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Articolo di Gaia Palmisano -  * Fonte: http://www.ilcambiamento.it

redditoIl reddito di base, chiamato anche reddito di cittadinanza (o di esistenza, per includere i migranti), è una proposta portata avanti da una rete internazionale, il BIEN, presente anche in Italia. Il concetto è quello di garantire a tutti i cittadini e le cittadine un reddito minimo in grado di consentire uno stile di vita decoroso. Molte le questioni ancora aperte a riguardo, intanto in Italia è partita una campagna di raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare sul reddito minimo garantito, misura già prevista da 25 Paesi Ue.

Il reddito di base, chiamato anche reddito di cittadinanza, è una proposta portata avanti da una rete internazionale, il BIEN, presente anche in Italia

Sono davvero i soldi che ci spingono a lavorare? La risposta sembra scontata in questo tempo di crisi, tagli alla spesa pubblica, privatizzazioni. In un’Italia dove il tasso dei disoccupati è dell’11,1%, in costante aumento, pensare ad una società affrancata dall’ansia di arrivare alla fine del mese appare come una lontana utopia.

Eppure è forse proprio in un momento così tragico che vale la pena di pensare a delle nuove proposte e idee che rendano possibile per l’uomo vivere una vita degna di essere vissuta. Il reddito di base, chiamato anche reddito di cittadinanza (o “di esistenza”, per includere anche i migranti, ndr), è una proposta portata avanti da una rete internazionale, il BIEN (Basic Income Earth Network), che è presente anche in Italia.

Il concetto è quello di garantire a tutti i cittadini e le cittadine un reddito di base, di un’entità in grado di consentire uno stile di vita decoroso. Il reddito è inalienabile e incondizionato, non è un aiuto sociale proporzionale al reddito e non obbliga ad alcuna attività. Esso si pone come uno strumento in grado di rendere possibile ciò che leggiamo nell’articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo: “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.

Ciò che sta dietro all’idea del reddito di base è una questione etica: solo chi è affrancato dall’ansia di procacciarsi i mezzi per vivere può definirsi ‘libero’ e ampliare la democrazia, intesa come partecipazione attiva del cittadino. Non sono però trascurabili gli aspetti sociali implicati nel reddito di cittadinanza: il reddito di base incondizionato si pone infatti come strumento contro la povertà e sarebbe accompagnato da una riforma fiscale che potrebbe muoversi anche in senso ecologico.

tommaso moro
In “Utopia”, di Tommaso Moro, viene teorizzata una società affrancata dalla paura di vivere, poiché i beni sono in comune, la proprietà privata è stata abolita e ognuno collabora alla produzione di beni

Se oggi ad essere tassato è infatti soprattutto il lavoro, con l’introduzione del reddito di base sarebbe necessaria una tassazione sui consumi, sui beni di lusso, sui beni immobiliari ed una lotta all’uso smodato delle risorse. Non è quindi possibile pensare al reddito di base come ad un incentivo allo spreco ‘gratuito’: tale riforma può avere successo solo in una società dove vi sia un’inversione di valori e una lotta alla produzione smodata di beni futili e obsoleti. Si potrebbe immaginare il reddito di cittadinanza come uno strumento o una sfida per una società decrescente dove i soldi non sono il fine ma un mezzo per assicurarsi beni e servizi non autoproducibili o non reperibili attraverso una rete sociale solidale.

Le basi filosofiche di tali idee sono da ricercarsi nell’Umanesimo rinascimentale e, in particolar modo, nel capolavoro di Tommaso Moro “Utopia”, dove ad essere teorizzata è una società affrancata dalla paura di vivere, poiché i beni sono in comune, la proprietà privata è stata abolita e ognuno collabora alla produzione di beni, avendo tempo a sufficienza per il riposo e lo studio.

Il lavoro retribuito, che occupa un ruolo centrale nella scala dei valori della nostra società, è un concetto pressoché recente: esso è correlato all’espiazione della pena inflitta da Dio all’umanità in seguito al peccato originale e si colloca nella tradizione giudaico cristiana. Nelle società classiche, invece, il concetto di lavoro inteso come fatica non era un’attività da intendersi destinata a uomini liberi, i cittadini. Il reddito di base trae la sua genealogia da entrambe le tradizioni proponendo all’uomo la possibilità di un giusto equilibrio tra otium e negotium.

Viene però spontaneo domandarsi: da dove si prendono i mezzi per finanziare tale riforma? Prendendo come esempio la Germania, Stato dove tra l’altro sono presenti ammortizzatori sociali quali l’Arbeitslosengeld (assegno per i disoccupati) e il Kindergeld (assegno mensile che riceve ogni figlio fino al compimento degli studi), si nota come circa 620 miliardi all’anno siano destinati alla spesa sociale.

Se proporzioniamo tale cifra ad una popolazione di circa 80 milioni di abitanti, ne risulta la possibilità già attuabile di un reddito di cittadinanza di circa 800 euro destinabile ad ogni cittadino e cittadina. La spesa sociale italiana si aggira invece intorno ai 300 miliardi di euro annui che relazionata ai circa 60 milioni di abitanti della penisola, si potrebbe concretizzare in un reddito di base di circa 500 euro al mese.

raccolta firme
In Italia è partita una campagna di raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare sul reddito minimo garantito

Intanto anche in Italia è partita una campagna di raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare sul reddito minimo garantito. Pur muovendo da presupposti comuni, e cioè il diritto di ognuno a vivere una vita degna, il reddito minimo garantito (previsto già in 25 paesi dell’Ue, tutti ad eccezione di Italia e Grecia, ndr) si differenzia dal concetto del reddito di base: la proposta di legge, infatti, mira a garantire un’entrata di 600 euro mensili a coloro che risultano sotto la soglia degli 8000 euro annui. Non è quindi un reddito incondizionato e inalienabile: può essere infatti revocato sotto alcune condizioni quali l’assunzione a tempo indeterminato, il compimento dei 65 anni di età, il rifiuto di un posto di lavoro.

Molti sono i punti che ci portano a riflettere sulla necessità di un cambiamento radicale nell’intendere i cardini attorno ai quali gli uomini e le donne organizzano la loro esistenza. Se riflettiamo sulle ore settimanali che prestiamo di lavoro non retribuito, che si aggirano intorno alle 19 per gli uomini e alle 30 per le donne, forse ci rendiamo conto che non sono i soldi il solo fattore a spingerci a lavorare.

Il reddito di base può essere uno strumento interessante per muoversi verso un modello di società più equa, ma molte sono le questioni da chiarire e approfondire. Nel nostro mondo globalizzato, ad esempio, dove la ricchezza dei paesi ‘del nord’ si basa sul lavoro vincolato dal debito estero dei paesi così detti in via di sviluppo, il reddito di base dovrebbe essere garantito in primo luogo ai paesi che ancora non si sono resi autonomi dal post-colonialismo.

Inoltre se il reddito di base diventerà una misura adottata, in che modo sarà possibile fare sì che il denaro percepito sia speso in circuiti che garantiscono un’etica ed equità, anche dal punto di vista della sostenibilità ambientale?

E in che modo tale reddito potrà essere davvero incondizionato?  E quell’apparato di pesante burocrazia e formalità che è lo Stato sarà in grado di rendersi mezzo di transizione verso una società più equa, o non è forse quello statale un modello di pensiero legato ancora a vecchi schemi e vissuti storici e poco resiliente?

Il dibattito sul reddito di cittadinanza, intanto, va avanti.

24 Commenti a “Reddito di base, strumento per una società più equa?”

  • Jacopo Castellini:

    Il reddito di cittadinanza universale ed incondizionato è uno dei punti fondanti dell’Antropocrazia, come contropartita della fiscalità monetaria.

    • jo:

      Hanno tolto le pensioni di anzianita’. Un reddito di cittadinanza suona bene se non e’ vincolato al sistema di ora, dove tuto va’ a debito da rimangiarsi. Succederebbe un altro risucchio, l’ inflazione monetaria sui costi, dove chi ha, produce, lavora, non lo fara’ per la carta, ma per la quantita’ della carta. Se c’e’ piu carta ci deve essere maggior ricompensa per chi serve l’ uso della carta che e’ il suo bisogno, lavorando e creando cibo e utilita’. Siamo sempre li. Bisogna vedere come funziona l’ ottica di una scelta. Se i prezzi costi e sistema produttivo alla sola sopravvivenza-vivere sono felici di lavorare e fermarsi al guadagno controllato, e li rende felici, bene: altrimenti, visto che di moneta gratuita ce n’e', la corsa alla produzione-crescita, vincolato alla sanguisuga sistema e corsa al prendi e annaspa, fara’ alzare i costi e accorcera’ in un attimo il valore stesso del reddito di cittadinanza.

      E’ questa l’ ottica del sistema umano quanto mai vincolato di oggi: te crei una cosa, io ho gia’ la soluzione per dissolverla. Deve rendere o non se ne fa’ nulla.
      In un sistema che per prendere fa’ il debito togle il walfare e allunga tempi di pensionamento crea licenziamenti e cassa integrazioni limitare e finite, non c’e’ nemmeno da citarla la cosa. Non regge.

      Se regesse, chiuderebbero un occhio, come lo chiudono per fare i debiti sapendo che li recupereranno alla grande. Date date stipendi gratis, poi arriviamo noi con i costi e le tasse debito, cosi’ ritornano. Grazie e arrivederci. L’ umano e’ unico, anche se proporzionalmente al ruolo che ha o alla sostanza che possiede.
      All’ entrata dell’ euro avete mai visto un italiano che abbia cambiato i prezzi lira in euro giusti? Prima che mangi te, lo mangia il tuo prossimo, poi lo mangia il sistema-loro, e te lo mangia prima di metterlo sul piatto, negandotelo o mangiandolo poi.

      Costituzione, statalizzazione sostentamento minimo statale, moneta statale, e tetto annuo accumulo guadagno, poi reset. Prestiti senza interessi su bisogni primari: casa e attivita’ fabisogno vivere locale. Lavoro obbligatorio per tutti. Paga uguale. Il vero comunismo costituzionale, mai applicato da nessun ismo.
      Tutti siamo utili ma nessuno e’ indispensabile, anziche’, pochi sono indispensabili e tutti sono inutili.

    • renato:

      Mi suona tanto da regime comunista.Chi ha visitato i paesi dell’est durante il regime comunista,poteva notare per le strade molti alcolisti,si entrava in un locale pubblico e le faccie della gente erano buie e rancorose.L’elemosina del regime non la vogliamo,bisogna conquistare diritti di cittadinanza.
      Il sistema capitalcomunista,ha bisogno di numeri,e la nuova carota è il reddito di cittadinanza.Questo significa redditi bassi per i molti,e ricchezze infinite per i soliti.
      Bisogna ridistribuire la ricchezza non la povertà!

      • Antonino Trunfio:

        @RENATO : a una condizione essenziale e primitiva. Prima di redistribuire, ammesso e non concesso che sia la strada da seguire (lo faceva il comunismo e lo fanno tutti i paesi “democratici” del mondo !!) la vogliamo creare la ricchezza ? Altrimenti se redistribuisci prima di creare, distruggi per sempre solo quella che già c’è. E il futuro è certo : miseria e povertà per tutti.

        • renato:

          Amico mio,è la solita favola,prima la ricchezza bisogna crearla.Cosa hanno fatto i popoli sino ad oggi se non creare ricchezza che altri si sono pappati.
          In occidente la produttività è aumentata a dismisura,si produce così tanto che non sanno più a chi vendere la loro immondizia.
          Per cortesia non usiamo gli stessi argomenti della stampa di regime.
          I miliardi del MPS dove sono finiti,i profitti Fiat dove sono finiti ecc….

  • Antonino Trunfio:

    Agli ebrei, schiavi del faraone al tempo di Mosè era garantito un diritto di “cittadinanza”. La magnanimità del faraone prevedeva il lavoro e un assegno che consisteva nei mezzi di sussistenza essenziali per poter vivere e lavorare.
    Allora :
    se è certamente sacrosanto quanto sancisce il principio :
    “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.

    Come si fa a chiedere un sussidio di cittadinanza giusto a coloro (governi e caste politico – finanziarie) che questi diritti proclamano a ogni angolo del pianeta, mentre ne sono al contempo i principali nemici e traditori ? Fautori occulti di disoccupazione, povertà, crisi economiche e guerre ?

    Non so chi ci sia dietro al BIEN ma sospetto molto. Chiunque chiede qualcosa a un tiranno che sia cosa diversa dalla LIBERTA’ o ne è un complice o è soltanto un farabutto in più da smascherare.
    il sussidio di cittadinanza ha tutto il cattivo odore dell’ultima catena di schiavitù per le giovani generazioni.

    Mosè che capi l’inganno della schiavitù imposta “munificamente” dal faraone al suo popolo non chiese sussidi a quel potente del tempo, ma lo minacciò di sciagure e di portare via il suo popolo nella terra promessa. Cosa che regolarmente avvenne.

    Quell’utopia di cui scriveva il grande Tommaso Moro, è un luogo dove la prima condizione essenziale per la felicità, la prosperità, la condivisione è la LIBERTA’. Non i sussidi di cittadinanza.

    Tutto il resto è un cancro mortale da cui si lasciano contaminare milioni di persone ormai assuefatte alla schiavitù e alla dipendenza da un protettore – tiranno.

  • Jack:

    Era ora che qualcuno si prendesse l’onere di affrontare questo argomento così importante per un paese incivile qual’è l’Italia unico a non prevvedere per i propri cittadini un diritto alla vita. Quando una persona viene al mondo dovrà avere il diritto alla soppravivenza o no? Se per vivere devo mangiare è lòogico che devo avere il denaro che mi da la possibilità di comperare quello che mi serve e se non ho un lavoro lo Stato civile dovrebbe o meglio deve farsene carico. In Italia questo ancora non succede perchè abbiamo una classe politica cialtrona, incapace, arraffona, spregiudicata da cacciare a pedate nel culo ed al piu’ presto non è piu’ tollerabile andare avanti in questa maniera qua! Ma la colpèa di tutto questo disastro è imputabile anche al Vaticano per non aver mai attattaccato duramente i politici e questo perchè da essi ricevono montagne di soldi e quello che mi meraviglia di piu’ è che ancora ci sono tante persone che credono a quei signori in gonnella mantenuti a suon di miliardi ogni anno da noi sudditi.
    Facciamo pèare delòla CE pertato lo Stato italiano dovrebbe alinearsi alle leggi europee invece non è così quando gli fa comodo ai politicio cialtroni applicano le leggi europee quando invece non gli fa comodo preferiscono prendere le sanzioni che poi tanto chi paga è sempre pantalone.
    CACCIAMOLI VIA!

  • Ghigo:

    Temo che questo sussidio non sarà mai elargito perché produrrerebbe troppi cittadini ‘liberi’ ed indipendenti (sembra un paradosso ma non lo è). Avere la possibilità di lavorare o meno lascerebbe troppa autonomia e libertà. Il ricatto del salario è un’arma troppo forte per abbandonarla. Ciao

  • gastone:

    lo stato è la bestemmia che tutti lanciano contro tutti pur di rimanere incollati in un sistema mutuo di truffa e inganno sotto l’egida sgangherata del bene comune e dei falsi diritti.

    oggigiorno si è talmente ubriachi dentro la “cantina sociale” della ricchezza della nazione che si immagina che tutti si abbia un titolo a una bevuta, e poi un altra..e poi un altra….fino a quando il vino finisce, perchè era di tutti, ma prodotto attraverso la donazione coatta.

    sciocchi la natura non vi ha mai promesso nulla, ma via ha fornito di capacità in grado di potervi dotare di qualsiasi conforto, cura e ricchezza, tanto da elevare questo dono a supremo diritto naturale inalienabile; forse viè sembrato insufficiente , scarno il suo enunciato, dunque avete pensato di rimetterlo nelle mani di una sedicente organizzazione caritatevole in grado di re distribuire quello che madre natura aveva mirabilmente già distribuito.

    naturalmente come ogni organizzazione distributiva che si rispetti, anche lo stato trattiene una buona fetta per il suo “disturbo” è per coprire quello, che vi ha intitolato a così tante ricchezze altrui che assuefatti a questa droga , quando lui non ci sarà più andrete a reclamarla armati dal vostro vicino “direttamente” in nome della civiltà.

    nella civiltà non c’è posto per la barbarie della spoliazione coatta o redistribuzione in nome di interessi più elevati di quelli privati, dunque godetevi pure questa barbara condizione e se volete chiamatela pure civiltà, ma alla fine di questa agognata nuova era di falsa dignità e presunta civiltà ci sarà sempre l’epilogo ad attenderci

    “i soldi degli altri finiscono prima o poi”

  • gibuizza:

    Non sono d’accordo sul reddito di cittadinanza. Preferirei venisse creato un “lavoro” di cittadinanza, cioè tutti hanno diritto ad espletare un lavoro con conseguente remunerazione. Abbiamo problemi con i vecchi e con i bambini, con i malati e con i “pazzi”, abbiamo un ambiente che si sta sfaldando, montagne che crollano, torrenti che esondano, boschi che muoino, starde sporche e maltenute, giardini incolti, case decrepite ecc. ecc.. Chi non nulla da fare e non ha quindi reddito faccia qualcosa per partecipare alla vita della collettività e avrà la possibilità di avere redito. Un’altra considerazione è: se in Italia arrivassero 1 miliardo di persone come faremmo a dare loro un reddito di cittadinanza? Una regola deve valere per tutte le possibilità altrimenti che regola è?

  • Elyah:

    Mi sorge naturale, ricordare a tutti coloro che continuano ad elemosinare alla porta dei loro guardiani, il discorso della montagna di un certo Yah’u'shua:

    “Perciò io vi dico: non prendetevi pensiero del domani, di ciò che mangerete, né di come coprirete il vostro corpo. Non è la vita più del cibo e il corpo più degli indumenti? Guardate gli uccelli dell’aria, essi non seminano, né mietono, né raccolgono, eppure il vostro padre celeste li nutre. Non siete voi da più di essi? Chi di voi, preoccupandosi, più aggiungere un centimetro alla propria statura? E perchè vi date pensiero dei vostri vestiti? Guardate i gigli del campo come essi crescono; essi non s’affannano, né tessono eppure io vi dico che neppure Salomone, nel suo splendore, era vestito come uno di essi. Perciò, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi è e domani è gettata nel forno, non vestirà egli molto di più voi, uomini di poca fede?
    Non preoccupatevi dicendo: che cosa mangeremo o di cosa vestiremo, poiché il padre celeste sa che voi avete bisogno di queste cose.
    Ma cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno aggiunte. Non pensate al domani, poiché il domani penserà a se stesso. Ad ogni giorno basta la sua pena.”

    mi sento a tal proposito anche di riflettere su quanto scritto in questo blog:

    http://averate.blogspot.it/2012/10/nel-mio-blog-ho-descritto-labbondanza.html

  • Antonino Trunfio:

    @RENATO : lei ha sbagliato esempio. Se per ricchezza indica quella di MPS e di FIAT, il nome da usarsi è : FURTO E RAPINA CONTINUATA E AGGRAVATA. Non c’entra niente con la ricchezza, nè con la sua produzione e nè con la sua re-distribuzione.
    E badi che la rapina e il furto sono stati chiamati a seconda del governo e delle epoche : sostegno all’occupazione, rilancio degli investimenti, tutela dei risparmiatori, ecc….. Manca solo il sussidio di cittadinanza.
    E come diceva Gandhi, cominci lei, caro Renato, se crede tanto nella re-distribuzione, a dare l’esempio. E non importa se lei possiede un euro o tutto il pianeta terra. Se non è d’accordo, legga di Gandhi, che forse lui sulla ricchezza e la povertà, non aveva idea ma esperienza di vita.

  • Francesco:

    Sarebbe bello se ci fossero le soluzioni facili, che vanno bene per tutti e in tutti i casi. Ho l’impressione che le soluzioni non sono giuste per tutte le situazioni contingenti, non si può pretendere che un abito vada bene a ferragosto e pure a febbraio. Il reddito di cittadinanza può funzionare introdotto in un sistema produttivo in cui c’è anche chi produce e spende il suo, quando chi produce deve chiudere perchè LO STATO (o chi per lui) se lo è mangiato vivo, in questo senso, allora quello stesso STATO che lo ha rosicchiato fino all’osso, gli dovrà restituire un pò di ciccia. Il discorso di gastone “i soldi degli altri finiscono prima o poi”, mi fa pensare che anche l’aria finisce prima o poi, ma gli altri continuano ad inquinare, anche per me, non mi ha mai rimborsato nessuno perchè mi è venuta la bronchite a causa della ciminiera che ho sotto casa, anche i polmoni degli altri finiscono prima o poi. Ma pure io lavoro da quando avevo 12 anni, prima nel negozio di mia madre, poi al ristorante a lavare i piatti, ecc. ecc. fino ad oggi che ne ho 49, Monti per darmi due spicci al mese di pensione vuole che lavori fino a 69 anni (a carte ferme, domani possono sempre migliorare le cose, oppure no), così 69 – 12 = 57 anni, nemmeno Curcio ne ha fatti tanti anni ragazzi!!
    Una società giusta è un luogo in cui si è aperti agli altri, se tu oggi, per tutta una serie di motivi, hai bisogno, penso ti piacerebbe che c’è qualcuno che sull’orlo del burrone ti porge una mano e ti riporta lontano dal baratro.
    Certo, bisogna considerare che l’italia non è uno stato serio, altrimenti avrebbe dato un calcio in culo a marchionne e gli avrebbe richiesto indietro con gli interessi tutti i soldi che gli ha dato in tanti anni e che non sono stati redistribuiti in stipendi, gli avrebbe impedito di vendere in italia le macchine costruite in polonia, magari a quest’ora avremmo dimezzato l’in/debito pubblico. Stai tranquillo gastone, i soldi per il reddito di cittadinanza non dovrebbero chiederli a te, basterebbe stamparli.

  • Tidivic:

    Concordo con chi parla di lavoro di cittadinanza. Il reddito di cittadinanza è uno dei cavalli di battaglia di Grillo ma a me non convince. Ritengo che la gente abbia bisogno di sentirsi utile e non di essere dipendente dal sistema per vivere. Una cosa del genere si sta verificando in questi giorni negli stati uniti dove le persone sono costrette a comprare con i buoni pasto del governo che sono dei sussidi di sopravvivenza mentre il sistema sprofonda sempre di più per il debito. Quello che ci vuole è il lavoro. Loro lo sanno che il lavoro rende forte l’uomo e per questo tengono la gente disoccupata povera e depressa col solo desiderio di farla finita. Intanto chi non ha lavoro non usufruisce di nessun servizio e deve pure pagare le loro ignobili tasse

  • Jacopo Castellini:

    @ Tutti
    Ho citato l’Antropocrazia, che è un progetto concreto (fondandosi sulla matematica), ma tant’è….

  • Antonino Trunfio:

    @CASTELLINI : non è questione di scienze esatte o di antropocrazia. E’ solo questione di stabilire chi sono quelli che vogliono vivere sulle spalle degli altri, chiedendo prima a quelli che devono mantenerli, se sono d’accordo. La libertà non la stabilisce l’antropocrazia per quelli che vi aderiscono e quelli che non sanno neppure che cos’è e cosa dice, o quelli che non sanno di matematica, si attaccano al carro e adeguandosi pagano !!! La libertà è una questione individuale. Se essere liberi per lei corrisponde con l’essere affrancati dalla fatica di procacciarsi i mezzi per vivere. Per me no. Questo le deve bastare. Afferra ?
    Lei si tenga la sua di idea di libertà e trovi chi gliela finanzia. Io mi tengo la mia e me la finanzio da solo senza il contributo di alcuno.

  • Francesco Costantino:

    Ma introdurre il reddito di cittadinanza non significa che c’è chi viene mantenuto e chi sgobba come un somaro, quello già ce lo abbiamo tra l’altro, si vada a fare un giro a montecitorio se vuole farsi un’idea Trunfio. Chi percepirebbe il reddito di cittadinanza, secondo me, dovrebbe accettare eventuali offerte di lavoro dignitose, pena la decadenza dal reddito, chiaro? se no ricadiamo nelle indennità, per carità l’italia ne è già piena!

  • Antonino Trunfio:

    Caro Francesco, sono d’accordo con quanto lei die.. Ma anche il lavoro, ricordi i famosi LSU del mortadella (Lavoratori socialmente utili), è una “merce” ci vuole sempre qualcuno che ne abbia bisogno e sia disposto a pagarla. Il lavoro non è socilamente utile, il lavoro è solo il risultato di un bisogno di qualcuno e della disponibilità – capacità di qualcun’altro.
    Poi la ringrazio di avermi fatto sorridere !! lei crede che per rendersi conto della truffa continuata ed aggravata cui tutti siamo soggetti, debbo spostarmi da milano dove risiedo a roma ? Ci segua, e si arruoli. E combattiamo insieme per avere non il sussidio alla schiavitù perenne ma la libertà per tutti dalla metastasi dello stato, dello statalismo e dei sui cortigiani, vera metastasi della società odierna.
    Chiunque invoca un sussidio al tiranno, ne è complice o è solo un imbecille. Ai tiranni e sempre ahimè, con le cattive maniere, occorre chiedere una sola cosa : la libertà
    Cordialmente, AT

  • Antonino Trunfio:

    @CASTELLINI : lei si è dileguato !! ma lasciando da parte la matematica che pure ha invocato, l’antropocrazia, cosa c’entra col reddito di cittadinanza ? glielo dico io amichevolmente : una beata mazza.

    • Jacopo Castellini:

      Sig. Trunfio,
      sì mi sono dileguato per un po’ di giorni, spero non le sia dispiaciuto troppo.
      Se Lei avesse fatto anche una semplice ricerca in internet avrebbe facilmente capito cos’è l’Antropocrazia. Ma vedo che è più facile scrivere a vuoto….
      Cordialmente.

  • BRUNO:

    il reddito di cittadinanza è un diritto matematico:
    reddito di cittadinanza=soldi stampati dallo stato: popolazione dello stato
    lo stato = il popolo
    lo stato stampa i soldi = il popolo ha il reddito di cittadinanza
    non è un discorso morale ma di giustizia, matematico.
    i paesi comunisti non hanno distribuito soldi ma solo lavoro per tutti cioè schiavitù
    l’italia deve essere una repubblica basata sul lavoro (schiavi) o sul benessere?
    riprendiamoci la nostra dignità di esseri umani, immortali e divini
    bruno

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