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Un piccolo sceiccato italiano del petrolio 
è (o potrebbe essere) la
Basilicata. 
Questa regione nel 2012 ha estratto 5 degli 11 milioni di
barili italiani 
 
La Stampa, 3 Gennaio 2013
 
In Italia si usano 1.5 milioni di petrolio al giorno.
Se fosse vero quel che dice la Stampa,

abbiamo distrutto la Basilicata per quattro giorni

dei sette di fabbisogno nazionale prodotti in Italia.

E’ un articolo rigorosamente anonimo – come dire, chi l’ha scritto ha paura che il suo nome venga associato alle balle che scrive. 

Parte con il dire “L’Italia non e’ l’Arabia Saudita ma ha il suo tesoretto di petrolio”, che non si deve  dire “no grazie”, che bisogna darsi la “pena” di sfruttarli questi giacimenti di monnezza petrolifera e che non si deve essere “nimby”.

Peccato che l’anonimo giornalista dimentichi di dire che abbiamo melma petrolifera sottoterra e che tirandolo fuori non risolvera’ di una iota il bilancio energetico nazionale – e lo sanno pure loro!.

Peccato che l’anonimo giornalista dimentichi di dire che la parola nimby e’ stata inventata da affaristi di vario genere, inclusi i petrolieri, per schernire le popolazioni che si oppongono a interventi deliranti sui propri territori.

Chi altro deve difenderlo il territorio?

L’ONU? La Croce Rossa? Obama? I residenti, ma certo, e cosi’ e’ piu’ facile schernirli e ridicolizzarli inventandosi un insulto, mentre invece l’essere nimby per i backyard propri e degli altri dovrebbe essere una cosa di cui andare fieri.

Bene, caro anonimo giornalista.

Ci dica il suo nome, dove vive, e iniziamo da casa sua. Credo che nessuno si lamentera’ se lei ci offrisse il suo backyard per le trivellazioni.

Che ne dice?

Lei parla di questa “Strategia Energetica Nazionale” e del petrolio che sara’ estratto con “il rispetto dei più elevati standard internazionali in termini di sicurezza e tutela ambientale”.

Ma mi faccia il piacere.

In Italia non sapete nemmeno adattarvi agli standard internazionali per i limiti emissivi che sono migliaia di volte superiore che altrove, o per le distanze di sicurezza che sono ridicole in confronto a quelle di altri, e non sapete nemmeno fare le multe a chi sgarra.

Avete presente i processi BP? Bene, quando saprete fare le multe di miliardi di dollari all’ILVA, ne riparliamo, quando saprete mettere zone di divieto di 160 km da riva sulle trivelle, ne riparliamo. Quando chi inquina finisce in galera, allora ne riparliamo.

Con tutto il marciume che c’e’ in Italia, dove mai li tirerete fuori questi “piu’ elevati standard di rispetto per l’ambiente”?

Non ci crede nessuno! Sono tutte balle di Monti, di Passera, di Clini che sono vecchi di mentalita’, di sensibilita’, di speranze.

Sono paralizzati nella melassa dei loro inciuci, dei loro calcoli politici, del cerchiobottismo e non sanno prendere le decisioni giuste ma difficili. Proprio non lo sanno fare. Sono troppo invischiati, piccoli, sporchi in affari ed accordi con i potenti per avere veramente a cuore il bene della nazione.

E come mostra questo articolo, anche la Stampa lo e’.

Come sempre, l’Ilva parla per tutti. Non ci sono limiti adeguati, non ci sono multe ed e’ tutto gia’ passato dalle preoccupazioni dei politici.

E’ con questa premessa che trivelliamo lo stivale?

E poi l’anonimo – quanto ignorante – giornalista tira fuori il caso di Trecate “uno dei principali centri storici” del petrolio italiano e della vicina Carpignano Sesia, un paesino con poche migliaia di persone che ha in blocco votato contro un pozzo ENI.

Il giornalista dimentica che uno dei pozzi di Trecate e’ scoppiato nel 1994 – questo ovviamente non si puo’ dire, vero? – e ci sono voluti piu’ di 10 anni per la bonifica.

Bel giornalismo!

Infine si intervista Davide Tabarelli – quello di Nomisma che fa consulenze e inciuci con i petrolieri – come guru della faccenda che si lamenta del fatto che in tutta Italia “appena si vede in giro un geologo che saggia il terreno fioriscono i comitati del no”.

E certo, mica la gente e’ scema come lei vorrebbe farci credere, caro Tabarelli. O mica sono tutti come lei che hanno da lucrarci con il petrolio.

Dice Tabarelli:

In Italia c’è una dorsale del petrolio e del gas che
parte da Novara e poi si distende lungo l’Appennino fino in fondo alla
Calabria e prosegue in Sicilia. Nel Mare Adriatico c’è una dorsale
parallela offshore, da Chioggia al Gargano. In un secolo e mezzo in
Italia sono stati perforati 7 mila pozzi, di cui 800 ancora attivi.
Persino alle isole Tremiti, dove ci sono resistenze a trivellare, c’è
già un pozzo, attivo dal 1962 senza danni per l’ambiente. La produzione
italiana potrebbe facilmente raddoppiare, proprio come prevede la
Strategia energetica nazionale, semplicemente perforando dove già si sa
che il petrolio c’è. Invece è tutto bloccato».

E famno bene!

Lì gli ambientalisti non vogliono i pozzi perché dicono che c’è il
rischio della subsidenza, cioè che il terreno sprofondi. Ma basta
entrare nella basilica di San Vitale a Ravenna per accorgersi che nei
secoli c’è stata una subsidenza di un metro. In quella zona è un
fenomeno naturale, l’estrazione del petrolio non c’entra. Tutti gli studi geologici dicono di no. Poi qualche singolo
geologo disposto a dire che c’è pericolo lo si trova sempre.

 

Ma cosa dice, ma che ne sa lui, ma dov’e’ la sua obiettivita’?

Ci sono fior fiori di riviste a parlare della subsidenza indotta di Ravenna dai pozzi di metano e di acqua, e addirittura e’ L’ENI stessa a dirlo in uno studio commissionato nel 1999!

E poi ovviamente non poteva mancare il capro espiatorio della faccenda, il rifugium peccatorium, la Basilicata, descritta comeun piccolo sceiccato italiano del petrolio” che nel

2012 ha estratto 5 degli 11 milioni di
barili italiani ma ha risorse non sfruttate per altri 400 milioni di
barili accertati e i tecnici valutano un potenziale di un miliardo di
barili.

 

Ancora con la Basilicata! Ma cosa volete di piu’ dai lucani? Il sangue? Diteci.

Ma lo sa il “giornalista” che  l’Italia ne consuma 1.5 milioni di barili al giorno?

Per cui se le sue balle sono corrette, questo vuol dire che la Basilicata nel 2012 ci ha dato – sentite bene -  4 dei 7 giorni di fabbisogno nazionale prodotti in Italia!!!

Ridicoli proprio – o non sanno di cosa parlano, o non ci azzeccano con i numeri. In ogni caso e’ un giornalismo che fa pena.

La fine dell’articolo e’ data a Tabarelli che dice:



Io mi auguro che nel prossimo Parlamento qualcuno si prenda la
responsabilità di fare una legge che dica che una volta rilasciata dal
ministero la Valutazione di impatto ambientale, che in Italia è
severissima, poi gli enti locali non possano sollevare altri ostacoli, e
se lo fanno che vengano penalizzati.

Severissima i miei stivali.  Ne ho letti a dozzine e sparano a vanvera fatti che non stanno da nessuna parte.

Io invece, caro Nomisma mi auguro che nel prossimo parlamento non ce ne sia nemmeno uno dei politici attuali, a dare corda ad uno come lei e che questo “giornalista anonimo” torni a scuola di giornalismo.

Proprio un articolo obiettivo ed informativo questo della Stampa.

Il New York Times non e’ niente a confronto.

11 Commenti a “Le balle de La Stampa di Torino”

  • Abraxog:

    L’articolo è firmato da LUIGI GRASSIA.
    Poi non hai capito i dati . GLi 11 milioni sono i barili di petrolio ESTRATTO, non di quello consumato. L’Italia ESTRAE 11 mil di bar, di cui 5 solo in Basilicata.
    Lo togliamo il prosciutto della prevenzione?
    Ciao

    • vale:

      Mi sembra che nella sostanza cambi ben poco , non sono tanto i dati che spaventano , quanto le intenzioni che si paventano.
      Cos’ è ti hanno pagato quelli de La Stampa per fare il difensore?

    • Abraxog:

      Cambia perché mette in evidenza la superficialità di giudizio dell’autore.

      Modificare i “dati” reali a vantaggio del proprio discorso è tipico di chi vuole solo “vincere” la propria tesi e non dimostrare una verità.

      Il risultato è l’inaffidabilità, semplicemente, anche se dentro “puoi” trovare delle verità.

      Il miscuglio di verità e falsità è molto peggio della sola bugia.

  • gianni:

    basta guardare una semplice cartina geografica l ‘italia sembra staccata dalla libia, se poi si segue la teoria della deriva dei continenti tutto combacia personalmente sono anni che penso, privatizate( ai stranieri) le nostre aziende IRI, ENI,AGIP.tutto si troverà dall’oro all’ uranio,volete le prove val di susa una delle ragioni no TAV e che la valle è piena di uranio, per quello i abbitanti non vogliono il passante dovranno mangiarsi la polvere radioattiva,poi l’oro: alpi orobie, valle aurisina, dora baltea e liparia ,egna hora,genargento, sono tutti nomi che riccordano l’oro,possibile che gli antichi popoli trovavano l’oro qui in italia(celti,etruschi,romani,anche l,italia sotto il fascismo lo trovavano ,e noi no? vi riccordo che propio in sardegna tutto oggi scavano le colline estraendo l’oro,lo estrae una multinazionale australiana di nome rothscild, ha il monopolio fa 50-50 con lo stato italiano hanno sempre fatto credere che l’italia non ha materie prime che dovevammo importare tutto dall’estero? i motivi li sappiamo, non mi meraviglierei se domani trovassero di tutto e di più, la vera matrix è che ci raccontano quello che vogliono,tanto a noi viviamo in una eterna matrix( come sogno) è l’unico modo di vivere dell’uomo di oggi,pensate ai vostri nonni, avavano punti fermi,non era tanto facile fregarli,forse in nome della patria son stati fregati,la mia paura è che alle votazioni ci fregheranno ancora di sicuro, saluto tutti…

  • silvestra:

    a Torino “la Stampa” è chiamata “la bugiarda”, e complimenti a mister abraxog, un vero tuttologo

  • roland:

    Aggiungiamo magari anche che in Basilicata il petrolio si trova a 4 km di profondità. Un’enormità!

  • antioppressione88:

    povera Italia…

  • the crusader:

    Ad oggi di petrolio se ne potrebbe vare a meno. Lasciamo perdere l’atomo e le costosissime sole ecologiste del solare, dell’eolico o peggio ancora delle biomasse, abbiamo l’idrogeno. L’Italia ha costruito a Porto Marghera la prima grande centrale in Europa a idrogeno, dimostrando la veridicità di tutte le illazioni e le leggende metropolitane che si rincorrevano da un secolo.
    Purtroppo fino a quando ci sarà una sola goccia di petrolio da estrarre, le sette sorelle che altro non sono che un monopolio in mano all’elite, costringeranno ad usarlo.
    Il petrolio da vendere, tuttavia, è quello del loro monopolio non quello dell’Eni. Mattei aveva capito che l’Italia poteva essere indipendente energicamente sia grazie a fonti rinnovabili che grazie alle sue materie prime. E’ probabile che abbiamo molto più petrolio di quanto ci dicono. Se lo estraessimo acquisiremmo una sovranità energetica molto importante.
    Sono le sette sorelle a finanziare le associazioni ambientaliste e a far diffondere idee come quelle di questo articolo. Noi non dobbiamo estrarre petrolio, mentre gli altri lo devono poter fare. In questo modo loro si arricchiscono, noi ci indebitiamo.
    Che poi dovremmo smetterla col petrolio, ripeto, è un altro discorso!

  • Francesco:

    «Io mi auguro che nel prossimo Parlamento qualcuno si prenda la responsabilità di fare una legge che dica che una volta rilasciata dal ministero la Valutazione di impatto ambientale, che in Italia è severissima, poi gli enti locali non possano sollevare altri ostacoli, e se lo fanno che vengano penalizzati».

    Ma stanno fuori?

    • Lamperti paolo:

      Beh, il petrolio è inquinante, puo provocare subsidenza e altre negatività oltre al fatto che è un monopolio che non ammette la più piccola concorrenza e su quest’ultima cosa ci sarebbe da discutere prima di decidere di estrarlo, non dimentichiamoci che cmq l’eventuale transizione tra questa fonte energetica ed altre magari meno impattanti, non può essere che graduale.
      Maa..? l’oro invece a cosa serve?? No perchè è da quando avevo 12o 13 anni che me lo chiedo, e dopo qualche decennio,scusate l’ignoranza ma non l’ho capito bene ancora?

  • luigisime88:

    la basilicata è la regione, o parte territoriale, dove si trova più petrolio in europa, sennza aggiungerci la calabria e la sicilia, anch’esse saturi di gas naturali e petrolio, ma nonostante ciò sono le zone più povere d’europa, ed è anche con questo facile esempio che si evince come tutto il sud italia sia connotato a zona coloniale dedita al solo consumo di prodotti padanocentrici e/o settentrionali, ma sta musica sadda cagnà….

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