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http://www.ilgiornale.it/news/interni/smemorato-bersani-andava-bankitalia-sponsorizzare-stampalibera.comps-881403.html

 

Il mantra è del segretario democrat è: il Pd non si occupa di banche. Ma nel 2004 chiese a Fazio di favorire l’operazione con Unipol e Bnl. L’allora governatore fu interrogato a Milano su Ricucci e Fiorani: “Fassino e Bersani vennero da me per la fusione”

– Sab, 02/02/2013 – 08:07

È il peccato originale. Pier Luigi Bersani l’ha rimosso e ripete come un mantra che il Pd fa il Pd e le banche fanno le banche. Perfetto. Ma solo qualche anno fa il segretario del Pd la pensava diversamente e si dava da fare.

Il segretario del Pd Pierluigi Bersani

Insomma, le banche facevano le banche e il Pd (e prima i Ds) faceva il Pd e pure le banche.

Sembra una filastrocca ma è quel che affiora da un verbale firmato dall’allora governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio. È il 22 marzo 2006 e Fazio, travolto dalla tempesta dei furbetti del quartierino e delle scalate corsare, viene chiamato in procura a Milano dal pm Francesco Greco. E che cosa racconta? Parla di Ricucci, di Fiorani e di Antonveneta, ma poi si concentra su un dettaglio illuminante. «Le posso dire – spiega a Greco -, su Bnl, che sono venuti da me Fassino e altri a chiedere se si poteva fare una grande fusione Unipol-Bnl-Montepaschi. Io li ho ascoltati». Greco non molla, per cercare di collocare nel tempo l’episodio: «Questo quando?». «Primissimi mesi 2005 o fine 2004», è la replica. Pausa. Poi Fazio articola meglio i ricordi: «Erano Fassino e Bersani».


Ma sì, l’allora segretario dei Ds Piero Fassino, oggi sindaco di Torino, e l’allora responsabile economico del partito Pier Luigi Bersani, bussarono alla porta del governatore per proporre la creazione di un grande polo bancario in cui sarebbero confluiti Bnl, Unipol e Monte dei Paschi. Grandeur rossa. Non se ne fece nulla, anche perché Fazio rispose con un secco no. Almeno in quella circostanza, salvo poi ammorbidire la sua posizione.
Quel che conta però non è il risultato, ma il metodo. La nomenklatura del partito, più o meno la stessa di oggi anche se è cambiato il logo, coltivava i suoi disegni egemonici anche sulla finanza, vagheggiava vaste aggregazioni, sognava in grande. Come del resto traspare dalla famosissima intercettazione, pubblicata dal Giornale alla fine del 2005, in cui un elettrizzato Fassino chiede a Consorte: «Ma abbiamo una banca?».
Oggi Bersani ringhia: «Sbraneremo chi ci attacca sul Monte dei Paschi», e poi ripete che il Pd non accetterà lezioni da nessuno e poi ancora che bisogna cambiare, svecchiare, rinnovare. E il solito corteo di luoghi comuni ben confezionati. Fra 2004 e 2005 però giocava le sue carte sfruttando la contiguità, eufemismo, fra partito e banche di riferimento. Il Monte era, come oggi, nelle mani di tecnici e politici militanti o comunque di area. Con un guinzaglio, allora, davvero corto.
Poi le cose andarono come andarono. Consorte provò a scalare la Bnl. E chiamò in causa i «compagni» del Mps che avevano in cassaforte un 3 per cento, preziosissimo, della banca da conquistare. Cominciò una manovra azzardata da parte di Mps per recuperare quel pacchetto strategico – nel frattempo diventato un prestito obbligazionario – e metterlo a disposizione di Consorte. Risultato: le Fiamme gialle si insospettirono e accesero un faro. La scalata, come si sa, fallì e il Monte si trovò i finanzieri alle costole. Partì un accertamento fiscale che poi diventò penale e piano piano ha dato corpo all’indagine di oggi. In ogni caso, il partito continuò a interferire, come documenta persino un insospettabile Franco Bassanini che in un’intervista a Panorama ha alzato il velo dell’ipocrisia, sempre a proposito della tentata scalata della finanza rossa alla Bnl: «D’Alema e Consorte fecero pressing su Siena perché si alleasse con Unipol. Chi difese l’autonomia di Mps, come me e Amato, venne emarginato». La sinergia ci fu dunque, anche se in un quadro complesso di cordate e tradimenti, a due diversi livelli: politico-strategico e sul campo con il tentativo di girare quelle quote Bnl, il 3 per cento, da Siena a Bologna che ne aveva assoluto bisogno per vincere la partita.
Bersani rivendica correttezza, s’indigna e annuncia querele, ma la lezione del 2005 evidentemente non è servita. Perché la vicinanza, anzi la marcatura stretta del partito sulle banche amiche, è andata avanti. Finché il sistema è esploso. E oggi si dimentica il peccato originale. E la processione dal governatore. L’altra sera, a Servizio Pubblico, il responsabile economico del Pd Stefano Fassina, ha ascoltato con crescente imbarazzo il racconto di Marco Travaglio che pungeva Bersani proprio con lo spillo di quel verbale dell’ex governatore. Meglio girarsi dall’altra parte e ripetere, come un disco rotto: «Sbraneremo chi ci accusa».

11 Commenti a “Lo smemorato Bersani andava in Bankitalia per sponsorizzare Mps”

  • jo:

    Hanno tutti scheletri negli armadi, e se non ce li avessero, ne hanno uno piu’ grande ancora e totale: LA COSTITUZIONE.
    Dovrebbero andare tutti in galera per tradimento civile e umanitario
    con vittime sociali a frode e vittime ammazzate in guerre e a fami.

  • Antonino Trunfio:

    a Bettola provincia di Piacenza, suo paese natale, se lo sono liquidato il PIRL UIGIO BERSACCCHIO, perchè pare che non fosse buono neanche per la sagra della salamella e dalla pasta e fagioli.

  • Roberto Arvo:

    Basta infangare il nome di un politico serio come Bersani. E’ vero che Monti, intervistato da Leone di Lernia (allo zoo di 105) ha dichiarato che il PD ha delle responsabilità, ma il segretario Bersani ha ribattuto (da “Amici” della De Filippi) che si sta montando una campagna strumentale contro il partito…cosa che non è accettabile. Comunque per adesso il terzo incomodo Berlusconi…tace. Da X Factor si è detto convinto che i problemi del paese sono altri.
    Per chi voteremo?

    • bruno:

      Gli unici politici seri erano Lincoln,Kennedy e Moro,che hanno stampato la valuta credito,non questi camerieri delle banche private.Se proprio volete votare per uno di questi
      allora votate per quello che ci farà schiattare prima,così la facciamo finita una volta per tutte.

      • Roberto Arvo:

        Disprezzo profondamente Bersani e i suoi degni compari….si legga la risposta ad Antonino. Quanto a quelli che cita lei si tratta di tre altri pupazzi massoni….ma è possibile che prendiate tutto così sul serio?

  • Antonino Trunfio:

    @ARVO : di solito si infrangono i vetri e le vetrine. E ai mestieranti della politica si possono destinare invece invettive e cattive maniere. Negli anni 70 si preferivano piombo e tritolo. La politica e i politici per definizione sono seri come criminali, quello si. Criminali travestiti da benefattori (con l’altrui denaro).
    A me dispace che lei è disturbato personalmente per Bersani, mi scuso ma è colpa sua, che segue e difende criminali pensando che la loro presunta serietà farà vivere lei sulle spalle di qualcun’altro. Si sbaglia davvero, il tempo è scaduto anche per lei e pirluigio con tutti i suoi seguaci, e colleghi di palazzo.
    Preghi e raccomandi l’anima del suo beniamino di Bettola, che qualcuno non gli pianti una pallottola in fronte a bruciapelo. Ogni tanto capita che qualcuno li tratti da pari.

    • Roberto Arvo:

      Antonino, ma veramente ci ha creduto? Il senso del mio commento era che queste nullità totali sono ridicole e mi sono divertito a metterle (a parlare…coi loro discorsi a vanvera) nei posti dove il livello intellettivo è pari al loro. O se vuole, li ho fatti parlare in luoghi da dove arriveranno tanti loro sostenitori per quanto riguarda il voto. Dunque solo ironia. Chiunque abbia letto qualche mio post su Bersani sa che al solo nome mi inferocisco (idem per quelli che chiamo i “sempliciotti di sinistra”) e allora invece di dargli addosso direttamente (ma lo faccio anche nella vita quotidiana reale) ho pensato di sfottere un pò.
      Ma sono anche curioso…mi spieghi come ha potuto credere ad una intervista fatta da Leone di Lernia…allo zoo di 105…ma è fuori???

      • Antonino Trunfio:

        @ROBERTO : mi scuso, ma oggi tutto è possibile sentire e leggere riguardo ai mestieranti della politica. Sei dei nostri, arruolati però che il tempo delle parole è scaduto pure per te

  • Roberto Arvo:

    Stavolta sul serio. Dico che l’intelligenza di uno che vota per il PD è totalmente neutralizzata dall’omaggio che certe persone tributano a quello che fu il PCI. Insomma un voto semi nostalgico. Ma a parte che fu un partito infido e doppio, come riconosce pure uno di sinistra come Barnard, è stato il luogo ideale per infilarci di soppiatto il neo liberismo, come fosse un cavallo di Troia, facendo fessi i ceti che dovevano difendere. Ora sono (con malcelata astuzia) il partito delle banche e della speculazione finanziaria assassina. La idiozia di chi li vota la si vide quando tentarono (riuscendoci in gran parte) di prendersi i meriti del referendum sull’acqua, nonostante Grillo fece girare un video dove il Bersani (faccia come il c..o),magnificava la privatizzazione. Ecco perché quando parlo di elettori “sempliciotti” gli faccio solo un gran complimento….non ci sono parole…..altro che rottamarli…

    • Antonino Trunfio:

      @ROBERTO : alle mie scuse aggiungo questo istant video su Pirluigio e le sue cognizioni di aritmetica !! 60 secondi da schiantare dal ridere e da riflettere
      http://www.youtube.com/watch?v=apVFj8JOTCE

      • Roberto Arvo:

        Grazie, interessante. Mi dispiace solo di non essere riuscito a ritrovare quello dove il “crapa” amico di tutte le TAV, parla delle virtù delle privatizzazioni e poi si fa passare per vincitore del referendum,come già avevo accennato, sull’acqua pubblica. Immagino che il nostro amico sia riuscito a farlo sparire. Magie democratiche!!!

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