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Fonte: http://russiaoggi.it/economia/2013/07/05/sfuma_il_sogno_del_nabucco_25189.html

5 luglio 2013 Rakesh Krishnan Simha, Russia Oggi
Svanisce il progetto del gasdotto americano, pensato per strappare le regioni dell’Asia Centrale dall’influenza russa e ottenere energia a prezzi più contenuti
Sfuma il sogno del Nabucco
Originariamente il gasdotto avrebbe dovuto importare il gas dal Turkmenistan e dall’Iran (Foto: Ufficio Stampa)

La tacita guerra energetica per la conquista delle risorse del Caspio si è conclusa con una scottante sconfitta per l’Occidente e con il fallimento del gasdotto americano Nabucco. Il progetto del Nabucco è fallito perché aveva una motivazione politica: la conduttura del gas, per un valore di 31 miliardi di dollari, era stata ideata per strappare l’Asia Centrale dall’influenza russa. La gigantesca pompa era stata progettata per allontanare dai gasdotti russi 30 miliardi di metri cubi di gas, pari a quasi il 10 per cento del consumo annuo in Europa.

Istigati dagli Stati Uniti, gli europei hanno iniziato a fantasticare sulla possibilità di ottenere energia a prezzi stracciati, proveniente da una regione che naviga letteralmente su un mare di petrolio e di gas. Al pari di poco lungimiranti acquirenti, oltretutto, hanno dimenticato che, al di là dei battibecchi del 2006 con l’Ucraina, i russi sono stati fidati fornitori di gas siberiano per oltre trent’anni.

I russi tuttavia hanno avuto l’intuito – e la forza diplomatica – di capire che il progetto sarebbe fallito. Nel giugno 2009, quando gli europei erano in procinto di mettere per iscritto un accordo sul Nabucco, un commentatore di Mosca mise in ridicolo le loro “caotiche tiritere”.

Aleksandr Knyazev, direttore della sezione regionale dell’Istituto della Comunità degli Stati Indipendenti, ha detto che il sostegno al progetto gli ricordava l’ossessionante coro degli schiavi ebrei nell’opera di Verdi, “bello, ma al contempo struggente e senza speranza”. La sua è stata un’osservazione inaspettatamente lungimirante.

Nabucco: finalità alquanto dubbie
La bibbia geopolitica di Washington è “The Grand Chessboard: American Primacy and its Geostrategic Imperatives” (Il grande scacchiere: il primato americano e gli imperativi geostrategici). In questo tomo mal ispirato, l’ex consigliere per la sicurezza nazionale Zbigniew Brzezinski afferma che, creando instabilità in ogni Paese confinante con la Russia, specialmente negli Stati cosiddetti “stan” dell’Asia Centrale (quei Paesi dell’Asia Centrale che in passato hanno fatto parte dell’Urss, eccezion fatta per l’Afghanistan, ndr), e in Ucraina, e interrompendo il flusso degli approvvigionamenti di gas e petrolio, gli Stati Uniti possono isolare la Russia, così che Mosca cessi di essere una grande potenza.

Brzezinski sposa apertamente la tesi dell’induzione dell’instabilità sfruttando le differenze etniche e religiose della regione. Negli anni Settanta entrò in uso l’espressione “Arco di instabilità” per alludere alla “Mezzaluna musulmana” che si estende dall’Afghanistan a tutti i Paesi “stan” nella parte meridionale dell’ex Unione Sovietica.

Il gasdotto Nabucco è stato uno dei mezzi con i quali gli Stati Uniti hanno cercato di trasformare questa disastrosa fantasia in realtà.

La Russia investe nel gas
Di fatto, il gasdotto Nabucco era il piano B dell’Occidente. Il gasdotto originario prevedeva di importare il gas dal Turkmenistan e perfino dall’arcinemico Iran. Tuttavia, il vero problema è che il Turkmenistan non è mai sembrato decidersi.

Non occorre un luminare del settore petrolifero per intuire che i russi possono aver esercitato pressioni. Tuttavia, a convincere il Turkmenistan a tirarsi indietro, alla fine, è stato il vistoso aumento dell’instabilità nel vicino Uzbekistan, dopo che il Paese si è aperto agli occidentali. Saggiamente, i turkmeni hanno deciso che tutti i petrodollari di questo mondo non valevano la pena, se ciò avesse significato che l’Occidente si sarebbe intromesso  nei loro affari interni.

L’Iran è diventato il nuovo testimonial per l’Europa. In ogni caso, mentre gli Stati Uniti perseguivano l’Iran per il suo presunto programma di armamento nucleare, il gas iraniano è diventato più aria fritta che realtà. Le tessere del domino hanno iniziato a cadere.

Europa e Stati Uniti adesso hanno deciso semplicemente di aggirare il Turkmenistan e di partire dall’Azerbajgian. Il nuovo tratto è stato denominato Nabucco.

Il problema adesso è che il gasdotto ha perso di vista il suo obiettivo principale: affrancare le repubbliche dell’Asia Centrale dall’influenza russa. E così si è trovata una nuova ragion d’essere per questo gasdotto. Nabucco, dicevano i suoi sostenitori, doveva essere un mezzo per indebolire l’influenza russa sull’Europa, riducendo la dipendenza dal gas siberiano. In realtà, l’Occidente ha speso una fortuna per reclamizzare un pessimo prodotto.

 

7 Commenti a “Sfuma il sogno del Nabucco”

  • SILVIO:

    Il (gasdotto) Nabucco è morto ?
    Pace all’anima sua. Era un assurdo arzigogolo geo-strategico, economicamente insostenibile.
    Però, occhio: c’è un piano B!
    Si guardi questa cartina .
    Rappresenta il tracciato del gasdotto “Arab Gas Pipeline”, destinato ad esportare il gas iracheno in Europa (ed Israele) passando per la Turchia, Siria, Giordania ed Egitto.
    Resta evidente che tale gasdotto metterebbe (un po’) fuori gioco il gas russo.
    Detto ciò, chissà che l’origine delle attuali tensioni in Medio Oriente non derivi anche dall’esigenza di porre sotto totale controllo tale delicata fonte di approvvigionamento energetico !
    ————-Postilla:
    « Perché Russia Today ospita stabilmente ”il bozo di Rothschild” Max Keiser, consentendogli di predicare il Verbo dello “Scudo Rosso” dalle sue colonne ?

  • SILVIO:

    Seconda postilla (con riferimento al mio post precedente).
    L’autore dell’articolo in argomento è l’indiano Rakesh Krishnan Simha.
    Che è collaboratore di “Russia Today” nonché membro del club degli economisti di “Project Syndacate”, finanziato da George Soros (= aka ROTHSCHILD).
    Ergo: la ”Voce di colui che aspira a divenire il padrone della terra”.

    Ma gli andrà male. Molto male.

  • luigi:

    intanto godiamoci la disafatta americana del presente………

  • SILVIO:

    @@@ Vale (1/2)
    Ti rispondo volentieri anche se so che il mio prossimo post sarà lungi dall’essere esaustivo.
    Difatti – dato che la materia è estremamente complessa e ricca di colpi di scena – ci vorrebbe al riguardo una ricostruzione storica a puntate provvista di ”abstract” e corredata da argomentazioni con dati, fatti, links e corollario bibliografico che documentino inequivocabilmente le debite conclusioni.
    Cosa non fattibile in tempi brevi…
    Vado al sodo, introducendo qui una premessa sul potere elitario.
    Esso non è mai stato monolitico e, pertanto, non è corretto assimilarlo ad un branco omozigote di lupi che – al grido di “Uno per tutti e Tutti per uno” - si scaglia contro le innumerevoli greggi di pecore del pianeta per sbranarle.
    Vero è invece che sia sempre stato frammentato in vari centri di pressione e di forza arbitrarie , collegati tra loro da porte girevoli (onde infiltrarsi e destabilizzarsi a vicenda) nonché perseguenti interessi socio-economici divergenti e spesso contrapposti.
    Nel XIX° e XX° secolo, i principali “ centri elitari di pressione e di forza arbitrarie” furono quattro.
    Li ha identificati con una precisione storica encomiabile solamente l’olandese Joël van der Reijden a mezzo di un poderoso lavoro di ricerca, che fu gratificato in internet da quasi due milioni di accessi.
    La rappresaglia dei potenti non tardò a scatenarsi sul povero van der Reijden, che venne messo a tacere dopo essere stato privato del “dominio web” personale.
    Oggi è ospitato da Wikispooks.com [ Cliccare qui per leggere ] .
    Un’utile sintesi dell’opera di van der Reijden è data dalla seguente Mappa del potere elitario [ Cliccare qui per vedere ] raffigurante in alto i soggetti oligarchici promotori e finanziatori e poi – dall’alto verso il basso – le rispettive derivazioni e ramificazioni visibili all’opinione pubblica ed agenti su di essa per manipolarla.
    Passo ora al XXI° secolo.
    Al prossimo post.

  • SILVIO:

    @@@ Vale (2/2)

    Nel XXI° secolo (corrente), il potere elitario subì una drastica semplificazione del tipo “ O stai con me o sei contro di me “.
    Vale a dire, “ O stai col dollaro Usa o stai coi suoi nemici del clan dell’oro”.
    Tale semplificazione maturò in seguito alla constatazione di “ Standard & Poor’s” che la quota di maggioranza del “Federal Reserve System” non è più in mano ai Rothschilds ma è di proprietà del capitale americano.
    [ Al riguardo, leggasi – con traduttore automatico dal cirillico - il monumentale studio di Nicholas Hagger : “Syndacate Secret History of the World Government “.... ]
    Tale dato di fatto relegò i Rothschilds in una posizione subalterna non solo negli Usa ma anche nel resto del mondo e fece risorgere il mai sopito orgoglio “nazionalistico” americano.
    È noto infatti che chi possiede la Banca Centrale Usa esercita anche la signoria preminente su gran parte del sistema delle Banche Centrali del pianeta (BCE e BRI comprese)
    A ciò aggiungo che – piaccia o non piaccia – sul pianeta continua a vigere la ”Pax Americana” il cui emblema imperiale è rappresentato dal dollaro , che è la valuta di riserva mondiale ( e che per gli americani è sacro come lo era l’aquila imperiale per le legioni romane).
    E i Rothschilds come reagirono ?
    Scatenarono una campagna di stampa senza precedenti contro la moneta-fiat, il dollaro, lo yen e l’euro mobilitando tutti i loro servi mediatici a favore del ripristino del gold-standard (l’oro – si sa – fece la fortuna dello “Scudo Rosso” nei tempi che furono e che molto probabilmente non torneranno più), promossero le farlocche rivoluzioni colorate utili a suscitare il sentimento anti-americano nel mondo e – cosa ancora più grave – convinsero alcuni Stati Usa ad adottare la moneta aurea come valuta complementare.
    Risultati ? Ne cito solo alcuni, per esigenze di brevità.
    - Saddam Hussein pagò con la poltrona e con la vita la sua preclusione al dollaro
    - Mu’ammar Gheddafi venne spazzato via e con lui tramontò il progetto del dinaro d’oro da imporre a 200 milioni di africani.
    - Strauss-Kahn perse carica, onori e moglie subito dopo avere osato mettere in dubbio l’egemonia del dollaro come valuta di riserva mondiale.
    - Le banche d’affari riconducibili ai Rothschilds vennero investite in prima battuta dallo scandalo Libor.
    - La Svizzera venne letteralmente perseguitata dal Dipartimento di Giustizia Usa, che le inferse micidiali danni economici e d’immagine.
    - L’UK (e, quindi, la “City of London Corporation”) subì un fuoco di sbarramento americano di ostilità e di insulti sino alla minaccia di porre sotto controllo il suo sistema bancario a mezzo della “Union Banking” dell’UE.
    - Il prezzo dell’oro crollò in un mare di sangue, distruggendo investimenti ed investitori (oggi l’oncia troy aurea vale meno del suo costo di produzione per cui non conviene più estrarre l’oro) .
    Ma c’è molto altro ancora.
    Conclusione machiavellica.
    «Che altro può fare l’adunco ometto armato di pistola d’oro a fronte dei fucili d’assalto dei rambo a stelle e strisce se non morire ?»

  • pierluigi:

    Scusatemi,ma tuttoquesto non va a giovamento del gasdotto Southstream dove ci sono commesseimportanti anche per l’Italia?

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