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Articolo del Prof. Carlo Moffa
E ORA UNA INDAGINE SERIA SUL PROGETTO DI VENDITA DEL RETTORATO

Una elezione blindata, con alle spalle un pressing mediatico che ha eletto rettore D’Amico ben prima del voto di ieri, e uno statuto da diritto amministrativo impazzito che, grazie al filtro dei dieci ‘grandi elettori’ necessari per la candidatura di altri ordinari, ha impedito il libero confronto tra più concorrenti. Nonostante queste armi, il Rettore D’Amico non esce troppo bene dall’elezione bulgara di ieri: solo il 62 per cento degli aventi diritto al voto dalla sua parte, e il 25 per cento di astenuti. Cosa c’è alle spalle di questa mezza vittoria? Sicuramente le invidie, ad esempio di qualche Preside silenzioso e pavido corridoista, che ha condiviso passo dopo passo tutte le posizioni del nuovo Rettore, manovrando dietro le quinte per disturbare il suo ben più preparato e capace collega.


Ma anche, e pure questo è certo, il pre-programmato sì del Rettore alla svendita del Rettorato di viale Crucioli, una vicenda oscura, che non può non suscitare molte perplessità e su cui occorrerebbe una indagine seria.
Primo, il battesimo pubblico del progetto avviene in una riunione-dibattito del Lyon’s Club dell’ottobre scorso, presente D’Amico, e sponsorizzato dalla Città dell’imprenditore edile Falone, ex studente e ex laureato di Scienze della Comunicazione.
Secondo, sull’edificio di viale Crucioli si abbatte una sequela di ‘maldicenze’ tese a diminuire il prezzo di vendita, di cui l’ultima perla è l’esternazione sulla pagina di Cresciteramo del professor Minardi, per il quale il Rettorato – edificio vincolato come bene architettonico, e dunque passibile di ottenere fondi pubblici per la sua riparazione – sarebbe fatiscente e pressoché a pezzi. Chi mai venderebbe il proprio appartamento, spargendo ai quattro venti che il suo immobile fa schifo e vale poco? E chi e perché ha prolungato nel tempo la mancata riparazione dei difetti degli edifici del Rettorato?
Terzo, come pendant di questa opzione assurda, D’Amico ha promesso nel dicembre scorso che le Facoltà umanistiche di Colleparco dovranno essere prima o poi trasferite nel tessuto urbano, nello stesso tempo fantasticheggiando di una nuova città giorno e notte su a Colleparco, biblioteche aperte fino a mezzanotte, dibattiti, concerti e chi più ne ha più ne metta. Con quali soldi D’Amico pensa di realizzare questo progetto – visto che il motivo addotto per la cessione del rettorato a un gruppo di imprenditori privati, sarebbe l’irreparabile crisi di bilancio dell’Università? La trasparenza sul business è d’obbligo, tanto più che l’ avveniristica Colleparco City finirebbe per desertificare ancora di più il centro cittadino, danneggiando i suoi abitanti, la sua vivibilità, i suoi negozi, in perfetta continuità con la politica di delocalizzazione selvaggia dell’Università di Teramo avviata negli anni Novanta dall’allora Rettore.
Infine, la notizia bomba che circola da tempo in città: gli imprenditori edili che acquisteranno il rettorato, ne faranno un albergo.
Un albergo? E allora perché no una Casa dello studente, se fosse vera e non fumo agli occhi la promessa di D’Amico di spostare le Facoltà umanistiche in città? Pensi, chi ha veramente a cuore lo sviluppo dell’Ateneo teramano, agli effetti indotti di viale Crucioli 122 trasformato in Casa dello studente, pubblicizzata sul sito unite pieno di quelle belle foto della città che – proprio sulla pagina Cresciteramo – piacciono a tanti lettori. Arriverebbero domande di iscrizione da molte altre regioni, un bando per assegnare le stanze moltiplicherebbe la capacità di attrazione, e le iscrizioni ricomincerebbero a salire, come negli anni Novanta.
Perché dunque non tenersi ben stretto l’edificio del Rettorato? Non ci sono veramente alternative alla ricerca di fondi, fondi pubblici, fondi europei? Strano, molto strana questa storia del business di cui è fan senza ripensamenti il Rettore D’Amico. Occorrebbe una indagine seria, qualcuno che studi approfonditamente i benefici, gli svantaggi e gli eventuali difetti amministrativi dell’operazione.

Claudio Moffa, Comitato Cresciteramo

3 Commenti a “La vittoria dimezzata di Luciano D’Amico”

  • jo:

    Finiamola di mercantizzare un settore che crea sedie da scaldare e pezzi carta da titolare, quando se va bene si va’ a scoprire nuove tecnologie per produzioni bisnes o privilegi casta che tetiene il controllo e gli armamenti, o cerca di andare in bunker per quello che raccoglieranno o di fuggire su marte……
    ….. quando ancora hanno e abbiamo da imaparare che prima di andare in bagno bisogna abbassare calzoni e anche le mutante.

    Liberta’ di istruzione e avenza mento solo a chi ne e’ dotato per evoluzione sana del sociale. No balle. E poi, lavoro a tutti, che e’ sempre paritario.

    Altrimenti ci troviamo ospedali, sedi di ricerca, industria medina e tecnologica, piena di raccomandati nulla facenti e nulla serventi nemmeno per loro stessi.

    Con 5 ore di lavoro al giorno, e internet gratis e studi di ogni sorta, il fenomeno, come si e’ visto ultimamente, se esce, esce uguale, e con contributo all’ umanita’.

    MA queste cose non esistono. Esiste cio’ di oggi. Bella scienza. Bel mondo.

  • jo:

    …. perche’ …… far studiare gente e generazioni senza una richiesta reale di bisogno attitudine, e’ illudere chi studia per avere una carta per lavorare.

    …. e poi, 90 su 100 si manda a studiare perche’ non c’e’ lavoro, non sanno che fare, e il prepararsi alla vita non e’ per la vita, ma per il posto che ( garantisca) il lavoro e si guadagni di piu’.

    …. e poi, il 90 su 100 di laureati o diplomati, no solo non ricordano che fanno o che sono e se ne fregano, ma non sanno nemmeno gestirlo ed usarlo, l’ apprendimento, se non solo per profilarsi in una serie di regole altrettanto basilari, che li priva quasi totalmente dell’ immenso materiale inutile appreso.

    Per lo scarto di superiorita’ attigua, vale a dire, grandi opere e grandi scoperte e grandi gestioni, ci sono gia’ i predisposti usciti dal mucchio e fatti continuare…. e SOLO PER UN BENE UTILE SOCIALE. Siamo sempre li. Cosi funziona la costituzione intelligente.

    Quando invece e’ tutto libero e inutile, allora arriva il libero e l’ inutile che caoticamente e confusamente ci troviamo. ( chissa’ pero’ perche’ e’ cosi architettato bene a puntino)

  • jo:

    …………. dice grillo:

    1 voglio vedere il programma e se serve 2 voglio vedere la copertura finanziaria 3 tutto deve andare per filo e per segno. stop.

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