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Fonte: http://www.informarexresistere.fr/2013/06/27/cannabis-vs-chemioterapia/
-di Giuseppe Nicosia-

Sono migliaia gli studi sulla canapa, tutti essenzialmente spartiti su due fronti: uno continua a dichiarare la nocività di questa pianta e ha l’appoggio e la pubblicità dei governi proibizionisti, e l’altro invece demarca i poteri terapeutici della cannabis contro gli interessi di case farmaceutiche ma col sostegno da parte di chi, grazie alla marijuana, è guarito. Difficile informare correttamente gli utenti: in Italia, infatti, si continua a leggere di “buchi al cervello” causati dall’uso di marijuana, mentre il Ministro della Salute israeliano ha riconosciuto l’utilità terapeutica della Cannabis, annunciando linee guida per regolarne la produzione e la distribuzione da parte dello stato.

Una recente ricerca condotta dal dott. Donald Tashkin (Università di Los Angeles) ha dimostrato che l’incidenza di cancro al polmone nelle persone che fumano cannabis è minore rispetto a quella delle persone che non fumano del tutto! Sono ormai stati individuati 421 composti chimici nella pianta della cannabis, tra questi molti con significative proprietà antitumorali anche a basse dosi, e quindi sicuramente efficaci cure per il cancro. Le ricerche ci dimostrano che le proprietà della cannabis si dividono nelle seguenti categorie:
1° effetto ANTIPROLIFERANTE: uno dei segni classici della cellula cancerogena è che continua a riprodursi quindi fermare tale riproduzione è un effetto antiproliferante; la cannabis riesce a farlo.
2° effetto ANTIANGIOGENESI: i cannabinoidi impediscono al tumore di sviluppare nuovi vasi capillari e quindi di crescere.
3° effetto ANTIMETASTASI: i cannabinoidi impediscono alle cellule cancerogene di trasmettersi in altri tessuti.
4° effetto APOPTOTICO: l’apoptosi è la capacità dei cannabinoidi di accelerare la morte delle cellule anomale.

Il prof. Manuel Guzman (professore di biochimica e biologia molecolare all’università di Madrid) dichiara che la capacità dei cannabinoidi di uccidere le cellule malate proteggendo le cellule sane, è molto importante: nel caso del cancro al cervello, a causa della barriera emato-encefalica, che protegge il cervello dai composti chimici che circolano nel sangue, diventa difficile e a volte impossibile trattare i pazienti con chemioterapici senza causare danni collaterali. L’unicità dei cannabinoidi e che possono penetrare la barriera emato-encefalica, raggiungere direttamente le cellule cancerogene del cervello attraversando la membrana cellulare, e indurre la morte esclusivamente delle cellule malate.
Quello che più scandalizza è che anche dove l’uso terapeutico della marijuana è legalizzato, solo una scarsa percentuale dei malati è informato sulla possibilità di questa cura, e che tali informazioni derivano dagli amici, dai media (principalmente internet), e non dai medici nonostante si tratti di una cura reale ed efficace.

In Canada Rick Simpson, produttore e donatore di “Hemp Oil”, è ricercato: l’accusa a Simpson è la mancanza di valore scientifico delle sue teorie e la sperimentazione senza autorizzazione da parte del ministero della sanità, ma sono inconfutabili i suoi successi e senza alcuna conseguenza negativa. Anche se la gente guarisce, lui non deve ne donare ne suggerire l’uso di olio di canapa. Purtroppo la creazione di medicine è in mano alle multinazionali del farmaco, che sembrano avere altri interessi rispetto la salute del paziente. A tal proposito forniamo delle informazioni sulla chemioterapia, unica terapia riconosciuta per combattere il cancro. Partendo dal presupposto che risulta che ci siano più pazienti malati di tumore che muoiono a causa della chemioterapia piuttosto che di cancro e che tali statistiche mediche presentano queste morti come “successi” della chemioterapia, perché il paziente non è morto a causa del cancro, un malato di tumore che dovrà sottoporsi alla chemioterapia viene avvertito che questa cura provocherà nausea, vomito, caduta dei capelli, oltre a effetti collaterali soggettivi come la depressione, derivata spesso dal dolore che causa tale cura. Quello che però i medici non ci dicono e quello che l’Istituto Superiore di Sanità italiano ha fatto stampare su un fascicolo dal titolo “Esposizione professionale a chemioterapici antiblastici” per gli “addetti ai lavori”, cioè per coloro che solamente maneggiano le fiale che contengono le sostanze chimiche per la chemio (infermieri professionali e/o medici). Il fascicolo avverte della pericolosità di certe sostanze e, alla voce Antraciclinici (chemioterapico), c’è scritto: “Stomatite, alopecia e disturbi gastrointestinali. La cardiomiopatia, un effetto collaterale caratteristico di questa classe di chemioterapici, può essere acuta, raramente grave o cronica – mortalità del 50% dei casi. Tutti gli antraciclinici sono potenzialmente mutageni e cancerogeni”. Alla voce Procarbazina (chemioterapico) c’è scritto: “E’ cancerogena, mutagena e teratogena (malformazione nei feti) e il suo impiego è associato a un rischio del 5-10% di leucemia acuta, che aumenta per i soggetti trattati anche con terapia radiante”.

Quindi, per curare il cancro, si utilizzano delle sostanze chimiche che sono cancerogene, mutagene e teratogene. L’A.I.A.N. (Associazione Italiana per l’Assistenza ai malati Neoplastici) ci fornisce il costo di un trattamento chemioterapico: “ Il costo medio dei cicli chemioterapici varia sensibilmente in base ai farmaci. Comunque il costo si aggira su svariate decine di migliaia di euro per i vari cicli, fino a 50.000€. Nel “Giornale italiano di Farmacia clinica” del 21 febbraio 2007 sono stati pubblicati i costi per “l’uso dei farmaci citotossici nei cicli di chemioterapia “platinum-based” analizzati per 100 pazienti e 6 cicli di terapia”. In tale documento si trovano cifre colossali (si arriva a 548.955 euro) che si riferiscono solamente ai costi dei farmaci chemioterapici. Se a questo sommiamo i costi della somministrazione, premedicazione e reazioni avverse, il totale ha dell’incredibile: “Sei cicli soltanto di chemioterapia costano per ogni paziente una cifra che va da 4.520 euro a 8.420 euro”. Viviamo inoltre nell’illusione che la chemioterapia sia gratuita, perché non è l’ammalato a pagarla direttamente ma, in realtà, siamo noi tutti contribuenti a pagare sotto forma di prelievi fiscali (tasse). I malati nuovi di tumore, solo in Italia, sono ogni anno circa 270.000, un giro di affari annuo di miliardi di euro. Con cifre del genere, pagate dal Sistema Sanitario Nazionale e quindi sottratte alla comunità, il potere di lobbies di Big Pharma è così forte che riesce a tenere celate le terapie non convenzionali e tappare la bocca a tutti quei ricercatori indipendenti che hanno il coraggio di mettere la salute della persona davanti agli interessi economici.

La canapa è vietata per legge. Le ragioni sono svariate, ma sicuramente il suo elevato effetto terapeutico è tra queste. La recente legge comunitaria europea, neanche a farlo apposta, mette al bando qualsiasi proprietà curativa delle piante, compresa la camomilla per l’insonnia.
L’uso di una pianta per scopo terapeutico sarà consentito solo se testata e approvata con veri e propri “protocolli standard”, al pari di un qualsiasi farmaco. Questo farà lievitare il costo di qualsiasi prodotto, tanto da renderne sconveniente la commercializzazione, proprio come si fece all’inizio con la canapa (Vedi: Marijuana Tax Act – 1937). Tutto questo per salvaguardare la nostra salute o per amplificare le nostre patologie e spendere di più in farmaci?

 

Pubblicato su Dolce Vita n°39 – Marzo / Aprile 2012

http://www.enjoint.info/?p=8060

23 Commenti a “Cannabis VS Chemioterapia”

  • Jakob:

    Ho appreso da un conoscente ammalato che il SSN fa pervenire direttamente al domicilio del paziente certi costosissimi antitumorali. Pure i pannoloni pagati dal SSN vengono recapitati in pompa magna e in abbondanza al domicilio del paziente.
    Paga Pantalone e Bigpharma incassa.

    Marinol è il farmaco a base di marijuana spacciato da BigPharma. L’importante è che la preziosa risorsa resti nelle mani dell’elite finanziaria, ancor meglio in un prossimo domani quale prodotto OGM cioè sterile.

  • Chicca:

    Da moglie di un malato di cancro ed allo stesso tempo da persona libera e consapevole dico che la colpa delle multinazionali del farmaco e’ grande ma che la responsabilita’ non puo essere imputata solo a loro.
    La mia esperienza con Giorgio mi ha permesso di trovare una cura che, con molto impegno, gli ha permesso di essere ancora oggi vivo a fronte di una diagnosi che gli lasciava non piu’ di 6 mesi di vita nel 2007.
    Nel frattempo molti amici e conoscenti nostri si sono ammalati ed a tutti ho parlato, a volte guardata anche con fastidio o con incredulita’, di altre strade percorrere e del coraggio di sceglierle.
    Non ci crederai: in 7 anni solo due o tre hanno seguito altre strade e solo quando oramai erano al lumicino, non riuscendo così a salvarsi benche’ perlomeno le sofferenze gli siano state risparmiate.
    Gli altri li ho accompagnati tutti al camposanto dopo averne visto l’iter descritto nell’articolo come nausea, vomito ecc. ecc.
    Ho oramai smesso quasi totalmente di parlare, (anche su Stampa Libera commento raramente) a meno che non giudichi che la parole abbiano piu’ valore del silenzio ma sono in attesa di un risveglio diverso da parte della maggioranza e ci spero.

  • max:

    Si sig.ra chicca ci faccia sapere x favore…

  • cavu77:

    ci dica quale cura ha seguito….!!!!

  • chicco:

    Probabilmente si tratta del metodo Gerson…

  • nello:

    I cannabinoidi sono già prodotti in quantità dall’essere umano, il gioco è semplice s’inizia con i vaccini inibendo il sistema imunitario, costringendolo a produrre le sostanze che riescono a combattere questi fenomeni che incontrano sulla loro via. Le malattie sono di queste portate come i tumori e cancro hanno bisogno di un ambiente amico per soppravivere, consiglio vivamente una dieta alcalinica e controllare i ph del sangue…

  • Roberto Arvo:

    La mia opinione è che la marijuana, che io personalmente non uso, sia apportatrice di effetti positivi (superiori ai negativi) solo se usata nei modi opportuni e solo se realmente “naturale”, cioè coltivata nei campi, nei tempi giusti e nei modi giusti.
    Sia invece portatrice di danni (superiori agli effetti positivi) se “idroponica”, cioè coltivata artificialmente ed in modo intensivo, al fine di massimizzare i guadagni come è logico avvenga nel caso di chi ha in vista la vendita clandestina ai fini dello spaccio. In questo caso, gente senza scrupoli si serve della chimica per i propri scopi e l’effetto finale è l’ottenimento di un prodotto che, a quanto so, è pericoloso apportatore di metalli pesanti; i quali, proprio grazie alla capacità della cannabis di superare la barriera emato encefalica, possono invadere l’organismo in maniera pericolosa. Questo in parte spiegherebbe anche il fatto che si ottengono spesso risultati contradittori con il suo uso. Questo in linea del tutto generale e considerando solo l’impiego consueto della cannabis e non l’uso di farmaci derivati da essa.
    Infine aggiungo una cosa che farà forse sorridere alcuni, ma è sempre importante, a mio avviso, considerare che la cannabis, così come molte altre piante provenienti da località geografiche diverse dalla nostra, è più adatta ad essere consumata nei climi caldi e nelle stagioni calde, alle quali è stata destinata dalla natura.

    • Daniele:

      Caro Roberto, ha le idee parecchio confuse riguardo la coltivazione idroponica. Direbbe mai ad un viticoltore di non intervenire nel processo di nascita e crescita della pianta se questo fosse teso a migliorAre il prodotto finale? La coltivazione Idroponica non crea assolutamente piante “portatrici di danni” O_O

      • Roberto Arvo:

        Intendo la coltivazione idroponica come coltivazione artificiale ed intensiva (luci artificiali, fertilizzanti chimici, variazioni dei tempi di crescita ecc..). I problemi da intossicazione da metalli pesanti, oltre al cambiamento degli effetti finali sul consumatore, sono abbastanza documentati già da anni. Non darò a questo proposito riferimenti particolari; ognuno con internet può trovarseli da solo se interessato.

        • Daniele:

          Ripeto, ha le idee molto confuse.
          L’effetto finale sul consumatore, è solo quello di offrire un prodotto “migliore” intendendo con questo :
          -piante con una maggior concentrazione di sostanze già presenti
          -minor impiego di acqua rispetto ad una coltivazione a terra.
          -minor utilizzo di antiparassiti e utilizzo localizzato dei fertilizzanti.
          Diverso il discorso se parliamo di prodotto finale alterato da chi è interessato a maggiori profitti. Potremmo allora trovare sostanze aggiunte per alterare il peso o per altri vantaggi, ma si tratta per l’appunto di sostanze aggiunte successivamente e non durante la coltivazione.

        • Roberto Arvo:

          Del tutto sbagliato. Le piante crescono vigorosamente non avendo ostacoli e questo porta a un bell’aspetto estetico ma anche a debolezza e poca resistenza agli attacchi comuni in questi ambienti.
          A prescindere dall’illuminazione HPS, più calda che luminosa e da facili inconvenienti nelle lampade che devono filtrare gli UV (il ciclo di fioritura è determinato dalla qualità della luce), il problema è nel substrato che spesso non resta neutrale a livello di PH (che tende all’acido) e ciò influisce sullo sviluppo delle piante. Spesso è inquinante, non biodegradabile e soggetto a infestazioni. Figuriamoci se chi ha in vista lo spaccio si preoccupa di tutto questo! 30 e più piante al mq, in luogo asettico, con luci artificiali e intervento chimico…..e infatti si parla di “canapazza”dagli effetti troppo forti che comportano anche tachicardie, paranoie e il tipico effetto down….contento te!!

  • max:

    sALVE, VORREI DIRE CHE STO SOMMINISTRANDO ALLA MIA COMPAGNA HEMP OIL DA OLTRE 4 MESI PER UNA METASTASI CEREBRALE E PROBABILE OSSEA, E A DIR LA VERITA MI ASPETTAVO UN MIRACOLO.
    VOGLIO FAR PRESENTE CHE SICURAMENTE L’HEMP OIL FUNZIONA, MA NON SO TUTTI IN QUANTO COME TUTTE LE TERAPIE COMPLEMENTARI NON è DETTO CHE DEBBANO DARE LO STESSO RISULTATO DI GUARIGIONE CHE HA AVUTO “PINCO PALLINO” E QUINDI LA TEORIA FUNZIONA PER TUTTI, NULLA DI PIù SBAGLIATO PERCHè SIAMO TUTTI UGUALI E ALLO STESSO MODO DIVERSI.
    SONO ARRIVATO A SOMMINISTRARLE CIRCA 1 GR AL GIORNO PER UN TOTALE DI BEL OLTRE 60 GR DI PURO OLIO DA CANNABIS BIO CON ALTISSIMA PRESENZA DI THC E CB1 CB2.
    QUELLO CHE STò NOTANDO è LA QUASI E DICO QUASI ASSENZA DI DOLORE CHE INVECE DOVREBBE ESSERE SOPRESSA CON OPPIACEI E MORFINA, AL FINE DI PORTARE LA PERSONA VERSO LA MORTE SENZA CHE ELLA DEBBA SOFFRIRE.
    QUESTA MIA ESPERIENZA E STORIA E ATTUALE E MOLTO DELICATA, PER QUESTO STO USANDO ALTRI PRODOTTI COMPLEMENTARI PER DEBELLARE E FAR REGREDIRE LA MALATTIA DELLA MIA COMPAGNA.
    EVENTUALMENTE VI FARO SAPERE SE CON QUESTA NUOVA SINERGIA CHE SARà APPLICATA NEI PROSSIMI GIORNI CI SARà UN NUOVO RISVOLTO DELLA MALATTIA.
    GRAZIE

  • Penso che non sia da sottovalutare il fatto che la cannabis, inducendo, in chi la fuma, uno stato d’animo particolare, contribuisca a far ritrovare una forma di equilibrio personale.
    Se una persona si trova in uno stato di equilibrio e quindi non stressata, riesce a sviluppare al meglio i propri Anticorpi, combattendo quindi direttamente ogni malattia.
    Certamente oltre lo Stress esistono altri nemici, tipo i veleni che ci vengono propinati quotidianamente, dai pesticidi ai conservanti, coloranti, fumi nell’aria, particolati vari, farmaci presi in quantita’ industriali, carni di animali allevati “industrialmente* e portati al limite della sofferenza con tutte le intuibili conseguenze…
    Probabilmente anche i digiuni programmati potrebbero aiutare a ridurre i veleni ingeriti.
    Saluti Giovanni

  • TerzaPosizione:

    Daniele probabilmente Roberto si riferisce alla SKUNK un tipo di marjuana che viene modificata chimicamente per aumentarne il principio attivo, stravolgendone gli effetti naturali.
    Roberto il Sud Italia è sempre stato geograficamente adatto alla coltivazione di cannabis, inoltre molte zone del Nord Italia si prestano a tale coltivazione, nonostante climi più rigidi.Rammento che in Inghilterra fino a fine ’800 era obbligatorio coltivare Cannabis per usi nella marineria ( cime, scotte,vele).

    • Daniele:

      Guarda che incrociare diversi strain per ottenerne altri con un aumento del principio attivo, è sempre stato fatto nella storia per aumentare le rese. La Skunk che citi, è un incrocio reso stabile fra Acapulco Gold e Colombian Gold, nulla di pericoloso. Modificata chimicamente?? eH bhe modificare la genetica senza modificare la chimica mi pare molto difficile.

  • Daniele:

    per Roberto ripeto: sei molto ma molto confuso.

  • Roberto Arvo:

    Per chiudere si sappia che ogni varietà della canapa assorbe metalli pesanti dal terreno e indirettamente dall’ambiente inquinato. Dunque deve tener conto di questo chi a vario titolo intende coltivarla. O ci si assicura che le condizioni siano quelle giuste o si corrono poi dei rischi per la propria salute nel caso di uso della stessa. Questa condizione paradossale non fa certo della canapa la pianta più sicura per chi intende usarla a scopo terapeutico, salvo controlli ed analisi ad hoc; la natura fornisce molti altri prodotti efficaci e privi di rischi, come ha ben mostrato recentemente SL con un articolo sull’argomento.
    ["siano confusi tutti quelli che denunciano cose cattive...." Daniele 3, 23 ] adesso capisco tutto…..

    • Daniele:

      Eh si mio caro Roberto, non voglio accettare le tue tristi verità e quindi ti etichetto come confuso; non per il fatto che continui a non rispondere alle mie obiezioni tirando fuori argomenti diversi. Un consiglio, cerca un altro passo da citare, magari che parli del troppo orgoglio e dell’ottusità, io non sono bravo a vestirmi di luoghi comuni, bado più alla praticità delle cose. Daniele 3-7-13.

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