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Riceviamo e pubblichiamo.

I contrasti con Ciampi e Andreatta. La prevista esplosione del debito pubblico. La riduzione degli investimenti. La svendita degli anni ’90. Maastricht e la moneta unica. Lo spiraglio di Draghi e la sovranità da riconquistare. L’opinione dell’economista allievo di Federico Caffè.

Articolo di Pier Paolo Flammini | 9 ottobre 2012 | 12:49

L’euro, Nino Galloni e “le telefonate di Ciampi a Berlinguer e di Kohl ad Andreotti” (Riviera Oggi); Nino Galloni vi spiega tutto: la nascita dell’euro, la crisi, la nuova “resistenza” italiana. E tre soluzioni (Riviera Oggi, video); Galloni: come siamo arrivati a questo punto e come se ne può uscire (Economia Democratica); Il funzionario oscuro che faceva paura a Kohl e si oppose alla svendita italiana (video Byoblu.com)

troppo facileVerità che non vengono dette. L’Italia è confinata tra i Piigs (maiali) d’Europa e il pessimismo dilagante, assieme alla corruzione e alla recessione economica, sembrano non lasciare spazio ad inversioni di tendenza.

Nino Galloni, economista, allievo del grande Federico Caffè, funzionario al Ministero del Bilancio, del Tesoro e delle Partecipazioni Statali negli anni ’80, ha vissuto gli ultimi tre decenni in modo spesso ostile rispetto ad alcune scelte che hanno indirizzato l’economia e la società italiana. La sua ricostruzione delle vicende di allora e di oggi e le soluzioni previste crediamo servano da riflessione e da base critica ai tanti politici ed editorialisti che, spesso, ignorano di quel che parlano e scrivono.

A partire dagli anni Novanta, il debito pubblico è diventato il paradigma sul quale basare la solidità di uno Stato, almeno in Europa. La vulgata popolare ritiene che il debito pubblico negli anni ’80 sia dovuto agli sprechi. Lei – e molti altri – sostengono che il raddoppio del debito pubblico negli anni ’80 sia dovuto invece al divorzio tra Banca d’Italia e Ministero del Tesoro.


“È vero che la giustificazione di questa scelta dell’allora Ministro del Tesoro Andreatta e del Presidente della Banca d’Italia Ciampi risiedeva nel tentativo di ridurre gli sprechi della classe politica di allora. All’epoca ero un giovane funzionario del Ministero del Bilancio e dissi naturalmente che quella scelta avrebbe portato all’esplosione del debito pubblico e alla crescita della disoccupazione giovanile anche oltre il 50%. Si perse la possibilità di emettere titoli di Stato a tassi prestabiliti, perché da quel momento i tassi li ha determinati il mercato, il che equivale a dire un ristretto gruppo di banche in via di privatizzazione che si ponevano in una condizione di ricatto verso il pubblico. Come ho dimostrato nei miei libri, passammo da tassi di interessi reali negativi (ovvero quelli nominali erano inferiori al tasso di inflazione) a tassi reali, tra il 1982 e il 1983, del 6-7%. Questo comportò delle conseguenze disastrose sul debito pubblico: non avvenne alcuna riduzione della spesa pubblica, ma ovviamente un peggioramento. Non potendo tagliare stipendi e spesa corrente, il pagamento degli interessi avvenne riducendo gli investimenti in ricerca, infrastrutture. Ecco che l’Italia iniziò ad accumulare ritardo rispetto agli altri paesi”.

Ha senso rapportare un dato flusso come il Prodotto Interno Lordo con un dato “stock” come il Debito Pubblico? Eppure tutte le politiche economiche e fiscali degli ultimi 20 anni si basano su questo “chimerico” rapporto.

“Il debito è uno stock, il Pil un flusso: alla prima lezione di economia si impara a non confondere queste due grandezze. A noi interessa, piuttosto, un altro dato flusso, la spesa per interessi sul debito. In Giappone c’è un grandissimo debito pubblico eppure gli interessi sono all’1%; in Italia invece si pagano alti interessi, nonostante abbiamo l’avanzo primario (differenza tra entrate e uscite dello Stato al netto degli interessi passivi, ndr) più grande di tutto l’Occidente. Gli stolti si rallegrano di questo dato, perché credono sia un bene che lo Stato incassi più di quanto spenda: questo invece è l’esatto motivo per cui l’Italia è in recessione più che negli altri paesi, perché i cittadini e le imprese pagano più di quel che ricevono, e si impoveriscono”.

Il divorzio Banca d’Italia/Tesoro seguì di un paio d’anni la costituzione del Serpente Monetario Europeo. Da una parte si impedì allo Stato di finanziare a costo zero la propria spesa pubblica, dall’altra gli si impose di difendere un cambio di valuta fisso o quasi. Ci sono relazioni tra questi due eventi, poi culminati in Maastricht e nell’euro?

“Sicuramente entrambe le misure sono collegate, e rientrano in un contesto storico occidentale in cui si voleva rendere responsabili gli Stati rispetto alla propria bilancia dei pagamenti. Fino agli anni Settanta, ad un aumento della spesa pubblica si verificava un incremento della forza lavoro ma poi, a causa del cambiamento delle attitudini di consumo, ad un aumento della spesa pubblica corrispose un aumento delle importazioni di beni esteri (anche perché non vi era più il sistema regolatorio di Bretton Woods). Si creavano così disavanzi commerciali con la conseguenza di un aumento dei tassi di interesse, per attrarre capitali che bilanciassero il disavanzo. Le due scelte (divorzio e Sme) furono il preludio al Trattato di Maastricht, all’euro e alla perdita di sovranità”.

Lei afferma che questa crisi non è ciclica, ma sistemica: si tratterebbe della fine del sistema nato negli anni ’80, ovvero della globalizzazione incentrata sulle esportazioni, perché non sostenibile nel lungo periodo. Secondo lei si dovrebbe andare verso un sistema di tipo protezionistico?

“Non credo nel protezionismo, ma bisogna raggiungere un sistema in cui si cerca di sviluppare la domanda interna con un import/export più moderato. La bilancia commerciale deve tornare ad essere più equilibrata perché non è matematicamente possibile che tutti gli Stati del mondo siano in surplus commerciale. Questo è stato uno degli effetti perversi di questa globalizzazione in cui vincono i più furbi, ovvero chi pratica prezzi più bassi soprattutto nel settore del lavoro. Sarà molto interessante sapere quale sarà la decisione di politica economica del Partito Comunista Cinese, che potrebbe proprio riconvertire l’economia cinese verso l’interno anziché l’estero”.

La de-industrializzazione italiana e la crisi attuale si spiegano soltanto con le questioni monetarie e le politiche economiche pubbliche, o vi è anche – come sostengono i neoliberisti – un ritardo nell’innovazione dell’imprenditoria italiana?

“Non è che gli imprenditori italiani all’improvviso abbiano smesso di saper fare il proprio mestiere. Ci sono delle cause che hanno provocato il ritardo di una parte dell’imprenditoria italiana, e non viceversa come qualcuno sostiene. Nell’ordine: 1) l’accordo per l’unificazione monetaria voluto da Francia e Germania al tempo di Maastricht mirava alla de-industrializzazione dell’Italia; 2) la svendita del patrimonio pubblico e delle partecipazioni statali avvenuta negli anni ’90 ha provocato un indebolimento della struttura economica nazionale, a beneficio del lucro di qualcuno; 3) un sistema bancario che non funziona più come in precedenza e non sostiene le imprese, e per questo occorre ripristinare la Glass-Stegall per evitare che banche siano attratte dalla speculazione finanziaria anziché dall’economia reale; 4) la perdita della sovranità monetaria ha colpito la capacità dello Stato di creare infrastrutture senza dipendere esclusivamente dai privati; 5) e quindi lo Stato ha cessato di essere un elemento “amico” delle imprese, il che sarebbe la sua funzione basilare nel sistema economico”.

Possiamo dire alle famiglie che i tagli alla scuola, alla sanità, le tasse, l’Imu, insomma tutta “l’austerità” deriva non da scelte obbligate, ma da scelte consapevoli delle élite franco-tedesche in particolare, ma anche italiane?

“Credo sia una approssimazione rischiosa. I tagli e le tasse sono una scelta deliberata del governo attuale il quale crede erroneamente che vi possa essere una ripresa dell’economia con tagli alla spesa pubblica e quindi incidendo sui redditi delle famiglie. Ovviamente queste scelte conducono ad una recessione”.

Lei sostiene che occorre uscire dall’euro il prima possibile? O si rischia anche di innescare politiche nazionalistiche? Molti temono che l’uscita dall’euro significhi una austerità ancor maggiore, ma senza solidarietà extra-nazionale.

“L’euro può anche essere trasformato in una vera moneta sovrana. Se ad esempio si ritiene che gli Stati debbano essere in pareggio di bilancio, la Banca Centrale Europea potrebbe spendere tranquillamente a deficit per coprire le spese necessarie agli investimenti pubblici produttivi. Naturalmente dovrebbe essere una moneta sovrana, non ancorata al debito pubblico in questo caso europeo, perché altrimenti si riprodurrebbero gli stessi problemi che abbiamo attualmente a livello nazionale”.

La Banca Centrale Europea ha per obiettivo il contenimento l’inflazione. Ma è possibile che rifinanziando la spesa pubblica, si crei iper-inflazione? O è un falso mito?

“Occorre dire che la Bce aveva un solo obiettivo, ovvero la lotta all’inflazione. Draghi ha dimostrato che si possono fare politiche diverse, anche se per ora solo a favore delle banche. C’è stata l’apertura alla possibilità che la Bce acquisti titoli di Stato, e quindi questa mossa andrà sfruttata politicamente affinché si possa passare a degli investimenti pubblici che aiutino le imprese. Queste operazioni della Bce possono causare iperinflazione se vengono attuate a favore della finanza speculativa, come con i derivati, che rischiano di creare masse monetarie enormi senza ricadute sulla produzione reale. Se invece sono impiegate per la spesa pubblica e gli investimenti non vi è alcun rischio perché l’immissione di denaro sarebbe immediatamente mitigata da un aumento della domanda e della produzione”.

Lei era un funzionario statale al tempo della Prima Repubblica. Quello che afferma, però, sembra eretico se confrontato con la discussione sulla stampa nazionale e nella politica dove vige il pensiero unico neoliberista. Come è stato possibile tutto ciò?

“Le mie posizioni erano molto note già negli anni ’80, avevo un piccolo ruolo nella Democrazia Cristiana ma anche altri partiti mi vedevano come un punto di riferimento per le mie visioni economiche alternative. Ricordo bene come Mario Schimberni, socialista, mi chiese un approfondimento riguardante le mie tesi monetarie, valutandole come alternative a quelle di Ciampi e Andreatta, ma poi il mio lavoro fu fatto marcire in un cassetto nonostante seppi poi che piacquero all’allora vicepresidente di Bankitalia, Antonio Fazio. Ma lo seppi solo nel 1990, quando Fazio si congratulò con me per la mia nomina di direttore al Ministero del Lavoro”.

Il suo intervento al Summit Mmt di Rimini, lo scorso febbraio, fu molto apprezzato. Ritiene che le ricette degli economisti americani della Mmt possano aiutare l’Italia e il Sud Europa?

“Le loro proposte conducono a soluzioni molto utili e praticabili. Occorre stare attenti a non ripetere gli errori del keynesismo classico, quando si rischiò di dare incentivo alle importazioni; inoltre bisognerebbe approfondire le tematiche relative ai rapporti di lavoro. C’è poi un rischio, sottolineato da Lidia Undiemi, ovvero il pericolo che tutto venga ricondotto alla monetarizzazione degli squilibri finanziari come unica causa del malessere dell’economia e della società, senza poi incidere sulle cause strutturali di queste derive”.

http://www.rivieraoggi.it/2012/10/09/151896/nino-galloni-la-deindustrializzazione-italiana-voluta-da-francia-e-germania/

Così come Berlusconi si dimise senza un voto di sfiducia del Parlamento, ugualmente Monti si è dimesso senza un voto di sfiducia del Parlamento.

Napolitano annunciò la data delle elezioni anticipate quando il Parlamento non era ancora dissolto e il governo era ancora in carica.

Il fatto che le scelte politiche cruciali avvengano senza tener conto del Parlamento che dovrebbe esprimere la sovranità popolare, conferma che siamo già in un contesto estraneo alla democrazia sostanziale.

L’insieme delle istituzioni non sono più rappresentative della volontà popolare. Il Parlamento è formato da deputati e senatori designati, non essendoci più il voto di preferenza, ciò che fa venir meno il fulcro della democrazia sostanziale, ovvero il rapporto fiduciario tra l’elettore e l’eletto. Il capo dello Stato è designato da un Parlamento di designati. E il capo del governo è stato calato dall’alto dai poteri finanziari globalizzati.

Quando il 16 novembre 2011 Monti giurò sulla Costituzione di «esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della nazione», giurò il falso.

Quel giorno Monti era ancora consulente internazionale della Goldman Sachs, la più grande e potente banca d’affari al mondo; membro del Consiglio Direttivo del «club Bilderberg», il salotto più esclusivo dei potenti della finanza e dell’economia nel mondo; presidente del gruppo europeo della «Commissione Trilaterale»; membro del «Comitato consultivo di alto livello per l’Europa» di Moody’s, una delle tre maggiori agenzie di rating al mondo. Soltanto 9 giorni dopo, il 24 novembre, con un dispaccio dell’Ansa delle 11.36 dal titolo «Monti lascia la Bocconi e altri incarichi», abbiamo appreso che «Monti ha lasciato poi tutti gli incarichi che ha come consulente Goldman Sachs, presidente europeo della Trilaterale e nel comitato direttivo Bildelberg».

Ebbene è del tutto evidente che l’interesse nazionale dell’Italia non coincide, all’opposto confligge, con quello delle istituzioni finanziarie globalizzate che hanno creato il cancro dei titoli derivati tossici, che ammontano a 787mila miliardi di dollari pari a 12 volte il Pil mondiale, il cui interesse è di riciclare questo denaro virtuale mettendo le mani sull’economia reale e sulle imprese che producono beni e servizi. E se la mafia, per riciclare il denaro sporco frutto di attività illecite, le basta avere a disposizione singoli politici, dirigenti pubblici e imprenditori, la speculazione finanziaria globalizzata per riciclare un ammontare stratosferico di titoli spazzatura deve controllare direttamente i governi degli Stati.

Il fatto che Monti sia espressione di queste istituzioni finanziarie è stato da lui stesso ammesso. Il fatto che queste istituzioni siano responsabili della speculazione finanziaria è assodato. È un dato di fatto che il primo anno del governo Monti corrisponde alla perpetrazione del crimine dell’uccisione della democrazia sostanziale.

Così come stiamo assistendo alla perpetrazione del crimine della spogliazione totale della sovranità dell’Italia vincolando qualsiasi governo a sottomettersi alle imposizioni del Trattato europeo di stabilità finanziaria. La conseguenza è che si sta perpetrando il terzo crimine della trasformazione di uno Stato ricco in una popolazione povera e di imprese creditrici in imprenditori falliti.

Sono questi gli ingredienti manifesti e indubbi della congiura ai danni dell’Italia e degli italiani.

Lo “stato” parassitario non promette nulla di buono!

8 Commenti a “Nino Galloni: “La deindustrializzazione italiana voluta da Francia e Germania””

  • Michele:

    citazione :
    “Non credo nel protezionismo, ma bisogna raggiungere un sistema in cui si cerca di sviluppare la domanda interna con un import/export più moderato. La bilancia commerciale deve tornare ad essere più equilibrata perché non è matematicamente possibile che tutti gli Stati del mondo siano in surplus commerciale.”

    Questo è uno dei punti principali e anche fondamento dell’economia. Aggiungiamo inoltre che una bilancia commerciale squilibrata verso l’import, porta la nostra valuta in altre casse e riduce gli investimenti necessari alla crescita.

    citazione :

    “La de-industrializzazione italiana e la crisi attuale si spiegano soltanto con le questioni monetarie e le politiche economiche pubbliche, o vi è anche – come sostengono i neoliberisti – un ritardo nell’innovazione dell’imprenditoria italiana?”

    L’innovazione dell’imprenditoria dipende in larga parte dalle scelte politiche e la classe politica in questi decenni ha unicamente pensato ad ingrassare le proprie tasche favorendo unicamente i grandi centri di potere che inevitabilmente hanno redistribuito incarichi e “posti di lavoro” pubblici.

    Nel contempo sono cresciuti i “baracconi” pubblici e le imprese idrauliche (che cioè fanno acqua da tutte le parti) : Alitalia tanto per fare un nome.

    C’è poi l’esempio della Telecom il cui presidente Colaninno (ex ragioniere contabile di Carlo de Benedetti e ora insignito della laurea Honoris Causa in Economia e Commercio), ha pensato bene di riempire di debiti, impedendo di fatto la crescita della infrastruttura digitale e conseguente riduzione del digital divide.

    Si potrebbero citare tanti altri esempi e scrivere addirittura dei libri, ma con questi presupposti come è pensabile far riprendere una economia?

  • Improvvisato:

    Strano che Galloni non parli di come sia stato silurato Baffi.
    Comunque, buon articolo.
    Buon lavoro

  • renato:

    Articolo interessante.A conferma in quali mani siamo è l’andamento del titolo Monte dei Paschi,sino a qualche settimana addietro ridotto a carta straccia dopo rivalutato in borsa del 40%.Chi è stato dietro la caduta di quel titolo,chi è che si arricchito con la rivalutazione del 40% e soprattutto in quali mani si trovano questi titoli?Possibile che la Consob non sappia nulla di questo andamento?
    Sicuramente qualcuno a svenduto la nostra più antica banca a qualche banca straniera,
    che ha comprato a prezzi di carta igienica il patrimonio immobiliare della banca che si trova in città storiche e quindi di grande valore.
    I due paladini del PD che governano la banca sono silenti.
    A pagare sono i contribuenti che dopo aver dato quattro miliardi di euro derivati dalla riforma delle pensioni al Monte dei Paschi,adesso vedono svenduto lo stesso alla Merckel o forse ad Hollande.

  • Vasco:

    Il Monte dei Paschi di Siena acquistò Antonveneta dopo che questa era passata attraverso l’interregno ABN-Amro (Amschel Rothschild) che la spolpò e inspiegabilmente l’abbandonò.
    Per la difesa dell’italianità della Banca Antonveneta ci rimise le penne Antonio Fazio che ancor oggi tace perchè sembra sotto ricatto e minaccia di incarcerazione come avvenne con Baffi – Sarcinelli nel 1981.

  • WBM:

    Quello che afferma Nino Galloni in questa intervista è tutto vero, però ci sono troppi “l’avevo detto” e “io lo dissi”: non è troppo facile dire queste cose a danno già fatto?

    Comunque, l’Italia era divenuta la quinta potenza industriale del mondo negli anni ottanta, scavalcando la Francia, ed è chiaro che a quest’ultima soprattutto la cosa dava fastidio, e possibilmente avrà convinto la Germania ad annientarci, corrompendo questi quattro lestofanti di cui è formata la nostra classe politica. Di fatti è sotto gli occhi di tutti, il fatto che dal 1980, hanno chiuso un numero elevato di aziende manifatturiere, la disoccupazione giovanile è cominciata a schizzare (cosa che ha determinato pure la crisi demografica di cui soffriamo, visto che molti giovani a tutt’oggi fanno famiglia dopo i 30 anni di età), il debito pubblico è aumentato, la tassazione pure, e le risorse finanziarie sono andate sempre più a esaurirsi, tant’è che la cosa ha comportato tagli all’istruzione, alla sanità, ai trasporti, alle grandi opere per modernizzare il nostro paese.

    Di fatti molte multinazionali che operano qui in Italia, sono francesi e tedesche, che grazie a questa classe politica corrotta e parassita, hanno letteralmente saccheggiato il nostro paese rilevando fabbriche e aziende. Pure che le maggiori aziende della grande distribuzione organizzata in Italia sono francesi (Auchan, Carrefour, Castorama, Conforama, Leclerc, etc.) e tedesche (Famila, Lidl, MediaWorld, Penny, Saturn, etc.), altrimenti vi sono le olandesi Euronics e SPAR, la svizzera Expert, e di italiane ci sono solo Conad, Coop, Esselunga, Mercatone Uno.

  • jo:

    Leggevo che l’ IMU serviva a parita’ di rientri, anche per rimpinzare queste frodi e far sussistere ancora il sistema bancario.
    Grillo e’ l’ unico che spiega l’ intreccio di banche, finanza, societa’, che hanno e sono prestanomi per cosche ruba soldi legalmente, e lo stato medesimo uguale, le riattiva con i soldi della gente stessa frodata, e tutto poi ritorna a debito da ripagare ancora.

    Ma vogliamo o no cominciare a mettere i cappi a questi parassiti pubblici intoccabili?
    Se non lo facciamo noi con la dignita’ umana lo fara’ dio con la sua ira, su questi ipocriti malati.

    Monti si para il culo dicendo che l’ IMU e’ dovuta per passati irresponsabili della politica.
    Prima cosa lasciate uno stato con la sua sovranita’, e lasciate che la gente meni sti fessi di coglioni, e poi vediamo se chi governa non viaggia con gli occhiali della costituzione.

    POI: Monti dice che, non ha fatto altro che svolgere il volere del parlamento europeo, quello di mettere l’ IMU.
    Su protesta pubblica di Berlusconi, si sono sentiti sputtanati, e dichiarano che l’ IMU e’ iniqua e porta alla poverta’. Pezzi di merda, e’ da quando c’e’ l’ euro che rubate alla gente con il debito infinito a frode.

    Non solo, l’ IMU deve essere corretta. Fanno la serie di preghierine per il peccato dopo la confessione ipocrita: La abbasseranno del 2%, e anziche’ devolvere i due terzi allo stato-banche, ne lasceranno in % qualcosa in piu’ ai comuni. ECCO LA GIUSTA VIA.
    Intanto la gente beve beve beve, e si ubriaca.

    GRANDE MERDA DI VECCHIO MARCIO: Con lo spread hanno forzato Berlusconi ad imporre dazio con moneta viva di 50 miliardi prima che lo silurassero.
    POI con il cadavere, ne ha presi altri 50 di miliardi, fra agosto e dicembre 2011.

    A GENNAIO DEL 2012 IL SIG. MARCIO EVOLVEVA AL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE 150 MILIARDI FACENDOLI TRANSITARE DALL’ ITALIA DIRETTAMENTE, PORTANDO IL DISAVANZO A PRESTITO-DEBITO.
    E IL DEBITO NON SI E’ MINIMAMENTE ABBASSATO DI 150 MILIARDI, ANZI, E’ AUMENTATO.

    E’ ora di finirla con queste prese per il culo di questi fantocci merdosi.

    QUEST’ ANNO O SI SCOPPIA O CI SI CALA LE BRAGHE VERGOGNOSAMENTE.
    IL pareggio di bilancio richiede tasse soldi e lascito delle produzioni ridotte a licenziamenti e con ingerenza multinazionali, che ti faranno lavorare a basso prezzo , senza garanzia, e con costi maggiori di vita.
    Ma spero di vedere le forche per le strade.

    IL PROBLEMA E’: CHE E’ ORA DI FINIRLA DI PRENDERE IL GIRO LA GENTE E DI LASCARGLI FARE QUESTO GIOCO DELL’ IMBECILLE CHE DEVE CREDERCI PER FORZA
    PERCHE’ LORO INFATUANO CON DISCORSI.
    SOTTO ELEZIONI LE SPARANO TUTTE. TUTTI HANNO LA SOLUZIONE.
    TUTTI SONO BRAVI E TUTTI RIMEDIANO.
    MA NESSUNO PRENDE IL NOCCIOLO DELLA FACCENDA,
    PERCHE’ IL GIOCO VIZIATO FINIREBBE.

    VOGLIAMO USCIRE DA QUESTA FECCIA POLITICA ITALIANA E EUROPEA.

    TE NON DEVI PIU’ PARLARE ED ESISTERE. QUESTA E’ LA SOLUZIONE.

    CHIUSO.

    Un paese deve produrre in casa sua quello che serve.
    Deve lavorare meno, e deve stare a grattarsi la pancia anziche’ creare problemi
    poverta’ e confusione irrisolvibile, che diventa frode legalizzata per i piu’ furbi,
    e nello stesso tempo i piu’ idioti.

    E LA PARITA’ COSTITUZIONALE HA UN SENSO, QUANDO SFORANDOLA
    PORTA A QUESTA FECCIA DI PARASSITI E A QUESTO SISTEMA DA FOLLIA TROGLODITA.

    ( un marito e una moglie devono crearsi i problemi per arrivare a non amarsi piu’.
    quello che hai rovinato e distrutto, muore e basta. finita. i figli si fottano.
    e via sotto un’ altro e un’ altra, dove trasmettergli la malattia dell’ imperfezione voluta,
    e se tutto va bene, stazionano con l’ ibecillita’ sulla testa e la morte nell’ anima.
    tanto, poi, a fare scena c’e’ da sfogliare cataloghi di sceneggiate a non finire.
    ma rimani un magna-caga, con il finto sorriso stampato su quella faccia da pirla che ti ritrovi)

    SIAMO E RIMANIAMMO SEMPRE DI PIU’ INFANGATI E VERSO L’ ABISSO, FOSSE SOLAMENTE A DIGNITA’, PERCHE’ TUTTO PARLA DI IMBECILLITA’ E FRODE
    LIBERAMENTE ACCONSENTITA. NON SANNO E NON SAPPIAMO CHE QUESTO LO PAGHEREMO FINO ALL’ ULTIMO CENTESIMO, IN VITA E AUTODISTRUZIONE.

    NON E’ PIU’ TOLLERABILE NULLA. PERSINO L’ ARIA E’ SATURA DI FALSO.

    • Domenico Proietti:

      Tra le cose non più tollerabili aggiungo: o impara a non abusare del maiuscolo e essere più sintetico o la prossima volta non vedrà i suoi commenti.

      - Moderatore -

  • luca:

    E noi come tanti fessi compriamo prodotti Francesi e tedeschi a gogo!!Se andate nei supermercati (quasi tutti in mano loro) è sempre pieno di gente,e nel carrello della spesa c’è quasi sempre una maggioranza di prodotti stranieri.Come vede la battaglia si combatte anche con queste piccole cose,incominciate a comprare Italiano,a quello vero non le caso in mano alle multinazionali,poi il resto…

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