Articolo di Mariagrazia Nemour per Stampa Libera
Puoi far posto a un baratro sul comodino? Sì, basta appoggiarci sopra il libro di Michele Giorgio.
E puoi scommetterci, passerai serate inquiete, perché leggere l’Odissea palestinese diluita un po’ per giorno nel corso di dieci anni sul Manifesto è un conto, ma rileggerla in una settimana nello spazio di un libro, è tutt’altro affare. Bisogna almeno intercalare la lettura con qualche melenso film di Natale, per resistere.
Sapevo in anticipo che raschiare le unghie contro le pareti del baratro palestinese non avrebbe salvato nessuno, eppure, pagina dopo pagina, mi sono trovata a sperare di leggere un finale di pace. Ma la luce non arriva dopo la lunga notte, perché il libro si chiude con la cronaca dell’assassinio di Vittorio Arrigoni.
Un uomo che fa sentire orgogliosi di essere italiani, Vittorio, nonostante le nostre autorità non abbiano ritenuto di omaggiare il ritorno in patria della sua salma. Già, perché Vittorio aveva idee bizzarre sulla pace, pensava si costruisse senza infilare un dito nel grilletto di un fucile.
Michele Giorgio è un abile falegname – dote che manca a molti giornalisti – costruisce finestre e si limita a dire: dai, guarda.
Ci vuole coraggio ad affacciarsi, molto più semplice è girare gli occhi altrove.
Da una delle finestre del libro Giorgio mostra il coprifuoco che fa morire di fame le pance dei palestinesi, da un’altra lascia scorgere il “turismo del terrore”, che permette ad ardimentose famiglie americane di inforcare un kalashnikov israeliano e sentire l’ebbrezza di puntarlo per un paio di settimane contro famiglie di Hebron o di Ramallah.
Leggendo il libro mi sono chiesta come un essere umano possa pensare di andare a godersi un po’ di sana guerra dalle colline vicino a Gaza, dopo il lavoro. Chissà perché i muri vengono finanziati con più facilità dei ponti. Si amputano mani, invece di stringerle. Ho avuto conferma che le “operazioni chirurgiche” si fanno solo per salvare vite umane; questo modo di dire, usato in un contesto di guerra, acquista un non so che di blasfemo.
Davanti alle finestre spalancate da Giorgio ho visto cadaveri piccoli, bambini, che hanno aspettato ore sotto il rosario dei cecchini israeliani, prima di poter essere raccolti. Ho sentito genitori piangere davanti alle ustioni dei figli; ustioni che dopo ore e ore continuavano a fumare sotto le facce sbigottite dei dottori, che non sapevano di dover intervenire sul fosforo bianco, le cui particelle non si spengono se esposte all’ossigeno. Israele non lo aveva dichiarato di aver usato quelle armi non convenzionali, anzi, ha fatto fatica ad ammetterlo anche davanti all’evidenza delle commissioni d’inchiesta. Israele fa fatica ad ammettere molte cose, e tenta di nasconderle innanzitutto a se stessa.
Quanta amarezza suscita il rapporto Goldstone sull’aggressione “Piombo fuso”, che si stupisce di come in guerra non si segua il protocollo internazionale. Già, perché la guerra ha le regole come il gioco del Risiko, ma nessuno le segue, perché è ridicolo parlare di lealtà, dignità o deontologia, quando si persegue l’obiettivo di ammazzare qualcuno.
E poi ho letto di come una guerra non finisca dopo che è finita: continua a incombere sui mutilati, i disabili, i ciechi, gli orfani, i pazzi, i disoccupati, che se la porteranno addosso fino alla morte, lasciandola in eredità ai figli. Un pezzo ai nipoti.
È un libro che non può lasciare indifferenti “Nel baratro”, perché si avverte quanta parte di Occidente – quanta parte di noi – ci sia, nelle scelte che impongono alla Palestina di non essere Palestina.





























Avevo letto, dopo averlo trovato con grande difficolta’ xche’ nn viene distribuito ,il libro di Vittorio “Restiamo umani”. Sulla vicenda umana straordinaria di questo uomo fuori dal comune e’ calato un velo di silenzio totale, persino qui a padova quando si e’ tenuta la Fiera delle parole”, occasione x incontrare autori fuori dal circuito mediatico, non si e’ creata alcuna nicchia che scalfisse il totem della aberrante azione di guerra contro civili inermi che israele intraprende ogni giorno. Anzi, lo spazio da superstar e’ stato riservato agli specialisti del cazzeggio alla Ezio Mauro, Travaglio, Gomes &co. Sono pertanto molto grata all’autrice di questo articolo che ci segnala la possibilita’ di abbeverarci a una fonte diversa. Desidero anche io poter dare un’occhiata da quella finestra, x dolorosa che sia e’ verita’ incontestabile e da diffondere.
Vittorio Arrigoni: Ecce Homo.
Non ho letto il libro,ma mi ricordo che quando è morto questo ragazzo,alcuni giornalisti
imbecilli hanno tentato di diffamarlo dicendo che dietro quella morte c’erano stati problemi
di sesso.I soliti schifosi pennivendoli all’italiana.
Tutto il mio rispetto per Vittorio Arrigoni!
Vittorio fa’ parte delle lunga lista di persone uccise perche’ con la loro energia mettevano paura ai “Signori Della Guerra”, a coloro che guadagnano sul sangue versato di milioni di persone innocenti.
“Restiamo Umani” è struggente per quanto è sincero, Vittorio ti trasmette tutta la sua incredulità nell’assistere a quello scempio di carne umana. E’ il racconto di un amico che senti il bisogno di abbracciare.
Il libro di Michele Giorgio invece ha un taglio giornalistico, ma è la cronaca del medesimo scempio.
Io sono convinta che sia pieno delle nostre paure – paure del democratico Occidente che meno di cento anni fa si è scoperto razzista e sterminatore – il conflitto arabo israeliano. Non abbiamo voglia nè di parlarne nè di vederlo, quel conflitto. Abbiamo già scelto più di sessant’anni fa chi ha ragione e non vogliamo più pensare al perchè. Dentro a quel perchè c’è troppo di noi.
Grazie ancora Vittorio
Anni fa alcuni nord africani si stupivano, perché mi sentivano parlar male di Israele più di quanto ,almeno pubblicamente, non facessero loro
Oggi le stesse persone, più che menzionare quell’oscuro stato canaglia e terrorista (io direi anche antisemita ….ma lasciamo perdere….) si preoccupano più di Assad o di Gheddafi il cattivo.
Anni di tv martellante….funziona che è una meraviglia
Povero Vittorio Arrigoni….qui di umano c’è rimasto poco
Salve,
potreste cortesemente farmi sapere dove poter comprare il libro “Il baratro sul comodino”
Grazie Marisa
è stampato da ● spedalgrafstampa.it
Io l’ho acquisto quando Michele Giorgio l’ha presentato. Se vuoi qualche notizia in più lo puoi contattare su Nena News, è l’amministratore di quel sito d’informazione.
Marisa, se non l’hai ancora fatto, leggi anche “Restiamo umani”, ti scortica, non lo dimentichi.
Buona lettura