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Fonte: http://economiapericittadini.it/article190

Author: Antonietta Gentile – Published At: 2013-06-06 13:47 – (131 Letto)

Attualità

La prossima linea di governo e gli “accordi Contrattuali” dettati dalla Commissione UE

Che cosa andranno a discutere nel prossimo Consiglio Europeo a Giugno 2013 Letta e i ministri economici?

Dalle anticipazioni fatte durante il discorso di insediamento come primo Ministro già compariva la frase “bisogna terminare le Riforme” ed io come altri italiani (forse) mi son chiesta: quali?

Tutti noi aspettiamo con ansia di conoscere il nostro destino che mai è stato più precario e incerto.

Per essere più precisi a tal proposito, occorre un’attenta lettura dell’ultima Comunicazione della Commissione Europea al Parlamento e al Consiglio, datata 20 marzo 2013 (COM 2013 -165 final ) che delinea le modalità attuative di ciò che si è discusso precedentemente il 28 Novembre 2012 a Bruxelles come esplicitato al punto 3.1.5 del Documento “COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE Un piano per un’Unione economica e monetaria autentica e approfondita Avvio del dibattito europeo” (COM 2012 -777 final)

Il tema del giorno è come completare le “riforme strutturali nazionali” che portino alla crescita economica in modo competitivo accelerato.

Quando si parla di “riforme strutturali”, non si cambiano le finestre o gli infissi di una casa o si ridà una verniciatina alle pareti tanto per intenderci, ma si sta praticamente demolendo la casa stessa per poi costruirla in una maniera diversa; “nazionali” significa, invece, che interessano quegli Stati aderenti alla UEM (quindi anche noi e soprattutto noi Italia).

La crescita però ha bisogno di essere “competitiva” ed ognuno può immaginare quello che crede (es più tecnologia, più energie rinnovabili, etc. ), se però si va avanti nella lettura della proposta e, sottolineo che le proposte della Commissione verso il Parlamento ed il Consiglio sono indirizzi su cui poi il Consiglio deve deliberare scegliendo tra le opzioni indicate dalla stessa Commissione, si scopre che tale “competitività” avrà bisogno anche di un sostegno finanziario per poter esser realizzata.

Il problema che si pone la Commissione, infatti, è che la crisi nello sviluppo dell’economia, che alcuni stati stanno attraversando, mette a repentaglio la crescita già raggiunta da altri, per cui si pone l’obbiettivo di aiutare gli Stati membri in difficoltà ad intraprendere le “riforme necessarie” attraverso lo strumento della “Convergenza e competitività” che altro non è che un “accordo contrattuale collegato ad un sostegno finanziario” per non penalizzare quelli che in crescita lo sono già.

È interessante poi osservare che l’”accordo contrattuale” avviene tra la Commissione Europea e lo Stato membro.

Se pensate che questa Europa forse ha capito la necessità di un vero spirito di cooperazione e sussidiarietà tra Stati e state per stappare una bottiglia del miglior vino italiano…beh, calma c’è ancora tempo….

Ma procediamo con ordine, e torniamo alle origini di questi patti che dovranno essere “recepiti” dal Consiglio e dal Parlamento europeo a fine giugno 2013.

Vi ricordate i famosi ‘Fondi Europei’ elargiti a favore di specifici settori delle economie nazionali per uniformare gli standard europei (ad es. quelli per le Politiche di coesione, Fondo sociale europeo, Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca)?

Bene, questi stanziamenti finanziari previsti per i Fondi appena citati (QSC Quadro strategico Comune) rientreranno nel Q.F.P (Quadro Finanziario Pluriennale per il 2014 -2020), che svolge un ruolo determinante per promuovere investimenti-crescita-occupazione.

Tutto ciò, in pratica, verrà “collegato” ai Programmi Nazionali di Riforma, di Stabilità e Convergenza, quindi si tratterà, per ogni Paese che ‘pigramente’ ha eseguito i compiti o che si è ‘addirittura’ opposto (per esempio a riforme agricole piuttosto che della pesca oppure che non ha applicato in pieno il Patto di Stabilità, ossia il pareggio di bilancio ) di attuare obbligatoriamente, restrittivamente e rigorosamente(questi sono gli aggettivi usati nel testo) le “riforme” previste pena la sospensione parziale o totale dei Finanziamenti, quindi anche dei Fondi QSC di cui si era goduto sino ad ora.

Ripeto se prima, a prescindere, si ricevevano aiuti economici europei per attuare i programmi di strategia comune (QSC) e ciò non era strettamente collegato ai risultati ottenuti (cioè rimaneva un piccolo margine per manovre “indipendenti” che lasciavano forse qualche respiro a politiche nazionali di preservazione in alcuni settori produttivi specifici) con questi “Accordi Contrattuali” si impongono manovre di riforma del sistema produttivo e del sistema organizzativo pubblico, con il ricatto dell’aiuto-sostegno- finanziario allo Stato membro che si ritiene ne abbia necessità….

Ma le sorprese non sono ancora finite.

Se da qualche parte, nel nostro intimo, conservassimo una recondita speranza di essere “aiutati” a risolvere problemi (come stà blaterando il nostro Presidente del Consiglio Letta a destra e a manca), per quanto riguarda la disoccupazione, la Cassa Integrazione, il sistema pensionistico, la diminuzione della tassazione ad imprese e lavoratori…tornando alla bottiglia di buon vino aspettatevi che vada in aceto!

Così come si legge nella Comunicazione che stiamo esaminando, al punto 3 – SOSTEGNO FINANZIARIO PER FACILITARE L’ATTUAZIONE DELLE RIFORME - si trovano le seguenti proposte :

“ una possibilità è che tutti gli stati membri partecipanti contribuiscano a un meccanismo di sostegno finanziario” e più avanti citando altre ipotesi da “recepire” nella prossima riunione del Consiglio europeo:

“il finanziamento potrebbe basarsi su contributi specifici (sempre degli Stati ndr) in chiave RNL (reddito nazionale lordo)”

Qui la definizione: Le risorse IVA e RNL, invece, sono messe a disposizione della Commissione (dagli Stati ndr) il primo giorno feriale di ogni mese, nella misura di un dodicesimo dell’importo previsto nel bilancio comunitario….

Questi soldi (finanziamenti) versati dagli stati membri, rientrerebbero nella voce “entrate” del bilancio dell’UE.

Dunque, oltre ai miliardi di euro (40 solo nel 2013) che ogni anno per vent’anni, il nostro martoriato Paese deve versare per fornire fondi al MES (Meccanismo Salva Stati), la UE ci chiede di cofinanziare i cosiddetti Accordi Contrattuali prelevando altre risorse dal nostro RNL (vedi sopra) per favorire le Riforme Strutturali necessarie allo sviluppo.

Qui avviene il paradosso degno di Kafka: se questo “meccanismo” si rivelasse efficace e conveniente per promuovere le Riforme, l’entità del meccanismo potrebbe essere aumentata nel tempo, ed ad ogni modo, LE CONDIZIONI per beneficiarne (cioè per riavere indietro ciò che si è versato ndr) sarebbero SOGGETTE a CONDIZIONI RIGOROSE legate all’attuazione delle riforme specificate nell’accordo contrattuale.

Si potrebbe andare ancora avanti nella descrizione delle CONDIZIONI, ma accennerò solo alcuni punti: in caso di “deviazioni” dagli accordi, si riceveranno “avvertimenti” (citazione testuale ) da parte della Commissione, in caso di”inadempienza” si ritireranno i fondi; in caso di “non conformità” nell’attuazione delle riforme ci sarebbe la sospensione dei pagamenti cosa che accadrebbe anche nel caso in cui uno Stato annullasse le riforme (il che potrebbe avvenire se, ad esempio queste fossero antisociali?)

In sostanza la Commissione EU propone che uno Stato firmi un vero e proprio contratto di tipo privatistico imponendo clausole vessatorie e a chiare lettere fa’ sovvenzionare dallo Stato stesso l’accordo da cui dovrebbe trarre beneficio…. Questa è la solidarietà europea…

Le Riforme, quali riforme, ancora riforme?

Ed eccoci al dunque, ma di cosa stiamo parlando?

Se siete curiosi di cercare tra le righe di queste pompose Comunicazioni della Commissione una traccia per il vostro futuro così come è stato per me; rimarrete come prima, con la stessa ansia, con la stessa incertezza, lo stesso smarrimento…

Questi sono gli unici riferimenti in merito alle Riforme (punto 3 del testo) :

“ gli Accordi contrattuali potrebbero servire ad esempio a sostenere la modernizzazione dei sistemi di formazione professionale o l’efficacia delle politiche attive del mercato del lavoro ma, non sarebbero necessariamente legati ad un numero di persone che trovano lavoro“!!!

Viene da chiedersi: tutto qui ?

Eh già, qui si tratta di demolire la casa ( contratti nazionali del lavoro, flessibilità in entrata ed in uscita, riduzione salariale e chissà cos’altro) senza alcuna garanzia che il piano delle Riforme Strutturali risulti efficace nel creare posti di lavoro, quindi, ciò significa che non c’è un vero obbiettivo di ricostruzione e crescita economica, bensì un’intenzione di demolire i diritti acquisiti in anni di lotte per ritornare a zero nei rapporti di forza e sostituire la funzione decisionale degli Stati membri in merito ai temi trattati.

Per quale ragione allora uno Stato, in condizioni di crisi economica e disoccupazione galoppante dovrebbe ratificare un “Accordo Contrattuale” per terminare l’attuazione delle cosiddette Riforme, se la Commissione Europea non è in grado di dimostrare con dati alla mano i risultati che si otterranno con le stesse?

Commenti

Oggi 31 Maggio 2013 finisco di studiare l’argomento e di scrivere questo testo, nel frattempo in TV Letta annuncia in una conferenza stampa di voler presentare un piano per la disoccupazione giovanile, si badi bene il target è solo dai 15 ai 25 anni, tutti gli altri si arrangino…

Van Rompuy, (ininterrottamente Presidente del Consiglio Europeo dal 2009 fino al 2014 anche presidente del vertice Euro) presente anch’esso, dopo essersi incontrato la bellezza di 3 volte con il nostro Premier ci precisa alcuni punti interessanti:

  • 7milioni di giovani disoccupati (ma questo lo sapevamo già)
  • Le politiche sociali e occupazionali sono “responsabilità” degli stati nazionali (come dire fatti vostri) “l’Europa collaborerà”(abbiamo visto come…)
  • Le politiche a favore dei giovani saranno, lavoro, formazione, istruzione (ma come non c’erano 7 milioni di disoccupati..?)

Poi, va a riassumere le iniziative concrete che s’ intendono realizzare contro la disoccupazione (prossimamente su questi schermi!!), che si avvarranno di co-finanziamenti tra UE e Stati (ma guarda un po’, i sopracitati A.C.). Quindi si procederà col:

  • Coinvolgere le parti sociali per trovare soluzioni comuni,

ricorda le famose Corporazioni di mussoliniana memoria in cui lavoratori e padroni si riunivano in un unico sindacato detto “corporazione dei mestieri” per cui la possibilità per i lavoratori di contrattare era pari a 0

  • Aumentare la mobilità frontaliera

Cioè emigrare oltre frontiera, ma che dico, tanto non esistono più, peccato che non parlo il belga o che ho famiglia oppure che il mio compagno andrà in Francia ed io in Germania, alla faccia dei rapporti umani esistenti.

  • Programmi di formazione extra frontalieri tipo l’Erasmus (o è ancora e solo Erasmus) ?

Si ma chi mantiene i figli all’estero se è un problema mantenerli allo studio anche quando vivono sotto lo stesso tetto ?

  • Riduzione della segmentazione della produzione

E qui viene un sano dubbio: vogliamo produrre solo all’interno di grandi gruppi multinazionali? Quindi produciamo solo quello che ci verrà imposto? Oppure significa che le PMI (piccole medie imprese) non potranno più creare quei prodotti oggi così preziosi (per specializzazione, per qualità, per tecnologia) che permettono al nostro Paese di riuscire a produrre ancora qualcosa e di sopravvivere alla devastazione europea?

Le domande si moltiplicano più degli atomi in una esplosione nucleare, così come le risposte diventano rare come alcune specie animali in via di estinzione.

L’unica affermazione che ci è dato conoscere è che ci vuole più Europa, tutto il resto sono solo inspiegabili paure che ci impediscono il sonno.

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2012:0777:FIN:IT:PDF (external link)
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2013:0165:FIN:IT:PDF(external link)
Fonte illustrazione: http://www.ilmanifesto.it/typo3temp/pics/255a27a23f.jpg(external link)

 

3 Commenti a “Accordi stringenti per riforme inconcludenti”

  • renato:

    Tanto per cominciare lo spread oggi 13/6/13 è iniziato a risalire,guarda caso primo dell’incontro Letta con i banditi EU.
    Continuano a parlare di riforme strutturali,hanno tolto le pensioni,distrutto il futuro dei giovani,e continuano a parlare di riforme.
    Dobbiamo prendere atto che l’Italia deve uscire da questa dittatura.

  • federico:

    complimenti per l’analisi,ottimo articolo! Ora più che mai ‘chi vede’ e ‘capisce’ la verità della realtà,il ‘non dormiente’… per stare in linea al messaggio opera d’arte ‘gli 8 veli della realtà’ visionabile su youtube, decisamente si sente frustrato,impotente,in continuo malessere …i valori umani più si cresce in consapevolezza e spiritualità più sembrano essere continuamente calpestati,schiacciati,oscurati…sembrano sempre più un lontano ricordo…..E tutto questo sembra un paradosso essendo la società attuale di sette miliardi di persone con una possibilità comunicativa impensabile considerati i mezzi telecomunicativi di adesso. Sembra proprio veritiero il detto al ‘male non c’è mai fine’…le generazioni attuali forse non si rendono molto conto o non si sentono in tale afflizione e sconforto perchè non hanno vissuto e respirato nell’Italia e nell’Europa del ‘prima dell’unione monetaria BCE’ e quindi non ‘vivono’ il contrasto del confronto
    Comunque sia è impensabile che alla data attuale con le tecnologie (debitamente monopolizzate e occultate) che abbiamo dobbiamo ancora sentir parlare di austerity,di scarsezza di risorse,di cibo(colture idroponiche),di energia e quant’altro in nome di una società corporatocratica voluta dai demoni alieni(uomini non li chiamo perchè decisamente non lo sono più o non lo sono mai stati) basata sulla ricchezza virtuale falsa e speculativa bancario/farmaceutica/petrolifera. Sembra sempre più utopia ogni discorso savio e onesto di impegni e di riforme..

  • antioppressione88:

    anni fa non sapevo cosa fosse il signoraggio o come l’elite ci controllasse tramite wto, banca mondiale e cosi via, nonostante ciò vedevo il mortadella come uno che ci avrebbe fregati tutti con la sua moneta unica (mi dicevo sempre : che me ne importa di andare in francia e usare una moneta uguale, ??? mi sembrava un provvedimento troppo esagerato per una semplice “comodità” e così cominciai ad insospettirmi, poi ebbi prova della fregatura quando andavo a comprare qualcosa e la pagavo il doppio) e la sua bella europa sempre buona e misericordiosa…

    odio dover dire che fin da dodicenne avevo capito quasi tutto del mio futuro e di quello della mia nazione

    lelamedispadaccinonero.blogspot.it

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