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La processione dei questuanti continua …..

Alla corte della democrazia del consenso e dei suoi professionisti, benefattori d’ufficio con l’altrui denaro, è stata oggi la volta della FIEG, Federazione Italiana Editori Giornali.  L’annuncio rivolto al prossimo governo è apparso a pagina piena su tutti i principali quotidiani di oggi.

Questi, i sei “qualificanti” punti della questua degli editori italiani :

  1. La riforma del settore
  2. No a sovvenzioni, si a incentivi fiscali
  3. Diritto d’autore
  4. Distribuzione
  5. Lavoro e Formazione
  6. Bene comune

Signore e Signori, ecco a voi : lo Statalismo distillato. Ma attenti !!! etichetta civetta, per dire : signori del prossimo governo, vogliamo ancora soldi pubblici, ma non possiamo chiederveli ancora sfacciatamente come abbiamo sempre fatto, e come spudoratamente avete noi concesso negli ultimi decenni, per scrivere cose compiacenti o praticamente innocue. I tempi sono cambiati, i soldi pubblici sono quasi esauriti, e allora bisogna associare alla questua pura, anche l’innovazione (tanto è Four Season !!), la difesa dei posti di lavoro e lo sviluppo delle risorse umane (sarà un caso che il gruppo RCS ha dichiarato ieri l’esubero di 800 persone e minacciato la chiusura di 30 testate del gruppo), bisogna invocare la difesa del bene comune, cioè i lettori, il pluralismo delle idee, la necessità dell’informazione !!! Insomma una questua fatta bene. Superalcolico, ma ben truccato da sciroppo della nonna, ancora buono da offrire da bere a milioni di beoti imbecilli lettori ed elettori italiani.

Potete da soli procurarvi l’arresto cardiaco e il coma irreversibile, leggendovi per esteso l’appello dei suddetti editori a questo link : http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=11397 . Ma dopo non prendetevela con il sottoscritto.

Io vi offro la mia versione dell’appello, quella che nessun editore ha ancora il coraggio di rivolgere ai benefattori di professione, vecchi, nuovi, o cadetti della politica italiana. La mia versione non è indirizzata al prossimo governo ma a tutti coloro che tramite la truffa delle elezioni si incolleranno al loro scranno di destra o di sinistra per i prossimi 4 o 5 anni.

  1. LA RIFORMA DEL SETTORE : l’unico impaccio a qualsiasi riforma, e non solo del settore dell’editoria,  è il governo, la rapina fiscale continuata che esso perpetra. Chiediamo pertanto al prossimo governo appena eletto, di togliersi dai piedi il giorno dopo i festeggiamenti. Insieme a tutto il resto della compagnia di ventura.
  2. NO A SOVVENZIONI, SI A INCENTIVI FISCALI : non vogliamo nulla di nulla. Solo lasciate i soldi che ricaviamo dalla vendita dei nostri giornali nelle nostre tasche, e quelli guadagnati col loro lavoro, nelle tasche dei nostri lettori. Ci saranno risorse sufficienti per vendere giornali e guadagnarci, e voglia di leggere pagando all’edicola. Togliete dunque le vostre terga dagli scranni, il giorno dopo i festeggiamenti.
  3. DIRITTO D’AUTORE : nessun diritto d’autore. Non vogliamo infatti neanche più doveri d’autore. Quei doveri occulti verso di voi e la vostra casta, che ci imponete coi soldi rapinati a tutti. Stavolta la festa finisce il giorno dopo le elezioni. Fuori dai piedi tutti.
  4. DISTRIBUZIONE : non abbiamo bisogno di una nuova rete di distribuzione, o nuove modalità per vendere i giornali. Non abbiamo bisogno di chiederlo a voi. Non vi lasceremo più stabilire quante edicole, dove, con quali orari, che prezzo. Fuori dai piedi tutti, il giorno  dopo delle elezioni
  5. LAVORO E FORMAZIONE : i nostri dipendenti, giornalisti e grafici, chiedono solo di lavorare e di essere liberi di farlo. Nessuna formazione ai lavoratori sarà utile senza la loro libertà e la libertà della loro azienda. Nessun posto di lavoro esisterà più nell’editoria, se non verrà lasciata la libertà di formare le persone, senza sussidi, fondi sociali europei, fondimpresa, fondi di bottiglia o di tazzine, e altre metastasi stataliste che hanno condannato il mercato del lavoro, compreso il nostro. Fuori dunque dai piedi. Tutti.
  6. BENE COMUNE : il bene non è comune. Quello lo invocate voi, acca24. Il bene è il nostro lettore e non è un collettivo e per niente comune. Conquisteremo la fiducia del nostro lettore con la forza delle nostre idee, la verità e l’onesta usate per scrivere i nostri giornali. Noi vogliamo clienti, non contribuenti. Quindi fuori dai piedi tutti, il giorno dopo le elezioni.

10 Commenti a “La questua continua……”

  • riccardo:

    I parassiti chiedono ancora soldi pubblici.Dopo prepensionamenti a gogò,finanziamenti
    a fiume per sovvenzionare i parassiti di regime,i pennivendoli del corriere chiedono ancora privilegi.Andate a lavorare!

  • Ǥσℓ∂єи ƧђѳωєƦ:

    L’unica grande riforma dovrà essere questa:

    Chi è in grado di fornire un PRODOTTO soddisfacente, VENDE e rimane sul mercato.
    Chi si VENDE ai vari organi istituzionali e non, NON DEVE restare sul mercato.

    Ecchissenefotte dei “giornalai” che rimangono a spasso… sono troppi, impreparati e spesso INCAPACI. Si riqualificheranno altrove. Non è problema mio e neppure della società.

    Stesso discorso per tutti, TUTTI, quelli che “vivono di stato”. In primis i dipendenti pubblici figli delle clientele e bacino di voti per la politica del malaffare.
    Se hanno fatto i mantenuti fin’ora, che qualcuno gli comunichi che la musica cambia e che, NO, non possono lamentarsi e neppure PRETENDERE una ricollocazione altrove. CHE SI ARRANGINO come fanno tutti. Loro hanno anche avuto il vantaggio di rubare per anni uno stipendio.

    I giornali sono MORTI e sepolti. Prima se ne accorgeranno meglio sarà per tutti.

    • Antonino Trunfio:

      caro amico, parole sante le sue. Ma purtroppo viviamo in un paese dove ancora in troppi, non hanno ancora capito che la ricchezza si crea con la libertà del mercato non con il cancro dello statalismo diffuso a 360 ° . Le consiglio la lettura di un libro interessante sull’argomento, scritto da Pascal Salin e intitolato : Ritornare al capitalismo per uscire dalla crisi”. Saluti e grazie del commento

      • WBM:

        Aspetti, sig. Trunfio, Lei parla giustamente di libero mercato, ma la ricchezza la si produce ancor meglio e in forma più meritocratica, se questo è regolato dai principi della sana concorrenza, perchè altrimenti rischieremmo di passare da uno statalismo che costituisce un peso per noi contribuenti, ad un liberismo, cioè un modo anarchico di fare mercato, in cui a guadagnarci sono soltanto i più furbi, i trasgressori.

        Poi il contenuto del Suo articolo è ineccepibile, bisogna fare per forza così, perchè è l’unico modo affinchè finalmente può emergere la vera libertà di informazione. Allo stato attuale infatti, finchè lo Stato metterà sempre soldi a sostegno dell’editoria, a guadagnarci saranno sempre i soliti, i grandi editori, quelli collusi con la casta politica.

        In Francia, gli unici quotidiani a ricevere sovvenzioni statali sono solo quelli di partito, quindi, tutto il mondo è paese, e la casta è sempre la casta. Ma forse c’è una differenza con ciò che avviene in Italia: ai giornali legati a partiti politici è vietato mettere inserti pubblicitari.

        • Antonino Trunfio:

          @WBM : grazie del suo commento. Comprendo la sua paura di precipitare dalla padella (lo statalismo) alla brace (liberismo). La sua, tuttavia, credo sia una paura inconscia. La prego di considerare che l’alternativa allo stato è la libertà. E lei, come me e come tutti, facciamo esperienza quotidiana, che i furbi e i trasgressori, e ci aggiungo pure corrotti, corruttori e incapaci, solo quando siamo liberi li escludiamo dai nostri fornitori e non ci serviamo più di loro. Il mercato libero in altre parole, espelle i corpi estranei o che non soddisfano le regole dei clienti. Con lo stato e il suo tanto decantato welfare, tutti pagano tutto prima e poi ognuno si arrancia. Il mercato non è l’alternativa al male, come non lo è lo stato. Il mercato però a differenza dello stato, ha un arma come la libertà individuale, che lo stato, contrariamente ai proclami e a tutto il frasario liturgico politichese, non usa e non conosce. Anzi ne è il nemico più subdolo e temibile. Quindi si fidi, e abbia il coraggio di osare, col pensiero e con l’azione. Ci segua, che qui non faremo ancora a lungo solo parole. Questo tempo è scaduto. Lo sanno già molti lettori di SL e in particolare delle righe che scrivo.

        • Pier:

          “liberismo cioè un modo anarchico”.
          Ecco il condizionamento psichico subìto all’opera!
          Lo dimostra il fatto che questo termine viene sbanblanato senza nessuna cognizione di causa. il sistema ha legato a questa coscienza politica Anarchia (o meglio antipolitica, proprio perchè annulla le cupole, le strutture, i teatrini)e della quale ha avuto sempre molta paura, il significato di giungla, sopraffazione, spietatezza facendolo credere alle masse, come l’uomo nero, lo spauracchio, il disfattista.
          se non lo sai te lo dico io, Anarchismo è l’opposto si fonda sulla responsabilità personale e sulla coscienza sovrana, sull’autoregolamentazione equilibrata, orizzontale, dove nessuna conventicola ha potere di approvare situazioni d’interesse egoistico e personale. comprende?
          il Sistema che vuole invece massificare le società sà questo e lo teme con tutto il suo libero mercatuccio!
          perciò un uomo libero, sovrano di se stesso, cosciente delle sue scelte e responsabile, che costruisce nuclei orizzontali interattivi ed egualitari. è il nemico da spazzare per la macchina inumana edificata dall’impero mercantile, militare, finanziario….
          mi auguro che la predica venga presa come un spunto per imparare a distinguere, (discernere) e non come punto antagonista.

        • Antonino Trunfio:

          @PIER : lei è il benvenuto. Le parole e i termini rischiano sempre di creare divisioni e barriere inutili. La responsabilità personale e la coscienza sovrana, sono state sopite prima, stordite dopo, tramortite ormai. Ma quei poteri che tentano questa operazione, in ogni epoca ne hanno fatto le spese. L’individuo è nato prima di ogni struttura e organizzazione e legge. All’individuo nulla può sostituirsi o anteporsi. Chi lo fa o solo lo pensa è un beota imbecille o soltanto un parassita che vive di stato, assistenza e conduce una vita da miserabile. Lei non solo è il benvenuto. Se continua a seguirmi, qui su SL o su altri blog dove mi pubblicano editori meritevoli e open-mind, vedrà che l’anarchia, parola nella lingua italiana con accezione negativa, è l’anticamera della libertà individuale, due parole universali e comprese da tutti.

  • Lamperti Paolo:

    Visto che dobbiamo alla fine stabilire un qualche meno peggio -ismo, mi troverebbe immediatamente d’accordo se invece di capitalismo mi parlasse di liberalismo e non di capitalismo o liberismo.
    Il liberalismo abbraccia a differenza del sua brutta fotocopia liberista, tutti gli aspetti della vita individuale, non solo quelli prettamente economici ed è l’unico sano individualismo.
    Il brutto è che di questo spirito politico in Italia e non solo, se ne è fatta sempre (non sò se volutamente) ambigua ed inesatta propaganda.
    Mi trova cmq completamente d’accordo sul denunciare il parassitismo che cita nel suo articolo. D’altro canto nelle condizioni di confusione tra liberalismo e liberismo(che io chiamo comunismo dei paesi ricchi o capitalismo globale,non cambia nulla se non gli intestatari oligarchici) in cui anche persone acculturate tutt’ora si trovano, se non definiamo la ns strada differenziandoci nettamente da quella liberista mondialista, mettendo per iscritto principi ispiratori(anche riciclati se son buoni) non usciremo a mio avviso dal caos usando la mera testa d’ariete del libero mercato scevro di morale così come è recepito dalla massa.

    • Antonino Trunfio:

      @Paolo : grazie del commento. Uso la parola libertà, escludo gli “ismi” in generale. La libertà è come l’amore, non la impari a scuola o sui libri, e non puoi imporli agli altri. Di sicuro l’individuo prima di tutto, e non solo economico, perchè la vita non è solo mangiare e stare bene. E anche molto altro e molto meglio. I principi ispiratori, li ho messi per iscritto e saranno il punto di partenza di un viaggio che abbiamo già cominciato a percorrere, in tanti, tantissimi. Continui a leggerci/mi e il prossimo post lo dedico giusto ai principi ispiratori. Cordialità – A.T.

  • Lamperti Paolo:

    Grazie, a rileggerla allora.
    Paolo.

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