1975 Volume 8 – Testi e musiche di Fabrizio De Andrè e Francesco de Gregori
Canzone per l’estate è il quadretto di una famiglia di estrazione proletaria, che è riuscita faticosamente a guadagnarsi un posto in una classe sociale più alta, rinunciando però ad ogni sogno, ad ogni aspettativa, in nome delle abitudini borghesi. L’interlocutore è il marito, al quale sono rivolti gli interrogativi “com’è che non riesci più a volare?”, che si ripetono ad ogni ritornello. Le strofe non sono altro che un elenco di personaggi o situazioni tipici della famiglia borghese, a cominciare dalla moglie che lava i piatti in cucina e non capisce (immagine molto stridente con quella della donna proletaria, ormai libera dai ruoli di classe), passando poi al cane, alla figlia già vanitosa e frivola che si prova il vestito nuovo davanti allo specchio. Non manca neanche l’insoddisfazione sessuale del marito, che comunque risolve il problema grazie ad una amante che si sveglia a tutto quel che le regali.
Quando questa canzone venne scritta poteva essere riferita a poche persone, ma di lì a poco sarebbero stati in molti ad abbandonare le vecchie lotte e i vecchi ideali per abbracciare una vita più tranquilla e borghese; anche in questo i due cantautori (De André e De Gregori) sono stati profeti.
Lo stesso titolo, Canzone per l’estate, può essere interpretato come un accenno a quello scadimento evasivo e commerciale nei vari festivalbar e dischi per l’estate, quando la canzone perde la funzione di momento educativo e di riflessione.
[Matteo Borsani - Luca Maciacchini, Anima salva, pp. 108-109]
CANZONE PER L’ESTATE
Con tua moglie che lavava i piatti in cucina e non capiva
con tua figlia che provava il suo vestito nuovo e sorrideva
con la radio che ronzava
per il mondo cose strane
e il respiro del tuo cane che dormiva.
Coi tuoi santi sempre pronti a benedire i tuoi sforzi per il pane
con il tuo bambino biondo a cui hai dato una pistola per Natale
che sembra vera,
con il letto in cui tua moglie
non ti ha mai saputo dare
e gli occhiali che tra un po’ dovrai cambiare.
Com’è che non riesci più a volare
com’è che non riesci più a volare
com’è che non riesci più a volare
com’è che non riesci più a volare
Con le tue finestre aperte sulla strada e gli occhi chiusi sulla gente
con la tua tranquillità, lucidità, soddisfazione permanente
la tua coda di ricambio
le tue nuvole in affitto
le tue rondini di guardia sopra il tetto.
Con il tuo francescanesimo a puntate e la tua dolce consistenza
col tuo ossigeno purgato e le tue onde regolate in una stanza
col permesso di trasmettere
e il divieto di parlare
e ogni giorno un altro giorno da contare.
Com’è che non riesci più a volare
com’è che non riesci più a volare
com’è che non riesci più a volare
com’è che non riesci più a volare
Con i tuoi entusiasmi lenti precisati da ricordi stagionali
e una bella addormentata che si sveglia a tutto quel che le regali
con il tuo collezionismo
di parole complicate
la tua ultima canzone per l’estate.
Con le tue mani di carta per avvolgere altre mani normali
Con l’idiota in giardino ad isolare le tue rose migliori
col tuo freddo di montagna
e il divieto di sudare
e più niente per poterti vergognare.
Com’è che non riesci più a volare
com’è che non riesci più a volare
com’è che non riesci più a volare
com’è che non riesci più a volare
































E’ di una tristezza questa canzone!
nel senso che rispecchia,gli stupidi valori di oggi!
GRAZIE , per aver riproposto un testo di messaggio di LINO BOTTARO.
Proponeva ARCHETIPI MUSICALI (intituivi) , non casuali diretti ai lettori di SL che commentano nel suo sito.
Non apprezzava i commenti da facili sputa sentenze , preferiva il confronto costruttivo ( cosa non facile).
IL testo si rappresenta di per se , alla domanda COM’è MAI NON RIESCI PIÙ A VOLARE , ogni uno se la trova , perchè la domanda contiene la risposta.
Il testo, a mio modico parere , è allegro andante, e rispetta i valori di famiglia precedenti al 1975 , cosa molto diversa dal attuale sistema odierno , con valori globali assai differenti , 13 03 2013 .
Le canzoni/poesie di Fabrizio sono dei capolavori di una intensità unica, molte sottolineano la sua insofferenza verso la borghesia ma cantano anche l’amore e non solo….:
Ùn paio di versi da due diverse canzoni:
….”quando mi chiese – Conosci l’estate
io, per un giorno, per un momento,
corsi a vedere il colore del vento.”…..
….”Dio di misericordia, il Tuo bel Paradiso
lo hai fatto soprattutto per chi non ha sorriso
per quelli che han vissuto con la coscienza pura;
l’inferno esiste solo per chi ne ha paura.”…..
e poi come non apprezzarne le musiche ….
http://www.youtube.com/watch?v=MZZoZ8eLWY4