Fabrizio De Andrè ha scritto e musicato insieme a Ivano Fossati, molti anni fa, un brano intitolato “Elogio della Solitudine”, recitato sopra una base musicale dolce e malinconica di fiati e organo. Quello sotto purtroppo è solo recitato senza musica. Io lo ascolto spesso con la base musicale da sottofondo, e oggi mi ha ispirato i pensieri che trovate sotto e che dedico a ciascuno di voi che mi leggete.
C’è un UOMO che non disdegna la Solitudine, non la teme, non la disprezza, non la considera una sventura, anzi spesso la ricerca per farsi compagnia.
In sua compagnia quell’UOMO può guardare dentro se stesso pur sapendo che scorgerà sempre e solo un tenue raggio di luce, mai il chiarore completo del giorno.
Dentro l’apparente abisso della Solitudine quell’UOMO ama sprofondare. Dentro quell’abisso infatti egli raggiunge la sommità del cielo ed ammira l’infinito tutt’intorno.
L’UOMO che frequenta la Solitudine, sa quanto importanti sono i suoi simili per lui e quanto smisuratamente ne ha bisogno
L’UOMO la cui mano è stretta a quella della Solitudine ha imparato che molto più numerose sono le mani di quelli che cercano le sue
L’UOMO che trova riparo all’ombra della Solitudine, sa quanto grande è lo smarrimento di chi, dentro a pareti di cemento armato, cerca rifugio senza mai trovarlo.
L’UOMO che siede stanco ai piedi della Solitudine, sa quanto affaticati e gonfi siano i piedi di coloro che senza mai fermarsi, corrono tutta la vita senza una meta.
L’UOMO che sa gustare il cibo invisibile che la Solitudine gli porge, sa quanto grande è la fame di coloro che pensano soltanto a riempire il carrello della spesa e i ripiani del frigo.
L’UOMO che si disseta dell’acqua che la Solitudine gli versa nel cavo delle mani, sa quanto inestinguibile è la sete di coloro che scambiano uno zampillo di sorgente, per un vuoto a perdere pieno di bollicine o alcol.
L’UOMO che ama ed è ricambiato dalla Solitudine, custodisce per se ogni cosa del passato, afferra con le braccia il presente e guarda lontano al domani.
Quell’UOMO è geloso della sua Solitudine, non la scambia perciò con quella di nessuno altro. E la difende a denti stretti e con le mani ferite, la sua Solitudine quando gli altri gliela vogliono rubare.
Quell’UOMO in compagnia della sua Solitudine non si sente mai solo, mai perde il coraggio e la forza.
Di quell’UOMO e della sua Solitudine nessuno potrà mai temere alcunchè.
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TESTO DI DE ANDRE’
Si sa, non tutti se la possono permettere: non se la possono permettere i vecchi, non se la possono permettere i malati. Non se la può permettere il politico: il politico solitario è un politico fottuto di solito.
Però, sostanzialmente quando si può rimanere soli con sé stessi, io credo che si riesca ad avere più facilmente contatto con il circostante, e il circostante non è fatto soltanto di nostri simili, direi che è fatto di tutto l’universo: dalla foglia che spunta di notte in un campo fino alle stelle. E ci si riesce ad accordare meglio con questo circostante, si riesce a pensare meglio ai propri problemi, credo addittura che si riescano a trovare anche delle migliori soluzioni, e, siccome siamo simili ai nostri simili credo che si possano trovare soluzioni anche per gli altri.
Con questo non voglio fare nessun panegirico né dell’anacoretismo né dell’eremitaggio, non è che si debba fare gli eremiti, o gli anacoreti; è che ho constatato attraverso la mia esperienza di vita, ed è stata una vita (non è che dimostro di avere la mia età attraverso la carta d’identità), credo di averla vissuta; mi sono reso conto che un uomo solo non mi ha mai fatto paura, invece l’uomo organizzato mi ha sempre fatto molta paura.





























La solitudine ci permette di essere PADRONI del nostro tempo umano.
Questa societa’ fondata sull’usura sta RUBANDOCI il nostro tempo umano
Velocita’, arrivare primi, meritocrazia,libero mercato,deregulation globalizzazione…tutti i mantra che servono a fare prigionieri di massa.
Ci imprigionano la mente.
La solitudine POSITIVA e’ un’arma potente di liberazione
La solitudine POSITIVA rafforza gli animi.
Un caro saluto Antonino.
Giovanni
Aggiungo a queste considerazioni, con cui mi trovo molto in linea, che la prima persona a cui ognuno dovrebbe voler bene è sè stesso. Solo volendo bene a sè stessi si vuole veramente bene anche agli altri e, sembra assurdo, ma solo stando bene con noi stessi stiamo bene anche con gli altri.
In questa epoca dell’illusione e della finzione dove siamo bersagliati da migliaia di messaggi riesce difficile scindere il positivo dal negativo e in ogni caso nutro molta diffidenza verso chi dichiara di agire per il bene altrui.
Inoltre la nostra attuale è la società dell’immagine e dell’apparie e tanti cadono in questa trappola , non ultimi alcuni che si dedicano a scopi nobili , come il volontariato ad esempio , ma che , per conoscenza diretta , so essere persone vanitose e al limite insicure che hanno continuamente bisogno di sentirsi al centro dell’attenzione e cercano continuamente l’approvazione altrui per colmare i vuoti personali.
Condivido pienamente la tua affermazione su certe persone dedite al volontariato , personalmente nella mia vita ho sempre “lottato” contro me stesso e non ho mai cercato di dimostrare qualcosa di mio nel confronto degli altri.
Dopo una vita trascorsa in moto perpetuo ho avuto occasione di passare quasi quattro mesi da sola con me stessa ed i miei limiti. E’ stato vivificante! Quanta gioia quando ne sono uscita, anche se non da sola, ma con l’aiuto delle mani di persone buone. Che forza ho sentito. Avevo ritrovato me. Immergersi nella solitudine non richiede l’eremitaggio, essere soli è possibile ogni giorno, anche senza andare in cima ad una montaggia o in genere immergersi nella natura. Pensate a quante ore trascorriamo in auto, da soli. Pensate a quanto siamo soli sulla carrozza della metropolitana, del treno, del tram, o in aereo. La solitudine è ottimo momento per riflettere, cercare di capire, coltivare nuove idee. Invece che perdersi a controllare i messaggi del telefonino o l’ultimo aggiornamento di FB. Un po’ di silenzio interiore fa bene, è quello di cui hanno paura le persone “vuote”.
Il silenzio e la solitudine, possono giovare al nutrimento Dell anima, nella solitudine condivido tutto e ne esco rafforzata, @ Giovanni si bravo la penso anche io così come te una solitudine positiva è rafforzante per continuare ad andare avanti
elogio alla solitudine è una catena con la palla attaccata al piede come un carcerato, che l’uomo si porta tutta la vita,se ne vuole liberare in momenti creati su misura propio da se stesso, se sappiamo coltivare la solitudine, si riesce a essere più creativi ,inventivi, intuitivi,
c,è una canzone di Mia Martini dice che l’uomo da solo a più paura è in gruppo è più cattivo,
la verità che fa male è quando si vive in uno stato che ti fa sentire solo e contro tutti,ciao
@GIANNI 55 : qui non sentirti solo. Il tuo sentire è comune alla stragrande maggioranza di quelli che ci leggono, compresa quelli che lasciano un commento e che sono una percentuale esigua dei lettori.
Il grande Faber la sapeva lunga, sapeva che si nasce soli e si muore soli, e il pensiero non vi consoli, sapeva che si può sentirsi soli tra una folla immensa e perfettamente in compagnia senza nessuno intorno. Come mi sento io quando medito o leggo testi come questo, Cibo per l’anima che vola leggera, e vola sulle ingiurie della gente, a tutti i suoi indifferente, nelle parole di mogol, per un altro grande, il buon vecchio Lucio. Namaste, grazie per i testi.
credo che la solitudine , insieme all’entusiasmo in netto contrasto fra loro, possono avere un connubio. la solitudine può diventare una fedele amica, in cui l’uomo ha la possibilità di meditare e di produrre. l’entusiasmo divora, quando hai un sogno o un prodotto da realizzare. credo che solo il battito del cuore ti dice che vivi nella SOLITUDINE DI UOMO.
Luisa, quella Luisa li ? Io amo questa donna, grazie del bel messaggio, tutto vero, i sogni e i progetti fanno vivere come se avessi dentro un fuoco di passione che tutto avvolge e scalda, non ci sono parole per descrivere la felicità di quello che voi chiamate solitudine, io chiamo indipendenza! Namaste!
Caro amico, ho letto il tuo post in ospedale, dove e’ ricoverato mio figlio Filippo, mi piace molto la tua serenità’, che non ti conoscevo a quei tempi, nei momenti di difficoltà’ la solitudine e’ una risorsa, se riesci a lasciarti andare.
Di’ una preghiera per Filippo, un abbraccio
Antonio
grande anarchico libertario il Faber…l’arte può ancora cambiare il mondo. Ciao AntTrun
@PIER : la musica e le parole dei testi, parlano alla gente più di ogni altra cosa. Ciao Pier
Caro Antonino,
grazie di questo bel pezzo. Ne condivido lo spirito. Credo che ci siano diverse forme di solitudine e, all’opposto, diverse forme di organizzazione. A mio parere, non tutte le forme di solitudine sono positive (non lo è quella economica, per esempio) e non tutte le forme di organizzazione sono pericolose (non lo sono le aziende, per esempio, se le loro azioni sono limitate solo dalla legge intesa come principio astratto). Ma per certi versi è positiva la solitudine intellettuale (alla quale credo che tu ti riferisca), non intesa come isolamento intellettuale, ma come capacità di individualità del pensiero e coraggio di difendere le proprie idee. E, dove la ‘legge’ è il provvedimento particolare (e non il principio generale), è pericolosa quella particolare organizzazione che è lo Stato in quanto essa implica la distruzione del libero mercato, cioè dell’ordine spontaneo in economia.
Complimenti per queste tue parole.
Un caro saluto e a presto,
Giovanni
Caro ed egregio Giovanni,
hai colto nel segno dei sentimenti prima, e dei pensieri dopo, che mi hanno spinto a scrivere le cose che hai letto. Al di sopra di tutto, De Andrè, che come tutti gli artisti è capace di suscitare riflessioni e pensieri a tutti e per sempre.