della fratellanza e anche nei palazzi del potere. In conflitto con il “piccolo golpe”, Samir Morcos, copto, assistente di Morsi per la “transizione democratica” (sic), ha annunciato le proprie dimissioni.
Un bel guaio, per gli angloamericani (e i francesi di scorta e Mr. Monti ciambella finale di salvataggio)… A chi dare, adesso, il denaro e gli aiuti (militari e alimentari) promessi al nuovo regime?
Beh, facciamo nostro un consiglio di Mario Borghezio, europarlamentare della Lega che proprio ieri, ha chiesto a Strasburgo all’algida Lady Ashton, inutilissimo “’alto rappresentante Ue per la politica estera” di annullare il pacchetto di aiuti per ben 5 miliardi di euro (“senza precedenti”) promesso dalla detta Catherine Ashton al regime egiziano al termine dell’incontro fra il presidente Mohamed Morsi e la stessa “Alto rappresentante Ue”.
Lo ripetiamo: 5 miliardi di euro: quattro forniti dalle banche Ue Bei e Bers e un miliardo quota parte (e l’Italia è tra i sovventori maggiori) dagli Stati membri di questa vergognosa eurocrazia sperpera denari e ammazza nazioni.
Borghezio aveva rivolto alla Ashton il seguente interrogativo retorico: “se Ella non ritiene che questa ingente somma di denaro sarebbe potuta essere meglio distribuita tra gli Stati membri dell’Ue più colpiti dalla crisi finanziaria in atto”….
Interessante sapere quale sarà la risposta dell’Eurocrate. E chissà se se la sentiranno di rispondere anche Mr. Monti e il tristo Van Rompuy, che vorrebbero decidere entro gennaio una sforbiciata di 25 miliardi di euro agli aiuti al settore agro-alimentare (per l’Italia un cruento taglio di 3 miliardi di euro alle aziende vitali del settore) a partire dal 2014…

Per fortuna, i vertici dell’ue a volte finiscono nel nulla. E per fortuna che questo sia capitato ieri a Bruxelles e che sia i signori Van Rompuy (ancora per un mese “presidente”) e Monti dovranno tornare a Natale rispettivamente nelle Fiandre e nel Varesotto senza nuovi doni per gli italiani sotto l’albero. Il vertice avrebbe regalato tagli e lacrime e sangue per mille miliardi di euro. E mica tagliando l’inutile burocrazia dell’Ue… Quella rimane e si amplia ed è un classico Eldorado per gli oligarchi… No. L’idea della coppia è tagliare i fondi per le economie nazionali, agroalimentare italiano in primis.
Il rinvio di una decisione suicida – anche se di un mese o due – è benvenuto.

Articolo letto: 360 volte (23 Novembre 2012)

9 Commenti a “Egitto. Da un faraone all’altro. Da Hosni Mubarak a Mohamed Morsi”

  • Cristiano1970:

    Non sarà mica stato messo lì dagli USA ?

  • barabba:

    Sembra assurdo che un popolo, che si è fatto sparare addosso per riprendersi il potere di cui era stato defraudato da Mubarak, dopo poche settimane se lo lasci strappare dalle mani da un altro Faraone nella veste di Fratello Musulmano, ovvero di un
    rappresentante della stragrande maggioranza dei suoi elettori.
    E’ il popolo che non è capace di controllare i personaggi a cui delega la propria sovranità o sono questi che non hanno la forza di resistere all’istinto di prevaricazione?
    Di fronte a un problema che non sembra avere soluzioni, penso che l’unica via d’uscita sia la conquista della democrazia diretta come l’unica istituzione in grado di garantire un minimo di giustizia sociale.
    Quanto sopra è confermato anche dal fatto che la maggioranza dei Paesi europei è contraria all’austerity, ma non riesce a imporre la sua volontà ai personaggi che li rappresentano.
    Dopo tante rivolte contro le iniquità sociali ieri si è aggiunta quella degli irlandesi, che hanno manifestato a migliaia per le strade di Dublino contro il parlamento venduto.
    Mi chiedo che altro bisogna fare per far capire ai robot-bankstein e ai loro tirapiedi politici che l’Europa così com’é non va.

  • Enrico Scattolin:

    Caro barabba, ti chiedi cosa bisogna fare per far capire ai criminali che governano l’ europa che così non va? Posso farti un esempio? Hai presente un branco di lupi affamati e furbi che entrano in un recinto pieno di pecore? Secondo te, cosa bisogna fare per farli andare via? Vuoi andargli a parlare come faceva S. Francesco, per convincerli che sono su una brutta strada? Vuoi cercare di farli andare via facendo loro: sciò, sciò, come si fa per le galline? Pensi che funzionerebbe? Posso suggerirti barabba, come si fa? Per prima cosa si potrebbe cercare con dei bravi accalappiacani, di catturarli, rinchiuderli in alcune gabbie di ferro e con molta pazienza cercare di rieducarli. Ma se così non funziona, credo che l’ unico modo per fargli capire che devono andarsene, sia quello di sparargli addosso, ammazzarne qualcuno, sperando che capiscano che per loro è meglio desistere, altrimenti ammazzarli tutti.

  • Jakob:

    Ha un muso da bestia. Sarà l’omologo dei nostri rettiliani (Draghi, Rasmussen, Van Rompuy, Christine Lagarde) e creerà un integralismo musulmano come i talebani in Afganistan in modo da realizzare la cornice per lo scontro di civiltà a momento debito come preventivato dal NWO sionista. Manca solo la Siria che è in ritardo sulla tabella di marcia mentre perfino Hamas, Al Fatah e i salafiti (che uccisero Vittorio Arrigoni il quale era anche lui scioccamente anti-Ghedaffi e pro intervento NATO) sono schierati con Qatar, Saudia e Turchia membro della NATO (e ben pagati evidentemente) pugnalando alla schiena la Siria.

    Le primavere arabe furono fomentate dai think tank occidentali per togliere di mezzo gli amici fidati di Ghedaffi, isolare e distruggere la irriducibile Libia. Il popolo bue egiziano non si mosse mentre la Libia veniva stuprata e dilaniata ma la dittatura militare post-Mubarak potè individuare durante le manifestazioni di piazza autorizzate i leader naturali carismatici e i facinorosi capi-popolo che avrebbero potuto far nascere un nuovo governo popolare riuscendo a condannarli a morte a nostra insaputa.

  • barabba:

    Hai ragione, Enrico. La penso esattamente come te e come Cri Dascalu. Ma la mia era solo una domanda retorica.
    Mi sono battuto per il miglioramento del tenore di vita degli italiani e per i diritti civili per diversi anni. Non posso essere quindi così ingenuo da non capire queste cose.
    Il nostro compito deve essere adesso quello di utilizzare gli spazi che ci offrono i blog gestiti da persone serie e informate, come questo, per strappare il più alto numero di pecore italiote dalle grinfie dei lupi che hanno usurpato la nostra sovranità per regalarla, in cambio del mantenimento del potere, ai superlupi da cui prendono ordini.

  • Stefano:

    Gli Usa e gli incapaci europei trascineranno tutto il medio oriente in un baratro.
    L’Europa li seguirà a ruota.

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