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Fonte: http://www.articolotre.com/2013/06/istanbul-la-parola-alla-piazza-la-lotta-continua/175690

 

istanbul 1-Redazione- 3 giugno 2013- La resistenza per il parco di Gezi ha infiammato la capacita’ di gente come noi di autorganizzarsi ed agire – e per accenderla e’ bastata una scintilla. Abbiamo visto il corpo della resistenza stendersi verso di noi lungo il pontre del Bosforo, abbiamo visto il suo coraggio mentre combatteva per respingere gli idranti su Istiklal; Abbiamo visto le sue braccia in tutti quelli che, piegati da un’orgia di lacrimogeni, lottavano per mettere i compagni in salvo; abbiamo visto il corpo della resistenza in ogni negoziante che ci ha offerto il cibo, in ogni dottore sceso in strada per soccorrerci, in tutti quelli che hanno aperto la casa ai feriti, nelle nonne rimaste sveglie alla finestra a sbattere pentole tutta la notte contro la repressione.

La polizia ci aveva dichiarato guerra – ma non e’ riuscita a spezzare quel corpo. Ha finito le scorte di lacrimogeni contro di noi, ci ha gassati nei tunnel della metro, e’ venuta di notte a darci fuoco nelle tende, ha usato i proiettili di gomma.

Ma era bastata una scintilla per accendere il corpo della resistenza, e ormai poteva solo continuare. E quel che rimane di tutte queste esperienze, di tutte le nostre storie quel che resta di tutte le nostre, sara’ la linfa per questo corpo, sara’ memoria collettiva. Ci seguira’ in altre resistenze ed altre battaglie, ripetendocelo ancora e ancora: possiamo scegliercelo noi, il nostro destino, agendo collettivamente. Possiamo sceglierci quale vita vivere – e in quale citta’ vogliamo viverla.

Gezi e’ stato un viaggio fatto di tenacia, creativita’, determinazione, e coscienza. Dal parco la resistenza ha travolto piazza Taksim, e da Piazza Taksim via verso il resto del paese, finche’ Gezi e’ diventato per tutti noi lo spazio in cui tirar fuori tutta la rabbia contro chiunque voglia imporci come vivere nella nostra citta’. Adesso che questa rabbia l’abbiamo vista, che questa solidarieta’ l’abbiamo assaggiata, niente sara’ piu’ come prima. Nessuno di noi sara’ piu’ lo stesso. Perche’ abbiamo scoperto qualcosa del nostro essere insieme che mai prima avevamo visto. E non l’abbiamo solo visto: l’abbiamo creato insieme. Ci siamo visti far partire una scintilla, accendere il corpo della resistenza e farlo camminare.

La lotta per il parco di Gezi ha fatto scattare la rivolta giovanile di almeno due generazioni cresciute sotto i governi autoritari di Recep Tayyip Erdoğan e le imposizioni dell’AKP.

Sono i figli delle famiglie sfrattate da Tarlabaşı in nome della speculazione edilizia, sono gli operai licenziati in nome della privatizzazione, i precari schiacciati ogni giorno sotto la ruota del profitto. Le lotte a venire faranno tesoro di questa rabbia. Ma c’e’ molto di piu’. La resistenza per il parco di Gezi ha cambiato lo la stessa definizione di quel che chiamiamo spazio pubblico, perche’ la battaglia per il diritto a restare in piazza Taksim ha stracciato l’egemonia del vantaggio economico come regola morale. Ha respinto il piano di riqualificazione col quale l’AKP avrebbe voluto sconvolgere il ruolo sociale dei nostri spazi urbani, cambiare le regole di come viviamo la nostra citta’, e a quale prezzo, e con quale estetica. Recep Tayyip Erdoğan ha provato a imporci la sua idea di piazza, ma oggi quello che e’ piazza Taksim lo abbiamo deciso noi cittadini: Taksim e Gezi park sono i nostri spazi pubblici.

Abbiamo visto che basta una scintilla per accendere il corpo della resistenza. Adesso sappiamo che ci portiamo dietro altre scintille per altre nuove battaglie. Adesso sappiamo di cosa siamo capaci quando lottiamo collettivamente contro l’esproprio dei nostri beni perche’ abbiamo scoperto cosa si prova a resistere. Da qui non retrocediamo. Sappiamo che basta un momento perche una scintilla prenda fuoco – e di scintille ne abbiamo ancora tante.
Questo e’ soltanto l’inizio – la lotta continua!

Müştereklerimiz

4 Commenti a “Istanbul, la parola alla piazza: “La lotta continua””

  • Luca:

    Ecco perché non leggo più da anni i giornali italiani, non guardo le tv, leggo solo qui e pichicaltriait, e poi mi viene una rabbia infinita, e vorrei essere li con loro a lottare, e non posso, per motivi di distanza, vivo in centroasia, e per motivi di codardia, non ultima.
    Chevla forza della verità sia con voi, compagni turchi, oggi dobbiamo essere tutti turchi, e siriani, e iraniani, se vogliamo fermare questo mostro usraeliano delle banche e della guerra.

  • MAURO BENA:

    Allora: questo è un moto spontaneo della Popolazione contro il Regime, o va catalogato fra i vari inneschi tipo Siria, Iran, Afganistan, Libia, ecc…?
    In buona sostanza, Erdogan è il Perfido da mandare via, o con le solite vie occulte manovre il NOM ha deciso che va controcorrente e bisogna eliminarlo?
    Qual è la chiave di lettura di quest’ennesima rivolta popolare?
    Altri pareri si attendono…
    Saluti.
    MB

  • Jakob:

    Erdogan ha subito una metaformosi diabolica negli ultimi anni diventando un doppiogiochista da strapazzo servo di Giudeo-America cui doveva garantire la vittoria del NWO in Siria.
    Il popolo turco è sempre stato contrario a combattere la guerra per procura contro il confinante popolo fratello di Siria, memore e contrariato al ricordo di quando il traditore voltagabbana Erdogan solo un paio d’anni fa trascorreva le ferie estive assieme alla famiglia del sobrio presidente siriano Assad.

    Dopo l’attentato di un mese fa nella cittadina turca di confine e dopo la messa in guardia della Russia Erdogan cominciò a dubitare del successo di un cambio di regime in Siria e la sua titubanza verosimilmente portò a quella che ormai appare una vittoria militare di Assad alleato a Russia, Iran ed Hezbollah contro l’esercito terrorista mercenario della NATO infiltratosi in Siria sullo stesso modello libico 2011 e UCK nel Kosovo 1999.

    Dopo il fallimento del complotto contro la Siria in Turchia è in corso una rivoluzione colorata pilotata in modo magistrale da Giudeo-America che ha bisogno di una leadership fedelissima in Turchia pitbull della NATO per innescare il terzo conflitto mondiale senza interposte persone.

    E’ incomprensibile che scoppino inconcludenti rivoluzioni di facciata in Paesi islamici dove il PIL dal 2008 sta crescendo a ritmi senza precedenti mentre l’Occidente è preda di una crisi economica creata a tavolino dalla massoneria:
    Libia PIL + 20 %
    Turchia PIL + 11 %
    Maghreb PIL + 5 %
    Siria, Libano, Egitto, Territori Cisgiordania PIL + 5 %
    Africa PIL + 4 – 5 % mediamente
    Iran PIL + 7 %

    Erdogan in Turchia stava dando spazio alla finanza islamica con la creazione di banche nazionali per le quali l’usura e l’addebito di interessi sono una violazione di diritti umani e dell’insegnamento coranico. (!!)

    Un’ultima ipotesi circa questi eventi ancora incomprensibili: fra due settimane l’Iran dovrebbe eleggere democraticamente il nuovo presidente ma il gioco sarà guastato da una riedizione di tumulti assimilabili mediaticamente ad una rivoluzione colorata come quella che imperversa ora nella confinante Turchia.

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