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Da http://dorsogna.blogspot.it/2013/06/ombrina-il-corsera-e-le-balle-di-morandi.html

Proposte per la costa teatina – a nove km da riva

Il giorno 13 Aprile 2013 circa 40,000 abruzzesi sono scesi in piazza a Pescara per protestare contro il progetto petrolifero “Ombrina Mare” della Medoilgas (MOG) di Londra. Il progetto prevede la trivellazione di sei pozzi di petrolio, l’installazione di una piattaforma a sei chilometri da riva e di una nave desolforante di tipo FPSO a nove chilometri dalle spiagge d’Abruzzo.Da allora si sono succeduti una serie di articoli sulla stampa nazionale, inclusa una lunga lettera dello stesso amministratore delegato della MOG, Sergio Morandi che sul Corriere della Sera elenca tutti i supposti motivi a favore di Ombrina, criticando anche il lungo e paziente lavoro di informazione e di indagine che ho portato avanti in questi anni.Un po di articoli sono qui:

Il foglio

L’occidentale

Assoelettrica

Formiche

Newsit24

Sono di origini abruzzesi, anche se vivo in California da anni. Conosco e amo la riviera teatina e al contempo mi reputo una persona di scienza libera, indipendente, intelligente e, a differenza di Morandi, non ho alcun tornaconto personale in questa vicenda. Ho semplicemente letto tutti i dettagli del progetto della MOG e sono giunta alla conclusione che Ombrina Mare sarà assolutamente deleteria per la costa teatina e per i suoi residenti, per questi motivi:

1. Il petrolio d’Abruzzo è poco e non cambierà di uno iota lo scenario energetico nazionale. E’ la MOG stessa a fornire stime ai suoi investitori secondo le quali al massimo si ricaveranno fra i 20 e i 40 milioni di barili di petrolio da Ombrina. Considerato che l’Italia consuma circa 1.5 milioni di barili al giorno, i conti sono presto fatti: nella migliori delle ipotesi, e assumendo che verrà tutto commercializzato in Italia, il petrolio estratto da Ombrina nell’arco di 24 anni basterà a soddisfare in totale fra le 2 e le 4 settimane di fabbisogno nazionale.

2. Il petrolio di Ombrina è di qualità scadente, ricco di impurità sulfuree e di indice API 17. Questo indice varia dagli 8 delle Tar Sands del Canada (il peggior petrolio del mondo) ai 40 del West Texas e dei mari del Nord (fra i migliori). Ovviamente peggiore la qualità del petrolio, maggiori sono gli impatti sull’ambiente. Sono proprio le impurità sulfuree a dare maggiori problemi perché causano corrosione e difficoltà di trasporto del greggio, rendendo necessaria la desolforazione – l’eliminazione dello zolfo – in loco, vicino al posto di produzione.

3. Ecco allora la necessità di usare una FPSO – la “nave galleggiante” cui si riferisce Morandi. La sigla FPSO sta per “Floating Production Storage Offloading” unit cioè unità galleggiante di stoccaggio, di trattamento e di scaricamento. Il petrolio non si separerà magicamente da acqua e gas come vuole far credere Morandi, servirà invece una delicata operazione di eliminazione di scarti sulfurei e non, che include una fase di incenerimento di rifiuti a fiamma costante, 24 ore su 24. La stessa MOG stima che l’insieme di tutti i prodotti di scarto bruciati sarà di almeno 80,000 chilogrammi al giorno, inclusi materiali speciali e pericolosi.

4. La reazione chimica di base che avverrà sulla FPSO e che porterà alla creazione di “zolfo puro” come dice Morandi, e’ il processo Claus, una reazione all’equilibrio, che non e’ mai completa al 100%. E’ per questo che parte degli scarti collaterali (fra cui il pericoloso idrogeno solforato) non si trasformera’ mai in zolfo puro e che occorre bruciarlo. Tutti gli impianti che trattano petrolio amaro come quello d’Abruzzo usano questa prassi, incluso il centro Oli di Viggiano, in Basilicata. Fra l’altro i limiti legali in Italia per l’idrogeno solforato sono di migliaia di volte superiori a quelli applicati in altre parti del mondo: per gli impianti Claus si possono emettere anche 20 ppm di idrogeno solforato, mentre, ad esempio, in Massachusetts il limite e’ di 0.00065ppm. Quindi, tanto “stringenti” come li chiama Morandi i limiti italiani non sono.

5. Morandi dice che lo zolfo sarà utile per la produzione di fertilizzanti e altri derivati, ma dimentica di ricordare che nel mondo esiste una sovrapproduzione di zolfo puro proprio a causa della crescente raffinazione di petrolio ad alto tenore sulfureo. L’industria dei fertilizzanti non può che assorbire una piccola parte di questo zolfo, quindi dei 500 chili al giorno di zolfo previsti da Ombrina se ne potrà tranquillamente fare a meno.

6. Oltre agli scarti atmosferici, ci sono quelli in mare. Una delle prassi più comuni nell’industria petrolifera è il rilascio a mare – accidentale o volontario – di materiale di perforazione e di acque di produzione, che non vuol dire acqua di ruscello, ma acqua inquinata mista a residui petroliferi. Cifre ufficiali del governo di Norvegia parlano di 3000 tonnellate l’anno di materiale di scarto rilasciate in mare. Qualche anno fa vi fu uno studio del governo americano nel golfo del Messico – GESAMP – dove si giunse alla conclusione che i tassi di mercurio nei pesci catturati nei pressi delle piattaforme erano 25 volte superiori a quelli catturati più lontano. Nello specifico di Ombrina è bene ricordare già che durante la fase di esplorazione temporanea nel 2008 comparvero delle macchie di idrocarburi in spiaggia, coincidenza al quanto singolare. Per di più quell’anno l’ARTA Abruzzo accertò inquinamento “medio” attorno ad Ombrina mentre in acque distanti dal pozzo l’inquinamento era rimasto “basso” – questo dopo solo tre mesi di operazione. Infine, è importante ricordare che all’interno della concessione sussiste una riserva di pesca, finanziata dall’UE: chiudiamo le acque ai pescatori, e le apriamo ai petrolieri? Non è un controsenso?

7. Morandi dice che non sono previsti scoppi ed incidenti. Gli siamo grati. Gli scoppi sono eventi rari, è vero, ma ne basta uno solo per mettere in ginocchio tutto quanto di buono già esiste sul territorio. Quando si parla di incidenti si pensa solo al golfo del Messico, nel 2010. Ma in verità ve sono altri che si susseguono in vari angoli del mondo: in Adriatico sarebbero particolarmente deleteri, considerato che il mare nostrum è un mare chiuso, con un ricambio d’acqua non certo paragonabile a un oceano. Restando solo in ambito di FPSO, al largo delle coste britanniche ce ne sono circa 15, tutte a distanza molto maggiore di quanto proposto in Abruzzo. Qui, le statistiche portate avanti nel decennio 1993-2003 parlano di circa 70 incidenti l’anno per nave FPSO, inclusi ferimenti, morte, incendi, sversamenti in mare, scontri con altre navi, problemi agli ancoramenti, e agli oleodotti. Non è vero poi che le navi FPSO causano meno impatto ambientale, la chimica e le emissioni non cambiano.

8. Considerati questo tipo di rischi, gli stati costieri negli USA hanno deciso di vietare tutte le attività petrolifere nei loro mari. Lungo le coste pacifiche e atlantiche, in questo momento, vige una fascia di rispetto di 160 chilometri da riva che in Florida diventa di 200. La moratoria è in vigore da più di 30 anni, ed in California non sono state più costruite trivelle a mare dopo il 1969, dopo uno scoppio a Santa Barbara. Questo perché’ si è capito che trivelle e qualità di vita sana non si sposano. E’ solo il golfo del Messico che è stato sacrificato al petrolio: il Texas e la Louisiana hanno scelto di puntare sugli idrocarburi con tutte le conseguenze che questo ha portato. Non è un caso che si sogna il mare di Malibu e non certo quello di Galveston. E’ sempre interessante ricordare a questo proposito la dicotomia Gela-Taormina. La prima, sessanta anni fa, disse sì all’industria petrolifera, la seconda no. Credo che sia lampante oggi vedere chi abbia fatto la scelta migliore. Morandi cita la riviera romagnola ma non ricorda i gravissimi fenomeni di erosione delle coste e della subsidenza dei mari di Ravenna, causati anche dalle estrazioni di metano in zona. Studi condotti per conto dell’ENI mostrano la connessione fra subsidenza e produzione metanifera; in Emilia Romagna alcuni tratti di fondali si sono abbassati anche di due metri in 20 anni a causa delle estrazioni di idrocarburi.

9. E tutto questo in cambio di cosa? In Italia, le royalties in mare sono del 4%. Leggendo i comunicati agli investitori della MOG e di tutte le altre ditte petrolifere che vogliono venire in Italia, si legge sempre la dicitura “excellent fiscal regime” (Petroceltic) oppure “Italy’s tax regime for oil and gas producers remains among the most favorable worldwide” (Orca Exploration). Di contrasto, la Norvegia utilizza quest’altra dicitura: “A causa degli straordinari profitti associati con l’industria del petrolio, una addizionale tassa speciale del 50% e’ applicata.” La Norvegia investe la maggior parte dei fondi petroliferi in speciali fondi pensioni programmati per durare anche dopo l’esaurimento dei giacimenti. Proprio come in Italia, vero?

E’ utile anche ricordare che ad Ombrina venne già rilasciato parere negativo nel 2010 dall’allora ministro Stefania Prestigiacomo che per la prima volta in Italia coraggiosamente decretò anche una fascia di rispetto di 5 miglia (9 chilometri) lungo tutto il perimetro nazionale e di 12 miglia (circa 22 chilometri) nei pressi di riserve naturali.

Il successivo governo Monti/Passera sostituì questo decreto con l’articolo 35 del Decreto Sviluppo del Luglio 2012 in cui il limite veniva esteso a 12 miglia per tutto lo stivale, ma con applicazione solo per progetti e concessioni successive al 2010. Queste trame machiavelliche lasciarono Ombrina fuori da qualsiasi fascia di protezione, riaprendo la strada al dibattito attualmente in corso.

Ci tengo anche a denunciare la mancanza di trasparenza da parte del governo Monti su questo tema, come emerge dalla corrispondenza interposta fra l’ex ministro Clini e lo stesso Morandi, in cui quest’ultimo ricorda, riferendosi al decreto Prestigiacomo, che i “danni elevatissimi […] che la nostra azienda è destinata a subire, sono stati già esposti e quantificati agli uffici del Suo Ministero in occasione di precedenti incontri” e in cui poi lo ringrazia, riferendosi al Decreto Sviluppo, per “ il prezioso contributo” alla “soluzione poi adottata dal Governo al fine di porre riparo ad una situazione insostenibile oltre che ingiusta per gli operatori del settore”.

Ma al dila’ di tutti questi dati, e di questi teatrini, c’è una cosa che Morandi non potrà mai capire: la costa teatina è il mare degli abruzzesi, amato e vissuto da noi tutti. Non lo vogliamo colonizzato da piattaforme, trivelle, porti petroliferi, oleodotti. E’ un popolo intero che lo chiede: dai politici regionali, provinciali ed i sindaci, dalla Chiesa Cattolica alla Confcommercio, dalle cantine del vino agli operatori turistici, dalle associazioni studentesche, a quelle culturali, dagli scout ai centri sociali, tutti hanno detto no, ripetutamente e con convinzione dal 2008 ad oggi. Solo la MOG insiste e diabolicamente persiste.

Il problema però non è solo dell’Abruzzo. Nuovi pozzi sono programmati in tutta Italia – in mare, in terra, con fracking, senza fracking, di gas, di petrolio, di estrazione o di stoccaggio – dai campi di riso di Carpignano Sesia, ai sassi di Matera, dai vigneti del Montepulciano d’Abruzzo alle riserve marine di Pantelleria, dai frutteti di Arborea alla laguna di Venezia, dal delta del Po alle isole Tremiti, dalle zone terremotate dell’Emilia ai mari di Otranto, da Bordolano a Ribolla. Ai miei occhi tutto questo è pura speculazione, perché’ i temi di cui sopra, mutatis mutandis, si applicano a tutta l’Italia.

Mi auguro allora che questo nuovo governo non la lasci vinta ai prepotenti del petrolio in nessuna parte d’Italia, ma che invece a vincere, per una volta, sia il buonsenso, la giustizia sociale, la lungimiranza di riportare questa nazione alla bellezza e all’incanto dei suoi mari, delle sue colline e della sua gente.

Maria R D’Orsogna

Santa Monica, CA 23 Maggio 2013

 

5 Commenti a “Ombrina Mare – perche’ no.”

  • walter:

    Non lo fanno per il petrolio od il gas, questa è la scusa buona per tutte le stagioni.
    E’ una mera operazione arcontica, tesa a distruggere ed insozzare la Creazione, il nostro Spirito e, soprattutto, la nostra Anima.
    Godere della vista di un paesaggio, di cibi naturali e di rapporti umani semplici e ricchi allo stesso tempo, è sinonimo di Vita che “….solo di se stessa ha bisogno….”, quindi tutto questo va contro la Vita.

  • Che dire…l’articolo è impeccabile, ma purtroppo credo che non sia questo il governo che fermi questo scempio delle meravigliose coste Italiane, anzi credo che proprio con questo governo di non “eletti” le cose peggioreranno ulteriormente, a meno che non si corra in tempo ai ripari o rimedi…

  • Gigi:

    Concordo pienamente Lince

  • Joe:

    E’ utile anche ricordare che ad Ombrina venne già rilasciato parere negativo nel 2010 dall’allora ministro Stefania Prestigiacomo che per la prima volta in Italia coraggiosamente decretò anche una fascia di rispetto di 5 miglia (9 chilometri) lungo tutto il perimetro nazionale e di 12 miglia (circa 22 chilometri) nei pressi di riserve naturali.

    La Prestigiacomo ? E’ figlia di industriali chimici con stabilimenti mortiferi a Priolo in Sicilia e nei dintorni di Bologna.

    Ci furono dei picciotti della mafia che in preda al rimorso e al panico hanno confessato di aver lavorato per affondare nei punti più profondi del Tirreno e dello Jonio decine di container con la peggior specie di rifiuti tossici. La ministra dell’ambiente Prestigiacomo sancì che si trattava della motonave Catania affondata al largo della Calabria durante la 2. guerra mondiale e il caso è chiuso.
    Non attribuisco alla Prestigiacomo alcun merito, piuttosto la malafede, e le donne sono fantocci in mani altrui, fantocci assassini.

  • Fabio G.:

    Beh, io non capisco proprio una cosa. Siamo o non siamo in un sistema capitalistico? Se la MOG ha deciso che è conveniente dal punto di vista economico trivellare Ombrina, cosa caspita gliene può fregare del fatto che copra una settimana o un giorno di fabbisogno nazionale italiano? Loro ci guadagnano, punto e basta. E sti ca….i se i Teatini sono d’accordo o meno, se sono in regola con le leggi per loro è più che sufficiente.
    Credete a me che sono del mestiere, l’unico modo per fermare le perforazioni è quello di aumentare le royalties, in modo da rendere non conveniente le operazioni. In alternativa, leggi più stringenti (non sulla sicurezza, però, che sono probabilmente le migliori in tutto il settore industriale), sempre per fare spendere di più le compagnie.
    in Sicilia, Crocetta e M5S hanno proposto di aumentare al 20% le royalties e di abolire le franchigie: per tutta risposta l’ENI ha deciso di non perforare più (a terra, il mare appartiene all’Italia, non alla Sicilia).
    P. S.: per cortesia, evitiamo paragoni ridicoli con la Norvegia, dove sono 5 milioni di persone e c’è un’attività nemmeno paragonabile a quella italiana.
    Saluti

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