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Fonte: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/polemiche-gi-le-mani-dalla-banca-dei-semi-l-igv-di-bari-no646496

di GIUSEPPE ARMENISE

Un’apparente guerra di campanile. L’ipotesi del trasferimento da Bari a Foggia dell’Istituto di genetica vegetale (Igv) affidato al Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) è considerato non solo inutile dai lavoratori, ma addirittura dannoso anche non volendo limitarsi ai costi (alti) necessari a trasferire integri i semi di cui si intende garantire la preservazione a tutela dell’indispensabile biodiversità. E che dire di quanti problemi comporta e quali spese la realizzazione in altro sito delle condizioni ambientali (-20 gradi costanti) necessarie a conservare le sementi? Tutte domande alle quali è francamente difficile dare una risposta e che tendono a far aumentare i dubbi sulle ragioni vere che hanno ispirato il Cnr di Roma a operare una scelta del genere.

Alla lettera inviata nei giorni scorsi dai ricercatori dell’Igv di Bari al presidente del Cnr, Luigi Nicolais, si aggiunge ora la presa di posizione del Centro studi Criticalia Puglia che avvia la propria riflessione con una domanda: «Cosa sta succedendo alla Banca del germplasma di Bari, la più ricca del Mediterraneo, strenuamente difesa dal professor Pietro Perrino, ma purtroppo a rischio concreto di andare in completa malora da quando il Tribunale di Bari ha tolto la sua tutela allo stesso Perrino e l’ha affidata al Cnr?».

Riccardo Di Matteo ricorda che «Nella banca dell’Igv di Bari sono conservati 84mila campioni di semi rari appartenenti a oltre 50 generi e 600 specie diverse di piante agrarie, che costituiscono l’80% delle risorse genetiche italiane (soprattutto cereali, leguminose, piante da orto, piante foraggere, piante medicinali ecc.). La banca del germoplasma di Bari è unica in Italia, seconda in Europa e tra le prime dieci nel mondo per dimensioni delle collezioni e per gli standard tecnologici internazionali della conservazione».
Ma come per tutte le istituzioni che hanno a che fare con la ricerca in Italia, anche per l’Igv che «custodisce» la varietà delle specie vegetali e ne studia l’evo – luzione pare delinearsi un destino in ombra. Un vero e proprio scempio se si considera che, come ricorda Di Matteo, «il materiale biologico raccolto e conservato negli ultimi 40 anni di attività della banca del seme di Bari è ormai estinto sia nei campi coltivati (per le specie coltivate), sia in natura (per le specie selvatiche e affini alle piante coltivate) e non è più reperibile in nessun Paese di origine del Mediterraneo, dell’Africa e dell’Asia. Il rischio è che non ci sia più interesse alla conservazione del germoplasma ma – denuncia Criticalia – all’ingegneria genetica e alla produzione di piante transgeniche».

Un sospetto, quello di Di Matteo, che trova rispondenza in quella guerriglia sotterranea di una certa politica che pensa a interessi specifici e non generali. «Chiediamo – concludono dal Criticalia – l’intervento dei ministri De Girolamo e Carrozza con gli enti locali interessati: comune di Bari e Regione Puglia per rendere autonomo con un decreto legislativo il ruolo dell’ Igv di Bari».

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3 Commenti a “Polemica: giù le mani dalla banca dei semi di Bari, che è tra le prime dieci al mondo”

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