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Bisogna tenere conto di due cose per capire questo articolo, che non ha specificato

1. i titoli di stato sono considerati altamente liquidi nelle operazioni tra banche cioè alla stregua di moneta, sono moneta
2. la differenza tra mercato primario e mercato secondario è unicamente che il primo è l’oligopolio delle banche dealer che vanno alle aste pubbliche del debito con una sorta di diritto di prelazione sui titoli e un monopolio effettivo sugli stessi e sul loro tasso di rendimento (http://www.stampalibera.com/?p=59366)

Semmai dall’articolo sotto appare chiaramente che:
1. E’ la BUBA a stampare i TDS E NON LO STATO, a riprova dello scippo totale di sovranità degli Stati.
2. La BUBA, ma anche tutte le BC ivi compresa la BCE, si comporta come una vera e propria banca di investimento, o fondo avvoltoio secondo le parole della Kirchner: cioè specula in borsa, emette strumenti derivati e altri certificati strutturati e lo fa con i nostri TDS, che utilizza come moneta, ma i cui interessi sono “spalmati” dal verbo “to spread” sui popoli, di preferenza i cosiddetti PIIGS. E lo fa grazie ai differenziali di rendimento dei TDS e ai vari trucchi e sotterfugi che i paesi cosiddetti ‘forti’ utilizzano per derubare i cosiddetti paesi deboli o PIIGS.
Chiaro?

Nicoletta Forcheri

1/4/2013

Fonte: http://www.economiaepolitica.it/?s=la+bundesbank+compra+i+bund+tedeschi&x=9&y=8

Scritto da Manfredi De Leo il 07 Dicembre 2011

1. L’esito della recente asta dei titoli pubblici tedeschi ha sollevato un interessante dibattito intorno alle specificità del meccanismo di collocamento dei titoli pubblici che sembrano distinguere la Germania dagli altri paesi dell’eurozona. Il dibattito prende spunto dai dettagli presenti nel resoconto ufficiale della procedura d’asta, laddove si comunica che sono stati emessi tutti i 6 miliardi di euro di titoli inizialmente previsti dal governo, ma al contempo si afferma che – di questi – solamente 3,6 sono stati collocati presso investitori privati. Si tratta dunque di capire esattamente cosa è successo a quei 2,4 miliardi di euro di titoli residui, che sono stati dichiarati emessi, ma non sono stati sottoscritti dai partecipanti all’asta.

Il resoconto ufficiale dell’asta definisce quella particolare quota dell’emissione come “Ammontare messo da parte per operazioni sul mercato secondario”. Dunque il 40% dei titoli emessi è stato trattenuto con lo scopo di essere successivamente venduto sul mercato secondario: una quota consistente dei titoli è stata, in altri termini, emessa ma non collocata presso gli investitori privati. Una simile operazione sembra possibile solamente qualora si ammetta l’intervento della Bundesbank, che avrebbe sottoscritto una parte della nuova emissione – come suggeriscono numerosi commentatori[1].

Ciò significherebbe che la Germania opera al di fuori delle regole comuni dell’eurozona[2], ossia in deroga a quegli stessi principi che hanno impedito, ad esempio, alla Banca Centrale Greca di intervenire a sostegno dei titoli pubblici ellenici tra il Dicembre 2009 ed il Maggio 2010, quando la spirale nei tassi di interesse pretesi dai mercati finanziari internazionali in sede d’asta ha di fatto costretto Atene a ricorrere ad un prestito istituzionale, vincolato all’adozione delle cosiddette misure di austerità. L’“eccezione tedesca” alle regole europee sull’emissione di titoli del debito pubblico appare ancora più significativa se si considera che la pratica di trattenere una quota (anche consistente) dell’emissione “per operazioni sul mercato secondario” non costituisce affatto un’anomalia nelle ordinarie operazioni di collocamento dei bund, ma ne rappresenta piuttosto il regolare funzionamento: come illustrato dal seguente grafico, la Germania trattiene regolarmente una quota delle emissioni, esattamente come accaduto in quest’ultima, discussa, asta di bund decennali.

Cercheremo di dimostrare che la Bundesbank sostiene attivamente il collocamento dei titoli pubblici tedeschi, esercitando un’influenza dominante sul prezzo dei titoli di nuova emissione, senza però ricorrere alla sottoscrizione degli stessi sul mercato primario, ma articolando il proprio intervento in modo tale da aggirare i divieti imposti dal Trattato di Maastricht, e praticare di fatto il finanziamento diretto del debito pubblico tedesco.

2.Iniziamo col dire che il dibattito sull’asta dei titoli tedeschi ha il grande pregio di restituire il meccanismo di emissione dei titoli pubblici – fatto di regolamenti, prassi e rapporti di forza tra governi, banche private nazionali e internazionali – ad un contesto istituzionale più complesso di quella ‘forma di mercato’ che gli viene attribuita dalle istituzioni europee, e che giustifica il divieto di acquisto dei titoli pubblici imposto alle banche centrali, chiamate appunto a non interferire con il regolare funzionamento del mercato del credito.

Vogliamo capire come sia possibile che un titolo pubblico venga emesso, ma non collocato. Precisiamo innanzitutto cosa si intende per collocamento: un titolo si definisce collocato quando viene sottoscritto per la prima volta. L’ufficio governativo responsabile dell’emissione dei titoli del debito pubblico tedesco è l’Agenzia per il debito (Finanzagentur), la quale gestisce le procedure d’asta e poi trattiene i titoli non collocati presso quella platea di investitori privati che hanno l’accesso riservato al mercato primario, platea costituita da una quarantina di banche e società finanziarie tedesche ed internazionali. L’idea, suggerita da molti commentatori, che i titoli non collocati vengano di fatto sottoscritti dalla banca centrale tedesca è stata immediatamente contestata, poiché sembra scaturire da una errata interpretazione del particolare ruolo svolto da quest’ultima all’interno del processo di emissione dei titoli. Come vedremo, sebbene sia effettivamente possibile confutare la tesi secondo cui la Bundesbank sottoscrive i titoli pubblici tedeschi direttamente sul mercato primario, la banca centrale tedesca può contare su altri e diversi canali per intervenire sui titoli di nuova emissione, con risultati assolutamente equivalenti all’azione diretta sul mercato primario.

La Bundesbank agisce per conto dell’Agenzia per il debito tedesca in qualità di “banca custode e non di prestatore di ultima istanza”, come sostiene Isabella Bufacchi sul Sole 24 Ore del 26 Novembre 2011: i titoli trattenuti risultano in sostanza congelati presso la banca centrale tedesca, senza che questa corrisponda al governo alcuna somma di denaro in cambio, ossia senza che quei titoli risultino effettivamente sottoscritti. Spiega ancora la Bufacchi: “L`agenzia del debito tedesco riprende poi quei titoli invenduti e li ricolloca in tranche sul secondario, nell`arco di qualche giorno o in casi di mercati ostici di qualche settimana.” Dunque sembra, a prima vista, che la Germania non stia procedendo alla cosiddetta ‘monetizzazione’ del debito pubblico. A confermare questa interpretazione interviene anche la prestigiosa rivista The Economist, pubblicando sul proprio sito l’articolo Fun with bunds in cui, “per evitare che i bloggers passino molto tempo immersi nei meccanismi d’asta delle obbligazioni europee”, si affida la soluzione al dilemma alle parole di un rappresentate della PIMCO, una delle più importanti società private di investimento a livello internazionale: “La Finanzagentur ha emesso solamente 3,6 miliardi in cambio di liquidità. Loro hanno collocato 3,6 miliardi sul mercato ed hanno trattenuto 2,4 miliardi sui loro libri contabili. In futuro potranno vendere l’ammontare trattenuto sul mercato secondario, ottenendo la corrispondente liquidità. Potreste aver letto che la Bundesbank ha acquistato la quota dell’emissione che non è stata collocata in asta; ciò non è corretto. La Bundesbank non sta finanziando la Germania; opera semplicemente come un’agenzia per la Finanzagentur.”

La pratica dell’Agenzia tedesca per il debito, consistente nel trattenere una quota dell’emissione, viene dunque presentata, molto semplicemente, come un metodo per procrastinare il collocamento di quei titoli, in attesa di più favorevoli condizioni sui mercati finanziari: una mera questione di tempo, poiché i titoli emessi ma non anche collocati saranno, prima o poi, effettivamente collocati.

3. Dopo aver “passato molto tempo immersi nei meccanismi d’asta delle obbligazioni europee”, è forse possibile mettere in discussione la validità di questa lettura del problema, ed incentrare l’interpretazione del particolare meccanismo di emissione dei titoli pubblici tedeschi non tanto sul ‘quando’ i titoli trattenuti verranno sottoscritti, quanto piuttosto sul ‘dove’ quei titoli verranno poi, effettivamente, collocati.

La struttura istituzionale conferita generalmente agli odierni processi di emissione dei titoli del debito pubblico si fonda su una netta distinzione tra il mercato primario, dove i governi collocano i titoli di nuova emissione, ed il mercato secondario, dove i titoli già emessi possono essere liberamente scambiati. Tale distinzione è rilevante, all’interno della cornice istituzionale dell’eurozona, poiché il Trattato di Maastricht (comma 1 art. 101[2]) vieta esplicitamente alle banche centrali dell’eurozona l’acquisto di titoli del debito pubblico dei paesi membri solamente sul mercato primario: la BCE e le banche centrali dei paesi membri sono dunque lasciate libere di acquistare titoli del debito pubblico dei paesi membri dell’eurozona sul mercato secondario, e siamo certi che stiano operando in questo senso quantomeno a partire dal Maggio 2010, nel contesto del Securities Markets Programme[4]. Si noti come la chiara distinzione tra mercato primario e mercato secondario, ovvero la regola per cui sul mercato secondario possono essere scambiati solamente titoli già emessi sul mercato primario, sia il presupposto della logica seguita dalle istituzioni europee, le quali prevedono contemporaneamente il divieto imposto da Maastricht, che si riferisce al mercato primario, ed il Securities Markets Programme, che limita al mercato secondario la libertà di intervento delle banche centrali. Nelle parole dell’allora Governatore della BCE Trichet: “le nostre azioni sono pienamente conformi al divieto di finanziamento monetario [del debito pubblico] e dunque alla nostra indipendenza finanziaria. Il Trattato vieta l’acquisto diretto, da parte della BCE, dei titoli del debito emessi dai governi. Noi stiamo acquistando quei titoli solamente sul mercato secondario, e dunque restiamo ancorati ai principi del Trattato”.[5]

Alla luce di quanto detto circa la pratica – operata negli anni dalla Germania – di destinare una quota rilevante delle emissione ad operazioni sul mercato secondario, risulta evidente che, quando consideriamo il mercato dei titoli pubblici tedeschi, la distinzione tra mercato primario e mercato secondario si fa quantomeno labile: tramite la quota di titoli di nuova emissione regolarmente trattenuta dall’Agenzia del debito, infatti, la Germania è in grado di collocare i propri titoli del debito pubblico direttamente sul mercato secondario. Ciò è rilevante perché se il mercato primario dei titoli pubblici è esplicitamente riservato, in tutti i paesi dell’eurozona, ad un gruppo di investitori privati, sul mercato secondario operano – accanto agli investitori privati – anche le banche centrali dei paesi membri. Questo significa che il tasso di interesse che si determina sul mercato primario può essere spinto al rialzo da una carenza di domanda di titoli che non ha ragione di esistere sul mercato secondario, laddove l’azione della banca centrale implica una domanda potenzialmente infinita per i titoli pubblici: sul mercato primario, dove non operano le banche centrali, può sussistere una situazione di eccesso di offerta di titoli che conduce ad un rialzo nei tassi di interesse, quale quello osservato in Grecia nei primi mesi del 2010, ed in Italia a partire dall’Agosto 2011, mentre sul mercato secondario l’intervento della banca centrale ha il potere di creare tutta la domanda necessaria a spingere al ribasso il rendimento dei titoli pubblici. Pertanto, il semplice fatto che il collocamento dei bund di nuova emissione avvenga, in parte, direttamente sul mercato secondario ha un impatto significativo sul tasso di interesse dei titoli pubblici tedeschi, garantendo alla Germania un minor costo dell’indebitamento pubblico, a prescindere dalla possibilità (pure presente) che i titoli di nuova emissione collocati sul mercato secondario vengano sottoscritti direttamente dalla Bundesbank. La particolare struttura istituzionale del processo di emissione dei titoli pubblici tedeschi sopprime di fatto la distinzione tra mercato primario e mercato secondario, aprendo lo spazio per il finanziamento del debito pubblico tramite la banca centrale – spazio negato agli altri paesi membri dell’eurozona.

Il complesso meccanismo di emissione dei titoli pubblici appena descritto consente alla Germania di proporre, in asta, un tasso dell’interesse molto basso, come avvenuto il 23 Novembre: se gli investitori privati si rifiutano di sottoscrivere i titoli del debito pubblico tedeschi a quei tassi, giudicati poco remunerativi, lo Stato trattiene la quota dell’emissione non collocata e procede, successivamente, al collocamento di quei titoli sul mercato secondario, dove l’azione della banca centrale è in grado di orientare i livelli del tasso dell’interesse vigente, o addirittura di tradursi in un intervento diretto, con la Bundesbank che sottoscrive i titoli del debito non collocati sul mercato primario. In assenza di un simile meccanismo, i governi sono costretti ad accettare il tasso di interesse che gli investitori privati pretendono sul mercato primario, laddove la loro disponibilità a sottoscrivere i titoli pubblici rappresenta l’unica possibilità che lo stato ha di finanziare il proprio debito. L’“eccezione tedesca” può essere concepita come un metodo che permette di aggirare i divieti imposti dal Trattato di Maastricht, e viene da chiedersi per quale motivo gli altri paesi dell’eurozona non si siano dotati di un simile dispositivo, capace di arginare le pretese dei mercati finanziari internazionali sui rendimenti dei propri titoli pubblici.

[1] Alesina e Giavazzi sul Corriere dela Sera del 24 Novembre 2011 affermano che “l’asta dei Bund è stata sottoscritta solo grazie alla Bundesbank che ha acquistato il 40% dei titoli offerti da Berlino.”. Lo stesso giorno, simili affermazioni compaiono sui più importanti quotidiani. Sul Sole 24 Ore Bufacchi sostiene che: “va scartata la maxi-quota, pari al 39% dei 6 miliardi, che è stata sottoscritta dalla Buba [Bundesbank] per essere rivenduta sul secondario per via del peculiare meccanismo usato fin dagli anni 70 nelle aste dei titoli di Stato tedeschi.”; Quadrio Curzio commenta che “senza l’intervento della Bundesbank poteva andare anche peggio” sul Messaggero; Tabellini afferma, sul Sole 24 Ore, che: “la Bundesbank di fatto continua ad agire come prestatore di ultima istanza quanto meno in via temporanea nei confronti dello Stato tedesco. I titoli non venduti in asta infatti sono stati assorbiti dalla Bundesbank, che da sempre svolge questo ruolo per garantire la liquidità dei titoli tedeschi.”
[2] “La banca centrale tedesca ha subito assorbito tutti i titoli invenduti. È esattamente ciò che la Bundesbank stessa non vuole che la BCE faccia con Italia e Spagna. […] ha comprato direttamente dal governo, un comportamento in apparenza illegale ai termini del trattato: finanziamento monetario del deficit.” Fubini, Corriere della Sera del 24 Novembre 2011.
[3] “È vietata la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia, da parte della BCE o da parte delle Banche centrali degli Stati membri (in appresso denominate “Banche centrali nazionali”), a istituzioni o organi della Comunità, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di diritto pubblico o a imprese pubbliche degli Stati membri, così come l’acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della BCE o delle banche centrali nazionali.” (Cfr. Versione consolidata del Trattato che istituisce la Comunità Europea, Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee, 24/12/2002, corsivo nostro).
[4] “Nei termini definiti in questa Decisione, le banche centrali dell’Eurosistema possono acquistare […] sul mercato secondario titoli di debito […] emessi dai governi centrali o da enti pubblici dei Paesi Membri e denominati in euro.” (Cfr. Decision of the European Central Bank of 14 May 2010 establishing a securities markets programme, Official Journal of the European Union, 20/05/2010, corsivo nostro).
[5] Cfr. Speech by Jean-Claude Trichet, President of the ECB, at the 38th Economic Conference of the Oesterreichische Nationalbank, Vienna, 31 May 2010.

13 Commenti a “L’eccezione tedesca nel collocamento dei titoli di stato”

  • risotruce:

    è chiaro che la germania è messa male ,,,,,,,,,,,,,,, e senza i soldi che gli passiamo noi italiani ,grazie agli eurocratici de bruxell ,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,non saPREBBE COME TIRARE AVANTI

  • Christian:

    Articolo interessantissimo, ma mi sfugge un passaggio: il mercato secondario si distinguerebbe da quello primario (se non ho capito male) poiché permetterebbe la contrattazione dei soli titoli GIÀ’ COLLOCATI NEL MERCATO PRIMARIO, mi pare di capire però che l’eccedenza di titoli tedesca venga tecnicamente “trattenuta” a cura della Bundesbank, quindi non è affatto “collocata”, in sostanza quando comincia la contrattazione secondaria non si trova assolutamente nelle mani di un investitore privato che l’ha sottoscritta al mercato primario o di un eventuale altro ente privato che l’abbia rilevata. In pratica per cui un ente “pubblico” (così come pretenderebbe di essere la Banca Centrale) finisce per poter accedere a titoli che non sono affatto stati collocati nel primario, e proporre quantomeno di acquistarli, per abbassare i tassi. Mi sembra un po’ strano, siamo sicuri che il meccanismo sia proprio questo? Mi pare una violazione delle regole un po’ troppo palese per non essere stigmatizzata dagli altri paesi membri, o quantomeno imitata. Come è possibile che titoli invenduti sul mercato primario possano essere legalmente proposti sul mercato secondario? Mi sembra una contraddizione in termini rispetto ad una regola molto chiara…

    • Bisogna tenere conto di due cose per capire questo articolo, che non ha specificato
      1. i titoli di stato sono considerati altamente liquidi nelle operazioni tra banche cioè alla stregua di moneta, sono moneta
      2. la differenza tra mercato primario e mercato secondario è unicamente che il primo è l’oligopolio delle banche dealer che vanno alle aste pubbliche del debito con una sorta di diritto di prelazione sui titoli e un monopolio effettivo sugli stessi e sul loro tasso di rendimento (http://www.stampalibera.com/?p=59366)

      Semmai dall’articolo sopra appare chiaramente che:
      1. E’ la BUBA a stampare i TDS E NON LO STATO
      2. La BUBA, ma non solo, visto che lo fanno tutte le BC, si comporta come una vera e propria banca di investimento, o fondo avvoltoio secondo le parole della Kirchner: cioè specula in borsa, emette strumenti derivati e altri certificati strutturati e lo fa con i nostri TDS, che utilizza come moneta, ma che i cui interessi sono “spalmani” dal verbo to spread sui popoli, di preferenza i cosiddetti PIIGS. E lo fa grazie ai differenziali di rendimento dei TDS e ai vari trucchi e sotterfugi che i paesi cosiddetti ‘forti’ utilizzano per derubare i cosiddetti paesi deboli o PIIGS.
      Chiaro?

      • Christian:

        Grazie mille, ma resta un quesito a cui non mi ha dato risposta: perché le altre banche centrali non fanno ciò che fa la Bundesbank, o comunque non protestano?

  • Paolo:

    Non capisco l’affermazione secondo cui la banca centrale nazionale non ha limiti nell’acquistare titoli di Stato sul mercato secondario: il limite è la disponibilità di Euro, che con l’avvento della BCE la banca centrale nazionale non può più creare autonomamente. O no? Anticipati ringraziamenti per l’eventuale risposta.

    • Effettivamente la BCE determina la quantità di banconote assegnate ad ogni BCN ma per quello che riguarda l’emissione di linee di credito e moneta virtuale siamo nel flou artistico più totale, non esistono chiari dati né si sentono moralmente obbligati a fornirceli, su richiesta. Come sappiamo la prerogativa delle BC è quella di creare moneta con un click quindi…

  • Amanzio:

    Spett.le redazione,
    mi piace il fatto che su stampa libera, al fine di dare un quadro globale della situazione si vadano a ripescare vecchi articoli… o forse, essendo voi umani li avete trovati solo ora, ed essendo ancora attuali ce li proponete. Vi invio i seguenti link per ampialre la discussione, la comprensione e soprattutto per fare una riflessione:
    al mattino dopo aver visto la puntata di matrix, mi aspettavo che qualcuno dei “giornaloni” italiani avesse riportato anche solo due righette nascoste sulle affermazioni di Brunetta. Fermo restando che in italia ci sono un esercito di ragionieri e di commercialisti, che dovrebbero essere cioè competenti in materia, quelle parole avrebbero dovuto esser chiare a tutti i telespetttatori…. Mi sono detto: “chissà, domattina vien giù il mondo… o quantomeno Monti e i suoi ministri si danno alla fuga”…

    http://www.youtube.com/watch?v=TcLtWxo3bUI

    http://www.youtube.com/watch?v=BcUnCeTw_fk

    A giudicare dai commenti postati la gente ha preferito inveire contro Brunetta (lo avrei stimato se avesse parlato prima).
    Lascio a voi le conclusioni.
    D.S.

  • renato:

    Diffido molto dei cittadini italiani,se la fanno addosso se qualcuno chiede l’uscita dall’euro.
    Un paese di pensionati iscritti alla CGIL e di furbi,questa volta non andrà lontano.
    I soliti cotardi è meglio che si mettano in testa che la festa è finita,l’unica speranza è uscire dall’euro.

  • luca:

    Mi domando,per quanto tempo pensano che possa continuare una “unione??” come questa fondata sulla truffa…

  • cirenaico:

    Articoli sempre molto interessanti e che fanno capire molto bene che questo euro non va e non potrà durare a lungo così come è strutturato. Vorrei però che Voi della redazione, oppure anche qualsiasi lettore, mi possa aiutare a rispondere a una persona con cui spesso mi ritrovo a discutere in tema di uscita dall’euro e che mi accusa di essere un complottista. Le sue domande sono: in che modo e con quali risorse si potrebbe realisticamente:

    1. abbandonare l’euro e ripristinare la valuta precedente
    2. restituire alla UE tutti i finanziamenti ottenuti
    3. reinstaurare dogane e cambi valutari
    4. ottenere il riconoscimento internazionale della valuta così ripristinata
    5. riconvertire tariffe, prezzi, stipendi, conti, titoli, investimenti, finanziamenti, prestiti, mutui, bilanci e adeguare la relativa strumentazione e documentazione
    6. mantenere un’adeguata competitività sul mercato, sia Euro che non-Euro
    7. continuare ad acquistare materiali ed energia ad un livello di prezzo pari come minimo a quello attuale.

    Ringrazio fin da ora chiunque sia in grado di dare una risposta

  • Eleonora:

    Per completezza è interessante vedere come la Germania sia atipica anche nella collocazione delle perdite da derivato .. cobraf a tal proposito http://www.cobraf.com/forum/coolpost.php?topic_id=3291&reply_id=123520167

    Oggi la notizia di prima pagina del Financial Times e di vari siti finanziari è che la Bundesbank ha avviato un’indagine sull’occultamento di perdite per 12 miliardi di dollari su derivati da parte di Deutsche bank nel 2008. Ma se leggi sembra che Deutsche bank avesse o abbia oggi un buco di bilancio di 12 miliardi. In realtà queste perdite sono sparite quasi subito, appena i mercati sono rimbalzati. Se però le avessero rilevate Deutsche nel 2008 sarebbe stata forse in stato di default tecnico e quindi avrebbe dovuto riempire il buco prendendo soldi dagli obbligazionisti o dallo stato (e gli azionisti avrebbero rischiato l’azzeramento). Paradossalmente però, dal punto di vista nazionale e per come funzionano realmente le banche, ha fatto forse bene Deutsche ha tenerle nascoste, come spiego meglio ora.

    Quello che è scandaloso è invece che a Cipro questo mese, per un problema in qualche modo simile, invece di consentirgli appunto di fare finta di niente e recuperare i soldi (persi su bonds greci) in un paio d’anni si sia strangolata l’intera economia

    Ma ci vengono in aiuto proprio oggi i due “top economisti” che affliggono la stampa italiana, Alberto Allesina e Giavazzi, che incuranti degli alberi che hanno dovuto abbattere in Amazzonia causa loro utilizzano della carta del Corriere della Sera per spiegare (“D’ora in poi il sistema bancario non sarà piú lo stesso”) le conseguenze di Cipro sulle banche e perchè non creano abbastanza credito in Italia.

    Nel post precedente “Come Mai ogni tanto le Banche Falliscono di Colpo ?” si è spiegato più estesamente come funziona veramente la creazione del credito da parte delle banche, insistendo che il credito viene appunto “creato”, cioè che i soldi non vengono prestati prendendoli dai depositi, ma di fatto creati da parte delle banche con il sostegno della Banca centrale. Questa è la singola cosa più importante da capire in economia oggi, ma dato che è ignorata praticamente ovunque nei libri pubblicati, nei giornali e nei commenti anche su internet occorre martellarla bene con esempi freschi. Altrimenti corri il rischio di credere a Alberto Alesina e Francesco Giavazzi che dicono che: “… oggi nel breve termine forse il maggiore ostacolo alla crescita è la scarsità di capitale di cui dispongono le banche. Il motivo principale per cui esse lesinano il credito è che hanno troppo poco capitale…”.

    Come noto Cipro è stata di punto in bianco strangolata perchè risultava che le sue due banche principali avevano un “buco” in termini di capitale di circa 5 miliardi di euro, cioè avevano depositi per 80 miliardi e rotti a fronte dei quali avrebbero dovuto avere, per le leggi e regolamenti dell’eurozona, circa 3 miliardi e rotti di capitale e invece erano al momento a -2 miliardi di capitale. Orrore ! Per questi cinque miliardi e rotti che mancavano la Troika ha congelato e confiscato i depositi sopra i 100mila euro, messo controlli ai capitali e paralizzato mezza economia del paese. Nel caso di Deutsche bank del 2008 che è venuto alla luce ora invece, si è fatto finta di niente. Giustamente.

    Quello che non ti dicono Allesina&Giavazzi è che il famoso “capitale” di riserva delle banche è largamente una convenzione contabile, varia nel tempo e da paese a paese ed è soggetto a convenzioni contabili su come misurare sia gli asset rischiosi rispetto ai quali va calcolato che cosa rientra nel capitale. Entrambe le voci al numeratore (“capitale”) e denominatore (“asset della banca”) sono poi fluttuanti con i valori di mercato, ad esempio dei BTP e altri investimenti a bilancio delle banche che ora dal 2002 vengono calcolati “marked to market”) e anche con la valutazione in qualche modo soggettiva del valore corrente di impieghi non quotati sul mercato (come i prestiti a costruttori). Questo per dire che il “capitale” di una banca è una grandezza che varia in larga parte in base alle convenzioni contabili e i governi li modificano di continuo e le banche oggi tramite derivati, veicoli fuori bilancio e altri artifici (vedi Deutsche oggi) li possono giostrare parecchio

    Ma direte voi, alla fine, anche a parte le convenzioni contabili e la valutazione degli asset e impieghi della banca che oscillano sul mercato, che sono anche valutati in modo spesso soggettivo ecc… ci sarà un “capitale” vero e proprio minimo, dei soldi che sono necessari alla banca per funzionare ?

    Qui i nostri governi da Lehman in poi qua ci scassano a tutti i maroni di continuo dicendo che …”le banche non possono prestare soldi perchè non hanno capitale”, Allesina e Giavazzi lo ripetono dalle pagine del Corriere, non se lo inventeranno mica…

    Ehh…in realtà, in Inghilterra, Svezia e Canada ad esempio, alle banche non si richiede di avere un capitale minimo liquido, cash, a fronte dei prestiti e investimenti che fanno. Perchè, come spiegato nei post precedenti, le banche erogano credito sulla base della moneta che mette loro a disposizione la Banca Centrale… la quale a sua volta ha la facolta di creare moneta…

    Questa sotto è una tabella che mostra quanto denaro “cash”, liquido, le banche debbano tenere sottomano per legge. Non è il capitale richiesto di cui si parla, ma ti da un idea di come di denaro vero, di “cash”, non ne giri, siano tutti accrediti e addebiti contabili dall’inizio o meglio alla base ci siano solo accrediti dalla banca centrale alle banche quando necessario per farle funzionare…

    Non ci credete, perchè comunque sapete che esiste un “capitale” delle banche minimo necessario ecc… Ma non ricordate più cosa è successo a Bank of America, Citigroup e JP Morgan nel marzo 2009 quando sembravano tutte avviate ad azzerarsi in borsa perchè si diceva che andavano fallite ? Stavano andando tutte a zero ve lo ricordate ai primi di marzo 2009 ?…

    Ma in America sono più scafati perchè hanno dietro due millenni di tradizione per i giochi finanziari (intendo gli ebrei alla FED, Wall Street e al Tesoro… da Alan Greenspan a Ben Bernanke a Larry Summers… non è mica un offesa… è un complimento notarlo…). E cosa successe di colpo ? Paf!… in un mese il governo cambiò di colpo le regole contabili per il “marked to market” e simultaneamente prestò alle banche del “capitale” (con accredito della FED per cui non spese una lira dei contribuenti). E Bank of America (grafico) da 3 dollari schizzò a 18 dollari… il “capitale” che il governo aveva iniettato alle banche poi man mano lo hanno ripagato con degli interessi… tanto sono tutti fatti contabili che il governo e la FED si inventano come vogliono….per cui nessuno ci ha rimesso e l’economia è tornata su…

  • giorgio:

    Anni addietro,qualcuno che bazzicava la Deutsche Bank in Germania,mi ha raccontato
    che questa banca era immersa negli scandali finanziari sino al collo.Si sono suicidati alcuni
    dirigenti della stessa per paura di finire in galera.La nostra stampa come la solito non ne ha parlato.

  • Roberto Arvo:

    Se Napolitano viene a sapere queste cose, avendo a cuore gli interessi del paese, come minimo fa lo sciopero della fame per protestare contro i tedeschi e il loro privilegio nella gestione dei titoli di stato.
    L’unico titolo che la Merkel non riuscirà mai a piazzare sul mercato è quello che gli ha affibiato il Berlusca tempo fa : “culona inchiavabile”
    Invece, seriamente, il Giappone se ne infischia delle politiche di austerità e forte della propria sovranità monetaria raddoppierà la propria base monetaria. Altro che euro!

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