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Dall’etica alla tecnologia e alla trasformazione degli stili di vita: parla il leader e fondatore del Movimento per la Decrescita Felice. “Meno è meglio, ecco come si può cambiare”.

di Furio Stella, tratto da Biolcalenda – inserto “Effervescienza” di febbraio 2013

link: www.labiolca.it

Ma chi gliel’ha fatto fare a un professore di letteratura in pensione, per giunta romano, di trapiantarsi in una cascina fra le colline astigiane del Monferrato, e di diventare uno studioso – scientifico anziché letterario – di tecnologie ambientali? Nessuno. Gli è venuto in mente da sé. «Sono venuto in Piemonte perché ho sposato una piemontese, ma anche per l’esigenza di applicare nella mia vita concetti in cui credo come l’efficienza energetica e l’autoproduzione di beni», dice Maurizio Pallante, 65 anni, leader e fondatore del Movimento per la Decrescita Felice, la colonna italiana della decrescita economica a cui è arrivato di pari passo (o forse prima ancora) con il “guru” mondiale Serge Latouche.

«Io Latouche l’ho conosciuto nel 1994, grazie al direttore editoriale della Bollati Boringhieri che aveva pubblicato i nostri libri, e nessuno dei due parlava ancora di decrescita», ricorda Pallante, che è scrittore e saggista ma anche molto d’altro: è stato per esempio consulente di efficienza energetica per il ministero dell’Ambiente, assessore “verde” all’Energia ed Ecologia del Comune di Rivoli e, volendo, persino “agricoltore e poeta” come l’ha definito Serena Dandini in un’intervista Rai di alcuni anni fa a “Parla con me”. Anche se Pallante, nonostante l’orto su cui coltiva e autoproduce con pollaio e alberi da frutta annessi, e nonostante i quattro libri di poesie pubblicati (più di dieci invece quelli a carattere eco-tecnologico, l’ultimo dei quali, “Meno e meglio” edito nel 2011 dalla Bruno Mondadori), sul divano rosso più famoso d’Italia aveva preferito schermirsi: «Be’, adesso non esageriamo…».

Dalla letteratura ai problemi energetici. Dalla teoria ambientalista alla dura prassi di pannelli solari, coibentazione edilizia, rigoroso utilizzo di fonti rinnovabili, autoproduzione agricola, etc. sperimentata in prima persona nel suo trasferimento a Nordovest. Percorso lento e non sempre agevole. La scintilla è scoccata quasi trent’anni fa, all’epoca in cui Pallante aveva aderito («Per motivazioni etiche: non si possono ignorare la crisi ecologica e l’ingiusta ripartizione delle risorse fra popoli poveri e popoli ricchi») alla federazione delle liste verdi di cui era stato anche uno dei fondatori.

«Quando ho iniziato questo mio impegno – racconta – ho avuto la fortuna di incontrare sulla mia strada il direttore del centro ricerche Fiat, l’ingegnere Mario Palazzetti, che mi ha insegnato una cosa fondamentale e cioè che per affrontare il problema energetico, il più grave dei problemi ambientali, la strada principale non era la sostituzione delle fonti fossili con fonti rinnovabili ma la riduzione degli sprechi. Siccome noi sprechiamo circa il 70% delle energie che produciamo, il sistema energetico è come un secchio bucato che uno deve riempire d’acqua. Il primo problema che si pone non è sostituire la fonte con cui prova a riempirlo, ma chiudere i buchi. Nel 1988 con Palazzetti abbiamo costituito un comitato per l’uso razionale delle energie (c’era anche Tullio Regge, ndr) dove cercavamo di applicare queste idee. Mi ci sono appassionato perché era la maniera di dare concretezza a un’esigenza etica. Tutto il nostro sistema economico fondato sulla crescita della produzione di merci è un sistema che ha bisogno di valorizzare gli sprechi per far crescere la domanda».

 

Professore, ce lo spiega bene come si fa la decrescita?

«Con due elementi: la tecnologia e il cambiamento degli stili di vita. La tecnologia da sola non basta perché l’aumento di efficienza non necessariamente si traduce in una riduzione dell’impatto ambientale. Se per esempio un’innovazione tecnologica mi consente di avere un’automobile che percorre 20 km con un litro di benzina mentre prima avevo un’automobile che ne percorreva 10, non è detto che io automaticamente dimezzi i miei consumi. Siccome mi costa di meno, posso fare più strada… Allora, accanto alle tecnologie occorre il cambiamento degli stili di vita. C’è poi un terzo aspetto che è la politica istituzionale. Facciamo l’esempio di una famiglia che voglia cambiare il suo stile di vita e vivere in una casa che sprechi meno energia: non può farlo se non ci sono delle aziende in grado di fornirgli i prodotti adeguati. Ma questo processo può essere favorito dal fatto che un’amministrazione comunale faccia un allegato energetico al regolamento edilizio in cui scrive “non daremo la licenza di abitabilità a delle case che consumino più di un tot di energia”. La somma della volontà di cambiamento degli stili di vita, delle tecnologie e delle misure di politica amministrativa è in grado di mettere in moto un meccanismo di riduzione degli sprechi. Di decrescita felice, appunto».

 

Perché “felice”?

«Questo aggettivo non è un fatto accessorio, ma sostanziale. Non è che una persona o una società che fanno la decrescita siano più felici di chi non la pratica, ma la differenza anche fra me, Latouche e altri è che noi distinguiamo come elemento concettuale fondamentale i beni dalle merci. Questo è il punto. Il PIL, il prodotto interno lordo, è solo un indicatore monetario della crescita e dunque può prendere in considerazione soltanto le merci che vengono comprate e vendute, noi i beni che vengono prodotti».

 

In sostanza lei sta dicendo: se io vengo a lavorare nel suo orto e lei alla fine mi dà una cassetta di mele, il PIL non si alza di una virgola, però come qualità di vita…

«E’ migliore, appunto. Allora diciamo che la decrescita si realizza non come scelta di carattere etico, ma come uso dell’intelligenza per ridurre il consumo di merci e aumentare i beni, quindi l’autoproduzione e le forme di economia non mercantile basate – come l’esempio delle mele dell’orto – sul dono e sulla disponibilità».

 

Lei afferma che costruendo case “verdi” che consumino un terzo di gasolio o metano di quelle che abbiamo, come succede in Germania o anche in provincia di Bolzano, risparmieremmo, e quel risparmio potrebbe essere investito in posti di lavoro e stipendi di chi ristruttura, coibenta, etc. Quindi un vantaggio doppio: ecologico ed economico insieme. Per fare questo occorrono atti amministrativi, e si è detto. Ma come costruire nuove abitazioni se il mercato e saturo? E come intervenire sull’esistente visti i vincoli normativi?

«Bisogna distinguere. Se si costruisce sul nuovo si può ottenere il massimo del risultato, ma il problema energetico non è fare case nuove che consumino poco perché c’è tutto il grosso del patrimonio edilizio che consuma troppo. Quasi la metà di tutta l’energia che importiamo viene consumata negli edifici. Quindi occorre sviluppare delle tecnologie in grado di ridurre gli sprechi negli edifici esistenti. In qualche caso devono essere abbattuti, in altri bisogna lavorare in maniera molto accurata e minuziosa, tenendo conto anche dei vincoli ambientali-paesaggistici che vengono messi perché giustamente la storia va anche rispettata. In ogni caso le case costruite all’inizio del Novecento sono energeticamente più efficienti delle altre perché, quando l’energia era poca e costava cara, venivano costruite in un certo modo, mentre quelle costruite dopo, sulla base della potenza energetica e anche della sua arroganza, consumano quantità di energia spaventosa. E’ più difficile e complesso ristrutturare l’esistente ma non è impossibile. Questa è la sfida».

 

Un’altra sua proposta: automobili non se ne vendono più e dunque – lei sostiene – si potrebbe fare la riconversione produttiva delle fabbriche utilizzando i motori per uso edilizio. Ci sono già molti Comuni che lo fanno con impianti medio-grandi. Che risponde a chi le fa notare che i cogeneratori, in fondo, sono dei piccoli inceneritori e come tali altamente inquinanti?

«Eh no, un momento. Cogenerazione significa generazione contemporanea di energia elettrica ed energia termica. Se io al posto della caldaia metto un motore automobilistico che brucia metano, collegato con un alternatore, posso produrre energia elettrica e riscaldare la casa, ma non solo perché con quello stesso metano che uso oggi io posso anche produrre energia elettrica per dieci case equivalenti. Il problema non è la cogenerazione, ma come alimento il motore. Se uso il gas metano non ho nessun impatto in più, se lo alimento con il biogas proveniente dalla fermentazione anaerobica delle deiezioni animali io recupero anche l’energia contenuta in questi scarti organici senza nessun processo di combustione. Certo, il mini-impianto di cogenerazione della mia casa lo devo fare su esigenze di calore e poi avrò un surplus di energia che posso riversare in rete, mentre al contrario se faccio un impianto grande produco energia elettrica sul posto e poi distribuisco il calore. Distribuire il calore significa avere spese molto grosse per i tubi di riscaldamento, quindi è un’operazione che sta in piedi soltanto se viene finanziata con denaro pubblico».

 

Lo sa cosa dicono? Che la Decrescita, nel suo essere antiproduttivista e anticonsumista, è una “malattia senile” dell’economia…

«Qui ci sono due cose fondamentalmente che vanno considerate. La prima cosa è la sobrietà: una persona sobria è una persona che fa durare gli oggetti, che riduce la loro impronta ecologica ma che compra poco, il necessario, mentre ogni anno si produce e quindi si dovrebbe comprare di più. La virtù della sobrietà è stata sradicata dalla testa della gente perché è stata trasformata nella taccagneria. Che è un vizio. Se tu non ti cambi la maglietta tutti gli anni perché la moda te lo impone, sei un taccagno. Se non hai la macchina più grande dell’altro… Insomma tutto questo grande meccanismo per far considerare un valore la dissipazione, l’effimero. Il secondo aspetto è stato smontare dalla testa delle persone il valore della conservazione e introdurre una mentalità progressista, secondo la quale il nuovo è di per sè meglio del vecchio».

 

Il part time, che è un po’ il famoso slogan “lavorare tutti, lavorare meno”, ma che in Italia è ai minimi europei quanto a contratti di lavoro (14%, in Olanda è al 48%) è un’idea “decrescente”?

«Se dovessi fare un volo pindarico e immaginassi una società in cui non c’è più il mercato finalizzato alla crescita, le persone di questa società io le immagino che il loro tempo, a parte quello che dormono, lo debbano dividere in tre parti: una parte per produrre delle merci per avere il denaro per poter comprare, sotto forma di merci, i beni che non possono autoprodursi. Quindi l’occupazione, il part time. Una seconda parte del tempo da dedicare al lavoro per autoprodurre dei beni, quindi un lavoro non retribuito che comunque consente di ridurre la propria necessità di acquistare le cose. E una terza parte da dedicare alla creatività, alle relazioni umane, alla spiritualità, eccetera. Il part time si colloca allora all’interno di una reimpostazione generale della vita che consenta di dedicare spazio all’autoproduzione di beni e alle relazioni umane. Tutto questo comporterebbe non soltanto nessuna riduzione nel benessere anche materiale, ma uno sviluppo molto forte della creatività, perché i lavori di autoproduzione hanno comunque una dimensione creativa superiore alla maggior parte dei lavori fatti a scopo retributivo».

 

Perché non si fa?

«Perché la cultura dominante ha convinto le persone che il senso della vita è avere soldi e comprare cose. Se la riduzione del tempo del lavoro come occupati, cioè alle dipendenze di qualcuno, comportasse una riduzione del reddito le persone non l’accetterebbero. La cosa principale nostra è quella di fare una rivoluzione culturale, di elaborare una nuovo sistema di valori, di modelli di comportamento, di priorità, etc., affinché si capisca che una vita spesa nel trinomio produci-consuma-crepa non ha nessun senso. E una vita in cui invece vengono valorizzate al massimo le relazioni umane, la creatività, la capacità di autosufficienza, eccetera, è una vita che ha un senso molto più profondo dell’altra».

 

Riconversione edilizia, riduzione degli sprechi energetici, part time: visto che a fine mese ci sono le elezioni, le risulta che questi argomenti compaiano nelle agende di qualche partito?

«Di nessuno, perché tutti i partiti di destra e di sinistra rientrano all’interno della logica della crescita. In tutte le loro sfumature sono varianti di questa ideologia. L’unica cosa che li differenzia sono i criteri di distribuzione della ricchezza monetaria prodotta dalla crescita: la destra vuole che lo faccia il mercato, la sinistra s’impegna solo per fare le parti più giuste. Però entrambi sono per la crescita. Per questo noi in questo momento non vediamo una rappresentanza politica in grado di rappresentare queste esigenze, a parte il Movimento 5 Stelle (M5S). Distinguerei però Beppe Grillo dal M5S. Io collaboro con molti gruppi dei M5S, ma mi pare che la struttura del partito messo in piedi da Grillo lasci molto a desiderare».

 

Potreste scendere direttamente in politica voi…

«Quello che ci interessa è fecondare con le nostre riflessioni le persone e soprattutto i gruppi che avranno un ruolo nelle istituzioni».

 

Furio Stella

 

12 Commenti a “La ragioni della decrescita”

  • William:

    Da tempo sostengo che la decrescita e la riduzione di spreco , quindi un netto cambiamento dello stile di vita è l’UNICO modo per cercare di rimettere in carreggiata quello che ancora ci resta ( molto poco purtroppo ) .
    Ma mi rendo conto anche che non è così semplice entrare nella testa della gente con queste idee e farvi breccia.
    Anche qui su SL che ritengo , al pari di pochi altri , un sito di informazione alternativa e frequentato anche da commentatori non narcotizzati dai mainstream , quindi svegli e attenti e molto documentati , anche qui quando si tratta di affrontare questo tema l’interesse cala , quasi che fosse un problema secondario ( infatti ancora nessun commento )
    Si discute di signoraggio , sovranità monetaria, poteri occulti , tutte cose giustissime, per carità, ma credo che poi alla fine tutti quanti abbiano l’obiettivo finale di sostituire il potere attuale con un altro ( magari sovrano ) che però garantisca ripresa e benessere.
    Per ripiombare di nuovo nella spirale.
    Quando si capirà che il cancro da estirpare è il consumismo e lo spreco sarà sempre troppo tardi.

  • jo:

    All’ uomo non interessa la qualita’ della vita, interessa mangiare e vivere e avere un lavoro. Cosa comporti questo a lungo termine sia sulla salute, sulla natura, sul sistema che sostiene, sui problemi alimentari e sovrapopolazione, sulle megalopoli, sul sistema stesso che ti puo’ lasciare a piedi senza che tu sappia o abbia un nulla per cavartela, sara’ un problema vero quando arrivera’. Per ora non e’. Aspetiamo che arrivi.
    Quando sara’, non farti nemmeno una domanda, perche’ non saprai che domanda farti.
    Figuriamoci una risposta. E figuriamoci ad aspettare che il tempo maturi chi sopra il sistema se ne faccia una ragione. Aspetta cavallo che l’ erba si secca.

    Gli unici parlamentari non firmatari degli aerei militari F35, non sono stati messi in nessuna lista elettorale.

    A -PRESA DIRETTA- LO SCANDALO ESERCITO SPESE MILITARI POLIGONI INQUINAMENTO E CANCRO.

  • Paolo Lamperti:

    Sono d’accordo, perchè l’avere vero è ciò che si idea e costruisce da sè.
    Provate a pensare quando fate la periodica pulizia del ciarpame vario accumulato in casa…
    eliminare oggetti, cioè non averli perchè palesemente inutili da lo stesso tipo di soddisfazione
    che si prova quando se ne acquisiscono di desiderati, e se quelli desiderati sono pure autoprodotti, l’autogratificazione(cioè l’avere)arriva all’apogeo.
    Quindi in verità cos’è l’avere?
    Essere o avere?…è una domanda fuorviante perchè l’avere è stato falsamente definito.
    Non sono d’accordo invece quando il Pallante dice sul finale che la sinistra si impegna solo “per fare le parti più giuste”, d’altronde l’ideologizzazione dei Verdi alla Chicco Testa ha lasciato un bel marchio.
    Se poi consideriamo come Lega Ambiente nicchia sulle scie chimiche…

  • gliese:

    Già…chi gliel’ha fatto fare…intanto, essendo stato un dipendente statale ha potuto da privilegiato, ritirarsi. Già, dato che come professore non ha toccato con mano cosa concerne l’insidia di una disoccupazione, di una cassa integrazione o peggio di un licenziamento, le quali disavventure…”tragedie oggi come oggi” allungano di fatto la vita lavorativa..Ora a pancia piena, le riflessioni, condite con prelibatezza dall’egoismo insito di chi a vissuto da paguro, trovano ripugno e sconcerto. Già, a chi non piacerebbe mollare tutto e decrescere, innondati dalla natura, ubriacati dall’estasi del canto dell’usignolo, ma a noi il 27 non ci accreditano ancora la pensione, dunque articoli cosi sono trappole e sono li da vedere…….

    • Ǥσℓ∂єи ƧђѳωєƦ:

      Non sono trappole… Sono un punto di vista.
      Non il mio, non il tuo ma comunque degno di ascolto e considerazione.
      E i temi promulgati sono di tutto rispetto e convenienti per il mondo intero.

      Il fatto che io e te non possiamo “permetterceli” non deve far sì che vengano eliminati dalla discussione generale.

      Per il resto sono d’accordissimo sul “parassitismo” che ci affligge a partire dai baby pensionati degli anni 80. Ma se ci priviamo delle soluzioni non ne arriveremo mai a capo. Rischiamo di essere come quel marito che “se li taglia” per far dispetto alla moglie.

  • Mi chiedo una cosa ma come facciamo ad autoprodurci se questi continuano a oscurare il sole con questa nanotecnologia luci ferina io sono in campagna quest anno i cardoni che avevo piantato all aperto son rimasti piccoli non son riusciti a crescere come la stessa cosa e successa agli alberi da frutto pieni di frutta ma rimasta piccola e cascava ma era maturata strana sono andata a vedere sul sito PerChiunqueHaCompreso di Elia Menta c è un video di sensibilizzazione Antichemtrails Song che vi segnalo mi piacerebbe davvero tanto seguire l esempio di Pallante di cui sto leggendo dei suoi libri ho capito nel mio piccolo che bisogna tornare ad uno stile di vita frugale e sull aiuto reciproco ma tornò a dire che bisogna trovare una soluzione a questi detrattori della nostra vita sennò addio vita all aperto con tutto cosparso di veleni fuori e dentro di noi un abbraccio simona

    • riccardo:

      Hai perfettamente ragione,anche a me quest’anno in particolare è successa la stessa cosa
      frutta piu’ piccola ecc. e mi sono convinto dipenda proprio dalle scie chimiche. Mi suona
      strano che a Pallante vada bene perchè di contadini sparsi per il belpaese ne conosco
      ed hanno avuto gli stessi problemi,se poi consideri che i semi antichi sono considerati fuorilegge e che non va bene nemmeno il km 0 è evidente che non vogliono che ci autoproduciamo il cibo. Il controllo deve essere totale.

  • Provate ad aprire i vostri confini dell’informazione e scoprirete che ovunque nel mondo ci sono uomini e donne che lavorano con l’intento di migliorare se possibile la qualità della vita senza distruggere il pianeta. Ci sono persone comuni scienziati politici il cambiamento è già in atto, ci sono certo molti che remano contro per interesse personale, ci sono anche molti che remano contro perchè non vogliono il cambiamento la loro vita non avrebbe più senso senza catastrofi imminenti, cosa farebbero senza il male organizzato? tutto deve andare male per loro e per i loro seguaci. Non possono accettare che il mondo si va male ma non tutto, che non tutto ha uno scopo malefico, non possono accettare che ci sono persone in gioco con buoni propositi e che lavorano senza per forza dover sparare su tutto e tutti, non possono accettare che le scie chimiche sono una sciocchezza, ma anche il signoraggio, nwo, anno bisogno del male l’america è il male gli ebrei l’europa non c’è fine al male per loro e cercano in tutti i modi di convincerci che viviamo in un mondo di merda che siamo noi stessi questa merda, ma non è cosi o almeno la realtà non la si può guardare solo da questo punto di vista. Il signore nell’articolo a proposto qualcosa di positivo ma non è cosi facile lui è uno, le idee buone vanno prese ma poi bisogna espanderle devono arrivare a colpire tutti si può fare ma ci vuole impegno, umiltà, buoni propositi, buona fede, se vedi il male dietro ogni angolo e costruisci su quello che tu vedi pensando che sia l’unica verità fai fare un passo indietro alla società perchè troverai sempre altri depressi angosciati e incapaci di vivere che invece di chiedere aiuto con umiltà, prenderanno il tuo punto di vista e ne faranno un cavallo di battaglia hai dato loro uno scopo nella vita ma hai minato la salute mentale della società intera che non può reggersi su questi presupposti. Il mio punto di vista è che le cose migliorerano riusciremo a cambiare lo stiamo già facendo alla faccia dei catastrofisti!

  • gennaro:

    come dice giustamente gliese, per questa persona è facile parlare di decrescita felice.
    datemi una pensione di 3000€ al mese e vado volentieri anche io a fare una decrescita felice sperduto in una campagna nostrana.
    Però non tutto è da buttare.
    Certo sono consapevole che la maggior parte di noi (me compreso) non ha i soldi per comprarsi una casa, figuriamoci se ho/abbiamo i soldi per comprarsi una casa in mezzo al verde con campi ad coltivare/arare e piantine da piantare.
    Certo mi piacerebbe, difatti è il mio sogno nel casetto.
    ma mi sorge un dubbio, amettiamo che riesca a comprarmi questa casa con campi ecc, come lo pago il mutuo? con le insalate e e le mele?
    ci vuole coerenza , i passaggi devono essere fatti un pò alla volta, non si può stravolgere tutto in cosi poco tempo.
    comunque è un ottima idea, ma solo pochi fortunati potranno attuarla, e questo tipo è uno di quelli.
    Se hai 3000€ di pensione, puoi tranquillamente buttarti sulla decrescita felice perchè tanto se le insalate non ti nascono. per malattie, crisi nel terreno o altro hai sempre i 3000€ FELICI da poter usare per continuare la tua decrescita felice senza problemi.

    Prendo spunto da questo articolo per lanciare una considerazione che è sotto gli occhi di tutti.
    Mi pare di capire e credo di non sbagliarmi che almeno il 95% della popolazione italiana che non lavora in agricoltura non abbia idea di come si coltiva un insalata o una melanzana, e questo mi lascia molto perplesso sul livello di cultura raggiunto dalle persone.
    E’ utile saper riparare un computer se non si sa coltivare una zucchina?
    secondo me questi valori andrebbero riscoperti e ci vorrebbero almeno 2 o 3 ore a settimana da decidare a queste attività nelle scuole italiane.

    Ieri guardando revolution, un telefilm appunto catastrofico americano di ultima creazione, nel quale per eventi insipiegabili l’elettricità non funziona più pertanto il mondo si ritrova in un “nuovo medioevo” e la popolazione riscopre i vecchi valori della vita e sopratutto l’agricoltura casalinga”.
    Bè immagino che se sucedesse veramente, il 90% della popolazione italia morirebbe di stenti visto che non saprebbe da dove inziare. (io compreso, anche se sto cercando di documentarmi)

    La cosa particolarmente bella dell’articolo è il fai da te, anche qui vi posso dire con certezza che moltissime persone che conoscono non sanno neanche cosa sia “il fai da te” e non l’hanno mai sperimentato, spesso e volentieri o notato che chi usa il fai da te è molto meno stressato degli altri.

    spero vivamente in un cambiamento, meglio se repentino, ma al momento ripeto il cambiamento è comunque un bene di lusso che solo pochi possono avere.

  • gianni:

    articolo molto interessante ma non rompe gli argini per un crescita diversa per sfuggire alle trappole del potere, io avrei una proposta, un piano un progetto per cambiare, modo di vita vorrei sapere se stampa libera me lo permette di elencarlo come posso fare se scrivo qui ci metto una giornata non sono molto veloce con la tastiera,potete contatarmi con la mia email, vi do il mio cellulare o vi scrivo,ciao

  • Comunque un sistema va trovato o mettiamo tutta la produzione agricola anche a uso personale, sotto a delle serre come per i fiori serre che si aprono sopra per far entrare il sole quando non ci sono scie il problema è che ci sono sempre. Ho seguito su internet ieri andate a vedere se vi interessa( apro una parentesi come si fa a digitare un sito nei commenti che te ci clic chi sopra è ti manda subito a vedere di che si tratta senza uscire da stampa libera?) dicevo sono andata a vedere Conferenza Scie Chimiche Elia Menta lui dice cominciamo ad andare dai nostri sindaci in otto o dieci persone con dati alla mano analisi acque e fotocopie di denuncia di questo inquinamento aereo e loro solo perché ci vedono come possibili voti per loro, si potrebbero smuovere un po’. Poi un altra cosa ho visto una petizione Difendi la tua casa.it bisognerebbe capire come funziona e se basta firmare così o se c’è dietro qualcosa, certo è che una petizione del genere sarebbe da portare avanti seriamente perché non c è una protezione per noi in questo senso, qui secondo come di svegliano, se ni viene in mente che ni devi dare 10 euri ti porterebbero via anche la dimora ci vuole una cosa fatta bene anche qui se ci sono avvocati bravi qui che si facciano avanti con idee per aiutarsi tutto noi che siam sotto questo cielo. Perché uno proverebbe anche ad sganciarsi da tutto ma poi se gli permettiamo a questi cialtroni di commettere una cosa del genere non esiste proprio. Allora il tu babbo e il tu nonno han costruito con sacrifici grossi non ti dico una villa! Ma una casina, così poi ti arrivan belli belli e ti levan tutto, informiamoci per favore per questa petizione, può essere anche questo un passo per andare più sereni verso una decrescita in salutone simona

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