Nucleare: barretta Cesio 137 rubata a Mantova NON pesava 100 grammi
Una barra di Cesio 137 del peso di “100 grammi” viene rubata in una discarica a Mantova. La notizia passa quasi inosservata per la cronaca locale ma gli esperti nucleari si preoccupano dato che, con nonchalance, potrebbe essere una serissima emergenza nucleare degna di un’operazione NCBR e antiterrorismo internazionale. Ma la barretta è in realtà un ago di taratura, e “relativamente” pericolosa.
Se per un lettore comune la notizia è stata una nota di colore (sicuramente raggiante) in cronaca di Mantova, per chi invece ha idea, seppur vaga, di che cosa sia il Cesio 137 e quanto sia letale anche in “modiche” quantità, si è insinuata un certa preoccupazione. Un furto di una barra di 100 grammi di Cesio 137 è infatti degno di una manovra di Al-Qaida e anche diffondere appelli troppo “specifici” può risultare controproducente, per ovvi motivi. E’ in quest’ottica che probabilmente si deve leggere l’appello che l’AIPRI (Association Internationale pour la Protection contre les Rayons Ionisants) martedì scorso ha diramato proprio sul furto della “barretta”: “L’AIPRI lancia un appello accorato affinché la grossa sorgente di Cesio 137 derubata nel mantovano venga in un modo o nell’altro fatta ritrovare nel brevissimo termine agli organi competenti. (Carabinieri, pompieri, Arpa, ecc.)”.
Parte il tam tam della rete, con i forum su cui di solito si discute sul “nucleare” che incominciano a fare ipotesi sulla “veridicità” dei “100 grammi di Cesio 137″. In effetti cercando conferme sulla rete e nei comunicati ufficiali si parla sempre di una “barra di cesio del peso di 100 grammi” e “custodita in un cilindro di piombo”. Scattano quindi le domande legittime: che se ne fa una discarica di una barra di 100 grammi di Cesio 137 per tarare gli strumenti? E poi, perché con 100 grammi di Cesio 137 in mano a dei ladri (o terroristi) non è scattato un piano di emergenza NBCR (emergenze Nucleari, Biologiche, Chimiche o Radiologiche) internazionale? Anche se questi ragionamenti possono sembrare “esagerati” per un lettore “comune” si pensi a quello che scrivevamo in un articolo dedicato aFukushima, riprendendo un post ( “Le césium amer de Fukushima”1 ) del prof. Paolo Scampa, Presidente dell’AIPRI: “L’AIPRI (…) spiega che secondo le tabelle dell’AIEA una ‘deposizione di 175 milligrammi polverizzata per Km2 (15 Ci per km2 dunque 555000 Bq/m2) di Cesio 137 è una calamità senza rimedio che obbliga gli abitanti all’abbandono definitivo della zona e di tutti i beni materiali, delle colture, degli animali’. Se si pensa che un cucchiaino di zucchero di solito equivale a 5 grammi, si può pensare quanto siano pochi 175 milligrammi”. E quanto siano “tanti” 100 grammi.
Interpellato da noi lo stesso prof. Scampa per “capire” da dove potessero “saltare” fuori i 100 grammi di Cesio 137, immaginando o un errore di “comunicazione” o che il peso si riferisse al cilindro “tutto compreso” (Cesio più lo scrigno in piombo di contenimento) faceva rapidamente dei calcoli: “tecnicamente 100 grammi = 8684 Curie (probabilmente qui un po’ di meno per via del decadimento). Diciamo 8600 Curie“. Ma per schermare 8600 Curie il piombo non sarebbe stato così “leggero” e poco ingombrante da essere infilato in una cassaforte a muro. E così il prof. Scampa faceva un’altra ipotesi: “Che non fosse 100 Curie? Ossia 1,15 grammi? 100 Ci stanno in un ago di 0,4 cm di spessore e lungo 5 cm”. Intanto sui forum dedicati al nucleare la pentola del corio delle polemiche incominciava a fondere il vessel del buon senso.
Dato che, soprattutto in ambito nucleare, le parole ed i numeri hanno un peso specifico “maggiore” di altri argomenti, per sincerarci della quantità di Cesio 137 rubato dalla discarica di Mantova abbiamo interpellato TEA spa. L’azienda ha puntualizzato come questi “100 grammi” siano “comprensivi del sarcofago di piombo” e che la “barretta” di Cesio 137 in esso contenuta (che ai profani, a questo punto, sembrerebbe più un ago), ha le seguenti dimensioni: “7 mm per 7mm per mezzo millimetro di spessore”. Il “peso” dell’ago è quindi davvero “esiguo”, così come la sua relativa pericolosità, comunque imparagonabile ad una “barra di 100 grammi di Cesio 137″. Ora, davanti a questo “aghetto” di Cesio 137, perfetto per la “taratura” degli strumenti, si comprende la serenità dell’ing. Anzio Negrini, Presidente di Mantova Ambiente, quando dichiara in questa intervista su Youtube ”di non mollare in ambienti reconditi o comunque in luoghi difficilmente recuperabili questi materiali auspicabilmente ci aspettiamo che possano essere abbandonati in un luogo magari abbastanza prossimo ad una entità che li possa identificare e recuperare penso ad una caserma dei vigili urbani piuttosto che a una stazione dei carabinieri o piuttosto che un ufficio postale o qualunque altro luogo che sia frequentato da persone che possano avere la sensibilità e la competenza per immediatamente identificare questo oggetto”.
Anche perché come ricorda la giornalista di News Mantova ”sull’astuccio conclude Negrini c’è impresso il simbolo della radioattività difficile non capire di che cosa si tratti una volta aperta la cassaforte”. Se infatti i ladri lasciassero davanti ad un ufficio postale 100 grammi di Cesio 137, probabilmente dovrebbe intervenire l’esercito in tenuta NBCR per recuperarlo in sicurezza. Con questo è necessario sottolineare nuovamente quanto qualsiasi sorgente radioattiva sia pericolosa per gli esseri umani e per l’ambiente e debba essere “maneggiata” con estrema cautela, consapevolezza e professionalità, dato che, anche su carta, quando ci sono solamente dei numeri a descrivere la sua potenzialità letale, incomincia a scottare.
































Tanti giornalisti non hanno confidenza con l’ordine di grandezza delle cose, non è un mistero… Che poi lo facciano per ignoranza e in buona fede è tutto da dimostrare.
Invece di criticare i giornalisti, questa volta guarda il documento allegato del Prefetto…
Mi scuso, avevo saltato il post precedente.
Beh, i Prefetti son messi peggio, allora…