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DEL TUTTO INACCETTABILI LE AFFERMAZIONI RIPORTATE IN DOCUMENTI UFFICIALI SECONDO CUI NEI POLIGONI DELLA SARDEGNA (COME IN ALTRI POLIGONI) NON ESISTONO RISCHI DA URANIO IMPOVERITO

Sono del tutto inaccettabili le dichiarazioni ufficiali secondo cui, a proposito dei poligoni, si afferma con certezza che non vi sono rischi e che di conseguenza non occorre adottare misure protettive per il personale. In realtà esistono certamente rischi da nanoparticelle di metalli pesanti e non si possono in alcun modo escludere i rischi da uranio impoverito. Per quanto concerne i poligoni della Sardegna, per oltre 50 anni il personale ha operato a mani nude e senza nemmeno una mascherina, per raccogliere bossolame e residuati bellici rimasti sul terreno dopo i bombardamenti. E per 50 anni non sono state effettuate bonifiche in profondità (per cui occorre effettuare un enorme movimento terra con tempi e spese ingentissime). Di conseguenza possono esservi migliaia di proiettili ( ) convenzionali o all’uranio, conficcati nel terreno a 1-2 o anche 5 metri di profondità, la cui presenza non è rilevabile con gli strumenti esistenti. Non a caso in Sardegna l’area di Porto Scuso nel poligono di Teulada (area in cui sono stati sparati migliaia di proiettili navali ad altissimo potenziale esplosivo nel tiro contro-costa) è stata dichiarata non più bonificabile e permanentemente interdetta all’abitabilità. 
Ciò credo costituisca la prova più evidente dell’esistenza dei pericoli nell’area e le gravissime responsabilità per la mancata protezione del personale.
Le affermazioni secondo cui in poligoni, come ad esempio quello di Salto di Quirra, sono stati eseguiti dei carotaggi in base ai quali si stabilisce che non vi è pericolo nel sottosuolo, sono del tutto inaccettabili. Basti pensare che per stabilire quanto sopra nel poligono di Salto di Quirra vennero prelevati tre secchielli di terra in base ai quali si decise sulle condizioni di salubrità di 13 mila ettari di terreno. Letteralmente grottesco!!
Altri rischi possono essersi verificati per impiego di missili come i Milan (ma non solo), che emanano radiazioni di torio e altri metalli radianti (soprattutto negli strumenti di guida).
Quanto al fatto che l’uranio impoverito sia intrinsecamente non pericoloso, anche questa affermazione ha scarsissimo senso in quanto se le nanoparticelle emanate entrano nell’organismo (ad esempio per inalazione) possono agire come delle microschegge che possono direttamente danneggiare organi interni. Ciò d’altra parte è stato confermato ad esempio nel caso del capitano (ora colonnello) ruolo d’onore Carlo Calcagni (consulente della Commissione d’Inchiesta del Senato) da attente analisi fatte eseguire da PERSOMIL, con le quali si riconosce che al suddetto ufficiale sono state prodotte direttamente le gravi lesioni al fegato, come confermato dallo stesso Colonnello nel corso di un’audizione della Commissione d’Inchiesta del Senato (17 novembre 2010) nella quale si legge che la Direzione generale per il personale in relazione al caso Calcagni gli “…ha concesso il distintivo d’onore di “ferito in servizio”, proprio perché le patologie sono state generate da schegge di bombe, sebbene nanoparticelle…”. E gli è stato riconosciuto anche lo status di “grande invalido” e di “vittima del dovere”.
Occorre di conseguenza che vengano riviste tutte le inesatte affermazioni che sono state espresse in materia le quali possono indurre ad errate credenze il personale che ne viene a conoscenza.

Falco Accame
Presidente Anavafaf
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(1) Occorre tener conto anche di altri tipi di armi che sono state usate nei poligoni e di cui non si conosce ad oggi la natura. Vedi ad esempio le armi israeliane del Lotto IMI 1 gennaio 1985. Per quanto riguarda l’uso di queste armi in Sardegna vedi ad esempio l’articolo pubblicato su L’Unione Sarda 20 febbraio 2011. Per quanto riguarda il poligono di Nettuno ne fanno cenno ad esempio negli articolo sul Tempo del 10 febbraio 2001 e del 25 marzo 2001. Per quanto invece concerne il poligono di Torre Veneri se ne trova traccia, ad esempio, sul Fatto Quotidiano del 31 gennaio 2013 (vedi allegati) e in numerosi articoli, specie in relazione all’opera del sito www.torreveneri.info. In merito a queste armi si legge, nella Relazione Finale della Commissione d’Inchiesta Uranio Impoverito del Senato in data 9 gennaio 2013, a pag. 90, quanto segue: “I sopralluoghi effettuati sia in terra sia in ambiente marino presso il Poligono di Torre Veneri hanno portato ai seguenti risultati: in terra, nell’area bersagli sono stati rinvenuti numerosi frammenti metallici da post esplosione, materiale balistico vario e un certo numero di petali per penetratori metallici. In mare, sono stati individuati nell’area prospiciente il poligono numerosi rottami metallici e un certo numero di penetratori metallici con sigle non identificate. Non è stato possibile approfondire questo profilo anche per la mancata acquisizione delle schede tecniche e storiografiche dei colpi completi da 105×617 mod. APFSDS-T DM 33 e da 105/51 lotto IMI 1-1-1985 acquistato presso la ditta IMI (Israel), richieste agli uffici del Ministero della difesa, ma pervenute solo in parte”.

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