Categorie
VISITE
Ti ringraziamo per essere passato sul nostro blog! Torna a trovarci presto!

D’Ambrosio  contro la libertà di pensiero? Secondo tentativo del PD di criminalizzare la libertà di espressione.

La miseria umana non ha limiti. Ci chiediamo a questo punto: per chi lavorava l’uomo quando con   Mani Pulite fece pulizia di democristiani e socialisti? Chi dirige il PD?

Ddl “antinegazionista”: Gerardo D’Ambrosio e il pudore del silenzio http://andreacarancini.blogspot.it/
 Vogliono introdurre anche in Italia la famigerata legge Fabius-Gayssot[1]. Di più, vogliono addirittura, sulla scorta dell’aberrante “dottrina Valori”[2], equiparare i revisionisti – e, di conseguenza, tutti i cultori della ricerca storica senza prevenzioni e tabù – al terrorismo. Da questo punto di vista, la presa di posizione più emblematica  e aberrante, riscontrata nella Commissione Giustizia durante il dibattito volto a introdurre in Italia la legge bavaglio, è senza dubbio quella del senatore Gerardo D’Ambrosio[3]:
Il senatore D’AMBROSIO(PD), nell’esprimere vivo apprezzamento per le considerazioni tecniche dei colleghi che si sono espressi favorevolmente all’introduzione del reato di negazionismo, ma anche vivo interesse per le argomentazioni di coloro che, come il senatore Della Seta, hanno valutato tale novella legislativa come inopportuna e controproducente, fa presente come il dibattito sulla risposta, esclusivamente culturale e politica o anche penale, al negazionismo sia ormai una questione annosa; in proposito egli ricorda di essersi imbattuto professionalmente nel fenomeno del negazionismo quando, in occasione delle indagini sulle stragi di Piazza Fontana, la Procura della Repubblica di Milano incriminò Franco Freda e Giovanni Ventura che avevano costituito in Veneto un’organizzazione neonazista. Le indagini sulle attività, anche editoriali, di quel gruppo misero in luce una vasta produzione apologetica del nazionalsocialismo che aveva il suo fulcro proprio nella negazione della Shoah, descritta alla stregua di una invenzione dell’ebraismo internazionale.
In proposito egli ricorda che uno degli elementi che avevano orientato gli inquirenti nelle indagini, era il fatto che Franco Freda risultava aver acquistato un certo di numero di timer uguali a quello che era servito per innescare l’esplosione nella Banca dell’Agricoltura di Piazza Fontana.
Ebbene, Freda giustificò l’acquisto di questi timer sostenendo che essi fossero destinati ad un fantomatico “colonnello Hamid” al  fine di compiere attentati contro obiettivi ebraici in Israele e fuori.
Questo esempio contribuisce a dimostrare come il negazionismo non sia mai un’operazione meramente “storica” e fine a se stessa, ma sia funzionale all’apologia di un determinato orientamento ideologico e diretto, paradossalmente, a giustificare attività di violenza indiscriminata proprio contro il gruppo che si nega esserne stato vittima in passato; prova ne sia il fatto che al negazionista Freda appariva argomento sufficiente per organizzare la propria difesa l’affermare che i timer da lui acquistati erano si destinati ad attentati terroristici, ma non contro italiani, bensì “solamente” contro ebrei.
Per questo motivo, egli ritiene che la questione della punibilità del negazionismo non possa essere liquidata con il semplice riferimento alla non ammissibilità dei meri reati d’opinione e – pur esprimendo alcune perplessità sulla formulazione del disegno di legge, in particolare nella parte in cui prevede un reato di apologia che si sovrappone a fattispecie già esistenti, oltretutto proponendo pene inferiori – ritiene invece opportuna l’introduzione del reato di negazionismo, anche se, come è noto, in linea generale egli è contrario all’introduzione nel nostro sistema di nuove figure criminose e,  al contrario, favorevole ad una riforma del codice penale che preveda una sostanziale riduzione delle fattispecie incriminatici.
Parole che sembrano riecheggiare quelle di Giancarlo Elia Valori:
Ma il tempo non è infinito per questo progetto, e quindi è probabile che il negazionismo si espanda ancora per giustificare una azione violenta contro Israele e una nuova ondata di attentati in Europa”.

Giancarlo Elia Valori

Il senatore Gerardo D’Ambrosio è una vecchia conoscenza[4] di questo blog. Ancora non lo conoscevo, però, come apologeta dei reati d’opinione. In questo caso, la prima cosa che spicca è che l’ex magistrato, pur di arrivare a sostenere la temeraria equazione revisionisti=terroristi, non si perita di restituire, paradossalmente, una sorta di serietà allo “storico” – e squalificatissimo – alibi di Freda per la strage di Piazza Fontana!

In realtà, come detto nei commenti al post di sabato (http://andreacarancini.blogspot.it/2012/12/ddl-antinegazionista-per-approvarlo.html ), il “nazismo” e il “negazionismo” di Freda erano funzionali alla sua attività di provocatore d’apparato: erano funzionali a compiere attentati non in Israele ma in Italia, e ciò non per colpire gli ebrei ma per favorire gli interessi della NATO (e di Israele)! Per intenderci, Ordine Nuovo, il gruppo di Freda, era un’organizzazione non “nazista”, ma atlantica. Ecco come la descrisse a suo tempo il generale Vittorio Emanuele Borsi[5]:
Sapevamo dal Sifar dell’esistenza di un’organizzazione parami­litare di estrema destra chiamata Ordine Nuovo sorretta dai servizi di sicurezza della Nato che aveva compiti di guerriglia, e di informazione in caso di invasione. Si trattava di civili e militari che, all’emergenza, dovevano comunicare alla nostra Armata (la III con sede a Padova – Ndr) i movimenti del nemico. Si trattava di un’organizzazione tipicamente americana munita di armamento e di attrezzature radio”.
Di più, non solo Israele non è mai stato concretamente in pericolo rispetto a minacce provenienti dall’Italia ma è vero esattamente il contrario: come ricorda Vinciguerra, “lo stragismo italico derivava da un’azione di penetrazione compiuta dai servizi segreti israeliani negli anni Cinquanta e Sessanta negli ambienti del neofascismo”[6]. Il senatore D’Ambrosio conosce benissimo il ruolo eversivo di certi servizi stranieri in Italia, anche se è una vita che prova a negarlo: in questo senso, il vero negazionista è lui! Per far capire ai lettori fino a che punto, segnalo un recente articolo di Vinciguerra che riguarda, in buona parte, proprio l’operato di D’Ambrosio come magistrato in relazione alla strage di Piazza Fontana:
Il pudore del silenzio
 Quindi, in conclusione, non sono certo i revisionisti ad avere delle motivazioni ideologiche aberranti, ma, casomai, chi si propone di criminalizzarli.

 

7 Commenti a “Ddl “antinegazionista”: Gerardo D’Ambrosio e il pudore del silenzio”

  • Vasco:

    D’Ambrosio è un trapiantato di cuore che ha pure il cervello corrotto.

    Ha giocato sporco anche con la sentenza riguardante il ‘suicidio’ Pinelli dopo la strage di piazza Fontana. Traditori del popolo in servizio permanente.

  • gibuizza:

    Mettete pure leggi che puniscono i vari negazionismi, non c’è altro miglior metodo per dichiarare che hanno ragione i negazionisti!

    • nerio:

      Esatto amico, anzi credo che questo creerà uno stimolo verso una nuova ricerca, le menzogne del passato possono spiegare anche molte menzogne del presente,per questo motivo vogliono l’omertà “per legge”.

  • Se qualcuno dicesse che i morti della shoa sono stati 5.999.999, sarebbe un negazionista?
    Se qualcuno dicesse che i morti della shoa sono stati 6.000.001 sarebbe un affermazionista?
    Io mi limito ad una pura considerazione matematica: uccidendo 1.000 persone al giorno sarebbero 365.000 in un anno, 3.650.000 in dieci anni.
    Sappiamo poi che tutti gli ebrei erano registrati e marchiati con un numero,
    Sappiamo che molti erano utilizzati per vari lavori e che quindi non potevano essere uccisi immediatamente.
    Sappiamo che molti erano utilizzati per esperimenti “Medici”
    Io non voglio negare le violenze ed i patimenti subiti dal popolo ebraico, come del resto ben documentato in tutta la filmocrazia postbellica.
    Semplicemente chiedo che la storia possa essere illustrata in modo piu’ approfondito.
    Anche perche’ migliaia di ebrei sono stati salvati dai lager, dai numerosi Giusti che sono ricordati in Israele.
    Ora in un regime ferreo e violento come quello di Hitler, dove non si sapeva dei campi di concentramento (la stampa delle varie nazioni sembra non ne facesse menzione) non poteva essere semplice salvare persone (a meno che il regime non fosse cosi’ dispotico come cie’ sempre stato descritto.)
    Personalmente penso che moltissime persone sono morte di stenti, fame, malattie, violenze subite.
    Che poi sia stato necessario “smaltire” i cadaveri mediante cremazione o fosse comuni.
    E’ probabile che all’interno dei campi molti ebrei abbiano tentato di ribellarsi, organizzandosi in qualche modo e pertanto siano stati uccisi.
    Una cosa strana, in quasi tutta la filmografia, gli ebrei sono tutti presentati come persone disposte al sacrificio senza rivoltarsi ( da bambino specialmente mi faceva star male).
    Il ruolo dei Kapo’ forse andrebbe approfondito .
    Chi ha aiutato veramente i criminali nazisti alla fine della guerra?
    Ora se questi miei pensieri, manifestati qui in forma scritta, possono costituire reato, mi fa pensare che forse Hitler sia ancora vivo, vegeto, regnante con un nuovo nome!
    Forse non si e’ suicidato! (questo si puo’ dire?)
    saluti Giovanni

    • Maksimiljan Kodžak:

      cit:
      “Io non voglio negare le violenze ed i patimenti subiti dal popolo ebraico, come del resto ben documentato in tutta la filmocrazia postbellica.”

      Dimentica la filmocrazia post-bellica… dimeticala tutta. Non c’e’ niente di vero su quello che raccontano sulla shoah… niente. Tanto meno l’esclusivita’ ebraica delle sofferenze della guerra, dove morirono millioni di non-ebrei in giro per l’Europa, sopratutto per mano Alleata con i bombardamenti; e per non parlare degli eccidi dei giudeo-bolscevichi sovietici. Ma si sa, tutti gli altri sono morti di serie B (goym), che sono rapresentati come una conseguenza inevitabile o addirittura giustificabile dalla storiografia ufficiale.

      E basta con questa storia delle violenze nazzziste, dove ormai ogni male, che c’e’ nel mondo, viene definito con il termine nazista. Ha stufato. Certo, non vale niente sapere, che l’unico arresto nella storia, di un Rothschild, sia avvenuto proprio nel Reich: nel ’38 viene arrestato Luis de Rothschild sulla frontiera austro-svizzera, con millioni di marchi apressso… tanto per cambiare. E noi continuiamo a credere nei film ed a nuovi e vecchi Hitler che dominano il mondo. Mah.

      Un articolo di un esperto storico revisionista, Carlo Matogno, sul ddl anti-negazionista e questioni olocaustiche: olodogma.com

      L’impalcatura dell’olocredenza traballa, ma sta ancora in piedi. Fin quando non ragioneremo sul problema ebraico, sara’ cosi’.

  • Vasco:

    La verità sullo sterminazionismo si può attingere dai libri dell’ing. Primo Levi ebreo ateo di Torino. Primo Levi era un galantuomo che di certo i sionisti hanno tentato di indurre a raccontare menzogne in stile Elie Wiesel premio Nobel 1986 e per questo forse si suicidò nell’aprile 1987 gettandosi dalla tromba delle scale di casa sua. Gli appassionati di libri gialli potrebbero dubitare dell’autenticità della volontà suicida di Levi di fronte alla caduta dalla tromba delle scale.
    Nel 1986 fu assegnato il Nobel per la Pace a quell’impostore ebreo di nome Elie Wiesel che originariamente aveva scritto che i tedeschi avrebbero fatto saponette coi cadaveri degli ebrei mutando successivamente la narrativa per manifesta ridicolaggine della tesi.

    Primo Levi rivedette il racconto della sua prigionia ad Auschwitz ma esso rimane tuttavia molto verosimile. Egli si laurea a Torino in fisica e chimica nel 1943 nonostante le cosiddette leggi razziali. (Il rabbino Toaff si laurea pure a Torino in quegli anni ma … falsificando i suoi dati anagrafi per eludere le leggi razziali. Ebrei dunque falsari fin nel loro DNA, comunque mentitori). Elie Wiesel nacque ad Arad in Transilvania, si ritiene si sia sostituito all’identità di suo zio Lazar Wiesel, raccontò nel libro La Nuit quando viveva in Francia sotto tutela di André Malreaux di aver soggiornato qualche settimana nella stessa baracca di Primo Levi ma venne smascherato da alcuni suoi stessi correligionari.
    Primo Levi viene arrestato a Torino con dei compagni partigiani che vengono fucilati mentre lui in quanto ebreo viene deportato a Fossòli e poi ad Auschwitz. Dei tre campi di concentramento di Auschwitz (Stammlager, Monowitz, Birkenau) Primo Levi va ad alloggiare a Monowitz perchè lavora, dopo aver superato un esame di chimica in Germania, presso lo stabilimento BunaWerke con 80 mila dipendenti dove si produce gomma sintetica e pneumatici.
    Nel gennaio 1945 i tedeschi abbandonano i campi di concentramento di Auschwitz portandosi dietro i deportati che optarono per il rientro in Germania come Elie Wiesel, Anna Frank e suo padre sotto l’incalzare dell’Armata Rossa sovietica.
    Quando arrivano i sovietici Primo Levi racconta di trovarsi degente nell’ospedale di Birkenau (ospedale in un campo di sterminio ?) per una ferita al piede.
    Nei suoi romanzi storici Primo Levi racconta la desolante quotidianità della vita da prigioniero lavoratore forzato a Auschwitz, riferisce della schizzinosità degli ebrei scansafatiche arrivati da Roma ma non riporta le note atrocità olocaustiniche ed è forse per questo che non gli fu assegnato il Nobel per la Pace nel 1986.
    Ad Auschwitz dove circolava una moneta stampata in loco per remunerare i prigionieri videro la luce tremila neonati, si celebrarono matrimoni, funzionava un teatro dell’opera, un postribolo e arrivavano milioni di pacchetti postali in dono con la supervisione della Croce Rossa che redigeva regolarmente rapporti di ispezione.
    Tutto ad Auschwitz veniva registrato e gran parte di questa documentazione si trova nel grande archivio di Bad Arolsen. Alcune tonnellate di documenti furono portate in URSS e negli USA.
    Elisabetta Dole moglie dell’ex candidato repubblicano alla presidenza nel 1988 visitò gli archivi di Mosca dopo la liberalizzazione di Gorbachev nel 1990 e in quei documenti risultava che 320 mila furono le morti per tutte le cause e per tutte le etnìe avvenute all’interno dell’apparato concentrazionista tedesco durante la guerra 1939-1945.

  • oracolo:

    L’unico negazionismo concesso a questi individuo e che a tutti dovrebbe essere proibito vedere la sua faccia, un insulto che si protrae ogni mattino allo specchio sin da quando a cominciato a respirare, esso e’ gia’ condannato, e a nulla valgono titoli, soldi o amicizie dello stesso mazzo, provo una gran pena.

Lascia un Commento

Gianni Lannes
Corso Nuova Fotografia
Antonella Randazzo
FreePC
SCIE CHIMICHE