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riceviamo e pubblichiamo da M. Brilli

di Monica Brilli

Questa davvero è una delle colpe più grandi di Marx: l’averlo scritto già 150 anni prima. Il crollo del Rana Plaza – l’edificio situato in un sobborgo di Dhaka in cui si producevano vestiti per una miriade di marchi occidentali – è una delle più facili profezie che la testa del Moro abbia partorito. Ma i dirigenti del “movimento operaio” e dei “sindacati” successivi hanno “progressivamente” rimosso la cosa. Ed eccoli a straparlare e ad annebbiare le menti dai pulpiti decrepiti dei Primomaggio ancora sparsi per il mondo.
Lo spettacolo è vomitevole specialmente in Italia, ben prima e ben oltre le scadute lamentazioni di Grillo.
Marx conosceva bene il capitale “lupo mannaro del plusvalore” che ammazza la vita dei lavoratori nel suo “smisurato e cieco impulso”: ieri in Inghilterra oggi in tante lande desolate del mondo globalizzato.
Due ordini di considerazioni:
- ciò che Marx non poteva conoscere: i colori in evoluzione dello spettacolo che quell’impulso avrebbe assunto all’inizio di questo secolo, tra geopolitica by design e gestione post-orwelliana delle masse ad opera dei Megamedia;
- ciò che Marx vide e non vide (spesso fraintendendo: ma era anche lui uomo del suo tempo…): fino a qual grado di co-generazione (per così dire) il capitale e la scienza avevano spinto il mondo, già negli anni suoi, onde condurlo per mano alla catastrofe in processo che viviamo adesso.
Questi due ordini, per quanto importanti ed essenziali in altri discorsi, nulla tolgono alla presenza sottile, carsica e determinante di Marx in Bangladesh: oggi, maggio 2013.
Ne sanno qualcosa, da noi, Camusso Bonanni Angeletti? Sì, ma non verranno mai a dirvelo. Ne sa qualcosa l’ex reginetta dell’UNCHR Laura Boldrini? Claro que si… Ma lei non lo può proprio dire. I lavoratori bengalesi, “a casa loro”, non hanno diritto ai diritti umani, così come tutti gli altri, cinesi, indiani, brasiliani… I diritti umani si comincia ad assaporarli solo migrando… Fino a tanto non sarebbe mai arrivato nemmeno il Marx che oggi si aggira fra le macerie del Rana Plaza.
La globalizzazione è il capitale come è sempre stato e come è diventato perché così funziona e non diversamente può funzionare. E guardate pure le immagini dei poliziotti bengalesi che rubano i loro bastoni ai ragazzini in rivolta dopo la strage per poi scacciarli dalla strada con questi stessi bastoni. C’è una migliore istantanea per la guerra fra poveri innescata dal capitale?
Marx sopravvive non solo alla fine dei movimenti e del marxismo. Esce fuori, tutto impolverato ma sempre più imprendibile fantasma – dal Rana Plaza e va a bagnarsi le chiome in oceano Indiano, da dove poi le correnti più profonde lo sbatteranno chissà dove.
Una speranza invero c’è: che la gente coltivi ancora questo fantasma sapendo che il capitale non solo non crolla da solo, ma che gli incubi che produce possono svanire solo nelle nostre teste.

http://news.yahoo.com/analysis-bangladesh-still-works-retailers-despite-disasters-131906851.html

http://www.ibtimes.com/bangladesh-building-collapse-western-clothiers-deny-responsibility-bangladeshi-factory-tragedy-citeBangladesh rana Plaza

3 Commenti a “Il 1° Maggio del Bangladesh”

  • Temo di non poter vedere la fine del Capitalismo che oggi è divenuto Turbocapitalismo, tutto dipende dall’anima delle persone, se per esempio abbiamo un Letta che dice il Bilderberg e l’aspen sono incontri tra galntuomini che vogliono il bene dell’umanità, ….. allora ecco in che mani siamo….il fatto è che gli oppositori al pensiero di marx sono convinti di essere nel giusto….e il problema dei problemi è che il potere ce l’hanno loro! Io posso solo sperare in un cambiamento cantandoci sopra come mio stile con:

    Alleluja cambierà: http://www.youtube.com/watch?v=OhQmgDpiYWY

    • Difficilmente saremo noi a vedere la fine del capitalismo ma neanche Marx poteva prevedere che dal capitalismo sarebbe nato il liberismo, il neo liberismo e da questo si sarebbe sviluppato un processo mondialista che avrebbe abbattuto ogni confine per aprire il passo ad un mondo globale dove il capitale, divenuto grande finanza, può spostarsi velocemente dove meglio possa fare profitti distruggendo popoli e nazioni e piegando governi al proprio potere.

  • Mauro M.:

    Non preoccupatevi, il tutto durerà poco.

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