Categorie
VISITE
Ti ringraziamo per essere passato sul nostro blog! Torna a trovarci presto!

di Thierry Meyssan  Thierry Meyssan | Beirut (Libano)

Traduzione  Matzu Yagi

En une dizaine de jours, la répression des manifestations anti-Erdogan a déjà fait 3 morts et plus de 5 000 blessés.

JPEG - 33.5 Kb

La rivolta turca affonda le sue radici nelle incoerenze del governo Erdoğan. Quest’ultimo, dopo essersi presentato come «democratico musulmano» (sul modello dei «democratici cristiani»), ha improvvisamente mostrato la sua vera natura in occasione delle «rivoluzioni colorate» della Primavera araba.

In politica interna ed estera, esiste un prima e dopo questo voltafaccia. Il prima era l’infiltrazione nelle istituzioni. Il dopo è il settarismo. Prima, è la teoria di Ahmed Davutoğlu dei «zero problemi» con i suoi vicini. L’ex impero ottomano sembrava uscire dal suo torpore e tornare alla realtà. Dopo di che, è il contrario: la Turchia si è rimessa nei guai con ciascuno dei suoi vicini ed è entrata in guerra contro la Siria.

I Fratelli Musulmani

Dietro questo cambiamento, i Fratelli Musulmani, un’organizzazione segreta di cui Erdoğan e la sua squadra sono sempre stati membri, nonostante le loro smentite. Sebbene questo cambiamento sia successivo a quello del Qatar, finanziatore dei Fratelli musulmani, esso reca lo stesso significato: regimi autoritari che sembravano anti-israeliani d’improvviso esibiscono la loro alleanza profonda.

È importante qui ricordare che il termine occidentale «primavera araba» è un’illusione che intende dar a bere che i popoli tunisino ed egiziano avrebbero rovesciato il loro governo. Sebbene vi sia stata una rivoluzione popolare in Tunisia, essa non mirava a cambiare il regime, bensì a ottenere un’evoluzione economica e sociale. Sono stati gli Stati Uniti, non la piazza, a ordinare a Zinedine el Abidine Ben Ali e a Hosni Mubarak di lasciare il potere. Poi è stata la NATO ad aver rovesciato e fatto linciare Muammar al-Gheddafi. E sono ancora la NATO e il CCG ad aver alimentato l’attacco alla Siria.

Ovunque in Nord Africa – tranne in Algeria – i Fratelli Musulmani sono stati messi al potere da Hillary Clinton. Ovunque, hanno consulenti di comunicazione turchi, gentilmente messi a disposizione dal governo Erdoğan. Ovunque, la «democrazia» è stata solo un’apparenza che ha consentito ai Fratelli di islamizzare le società in cambio del loro sostegno al capitalismo pseudo-liberale degli Stati Uniti.

Il termine «islamizzare» si riferisce alla retorica dei Fratelli, non alla realtà. La Fratellanza intende controllare la vita privata degli individui basandosi sui principi esteriori del Corano. Rimette in questione il ruolo delle donne nella società e impone una vita austera, senza alcol né sigarette, e senza sesso, almeno per gli altri.

Per una decina d’anni, la Fratellanza ha tenuto un profilo discreto, lasciando la trasformazione della pubblica istruzione alla cura della setta di Fethullah Gülen, di cui è membro il presidente Abdullah Gül.

Anche se la Fratellanza proclama il suo odio per l’American Way of Life, si mantiene sotto la protezione degli anglosassoni (Regno Unito, Stati Uniti, Israele) che hanno sempre saputo usare la sua violenza contro chi osava loro resistere. Il Segretario di Stato Hillary Clinton aveva installato nel suo ufficio la sua ex guardia del corpo, Huma Abedin (moglie del parlamentare sionista Anthony Weiner), la cui madre Saleha Abedin dirige l’organizzazione femminile mondiale della Fratellanza. È attraverso questo strumento che ha agitato la Fratellanza.

I Fratelli hanno fornito l’ideologia ad Al-Qa’ida, attraverso l’intermediazione di uno di loro: Ayman al-Zawahiri, l’organizzatore dell’assassinio del presidente Sadat e attuale leader dell’organizzazione terroristica. Al-Zawahiri, come Bin Laden, è stato un agente dei servizi statunitensi. Mentre veniva ufficialmente considerato un nemico pubblico, si incontrava assai regolarmente con la CIA presso l’ambasciata statunitense a Baku, dal 1997 al 2001, come attesta la traduttrice Sibel Edmonds, nel quadro della «Gladio B» [1].

Una dittatura progressiva

Durante la sua prigionia, Erdoğan ha affermato di aver rotto con i Fratelli e di aver lasciato il loro partito. Poi si è fatto eleggere e ha lentamente imposto una dittatura. Ha fatto arrestare e incarcerare due terzi dei generali, accusati di aver partecipato a Gladio, la rete segreta di influenza degli USA. E ha ottenuto il più alto tasso di incarcerazione di giornalisti di tutto il mondo. Questa evoluzione è stata occultata dai media occidentali che non saprebbero criticare un membro della NATO.

L’esercito è il custode tradizionale della laicità kemalista. Tuttavia, dopo l’11 settembre, degli ufficiali superiori erano preoccupati per la deriva totalitaria degli Stati Uniti. Hanno preso dei contatti con le loro controparti in Russia e in Cina. Per fermare questa tendenza prima che fosse troppo tardi, i giudici hanno loro ricordato i loro precedenti pro-USA.

Se i giornalisti possono essere, come qualsiasi altra professione, dei mascalzoni, il più alto tasso di carcerazione del mondo rivela una precisa scelta politica: l’intimidazione e la repressione. Con l’eccezione di Ululsal, la televisione era diventata un panegirico ufficiale, intanto che la carta stampata aveva preso la stessa strada.

«Zero problemi» con i vicini

La politica estera di Ahmed Davutoğlu era altrettanto ridicola. Dopo aver cercato di risolvere i problemi lasciati irrisolti, un secolo prima, dall’Impero Ottomano, ha voluto mettere Obama contro Netanyahu organizzando la Freedom Flotilla in direzione della Palestina [2]. Ma, nemmeno due mesi dopo l’atto di pirateria israeliano, ha accettato la creazione di una commissione internazionale d’inchiesta incaricata di insabbiare la questione e riprendeva di nascosto la collaborazione con Tel Aviv.

Segno di cooperazione tra la Fratellanza e Al-Qa’ida, la confraternita aveva piazzato sulla nave Mavi Marmara Mahdi al-Hatari, numero due di Al Qaeda in Libia e probabile agente britannico [3].

Disastro economico

Come ha fatto la Turchia a sprecare non solo un decennio di lavoro diplomatico di ripristino delle sue relazioni internazionali, ma anche la sua crescita economica? Nel marzo 2011, ha partecipato all’operazione della NATO contro la Libia, uno dei suoi principali partner economici. Una volta finita la guerra, essendo la Libia distrutta, la Turchia ha perso il suo mercato. Contemporaneamente, Ankara si è lanciata nella guerra contro il vicino siriano, con il quale aveva appena firmato, un anno prima, un accordo di liberalizzazione commerciale. Il risultato non si è fatto attendere: La crescita del PIL che nel 2010 aveva un tasso del 9,2%, nel 2012 è scesa al 2,2%, e continua a precipitare [4].

Pubbliche relazioni

Con l’avvento al potere della Fratellanza in Nord Africa, il governo Erdoğan si è montato la testa. Nell’esibire la sua ambizione imperiale ottomana, per cominciare ha sconcertato l’opinione pubblica araba, e poi ha sollevato la maggior parte del suo popolo contro di lui.

Da un lato, il governo finanzia Fetih 1453 – un film dal budget faraonico per gli standard del paese – che dovrebbe celebrare la presa di Costantinopoli, ma storicamente fuorviante. Dall’altro, ha cercato di vietare la serie televisiva più popolare in Medio Oriente, L’Harem del Sultano, perché la verità non dà un’immagine pacifica degli Ottomani.

La vera ragione della rivolta

La stampa occidentale evidenzia, nella sollevazione attuale, certi elementi di dettaglio: un progetto immobiliare a Istanbul, il divieto di vendere alcolici di sera, o le dichiarazioni che incoraggiano la natalità. Tutto questo è vero, ma non fa una rivoluzione.

Mostrando la sua vera natura, il governo Erdoğan si è separato nettamente dalla sua popolazione. Solo una minoranza di sunniti si riconosce nel programma arretrato e ipocrita dei Fratelli. Ora, circa il 50% dei turchi sono sunniti, il 20% aleviti (cioè alauiti), il 20% sono curdi (prevalentemente sunniti), e il 10% appartengono ad altre minoranze. È statisticamente chiaro che il governo Erdoğan non può resistere alla rivolta che la sua politica ha provocato.

Nel rovesciarlo, i turchi non solo risolvono il loro problema. Mettono fine alla guerra contro la Siria. Ho spesso evidenziato che questa cesserebbe quando uno degli sponsor stranieri fosse scomparso. Questo sarà presto il caso che si darà. Così facendo, mettono fine all’espansione dei Fratelli. La caduta di Erdoğan preannuncia quella dei suoi amici; da Ghannouchi in Tunisia, a Morsi in Egitto. È in effetti poco probabile che questi governi artificiali, imposti da elezioni truccate, possano sopravvivere al loro potente padrino.

Traduzione
Matzu Yagi

4 Commenti a “La rivolta contro il Fratello Erdogan”

  • Jakob:

    Morsi è cittdino americano e Ghannouchi forse lo è pure.

    Sono in atto blandizie della UE verso la nuova Turchia dei giovani protestatari per accoglierla una bella volta in seno all’Europa. Lo scotto che la Turchia dovrà pagare sarà di parteciapre all’aggressione militare alla Siria (e poi Iran), tema su cui Erdogan è diventato titubante proibendo il transito di terroristi verso la Siria dopo un colloquio con Putin e smascherando il possesso di gas iprite da parte di due terroristi fermati in Turchia.

    Erdogan ormai è fottuto ma se i militari riprendessero il potere direttamente nelle loro mani la Turchia dovrà agire su diktat di USraele per far guerra alla Siria: catastrofe annunciata per il mondo intero.

  • Progetto USA degli anni 70/80… mancano solo Siria ed Iran! Riuscirà Putin ad impedirlo?

  • Woland:

    fratello erdogan nel senso di
    fratello musulmano
    fratello massone
    le due cose coincidono?

  • elya:

    Meyssan non mi convince come giornalista , tempo fa lessi un articolo in cui elogiava fabius come unico candidato valido nel partito socialista francese , la turchia come l’italia e’ ben infiltrata dall’ apparato stay behind gladio emanazione diretta della nato, erdogan dovette fronteggiare l’ esercito per tenerlo a bada , ridicolizzare davutoglu come fa meyssan non mi sembra il caso , su israele la turchia non e’ un partner commerciale remissivo e proprio il caso mavi marmara sta a dimostrarlo , sulla siria non e’ stato affidabile e questa la mia impressione ha dato fastidio agli usraeliani.

Lascia un Commento

Gianni Lannes
FreePC
Antonella Randazzo
SCIE CHIMICHE
Corso Nuova Fotografia