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Fonte: http://dissenso-unmondoaparte.blogspot.com/
Trovato nel blog:  http://giochidipotere.wordpress.com/

20090909_religione_scuolaTutti noi siamo portati per formazione culturale, e per deduzione indotta da condizionamento familiare e sociale, impartitoci con una forma più o meno inconscia sotto forma di imprinting, fin dalla più tenera età, a considerare la religione come una sorta di ambiente incontaminato, super partes, un limbo di purezza a cui fare riferimento in ogni momento, ma soprattutto nelle situazioni di disagio e di difficoltà.
Ecco che questa àncora di salvezza diventa per le persone un sinonimo di rifugio, intriso di risvolti psicologici, di simbiosi tra il nostro spiritualismo interiore e le prerogative mistiche e misteriose che caratterizzano ogni religiosità.
I problemi personali possono essere affrontati quindi, da coloro che metabolizzano una assuefazione diretta a catalizzare i contenuti divini e spirituali, in maniera direttamente proporzionale alla dipendenza psicologica da ciò.

Non a caso Karl Marx elaborò una famosa citazione che così recita :
“La religione è il singhiozzo di una creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di spirito. E’ l’oppio dei popoli.”
Più comunemente questo assioma ha trovato fama nell’elaborato :
La religione è l’oppio dei popoli.”
La nascita di movimenti mistici nella storia dell’umanità è frutto della titanica lotta contro l’irrazionale, contro l’inspiegabilità di alcuni fenomeni, a cui peraltro viene automaticamente abbinata una matrice divina, e deriva anche dall’esigenza di poter ottenere un riscontro interlocutorio, una simbiosi trasmutante ed intrinseca, retaggio di una stessa origine, misteriosa, imperscrutabile e divina.
Nel corso dei secoli l’interpretazione umana ha potuto e dovuto focalizzare l’attenzione sulla costruzione di strutture, non solo simboliche, che amalgamando le coscienze potessero universalizzare il pluralismo delle filosofie mondiali.
Le finalità degli intenti a cui si riferiscono gli orientamenti di pensiero delle varie diversificazioni religiose soggiacciono a dettami che trovano riscontri di carattere similmente affini tra loro.
L’interpretazione e lo sviluppo di teoremi creati per la gestione e la diffusione delle prerogative che identificano le varie correnti di pensiero mondiali legate alla religione, trasformano e manipolano, a seconda delle necessità contingenti, gli orientamenti e i percorsi intrapresi.
Le masse che orbitano intorno alle sfere di influenza, di chiese, moschee, sinagoghe, monasteri, templi o cattedrali, sono oggetto di condizionamento e di manipolazione, di instradamento verso una specifica caratterizzazione sociale.
L’appartenenza quindi ad una categoria di modelli stereotipati, accomunati da caratteristiche specifiche, crea una corrente di pensiero, il cui flusso è legato all’induzione esercitata da chi può pilotarne il percorso.
Nascono quindi i pastori di anime, i santoni, gli ayatollah, i monaci, i manager dell’azienda religiosa di turno.
In rappresentanza di questi movimenti si ergono come leader i carismatici esponenti posti alla guida delle strutture globali.
La sinergia espressa tra il controllo delle enormi masse di persone e il rapporto costo/beneficio dettato dalle risultanze materiali delle varie gestioni delle strutture di appartenenza, ha evidenziato una miriade di ‘complicanze’ e di deviazioni da quello che in origine era un percorso di sviluppo culturale, filosofico, religioso.
I parametri di riferimento hanno visto convergere infatti una serie di palesi evidenziazioni verso problematiche diverse, che sono oramai divenute una costante fissa in qualsivoglia religione ufficiale.
Mi riferisco in particolare alla necessità di una sempre maggiore esigenza di elaborazioni economico-finanziarie, alla ricerca di alleanze politiche finalizzate ad una crescente necessità di espansione sociale, economica, e alla fruizione di benefici reciproci.
La gestione di organismi complessi comporta però, come deviazione, la deriva verso organizzazioni che garantiscono una gestione ottimale delle risorse economiche.
Da questa situazione si diramano come conseguenza varie emanazioni del potere finanziario, sociale, religioso, dirette alla ricerca di collaborazioni eticamente discutibili.
In Italia, in riferimento al Cristianesimo, al Vaticano, e al Clero, è sufficiente osservare come si è sviluppata la vicenda che vide protagonisti negli anni ’70-’80 il bancarottiere Roberto Calvi, il finanziere Michele Sindona, e la sua vittima Giorgio Ambrosoli, Licio Gelli venerabile maestro della loggia massonica P2 (Propaganda due), lo IOR (la Banca Vaticana), l’Opus Dei (il colosso finanziario della chiesa cattolica), i servizi segreti italiani, inglesi e statunitensi, e le cosche mafiose di “Cosa Nostra”.
Nel libro : “L’Italia dei poteri occulti” scritto da Philip Willan risultano interessanti, a questo proposito, le rivelazioni di Anna Calvi, la figlia di Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano dal 1975 fino alla sua morte, avvenuta nel 1982.
Nel capitolo quattro (Il ministero della paura) emergono pesanti responsabilità e collusioni tra Roberto Calvi, l’ex presidente del consiglio Giulio Andreotti, e l’arcivescovo Paul Marcinkus capo dello IOR, nonché il coinvolgimento dell’Opus dei.
Proseguendo nella lettura vengono alla luce gli impegni finanziari più imbarazzanti del Vaticano, come quelli sostenuti nella società produttrice di armi Beretta, oppure nell’Istituto Farmacologico Serono, produttore di contraccettivi orali.
L’atteggiamento spregiudicato e immorale tenuto durante la gestione economica dai collaboratori del Papa, non è dissimile da quello altrettanto disinvolto e cinico dimostrato dalle altre chiese elitarie.
Possiamo assistere, in questo panorama dai contorni mistici ad una ben più cruda realtà, che passa attraverso collusioni tra terrorismo e moschee, interpretando soggettivamente i versetti coranici in nome di una cruenta guerra santa contro gli ‘infedeli’.
Anche in questo caso spesso i capitali trasmutano attraverso canali privilegiati, sconfinando dai sentieri della legalità verso territori proibiti, accogliendo lungo il percorso le proposte di investimento in armi ed esplosovi.
Il nuovo mercato di morte, che focalizza l’esito finale sul sacrificio dei kamikaze, nasce e prolifera secondo i paradigmi di una guerra santa, che santa non è, in quanto foriera di lutti e di morti.
Il mondo è pieno di esempi in cui le religioni si legano al potere temporale, politico, economico-finanziario, ai potenti detentori del comando, e poco importa se le condizioni di base non soddisfano i criteri cardine delle religioni stesse.
L’importante è fare proseliti, raggiungere e superare obiettivi, consolidare, egemonizzare…in un crescendo che non avrà mai fine…fino a quando le coscienze non si risveglieranno.
Quando ciò accadrà, la religione non sarà più l’oppio dei popoli…chissà…forse l’oppio sarà la droga delle religioni.

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Gianni Lannes
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