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Fonte www.movisol.org

 A sx l’Ambasciatore Stevens aveva manifestato il suo disappunto per il piano di Israele di bombardare Gaza. Sarà stata questa la motivazione alla sua esecuzione?  A dx, Bernard Levy, è un guerrafondaio sionista che pontifica sui  media dei sudditi occidentali. Il regista sionista Bacile (al centro) svolge il suo ruolo di provocatore attuando un piano di aizzamento di  proteste del mondo arabo, onde arrivare ad una repressione e conseguente crezione di un regime forte, dittatoriale, rigidamente subalterno ad Israele. Insomma dal delitto Moro ad oggi la politica della protesta e della conseguente repressione è funzionale al potere mondialista che la usa a suo piacimento. Dallo sterminio dei Romanoff  e conseguente prima rivoluzione colorata ad oggi poco sembra cambiato. Ndr

23 novembre 2012 (MoviSol) – La deposizione del generale David Petraeus nell’audizione a porte chiuse di fronte alle commissioni riunite di Camera e Senato il 16 novembre potrebbe far cadere la presidenza Obama a poche settimane di distanza dalla vittoria del presidente uscente sullo sfidante repubblicano Mitt Romney. Come ha commentato Lyndon LaRouche, Obama è entrato in “una modalità di uscita alla Richard Nixon”.

 

Il gen. Petraeus testimoniava come direttore della CIA al tempo dell’attacco alla missione USA a Bengasi l’11 settembre scorso, prima di rassegnare a sorpresa le dimissioni il 9 novembre, tre giorni dopo le elezioni USA. Secondo il parlamentare Peter King, che ha partecipato alle audizioni, Petraeus ha riferito che la CIA sapeva fin dall’inizio che si trattava di un attacco terroristico condotto da un gruppo affiliato ad Al Qaeda, Ansar al-Sharia. Inoltre, sempre secondo King, Petraeus ha rivelato che un rapporto preparato dalla CIA per la Casa Bianca alcuni giorni dopo è stato annacquato e i riferimenti ad Al Qaeda e Ansar al-Sharia sono stati tolti.

Petraeus ha dichiarato di non sapere chi ha tolto i riferimenti espliciti, ma ha confermato che la scaletta usata sia dall’ambasciatrice all’ONU Susan Rice che dal Presidente Obama era fondamentalmente diversa da quella fornita dalla CIA.

Il 16 settembre, cinque giorni dopo l’attacco a Bengasi, la Rice si fece intervistare da cinque canali televisivi nazionali per sostenere che l’attacco era una rivolta spontanea scatenata da un video semisconosciuto che calunniava il Profeta Maometto. Successivamente anche il Presidente Obama è apparso in televisione e all’Assemblea Generale dell’ONU ripetendo la stessa falsa storia.

I repubblicani al Congresso esigono una piena spiegazione delle menzogne. Nel corso della campagna elettorale, Obama aveva costruito sull’uccisione di Osama Bin Laden la figura di Comandante in capo che aveva sbaragliato Al Qaeda. L’attacco di Bengasi dimostrava chiaramente che ciò non era vero.

La Casa Bianca ora è sotto pressione per fornire una spiegazione chiara di ciò che il Presidente sapeva prima, durante e dopo l’attacco dell’11 settembre. Il Dipartimento di Stato, la CIA e il Pentagono hanno tutti ricostruito precisamente i tempi di quando e che cosa hanno saputo e come hanno reagito il giorno dell’attacco. Ma finora, il Presidente e i suoi principali aiutanti alla Casa Bianca sono rimasti silenziosi.

Dalle centinaia di pagine di documenti rilasciati dal Dipartimento di Stato è ormai chiaro che l’amministrazione Obama sapeva in anticipo di mesi che la situazione di sicurezza a Bengasi non era sotto controllo. L’ambasciatore Stevens aveva inviato almeno due promemoria a Washington in cui chiedeva il rafforzamento della sicurezza a Tripoli e Bengasi, ma era avvenuto il contrario, e cioè la sicurezza era peggiorata.

Un gruppo di repubblicani guidato dal senatore John McCain ha chiesto che il Presidente e la Rice forniscano un rendiconto completo di come abbiano finito col mentire al popolo americano. Alla riapertura del Congresso dopo le ferie del Ringraziamento, il 27 novembre, ci sarà la richiesta di una commissione speciale di inchiesta su ogni aspetto dell’affare Bengasi. Questo potrebbe essere il momento del Watergate per il Presidente.

Foto scandalo: Amb. Usa Stevens, regista film blasfemo Sam Bacile e sionista Levy

ALGERI – Il quotidiano algerino “Ennahar” ha pubblicato una incredibile foto che potrebbe essere il codice per decifrare il complicato complotto e la grande bugia raccontata, ancora una volta dai media sugli accadimenti dell’11 Settembre scorso a Bengasi.

La foto del quotidiano algerino mostra seduti intorno ad un tavolo l’ambasciatore Usa in Libia assassinato a Bengasi dalla gente secondo la versione ufficiale, seduto dinanzi a Sam Bacile, il produttore americano del film blasfemo; la terza persona nella foto è il pensatore sionista francese Bernard Henry Levy.

La foto quindi mostra un legame misterioso tra il produttore del film e l’ambasciatore Usa e come si era capito anche dalla provenienza di Sam Bacile, dal mondo sionista ed israeliano.

L’ambasciata Usa ad Algeri ha definito un falso la foto, come sempre senza esibire alcuna prova per spiegare su quale base ritenga falsa la foto.

La questione dell’attacco alla sede diplomatica Usa a Bengasi è sempre più un giallo soprattutto per altri elementi che stanno affiorando poco alla volta.

1)   La testimonianza del giornalista Usa Jim Stone che spiega che non esiste una ambasciata Usa a Bengasi in base ai dati ufficiali e che tra l’altro diverse agenzie di stampa citano in posti diversi la sede diplomatica.

2)   Un video girato dalla gente mostra che le persone cercano di aiutare l’ambasciatore Usa ritrovato in fin di vita e che lo fanno uscire da dietro una porta di ferro e lo portano in ospedale.

3)   La testimonianza del quotidiano The Independent che ha scritto che sulla base di dichiarazioni di fonti della Casabianca, gli Usa erano al corrente dell’attacco almeno da 48 ore prime.

Fonte http://italian.irib.ir/notizie/mondo/item/113681

3 Commenti a “Petraeus, Bengasi e l’Obamagate”

  • mario bellotto:

    Spero che la verità venga a galla e che chi ha sbagliato, paghi secondo giustizia, la morte di quest’uomo.

  • Saint Just:

    Mi fa piacere di vedere che gli italiani non si lasciano manipolare dai media sotto controllo sionista. Dovete sapere che Bernard Henri Levy é odiato dal popolo francese perche si definisce come ebreo sionista e difensore d’Israel. E fiero di dire che é lui che ha messo fuori Khadafi spingendo il gangster Sarkozy a bombardare la Libia. In Europa, e malgrato il controllo dei media da parte dei sionisti, 60% considerano Israel come il pericolo maggiore per la pace mondiale. In Francia abbiamo 650 000 ebrei, non tutti si definiscono sionisti ma il governo francese va prendere ordini dal CRIF, organisazione sionista che stabilisce la politica estera della Francia. Questo é diventato insopportabile per il nostro popolo ma vi da un idea del potere dei sionisti in Francia. Sono in Italia da 2 mesi e vedo che avete lo stesso problema. Gente come Sallusti, Mentana e altri ebrei sionisti hanno un influenza maggiore sui media italiani. Anche voi siete in una merda nera. Ricordiamoci che 120 nazioni hanno messo fuori gli ebrei durante la loro storia. Queste 120 nazioni erano tutte antisemita ? In America, i padroni sono loro. Controllano il Senato, il Congresso e tutti i media. Obama is just a muppet. Il sionismo é il nuovo nazismo. Ma é molto più potente che il nazismo perche oggi, il sionismo controlla il mondo occidentale. E per noi che ci freghiamo d’Israel é diventato un pericolo mortale.

    • Artos:

      Salve Saint Just, sembra che negli ultimi tempi si stanno dividendo pure loro. Non mi sembra che in Francia ultimamente siano a favore dei sionisti. All’Onu è stato votato a favore il riconoscimento dello Stato della Palestina. Questo è stato l’obiettivo persegueto da parecchi anni dal Priorato di Sion. E come si è comportato quest’ordine massonico non è tanto a favore dei sionisti. Quest’ordine ha anche fratelli affiliati agli ospedalieri di S.Giovanni in gerusalemme, ai cavalieri di malta etc. pertanto può darsi che vedremo a giorni un qualcosa che anche la nato sarà contro le decisioni dei sionisti. Siamo in attesa di vedere come va a finire questa storia e speriamo che si facciano guerra stavolta siamo noi spettatori. Un saluto.

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