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Si tratta di un tratto di 750 metri lungo il Narmada Canal che verra coperto di pannelli e che portera’ alla conservazione di 900 mila litri di acqua e che generera’ 1 Megawatt di energia.

Il Narmada Canal e’ lungo circa 450 chilometri, per cui il progetto coprira’ solo un piccolissimo tratto della sua estensione. Ma e’ un progetto pilota e se tutto va bene, si cerchera’ di incrementare il chilometraggio al sole. Tutto il sistema dei canali di irrigazione invece e’ lungo 19 mila chilometri – hai voglia a mettere pannelli!

L’India ha ovviamente un sacco di problemi, ma lo stato di Gujarat e’ fra i piu’ avanzati e industrializzati, e in questo momento genera 600 Megawatt di energia fotovoltaica e 2580 Megawatt da eolico. Qui c’e’ un articolo sull’Economist di qualche anno fa.

Pian piano ci arriveremo.

 

7 Commenti a “Gujarat, India: fotovoltaico sui canali”

  • GIANNI:

    HO SAI NON CIAI TANTO TORTO, SE STO RIDICOLO DI BERLU, AVREBBE UN PO DI CREATIVITA ,E AMOR DI PATRIA, DA COME BUTTA VIA I SOLDI NOSTRI CON FESTE MAGNACCI LADRI MAFIOSI E PUTTE, CI SAREBBE TANTE COSE BELLE. SAREMMO I PRIMI IVECE DI ESSERE ULTIMI E PIENI DI PIATTOLE,

    • leopardo:

      siamo alle solite. Anche oggi piove! Naturalmente é colpa del Belusconi. Perché non vai a studiarti i congiuntivi ed anche il verbo avere, anziché scrivere banalitá?

  • gianluca:

    PURE LINDIA SORPASSA L ITALIA,

  • tonipos:

    Qui da noi dovremmo coprire di pannelli fotovoltaici i canali della TV.

  • Aki:

    In linea di massima non è malvagia come idea…
    Però, c’è un però (ogni cosa ha un “costo”)

    La quota dei pannelli e quindi la loro sicurezza è condizionata dall’altezza degli argini. Con che “tempo di ritorno” sono stati dimensionati quest’ultimi?! Immaginate in Italia, dove pochissimi argini sono stati ricalcolati (e spessissimo mal mantenuti in esercizio). Dopo un anno (solitamente in un anno ogni argine subisce un evento di pioggia che li danneggia), avremmo batterie di pannelli fuori uso per rottura d’argine, sifonamento e quindi collasso materiale sciolto o scolmo quota per onda di piena. La conseguenza potrebbe essere: strutture e pannelli in alveo (poi evoluzione imprevedibile).
    Ma anche la semplice saturazione del terreno dell’argine e l’allagamento golenale potrebbero mettere a rischio il loro funzionamento. Già è difficile reperire fondi per la normale manutenzione di argini, alveo ed aree golenali…per non parlare di quanto sia difficilissimo trovarli per gli interventi d’emergenza degli stessi…figurarsi se bisognasse trovare anche quelli per manutenzione ordinaria, straordianaria e d’emergenza di strutture che insisterebbero negli stessi luoghi allagati, compromessi o addirittura distrutti. O pensate che una volta installati si mantengano, curino e riparino da soli?!

    Quindi vedo bene l’idea già buona per quache fregheria politica (progettazione e posa in opera). Poi ci sarebbe il giusto blocco durante l’installazione prima dell’attivazione perchè ci si accorgerebbe troppo tardi della mancata verifica di sicurezza agli eventi estremi. Quindi rimarrebbero lì, inattivi e potenzialmente molto pericolosi idraulicamente.

    Quindi alto pericolo e costi.
    Le idee vanno pensate e progettate pensando allo “stato critico” (a rottura)!! non allo “stato d’esercizio” (il quotidiano senza problemi).

    Dmenticavo, va anche tenuto conto della variazione di apporto meteorico in conseguenza alla copertura sull’asta fluviale di un canale già esistente, progettato o modoficatosi per trovare nel lungo periodo un suo equilibrio. Come varierebbe la scala di deflusso? L’immediato cambiamento che conseguenze avrebbe in termini di tirante idrico, velocità (erosione) e sezione? Come varierebbero le spinte sugli argini?

    Una volta realizzato, se succedesse qualcosa, chi ci metterebbe la faccia?! Il facile commentatore internettiamo a cui la pensata sembrerebbe geniale (e non lo sarebbe…da decenni si parla di multiusing in aree di servizio idraulico!!L’India non ha inventato nulla) o il progettista pressato dal pensiero figo della pubblica opinione (e quindi politico per compiacenza elettorale) che si sente geniale?? O magari quello corrotto che se ne frega di tutto e tutti?!
    Se venissero poi abbandonati, spenti inservibili ed arruginiti dopo anni dalla posa in opera (o peggio dopo un danno grave a delle vite…i danni avvengono spesso a valle in idraulica) tutti sarebbero bravi ad indignarsi cenando d’avanti a striscia la notizia!

    I corsi d’acqua, i pendii, le faldee etc sono roba seria. La natura va rispettata. Guardate le foto sopra in India. Quello è un canale artificiale a sezione trapezia in cemento! progettato con un modello afflussi-deflussi specifico e voluto. Ovvero un FIUME ARTIFICIALE! Un canale con poche sorprese ma MORTO!! Come in california e molti altri stati in usa. Vi piacerebbe perdere del tutto quel poco di naturalità che ancora hanno i nostri fiumi?!

    Pensare prima…pensare

    • Luca:

      Ottimo commento, grazie. Purtroppo ai profani molte idee sembrano geniali, mentre non sappiamo nulla delle conseguenze che possono portare a lungo termine. E madre natura sa benissimo cosa fare, quando viene stravolta da mani senza cervello o avide di profitti. Peccato che a pagarne le conseguenze siano sempre altri, quasi mai i responsabili.

  • Con il pessimismo di AKI non c’è sviluppo. Il progetto che vorrei pubblicare qui va ben oltre al progetto indiano:

    On. Presidente del Consiglio dei Ministri,
    on. Ministri,
    gentili Presidenti e Assessori delle Regioni e delle Province Autonome,

    Oggetto: Baldacchino salva-Italia, elettricità pulita e subito lavoro !
    Progetto Tirol-Adria: Canale transalpino Danubio-Tirol-Adria, River-Room-Recreation, energia rinnovabile, mobilità elettrica, linee elettriche e dati.
    Ho il piacere di poter informarVi su un progetto con concreti e importanti scenari di sviluppo.
    Nel 2007 fu presentato il progetto per gli impianti idroelettrici, basati sulla deviazione d’acqua da affluenti dell’Inn in Austria verso l’Adige per la produzione d’energia idroelettrica e per garantire la navigabilità del fiume Adige da Merano al mare per tutto l’anno, presupposto per la nuova via di comunicazione sull’acqua, il canale transalpino Danubio-Tirol-Adria. Tale progetto – integrato e modificato nelle parti “C” e “D” con iniziative utilissime e coraggiose – ora viene ripresentato. Le variazioni apportate riguardano:
    1. L’allestimento e la coltivazione di spazi fluviali , concetto “River-Room-Recreation”,
    2 l’energia rinnovabile
    3. l’elettro-mobilità
    4. le linee di trasporto di energia elettrica e di dati.
    L’innovazione principale del progetto “C” è la copertura – in forma di un baldacchino – di corsi d’acqua, autostrade e strade quale base per le seguenti utilizzazioni:
    a) La produzione di energia elettrica con la copertura fotovoltaica,
    b) Il passaggio di linee di trasporto d’energia elettrica in bassa, media e alta tensione attraverso l’impalcatura del baldacchino sopra i corsi d’acqua o autostrade, che sono corridoi quasi ininterrotti e per questo molto adatti anche per linee di trasporto dati;
    c) Il montaggio di fili di contatto per l’elettrificazione di corsie per la mobilità elettrica (trolleytruck e filobus su autostrade e strade o perfino navi sulle idrovie interne). L’energia per la trazione del veicolo elettrico verrà ricavata direttamente dalla tettoia FV sovrastante.

    L’Italia così potrebbe produrre 60.000.000.000 kWh l’anno (il 20 % del fabbisogno attuale) da energia solare equivalente alla capacità di circa 9 impianti termonucleari con la differenza che con la costruzione degl’impianti FV si può iniziare subito e sull’intero territorio nazionale avendo subito ricavi dalla produzione di energia rinnovabile, mentre altre soluzioni richiedono anni solo per poter incominciare a costruire gli impianti, che poi, fra un decennio, funzioneranno con energia fossile o nucleare e condurranno il paese verso nuove dipendenze ed incertezze.
    La strada da intraprendere sarà l’uso di tutte le fonti rinnovabili per avvicinare la produzione al pieno soddisfacimento del fabbisogno, che contemporaneamente si deve cercare di ridurre aumentando l’efficienza delle tecnologie adottate. Purtroppo la Provincia Autonoma di Bolzano, in contraddizione alle linee guida dell’UE, attuate dallo Stato con D.L. n. 387/2003, limita, in via di principio, la costruzione di nuovi impianti idroelettrici e ostacola con interventi legislativi e burocratici centinaia di domande per nuovi investimenti causando danni irrimediabili alle imprese richiedenti, all’ecologia, all’economia e alla collettività. Basta pensare al mantenimento e alla creazione di tanti posti di lavoro nelle tecnologie ambientali e alla creazione di valore aggiunto con le relative entrate per il fisco nel proprio paese. La prassi dell’autorità provinciale, di negare l’utilizzo della fonte rinnovabile a causa della tutela d’ambiente, dovrà essere modificata in seguito alla sentenza n. 112/2011 della Corte Costituzionale, secondo la quale “energia e ambiente, in queste disposizioni, non sono più termini antitetici ma conciliabili tra loro”.
    La mobilità elettrica e il canale transalpino Danubio-Tirol-Adria rappresentano un balzo epocale per un trasporto ecosostenibile con nuove prospettive di sviluppo.
    Aggiungo il testo della lettera inviatami dal sig. Negrini della Provincia di Mantova, che illustra bene questa visione.
    “Spett. Tirol-Adria, grazie della Vostra Mail. Seguiamo con grande interesse il tema del collegamento idroviario Tirol Adria ed in generale seguiamo tutte le azioni tese a connettere il Sistema Idroviario Padano Veneto Italiano con le reti idroviarie transeuropee. Come é stato sottolineato nella stessa comunicazione, la rete idroviaria Italiana ed i porti Adriatici, potrebbero immaginare importanti scenari di sviluppo se connessi al reticolo idroviario transnazionale. Il canale transalpino Danubio-Tirol-Adria porta la rete Italiana a connettere con il principale asse idroviario Europeo del Danubio, fra le priorità delle reti TEN. Il progetto descritto nel Vostro sito http://www.tirol-adria.com ha una visione multidisciplinare con utilizzo plurimo delle acque. L’aspetto idroviario è solo una parte dell’insieme proposto che comprende produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. E’ facile capire come le criticità legate alla distrazione di risorsa idrica dai propri bacini imbriferi, sono compensate dai numerosi vantaggi che il progetto immagina di procurare in termini ambientali. In una ottica di climate-change, in corso anche sull’arco alpino, le comunità dei decisori politici dovranno abituarsi ad una Governance della risorsa idrica in termini di cooperazione e scambio della risorsa stessa. Ritengo il tema così importante per l’alto valore sociale intrinseco. Per tali motivi ci teniamo a rimanere informati sugli sviluppi che potrà avere questo progetto che implica accordi bilaterali fra Austria-Italia. Nel congratularmi per l’ottimo lavoro, restiamo disponibili per ogni forma di collaborazione.
    G. Negrini“
    Proprio l’Italia potrebbe affrontare la dipendenza energetica, la crisi economica ed occupazionale captando il sole meridionale con la copertura fotovoltaica di superfici non fruttiferi, o per di più, dove il baldacchino fotovoltaico crea perfino vantaggi all’uso ed al mantenimento delle strade e fornisce direttamente la corrente per le corsie elettrificate. Il rendimento dell’energia FV usata attraverso le linee di contatto delle strade elettrificate per l’auto con propulsore elettrico integrato nelle singole ruote raggiunge perfino il 96 % (auto a gasolio 20 %). Attraverso l’ idrogeno, quale combustibile per l’auto, solo l’11 % dell’originaria energia fotovoltaica raggiunge l’asfalto. Dall’efficienza della propulsione elettrica dipende anche il grado di recupero dell’energia di frenamento.
    L’istanza e la relazione tecnica vengono allegati e sono anche scaricabili insieme a ulteriori schemi dal sito http://www.tirol-adria.com.
    Valle di Casies – BZ, lì 19 marzo 2013
    Distinti saluti
    L’ideatore Albert Mairhofer

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