Fonte: Finmeccanica, il gioiello vicino alla svendita coordinata da una magistratura anti-italiana
di Riccardo Ghezzi © 2013 Qelsi - Con la collaborazione di: Rosengarten e Oreste Tarantino
Finmeccanica è di nuovo nell’occhio del ciclone, in un’escalation che sta seguendo la media di uno scandalo all’anno: prima l’indagine sulle “zucchine” (le tangenti ai politici n.d.r.) avviata dalla Procura di Roma ad ottobre 2011, poi l’inchiesta della Procura di Napoli sulle forniture in Brasile – con il coinvolgimento dell’ex ministro Claudio Scajola, indagato, e le intercettazioni a Berlusconi e Lavitola- ad ottobre 2012, ora è la volta dell’arresto di Giuseppe Orsi, presidente di Finmeccanica dal dicembre 2011 dopo le dimissioni di Pierfrancesco Guarguaglini, travolto a sua volta dalle indagine sulle “zucchine” di cui sopra.
Il provvedimento di arresto nei confronti di Orsi è stato emesso dal gip del Tribunale di Busto Arsizio: l’accusa è di corruzione internazionale, peculato e concussione a causa di presunte tangenti che sarebbero state pagate per la vendita di dodici elicotteri all’India. Come se non bastasse, il governo indiano ha deciso di sospendere i pagamenti a Finmeccanica per la commessa, pari alla cifra di circa 750 milioni di dollari, e ha comunicato che non accetterà la consegna di alcun velivolo fino a quando non sarà stata completata un’inchiesta della polizia indiana sulle accuse per tangenti. Ci sarebbe persino il rischio che la commessa venga annullata. D’altra parte, dopo la debolezza palesata dal governo italiano sulla vicenda Marò, l’India ha capito di poter fare la voce grossa.
Appare in ogni caso scontato come l’ennesima indagine della magistratura su Finmeccanica provochi evidenti danni all’azienda, ma ciò che stupisce maggiormente è l’arresto stesso di Orsi. Un fatto assurdo, in quanto è noto che tutte le imprese che operano su contratti importanti all’estero debbano pagare tangenti per avere le commesse. Se è vero, com’è vero, che in ambiente internazionale le tangenti le versano tutti, la priorità diventa quella di difendere il lavoro e il know-how italiano.
Dove sta quindi l’illegalità o il reato nel difendere la propria impresa? Orsi non si è certo intascato alcunché.
L’ex premier Silvio Berlusconi ha tutte le ragioni nel dire che “l’indagine che coinvolge i vertici della più grande azienda pubblica italiana avrà conseguenze gravissime sulla nostra economia. Il risultato finale sarà quello di tagliare le gambe a Finmeccanica con vantaggio di altre aziende internazionali”, ed è un peccato che sia l’unica voce politica a stigmatizzare l’ennesimo intervento indebito della magistratura ai danni del settore produttivo italiano. Doveroso anche ricordare che “Tutti i Paesi versano tangenti, ma solo la magistratura italiana indaga”. Ma non è indole masochista. Tutt’altro. E’ una strategia.
Il vero obiettivo, purtroppo, è chiaro da tempo: la svendita di Finmeccanica. Basti pensare, tornando indietro di qualche anno, a quando negli anni 90 l’IRI, nonostante sopportasse tutto il peso del traino industriale Hi-Tech del Paese, passava per una voragine del malaffare e della corruzione. La magistratura, obbedendo ad ordini strani e di “Britanniche” origini, fiaccò ogni resistenza politica di mantenimento pubblico, incentivando la privatizzazione a prezzi sviliti con la stagione delle “Mani Pulite” che proprio pulite, è stato accertato, non erano per niente (Di Pietro docet).
Ora si rivede il medesimo film: il titolo di Finmeccanica è in caduta libera, i dirigenti ai ferri, i compratori alle porte e i giornali di regime indottrinano le masse. Repubblica e Fatto parlano di “Sistema Finmeccanica” e pubblicano le solite intercettazioni telefoniche che non sono mai apparse, ad esempio, per lo scandalo Mps.
Il problema è che Finmeccanica, come ha ricordato Berlusconi, è ad oggi la più grande azienda pubblica italiana. Un colosso industriale che ha sede a Roma e impiega circa 70 mila persone in una cinquantina di Paesi del mondo (Polonia, Stati Uniti, Regno Unito e altri, oltre ovviamente all’Italia), con diverse decine di controllate e partecipate tra cui Alenia, SELEX e AgustaWestland, che produce gli elicotteri finiti nel mirino della magistratura.
Tanti in giro per il mondo faranno e avranno già fatto un pensierino su Finmeccanica. I francesi, ad esempio, sono passati all’azione già nel 2011. Luc Vigneron, numero uno della società francese Thales, aveva messo gli occhi sulla Oto Melara di La Spezia, che produce sistemi di arma ed è conosciuta in tutto il mondo per i cannoni navali, e la Wass di Livorno, tra i principali produttori italiani di siluri. Due gioielli dell’economia nostrana.
Pronta la svendita: dopo Finmeccanica, toccherà ad Eni. Tutto coordinato dalla magistratura italiana. O meglio, anti-italiana.





























Hanno con le leggi venduto uno stato, con la legge se lo purgano e se lo prendono.
Dicono che cane non mangia cane, qui cane grosso mangia cane piccolo.
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11478
Ho sentito stamattina che Hollande e’ in India con uno stuolo di imprenditori , guardacaso concorrenti di Finmeccanica ,ma i giornali italiani hanno notizie piu’ importanti da dare al popolo .
Maria
Una fabbrica di armi per uccisioni di massa non è un gioiello, è una porcheria.
Bisogna riconvertirla nella fabbricazione di beni utili al progresso della società, e se non si riesce è meglio venderla al più presto anche a gratis.
Ma vai a ……
E vi meravigliate pure chei magistrati rossi agiscano in questo modo….., hanno la testa ottusa come la tua…
Casualmente, oggi, su “Le Figaro”:
“ENTRETIEN. Avant la visite de François Hollande en Inde jeudi 14 et vendredi 15 février, l’analyste Uday Bhaskar, ancien officier supérieur (commodore) de la marine indienne et chercheur émérite à la Society for Policy Studies (SPS), un cercle de réflexion basé à New Delhi, décode les défis stratégiques auxquels l’Inde est confrontée.
François Hollande se rend en Inde pour consolider le “partenariat stratégique” franco-indien. L’une des dimensions de ce partenariat est la coopération militaire, illustrée par un projet d’accord emblématique – en attente de signature – portant sur la vente de 126 chasseurs Rafale à l’Inde.”
Traduco:
“Prima della visita di François Hollande in India Giovedi 14 e Venerdì 15 Febbraio, l’analista Uday Bhaskar, un ex ufficiale (Commodore) della Marina indiana e ricercatore emerito presso la Società di studi politici (SPS), un think tank con sede a Nuova Delhi, chiarisce le sfide strategiche che l’India deve affrontare.
François Hollande visita l’India per rafforzare il “partenariato strategico” franco-indiano. Uno degli aspetti di questa collaborazione è la cooperazione militare, illustrata con un emblematico progetto di accordo, in attesa di essere firmato, sulla vendita di 126 caccia Rafale all’India.”
Capito? Noi mandiamo all’aria le nostre commesse, e le regaliamo ai francesi che guarda caso sono già in India, proprio mentre qui da noi i dirigenti di Finmeccanica finiscono dietro le sbarre.
Dopo Ilva, Saipem-Eni e Finmeccanica, cos’altro avrà in mente questo braccio armato dei poteri anglo-franco-americani, camuffato da magistratura? Siamo palesemente sotto una dittaura straniera, teniamolo a mente. Ma quali elezioni politiche…
è lo stesso missile francese su sottomarino inglese,guidato da sionisti, contro le nostre aziende e i nostri interessi nazionali, ormai sentono il sangue stanno sferrando colpi mortali prima delle elezion ,le belve complotiste, i media danno notizie su arresti di massa dei nostri imprenditori e industriali non vedo vie di fuga,per noi
E comunque non capisco quale sarebbe il vantaggio a questo punto di svendere un grande industria italiana, perchè secono il vostro articolo la magistratura si è accanita così tanto su questa situazione?. Questo ha poco senso. Perchè bisogna continuare nell’illegalità, e poi cosa vuol dire che le mazzette le prendono tutti? A me personalmente non sembra una cosa giusta, insomma la legge dice che chi sbaglia deve pagare, forza se le mazzette le prendono tutti che l’Italia finalmente dia il buon esempio!
Se soltanto la gente immaginasse cosa è il rottame organizzativo della giustizia italiana, domani non ci sarebbe un solo tribunale che non sia stato dato alle fiamme.
Una causa per fallimento al tribunale di Milano dura in media dieci anni, e migliaia di persone attendono di ricevere qualche migliaio di euro persi a causa del fallito.
In termini aziendali, i magistrati andrebbero prima tutti licenziati e poi riassunti su selezione e assunzione di responsabilità e raggiungimento di risultati. Altrimenti, qualche migliaio di disoccupati in più in itaglia, non fa nessuna differenza al giorno d’oggi.
Ragazzi basta con questa storia, avete perso molta credibilità. Toh leggeta va! http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/14/tangenti-necessarie-lultima-bufala-di-berlusconi-in-usa-multe-milionarie/500215/
Imputare al sito quello che aviene in materia di grandi affari é ridicolo, che certe cose avvengono e sono sempre avvenute non é cosa nuova se non per Lei che probabilmente, non troppo grande in età non conosce, ma vada a chiederlo ai politici quale é la reale funzione di un portaborse, é altamente probabile che ne rimanga sconvolto se le dovessero dare la giusta risposta.
Berlusconi putroppo per lui, ha fatto la fine di quello che gridava al lupo al lupo, le gran c@##@te che ha detto e fatto, ora che dice la verità giustamente nessuno lo crede.
Ah il cetriolo quotidiano! Suvvia Jungen no dirà sul serio? Questo giornalaccio l’abbiamo già incastrato tante volte per le sue malefatte e per la regolare disinformazione. Le do un consiglio torni a leggere quella robaccia e se vuole può aggiungere il Giornale di regime, La Repubblica delle banane, il Corriere di sion e la Stampa serva!…
e il menzognero di roma?
Capi di Stato traditori.
Capi di governo traditori.
Magistrati traditori.
Giornalisti ( salvo pochissime eccezioni ) traditori.
Paese venduto con tutti quelli che lo abitano.
Un bel presepe! Non c’è che dire…