Categorie
VISITE
Ti ringraziamo per essere passato sul nostro blog! Torna a trovarci presto!

Glauco Benigni divulga uno dei meccanismi più opachi della tecnofinanza, il processo con cui si determina lo spread. E scopriamo che il congegno letale nasce in Italia…

di Glauco Benigni 

L’argomento appare ammantato da fitte nebbie. È difficile trattarlo in linguaggio corrente in quanto le scarse fonti sono costellate da definizioni tecnofinanziarie angloamericane. La sua storia inoltre è innervata da scelte e decisioni politiche spesso inspiegabili. Una questione da Iniziati veramente “esoterica”, nella quale “pochissimi”, come vedremo, hanno messo e mettono le mani. Una questione però da divulgare, in quanto ogni giorno, i suoi esiti generano pesanti ricadute sugli Stati (ex Sovrani) e sulle famiglie che abitano in Europa. Su milioni di individui che sono inconsapevolmente, ma al dunque, i “prestatori di ultima istanza” del Debito Sovrano e quindi i garanti di quei cambialoni, detti BOT e CCT, che gli Stati danno alle banche in cambio di denaro.

Questa è la mini-Storia di Sua Maestà lo SPREAD e del luogo virtuale dove i suoi valori oscillano incessantemente. Una Storia che, “stranamente”, non è mai comparsa con la giusta evidenza nei media mainstream. Una storia le cui origini risalgono ormai a 25 anni fa e i cui protagonisti rimangono grossolanamente “evocati”. Li chiamano i Mercati. La definizione assicura un’impermeabile anonimità. in particolare a uno dei mercati: il famigerato “secondario” di Londra, anche noto nei Pub della City come Jack lo Squartatore.

Se si effettuano delle ricerche però, affiorano nel web antiche tracce di gesti e decisioni rilevanti.

In un’intervista rilasciata a Specchio Economico nel 2007, Gianluca Garbi, ex consigliere del Ministero del Tesoro, esperto finanziario con incarichi allaBanque Paribas e alla JP Morgan, collaboratore di Mario Draghi, afferma: «Nel 1988 il Ministero del Tesoro, per assicurare una corretta gestione dei Titoli del Debito Pubblico e per indicare anche in modo trasparente i prezzi, istituì un Mercato all’ingrosso dei Titoli di Stato basato su un circuito telematico.»

Un mercato all’ingrosso dei cambialoni di Stato? Telematico? E chi gliel’ha suggerito al Tesoro nell’88?

Garbi, attualmente Amministratore Delegato di Banca Sistema, conosce bene la questione perché giustappunto Mario Draghi, dieci anni dopo l’esordio di quel particolare Mercato, lo nominò nel 1998 Presidente del Consiglio di Gestione dell’MTS - Mercato dei Titoli di Stato. «Nacque così – continua Garbi – una vera e propria Borsa del Debito Pubblico in cui ogni giorno vengono scambiati 110 miliardi di euro».

MTS dunque. Jack lo Squartatore ha un nome. Un acronimo, che all’origine, significa Mercato Titoli di Stato. Se si chiede però oggi“MTS” ad un motore di ricerca del web si rinviene una definizione diversa, ancorché sovrapponibile. Ciò che appare infatti è: MTS Group – Market of Treasury Security, (mtsmarkets.com) una società con uffici a Londra, New York, Milano e Roma che, grazie ad una elegante sito, ci racconta una storia aggrovigliata ma molto interessante. Nonostante sia iniziata in Italia, la Storia è narrata ed è rinvenibile solo in inglese.

È vero, conferma la brochure, «tutto comincia nel 1988». A quel tempo in Italia due importanti uomini politici: Giuliano Amato, nel ruolo di Ministro del Tesoro e Carlo Azeglio Ciampi, nei panni di Governatore della Banca d’Italia hanno una folgorante intuizione, unsatori degno dei grandi geni delle nuove tecnologie: “Cominciamo a offrire Titoli a reddito fisso emessi dallo Stato non più e non solo secondo le tradizioni, ma con le modalità offerte dalla contrattazione su reti digitali. Ne abbiamo facoltà.” In pratica un Mercato che, probabilmente ispirato dal successo di Nasdaq, si collocava nel solco della Rivoluzione Digitale in corso. Geniale! Degno, come dicevamo, di Guru informatici ispirati da una chiara visione tecnofinanziaria. Un modo di comprare e vendere che, da quel momento in poi, avrebbe travolto ogni precedente rituale di scambio dei Titoli di Stato.

I BoT, i CCT (e simili) dei nonni e delle zie rimaste vedove… quelli che sarebbero stati in seguito definiti Bond, diventavano Securitiestrattabili e scambiabili a grandissime velocità in ambiente “digitale ubiquo”.

Una parte degli scambi si continuava (e si continua) a fare “a voce”, ma la tendenza da accreditare era (ed è) quella di usare al massimo i sistemi online. Fin qui tutto bene.

L’MTS era stato “inventato” dagli italiani e restava di proprietà e sotto il controllo degli italiani.

Per 4 anni si procede, per fasi progressive, alla sperimentazione-evoluzione del sistema. Nel 1992 l’MTS consolida l’uso di una suapiattaforma proprietaria che diventa il suo vero pezzo forte. Nel 1994 vengono introdotti sistemi di controllo ulteriori. Nel 1997 lancia il mercato elettronico delle “repo transactions”, i Pronti contro Termine.

Il 1997 è anche l’anno della prima svolta. Nel 1998 l’MTS vieneprivatizzato: ovvero trasformato in soggetto giuridico di diritto privato. Per l’esattezza una SpA, di proprietà di 52 istituti bancari, operante comunque sotto la supervisione della Banca d’Italia, del Ministero del Tesoro e della Consob.

È a questo punto che entra in scena Gianluca Garbi. Sotto la sua guida l’MTS continua a svilupparsi e comincia a rappresentare un modello in diversi paesi d’Europa e nel mondo. Addirittura sostiene l’attivazione e assume partecipazioni in alcuni mercati locali simili,interfacciando 250 istituzioni finanziarie. Un primato! Un successo che, nel mondo, tutti ci invidiano. Strano ma vero: oltre che per la pizza, la moda, la Mafia e il Bel Canto, gli italiani (alcuni italiani) assumono la leadership in uno dei settori più strategici della contemporaneità. E tutto nell’assordante silenzio dei Media italiani. Il valore della Società passa da 6 a 245 milioni di Euro. Fantastico!

«A partire dal 1999 – continua Garbi nella sua intervista – il modello MTS è stato esportato in tutti i Paesi dell’area Euro in seguito alla creazione di una piattaforma paneuropea, l’EuroMTS.»

Nel 2001 l’MTS SpA si fonde con l’EuroMTS. Nel 2003 viene lanciato l’indice EuroMTS: «primo indice di titoli statali per l’area dell’Euro – continua Garbi – calcolato in tempo reale e totalmente indipendente e trasparente», vengono anche avviati «il New EuroMTS e l’EuroGlobal MTS. Il primo per lo scambio di bond denominati in euro ed emessi dai Governi entrati a far parte dell’UE. L’altro per lo scambio dei bond emessi da Governi non UE.

Un’insalatona ricca. Veramente appetitosa. Non c’è che dire. Tant’è che comincia a suscitare gli appetiti dei Moloch. «Nel novembre 2005 – ricorda Garbi - Euronext N.V., che raggruppa le Borse di Parigi, Amsterdam, Bruxelles, Lisbona, il Liffe e la Borsa Italiana, acquisisce la maggioranza della MTS SpA. . sul tavolo sono arrivate ben 17 offerte d’acquisto e oggi l’azionista di maggioranza, attraverso la holding MBE, è il gruppo formatosi tra la Borsa di New York e l’Euronext».

E qui l’MTS smette di parlare e tenere conti in italiano.

Comincia a sciogliersi nel grande mare della finanza globalizzata. Perché? «La fusione con Wall Street – dice Garbi – potrebbe portare ulteriori opportunità di crescita per tutto il Gruppo.» Potrebbe!

In effetti il 2006 è un anno record: i volumi di compravendita aumentano del 13,5%; la società registra un Ebit (guadagno prima delle tasse) di oltre 16,7 milioni di euro; mantiene la leadership nel mercato Interdealer e nel settore reddito fisso europeo, attira addirittura gli interessi della Borsa Cinese e lancia MTS Israel, che in poche settimane raggiunge volumi di scambio superiori al miliardo di euro. «L’alchimia funziona – dicono i Boss – vediamo come tramutare in oro i sogni e i bisogni della gente».

Da quel momento si crea infatti una specie di bacino virtuale, unlago digitale di bonds, alimentato dalla esigenza degli Stati di ottenere denaro in una stagione in cui non possono più stampare moneta. È qui, al mercato secondario MTS, che si rivolgono gli Stati che hanno adottato l’Euro, più ogni Stato che sta per adottarlo (era il tempo della Slovenia), più Israele. È qui che si trattano le emissioni a reddito fisso. È qui che le Banche manifestano il loro interesse ad acquistare.

Usiamo il termine lago digitale perché, secondo alcuni analisti birboni, la configurazione assunta a quel punto dall’MTS avrebbe potuto favorire una vera e propria mattanza, in cui alcuni Stati giocavano la parte dei tonni e le reti dei compratori (vedremo poichi) giocavano la parte delle tonnare. E tutto per una brillante intuizione degli italiani. Però!

In quei giorni Garbi così commentava orgogliosamente: «Oggi ogni stato che adotta la moneta unica si rivolge all’MTS per la gestione del mercato secondario . io ho sempre voluto sottolineare la capacità di una società italiana di rivestire una posizione di leadership internazionale . il mercato europeo dei titoli di stato oggi ha sede in Italia, così come la BCE si trova a Francoforte e il Parlamento Europeo a Strasburgo. . anche per questo ho sempre insistito affinché vi fosse personale preparato di diverse nazionalità e di varie culture. Ve ne sono rappresentate ben 17. L’85% parla almeno due lingue, l’età media è 34 anni, il 50% è costituito da donne ». Meraviglioso!

Stando a Garbi dunque l’MTS, ancora nei primi mesi del 2007 aveva sede in Italia. Quanto fosse italiano è discutibile visto che la maggioranza – a sua detta – era finita nelle mani di Wall Street-Euronext . però il timone restava in mani italiane.

La torta, come sempre, era infarcita di parolone quali: “opportunità di crescita, politiche globali delle grandi Borse, sviluppo della liquidità, trasparenza, efficienza, partnership strategiche . etc.”, gli abituali mantra della liturgia tecnofinanziaria praticata dalle élites.

Ma la tecnologia tricolore era in grado di assicurare l’innovazione richiesta?

«Purtroppo l’Italia importa nuova tecnologia – rispondeva sull’argomento Garbi – tuttavia per noi questo non è un freno ma uno stimolo.»

In realtà non era proprio così.

Nel 2007, nonostante l’orgoglio e le aspettative di successo italiano sbandierate da Garbi, Borsa Italiana, che possedeva il 60,37% diMTS SpA, si fonde con il London Stock Exchange e si crea il London Stock Exchange Group. Perché? Ancora: “opportunità di crescita, politiche globali, etc…” Qualche analista birbone invece dice seccamente: “Sudditanza finanziaria, ordini di lobbies transanazionali, interessi personali”.

Non è la prima volta che Qualcuno aveva adombrato questa triste ipotesi. Già nella seduta del 6 aprile 2005, in un’interpellanza parlamentare, a pag. 18654, l’On. Aldo Perrotta affermava: «Dopo la privatizzazione del 1997 la MTS ha conquistato la leadership mondiale tra i listini dedicati ai bond governativi; attualmente però il 54% delle azioni sono in mano ad una società estera; il controllo in mano straniera potrebbe portare a crisi come quella dellaCitigroup; l’Italia non deve abbandonare più “pezzi di competenza” di finanza». E l’interpellanza concludeva con il classico appello: «se non sia il caso di adottare iniziative.»

Aldo Perrotta, Deputato di Forza Italia eletto a Napoli, era considerato un personaggio “pittoresco”, però . aveva visto giusto.Sarebbe stato eccome il caso di adottare iniziative ma, come spesso accade in Italia, nonostante gli allerta, il danno si compie puntualmente. 

Tanto puntualmente che sembra programmato.

I media, nel frattempo, distolti da altro, si guardavano bene dall’informare e commentare. Tutto normale.

I boss del London Stock Exchange Group a questo punto, inevitabilmente, strapparono il timone dalle mani italiane e lo affidarono a Mr.Jack Jeffery. A settembre del 2009 l’uomo, che dal 1990 al 2001 era statomanager director della (guarda caso)Citigroup, considerato un grande esperto di digital brokerage e reduce dal’incarico di Direttore generale di una società detta (guarda caso)SuperDerivatives, si siede al tavolo di comando della MTS che, come abbiamo visto ormai è diventataMarket of Treasury Securities e conferma «il volume di scambio è in crescita: 2 trilioni di euro l’anno». Una bella cifretta.

«La sua nomina è voluta da Xavier Rolet», potente chief executive del LSE. «La sua missione - scrive in quei giorni il Financial Newsonline  - «è placare le grandi Banche d’investimento che nel 2008 hanno protestato perché il mercato dei bonds è stato aperto ad altri soggetti finanziari, tra cui i temuti hedge funds». Jeffery è tutto contento e dice che c’è tanto da lavorare «grazie al livello record di indebitamento dei Governi in tutta l’Eurozona.» Cioè: più si va verso il tracollo più noi diventiamo ricchi.


Dal 2010 al 2012 la nuova MTS elabora procedure sempre più complesse per la gestione online delle compravendite (riportiamo per la gioia degli esperti: «Key upgrades to MTS Cash – MidPrice and Striker – and BondVision functionalities – Single Dealer Pages and MultiLeg») e acquisisce quali “clienti” l’Ungheria e la Repubblica Ceca, portando così a 17 il numero totale degli Stati europei che chiedono denaro alle banche attraverso l’MTS.

A questo punto è bene farsi alcune domande. La scena operativa si è trasferita definitivamente alla City di Londra, sappiamo che tra London Stock Exchange e Nasdaq ci sono accordi, sappiamo che gli intrecci proprietari nel mondo dell’Alta Finanza conducono a grovigli impenetrabili, ma ufficialmente di chi è la MTS? La brochure risponde che «la Proprietà include i seguenti azionisti» (http://www.mtsmarkets.com/About-Us/Corporate-Information) e pubblica la lista di una ventina di banche che sono, ovviamente, le maggiori banche del mondo occidentale o loro rami (J.P. Morgan; Barclays; Deutsche Bank; Credit Agricole; Royal Bank of Scotland; BNP Paribas; HSBC; ABN AMRO; Citigroup; NATIXIS; Goldman Sachs; Societé Generale; Citibank; UBS, Merrill Lynch; Commerzbank; Credit Suisse).

E gli italiani? Dove sono finiti gli “inventori”, i nipotini di Amato, Ciampi, Draghi? Quelli che – a detta di Garbi – l’hanno fatta grande?

Ci sono. State tranquilli, ci sono. In testa c’è Borsa Italiana SpA, seguita da Intesa San Paolo, Sella, Mediolanum, Cassa di Risparmio di Rimini, Banca Popolare di Sondrio, Banca Popolare di Bari, Unibanca, Corner Sim e BCC di Roma.

La composizione azionaria al momento non ci è dato sapere.

Ci si chiede però:

“Come mai, a ridosso di Giganti Mondiali, trovano posto un numero relativamente così grande di piccole banche italiane?”

“Qual’è il loro ruolo nelle decisioni prese dal board e quali i vantaggi all’Italia che dovrebbero derivare dalla loro presenza?”

Non sappiamo.

Si auspica un dibattito pubblico che però non è mai stato ancora iniziato.

In ogni caso chi opera nel lago digitale dove ogni giorno si ammassano 90 miliardi di eurotonni-bonds? Questo più o meno si sa. A grandi linee, un drappello di 6 maggiori Istituti di Credito:Barclays, Deutsche Bank, RBS, Credit Agricole, J.P.Morgan e Societé Generale si siede al tavolo delle prime contrattazioni e valuta le offerte di bonds dei 17 Stati.

È ovvio che i rappresentanti delle banche sono quelli che “fanno il prezzo“. È ovvio che il governo della nazione che mette all’asta i propri Titoli di Stato vive una certa ansia in attesa dell’accettazione o meno delle proprie richieste. È ovvio che ogni 5 minuti che passano, ogni mezz’ora che passa, ogni dubbio, ogni verifica richiesta dai compratori, abbassa il prezzo e/o alza il tasso di interesse. È ovvio che i compratori hanno un’influenza indebita e spropositata sui Governi e sui Popoli che i Governi rappresentano.

La contrattazione è complessa. Vi confluiscono molti elementi determinati dalle economie locali e dai giochi della finanza globale.

Ma intervengono anche valutazioni di natura propriamente politica e talvolta addirittura militari.

Al dunque tutto si fonda su un concetto molto astratto: l’affidabilità di un Governo. Un concetto che però diventa concreto quando “affidabilità” si traduce in “capacità di un Governo di far pagare ai cittadini i debiti che hanno contratto i Governi che lo hanno preceduto”.

I Grandi Compratori mettono a disposizione di un gruppo di altre 30 Banche i Titoli che si stanno trattando. Le 30 Banche mettono a disposizione di circa 1000 Istituti di Credito, disseminati sui territori, i Bond che sono stati acquistati. In quei lunghi momenti il batticuore dei Ministri delle Finanze e del Tesoro (teoricamente) aumenta a dismisura. In quei momenti, grazie a velocissime contrattazioni online, alle quali come abbiamo visto vogliono avere accesso solo Istituti Bancari, si succedono sequenze di prezzi tali che, alla fine del processo, il Titolo è disponibile agli sportelli delle Banche medesime per essere offerto (in gran parte) a quegli stessi cittadini-risparmiatori, che sono in definitiva sia i produttori del PIL che i garanti del Debito del loro Stato.

In quei momenti i Grandi Compratori dirigono il traffico di flussi strategici e vitali per gli Stati.

In quei momenti i Grandi Compratori hanno facoltà di sostenere o mettere in difficoltà i Governi. E lo fanno inevitabilmente privilegiando i propri interessi. E lo fanno – spesso – chiedendo ricadute e privilegi su quei territori che hanno bisogno di accedere al credito.

“Privatizza questa azienda… fammi comprare quest’altra . ostacola la produzione in questo settore . rallenta quella legge, accelera quest’altra”.

Si chiama perdita di sovranità e globalizzazione passiva. Ci siamo dentro fino al collo. Chi più, chi meno, ci sono dentro tutti i paesi di Eurolandia.

È all’MTS, fra l’altro, che s’innesca la miccia dello Spread. Al variare del comportamento dei Grandi Compratori, questo valore- parametro oscilla su e giù. Lo Spread si ottiene dal rapporto tra il tasso di interesse applicato ai bond di una nazione di Eurolandia e quello equivalente applicato alla Germania.

La Germania infatti ha ottenuto lo status di paese di riferimento. Perché? Perché altrimenti non entrava nell’euro.

La miccia dello Spread è tremenda. Quando il suo valore cresce, brucia velocemente, si avvicina pericolosamente alla bombabancarotta e giustifica rimozioni di Primi Ministri e membri dei Governi, emergenze “tecniche”, perverse e frettolose manovre finanziarie, licenziamenti di massa, suicidi, proteste di piazza e conseguenti scontri con morti e feriti.

La scena è decisamente paradossale. Come si è giunti a tutto ciò?Come si può pensare di sostituire la giusta esigenza di un popolo di sopravvivere dignitosamente, magari andando a deficit come fanno tutti quelli che ancora possono, con il gioco usuraio sul bisogno indotto?

Come si può pensare che un Debito Pubblico palesemente iniquo e gonfiato, accumulato in modo cinico, incauto e avido dai Governi che si avvicendano, debba e possa essere ripagato con privazioni, lacrime e sangue dai cittadini? Come si può giustificare che tale Debito Pubblico è raddoppiato nella sola Italia, dal 1994 ad oggi, passando da 1000 a 2000 miliardi di euro? Come si può sopportare che le sorti dei Popoli, sottratte ai Parlamenti, siano finite nelle mani di Mercanti anonimi, diabolici alchimisti che tramutano le nostre vite in oro per le loro casse?

5 Commenti a “MTS – la fabbrica dello spread e della fame”

  • leopardo:

    Come si puó pensare che……………
    Semplice. Con un popolo di pecoroni ignoranti come quello italiano si puó fare qualsiasi porcheria. L´istituzione citata, “inventata’ dai nostri ciampi ed amato é, con ogni evidenza, una societá a delinquere che ci ha condotto al disastro totale. Eppure, il ciampi é stato eletto presidente e quell´altro delinquente, Amato, é stato proposto come tale, solo qualche settimana fa grazie alle scelte politiche di questo popolo di rimbambiti.
    Entrambi dovevano invece essere processati per alto tradimento. Viva l´Italia!

  • bellissimo, grazie. Una domanda: come mei il3 Reich di Hitler NON aveva debito pubblico?

    • Fr@ncesco:

      Dipende dallo standard contabile utilizzato. Faccio notare come il debito pubblico in sé sia un mero segno contabile senza alcun effetto pratico sull’economia reale. E’ l’emissione di titoli di Stato che eventualmente può provocare dei problemi. Soluzione: LO STATO SMETTA DI EMETTERE TITOLI DI STATO E SI FINANZI EMETTENDO MONETA.

      ATTENZIONE: NON BISOGNA CONFONDERE IL DEBITO PUBBLICO CON LE EMISSIONI DI TITOLI DI STATO. Debito pubblico e titoli di Stato sono due cose ben diverse che non vanno confuse tra di loro.

      SPIEGAZIONE: prendiamo ad esempio il Giappone. Il Tesoro giapponese emette titoli di Stato, questi vanno in asta: se l’asta è totalmente coperta dagli investitori privati allora la banca centrale del Giappone non interviene, altrimenti la banca centrale interviene e acquista essa stessa l’invenduto. Acquistando l’invenduto, la banca centrale accredita la somma equivalente al valore facciale deil’invenduto direttamente sul conto corrente del Tesoro giapponese presso la banca centrale. Capite che è un giro dell’oca? Ergo si fa prima a fare così: il Tesoro dice di avere bisogno ad esempio di 100 miliardi di yen? Benissimo, la banca centrale accredita questi 100 miliardi di yen direttamente sul conto corrente del Tesoro presso la la banca centrale. Così si ELIMINANO LE EMISSIONI DI TITOLI DI STATO.

      Il problema non è il debito pubblico bensì le emissioni di titoli di Stato, che nel mondo moderno non hanno senso di esistere. Il titolo di Stato equivale a un rimborso fiscale che il Tesoro concede ai detentori di tali titoli, detentori che per definizione sono già abbienti. Per parafrasare Robin Hood, con i titoli di Stato si toglie ai poveri per dare ai ricchi. Senza contare che le emissioni di titoli di Stato comportano anche le emissioni di derivati sulle emissioni di tali titoli. Conseguentemente si genera una ingegneria finanziaria che basa la sua esistenza sulle emissioni dei titoli di Stato, ingegneria che però non costruisce alcunché di positivo per la società bensì drena risorse sia finanziare sia umane e pertanto tale ingegneria diviene un elemento ostativo alla crescita civile e allo sviluppo armonico della società.

  • Mary:

    D’accordo con voi MA! Non possono aver fatto tutto questo da soli…

    Dove sono gli anglo-americani della CITY?? Tacciono? Oh Yeah… Thatcher…!

    A leggere news in Italia sembra sempre che questa sia l’artefice di ogni male; ammappa che potenza!! Ma DOVE??

    Concentrarsi sulla City di Londra, su Wall Street e su Goldman Sachs e i suoi mafiosi piazzati dento i governi. Non sono mica italiani (tranne un paio) dico bene?

    La truffa (non ‘crisi’) non l’ha di certo causata l’Italia. Come mai in Italia si da’ sempre la colpa di tutto ai governi italiani?? Cos’e’ autolesionismo innato? Masochismo inesorabile? Autovittimismo di rigore?

    Questi hanno le loro gravi colpe. E tante, davvero tante. Che tutto sto casino della BALLA spread e la conseguente azione belligerante con la destituzione definitiva della democrazia in tutta l’Europa e lo sterminio di tutte le sovranita’ in Europa sia pure tutto questo colpa loro… beh allora si, devo davvero convincermi, gli italiani sono proprio un popolo di pecoroni. Anzi, piu’ azzeccato dire di pappagalli.

    La differenza tra la stampa italiana (certa stampa) e quella anglosassone (guarda caso…)?? Che quest’ultima spara sempre contro tutti, Italia in testa. La prima… PURE.

    Bella roba! Sai che affare.

    Ciao.

    Mary

Lascia un Commento

Gianni Lannes
FreePC
Antonella Randazzo
SCIE CHIMICHE
Corso Nuova Fotografia