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FUORI DAL VASO – AL CENTRO DEL VASO (Priebke e gli altri)

di Fulvio Grimaldi

http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2013/10/fuori-dal-vaso-al-centro-del-vaso.html#more

 

 

La disobbedienza è, agli occhi di chiunque abbia letto la storia, la virtù primaria dell’umanità. E’ attraverso la disobbedienza che si è fatto progresso, attraverso la disobbedienza e la ribellione. (Oscar Wilde)

 

Vado alla rinfusa, senza alcun criterio di priorità, ‘ndo cojo cojo, su chi la fa dentro, su chi la fa fuori per imperizia, incompetenza o perché strabico, su chi la fa fuori apposta per allagarci e affondarci e su chi ha la stipsi e non la fa per niente.

 

 

Pur nuova legge impone oggi i sepolcri / fuor de’ guardi pietosi, e il nome a’ morti / contende…. Dal dí che nozze e tribunali ed are / diero alle umane belve esser pietose / di se stesse e d’altrui, toglieano i vivi / all’etere maligno ed alle fere / i miserandi avanzi che Natura / con veci eterne a sensi altri destina. (Ugo Foscolo “Dei Sepolcri”)

 

Sharon, Begin, Shamir, Golda Meir, Ben Gurion, Netaniahu, Obama… altro che Priebke. Fa irruzione per primo, nella mia rassegna di evacuazioni fatte fuori dal vaso, di quelle che intendono allagarci, l’uragano di clamori attorno alla dipartita di un ufficiale tedesco che, sesto nella trafila di comando dopo Hitler, il generale Malzer, il generale Von Mackensen, il colonello Kappler e il capitano Hass, partecipò alle esecuzione di 335 cittadini italiani alle Fosse Ardeatine. Crimine di guerra e contro l’umanità, certo, basato sullo scellerato principio dell’esecuzione di 10 prigionieri civili per ogni soldato tedesco ucciso. Regola, peraltro, applicata nella seconda Guerra Mondiale da quasi tutti i contendenti. Come resta in vigore in ogni parte militare del mondo l’obbligo dell’obbedienza  Crimine di guerra e contro l’umanità, quello di Priebke, da valutare in rapporto al progresso della civiltà e dei diritti umani nell’era democratica post-nazista, che ha visto i presidenti della “più grande democrazia del mondo”, Bush e Obama, ammazzare, a occhio e croce, 1000 civili per ogni cittadino Usa polverizzato nell’operazione attribuita a nemici islamici dell’11 settembre 2001. Clamori portati al diapason dal solista del coro, Pacifici, presidente della comunità ebraica, che, con logica coerente, serba il più stretto riserbo sui 3000 e passa palestinesi, donne, bambini, anziani, fatti massacrare a Sabra e Shatila dal comandante Ariel Sharon. E poco gli interessa il rapporto tra 1.450 palestinesi uccisi a Gaza da Piombo Fuso, in parte bruciati vivi dal fosforo bianco, e i 15 israeliani colpiti dai razzi della Resistenza, occasione nella quale si è passati dall’orrenda decimazione nazista, all’equilibrata centimazione dell’ ”unica democrazia del Medio Oriente”.  Cosa ne vogliamo fare delle salme di tutti i primi ministri e tutti i generali israeliani che da sessant’anni stanno non decimando, ma centimando, il popolo titolare di quella terra? Cosa ne pensa Pacifici di affidarle alle cure di quei bravi cittadini di Albano che hanno tentato di linciare il cadavere di Priebke, nientemeno? Non è scritto nelle tavole sacre che davanti alla giustizia i morti sono tutti uguali?

 

 

Il grottesco più che barbarico, perché scopertamente strumentale, schiamazzo su un personaggio estratto dal contesto e risucchiato da una storia lontana per coprire le scelleratezze dei suoi emuli in peggio, è proseguito poi attorno alla salma di questo emblema del “male assoluto” (come sentenziava un’inconsapevole o strabica Hannah Arendt). Tutti a farsi belli nel più ignobile dei modi, quello del rifiuto di una tomba, arrivato, nelle pretese del solito Pacifici, alla “cremazione per poi spargerne le ceneri da qualche parte”, magari in discarica. E pensare che sotto le superfici calpestate da Pacifici conservano onoratissima sepoltura alcuni tra coloro che maggiormente si sono avvicinati all’unilateralista e stoltamente escludente definizione arendtiana: papi, per primi, boia, carnefici, tagliagole, briganti, tiranni sanguinari, macellatori di ebrei, imperatori cristiani che, dal IV secolo in poi, sono riusciti a crocefiggere, squartare, bruciare, qualche milione di pagani ed eretici. Oggi tutto questo è superato. E al maresciallo Graziani, sterminatore di 600mila civili libici, si erigono funebri monumenti in patria. Velata di nebbia dal vociferare su Priebke vivo e Priebke morto è soprattutto – e qui veniamo al cuore della faccenda – una “comunità internazionale” a guida USraeliana che ha tradotto in massimo principio di diritto internazionale l’immunità e quindi l’impunità per i registi, attori e figuranti, della propria guerra infinita a base di terrorismo diretto e surrogato, di Guantanamo, Abu Ghraib, extraordinary rendition, genocidi per mezzo di bombe, fame e ascari tagliagole.

 

Tutto questo fa il paio con la cinica  e ossessiva speculazione che da decenni si fa sulle povere vittime dei campi di concentramento a copertura dell’olocausto in atto da oltre mezzo secolo in Palestina, delle guerre terroristiche dell’Occidente, dell’incarcerazione e tortura perfino di bambini in Israele, delle ricorrenti campagne di sterminio a Gaza, in Libano, in Cisgiordania. Insomma, abbiamo visto un gigantesco lancio di fumogeni accecanti, da parte di chi vuole riqualificarsi democratico e antifascista in pieno ipernazismo postmoderno, formato banca, e distrarci dal silenzio assordante su quanto di molto peggio vanno compiendo in giro per il mondo i gestori del sistema nel quale, bene o male, intende vivacchiare. Effetti collaterali dell’ export di democrazia e diritti umani? Certo, come il DDL, dalla coincidenza puramente casuale, appena approvato in Commissione Giustizia del Senato che del negazionismo fa un reato punibile con la prigione. Io sul negazionismo, come sull’affermazionismo, non ho titoli per esprimermi. Ma ogni cittadino del mondo ha i titoli per studiare la storia, indagarla, rivederla, revisionarla. Anche perché, si sa, suole essere scritta dai vincitori.

 

Sull’indegna kermesse attorno a un cadavere ci sarebbe voluto Totò: “Ma chi te cride d’essere… nu ddio? / Ccà dinto, ‘o vvuo capi, ca simmo eguale?…../ Muorto si’ tu e muorto so’ pur’io;/ ognuno comme a ‘na’ato è tale e qquale”. Di Antigone meglio non parlare (d’accordo, Priebke non è Polinice, ma di Creonti ce n’è a iosa). Se la sente Pacifici, altro che Creonte…  Pietas giudaico-cristiana a go gò.

 

 

 

Da arbitro a terzino centrale a centravanti di sfondamento. Ipocrita fino alla nausea l’operazione sul “boia Priebke”, in cui, come al solito, ha eccelso il “manifesto” mettendo in campo fachiri e serpi addestrate, ai quali si è ora aggiunto, a rinfoltire la già imperversante lobby, il filo-Israele Guido Caldiron che, già in “Liberazione” dei Bertinotti e Sansonetti, aveva flautato per ogni “rivoluzione colorata” che Cia e Mossad gli passassero. Astuta la sua entusiastica recensione a un gaglioffo infiltrato franco-congolese, Alain Mabanckou, che, agevolando la manomorta economico-militare degli USraeliani sull’Africa, esonera i crimini coloniali rovesciando sugli stessi africani la colpa del loro stato abietto (in parallelo imperversa l’israeliana May Golan, autorevole membro del Comitato del governativo Likud per i profughi africani, esibita dalle locali tv mentre si dichiara fieramente razzista a caccia di neri e, al minuto drappello della sinistra antirazzista, urla “che possiate essere stuprati da africani fin nella vostra tomba”). Esercizio di come ti educo il pupo praticato nel “manifesto” con accanito impegno eurocentrista anche dai due ronzini di razza di “Lettera 22”, Battiston e Giordana, quando sui resistenti all’invasione dell’Afghanistan rovesciano tonnellate di deprecazioni, rispetto alle quali le tonnellate di bombe Nato sulle famiglie risultano punzecchiature di moscerini.

 

Missili e droni della Grande Armada per chi non affoga da solo. Un’altra gigantesca arma di distrazione di massa ci è stata sparata addosso dai nefasti che ci vanno infliggendo le punizioni estreme dettate dalla globalizzazione e dalle quali dobbiamo ovviamente distogliere l’attenzione. Attenzione deviata in termini di raccapriccio e compianto su migranti e carcerati. Della cui condizione, tuttavia, siamo tenuti ad ignorare le vere responsabilità di chi, gli uni, li bombarda, li scaraventa nelle fauci di cannibali assoldati, li riduce in rovina con neoliberismo e sanzioni e, gli altri, li toglie di mezzo perché strato sociale superfluo e fastidioso. Il Gran Maestro amerikano che, sbeffeggiando una volta di più la Costituzione, si è fatto radicare nel Quirinale per continuare a comandare il plotone di larghe esecuzioni dei nostri diritti umani, politici, sociali e civili, come programmato dai fratelli della P2, con il duo da tiro Alfetta ha prediposto la navigazione, nell’oceano di lacrime versate dalle brave persone su Lampedusa, della più ampia flotta militare italiana mai messa in campo. Per recuperare dai flutti i naufragi di non meglio identificate e per nulla attribuite “guerre, persecuzione e fame” (e qui neanche la gentildonna del Congo, Kyenge, ha saputo precisare che i profughi del suo paese fuggono dagli orrori cinquantennali delle milizie agli ordini delle multinazionali)? Costa, questa flotta di fregate, cannoniere, elicotteri, droni, il decuplo di navi civili, più adatte alla bisogna, ma da operare fruttuosamente in business, crociere e diporto.

 

A fianco dell’effetto intimidazione e respingimento, a questa armada che, come tutte le forze armate italiane, risponde a comandi Usa, occasionalmente travestiti da Nato, spetta il compito di porre fine all’arcaico principio della libertà dei mari, alimentare il processo di sfoltimento eugenetico iniziato in Iraq, proseguito in Libia e Siria e garantire ulteriori prospettive di ampi mercati ai mercanti d’armi e di carne. L’uso di droni spia e Predator assassini costituirà un’ottimo laboratorio per l’uso interno dello Stato di Polizia in fieri. A partire dai “terroristi” No Tav o No Muos. Come già avviene nel modello Usa. Della nostra sensibilità umanitaria abbiamo dato sufficiente prova spedendo a Lampedusa prefiche con i gradi di ammiraglio, quali Boldrini, Letta, Barroso. Dopodichè siamo tornati alla sobrietà del pragma, lasciando decomporre per settimane i cadaveri nelle bare e i sopravissuti in scatole di gommapiuma sotto la pioggia. Che coloro in attesa sulle spiagge opposte imparassero. L’eventuale confisca statale di una nave di Costa Crociere per liberare i migranti da quell’abiezione e i lampedusani dal lezzo della putrefazione e dalla collera contro chi chiagneva e fotteva, era impedita dal taglio della mano pubblica per mano del privato. Meno Stato e più impresa. Quando non si tratta di militare. Del resto, come distogliere queste Grandi Navi, ornate di folle plaudenti dai ponti, sia dalle lezioni di buongusto turistico, sia dagli inchini al Giglio, sia dal lavorio di corrosione delle fondamenta di Venezia?

 

 

 

Poi stavamo arrivando sotto la mannaia riservataci per la ricorrente stagione del nostro sconforto, l’autunno, con la finanziaria-tonnara chiamata “Legge di stabilita”. Stabilità, espressione dell’immobilità, concetto ontologicamente necrotico, sacralizzato dal coro delle euro-Erinni, che hanno nel tenorino Napolitano, uno che l’ha fatta fuori fin da quando ha smesso i calzoni corti, e nei figuranti Alfano e Letta, la voce del belcanto italico. Qui l’arma di distrazione che tutti ha travolto, meno i Cinque Stelle (bravi come tante altre volte, a dispetto del Grillo e soprattutto dell’inquietante Casaleggio che, sulla Bossi.Fini, l’hanno fatta fuori dal vaso alla grande) si chiama “provvedimento di clemenza”. Amnistia che redime il peccatore, o indulto che esime dalla pena, a seconda di ciò che funziona meglio per il sodale Berlusconi.  Passato da camerata che inneggiava all’attacco dell’armata fascista ai barbari slavi in Russia, a battitore libero anti-comunista nel PCI craxofilo e poi ad arbitro di serie A, seppure del tipo di quelli cari a Moggi, ha preferito il ruolo di  incursore sulla fascia per gli assist alla punta opportunista sotto porta (firma istantanea sotto ogni porcata berlusconide ad personam). Trascinato dalla foga di partecipare, ha assunto il ruolo di centravanti di sfondamento nelle successive formazioni di Monti e Letta-Alfano, le uniche abilitate a scendere in campo e che quindi se la giocano esclusivamente tra prima e seconda squadra, concordando via via l’esito della partita.

 

Per superare il primato di Cossiga dei gol alla democrazia e alle istituzioni, grazie alla caduta in area di un Berlusconi grande cascatore (il voto di fiducia), si è fatto assegnare un rigore: da 11 metri: palla del provvedimento di clemenza (o licenza) in porta.Tutti contenti, il centravanti, il caduto in area, l’intera squadra, dirigenti e notabili in tribuna e, sugli spalti, il gregge belante dei dabbenuomini tifosi e dei lazzaroni capi-tifoseria. Suona bene, “provvedimento di clemenza”, vero? E serve anche bene a chi, dal capo dello Stato ai sinistri che imprecano contro il culto della legalità, condannato come retaggio della destra (mentre, ignari della contraddizione, per la legalità madre di tutte le legalità, la Costituzione, manifestano in piazza), quando, attori o spettatori, perpetuano da decenni il sequestro in carcere del disagio sociale e del libero arbitrio sul proprio modo di viversi.

 

 

 

 

 

 

Leggi liberticide che schiaffano in disumanizzanti e criminogene carceri chi è in attesa di giudizio (il 40%), coltiva una pianticella d’erba, è delinquente in quanto fuggiasco dai crimini della superiore civiltà, si è opposto alla militarizzazione di un territorio da veri e impuniti criminali destinato alla devastazione e all’inquinamento, ha fatto “bau” a un bastonatore in divisa. Leggi imprescindibili quanto, ogni due per tre, un provvedimento di clemenza che, incidentalmente, consegni gente a una libertà senza prospettiva, se non il ritorno in carcere, ma restituisca alle loro funzioni, a partire dal caporione massimo, i compari sfortunati incappati in sciocchezze come l’evasione fiscale, la corruzione, la concussione, i furti d’ogni genere alla collettività, la tortura e l’uccisione di detenuti e detenendi (Diaz, Bolzaneto, Aldobrandi, Uva, Bianzino, Cucchi, Mastrogiovanni, Lonzi, Favero…), tutti reatucci da condannucce rientranti nelle misure dell’amnistia. 

 

A dispetto dell’avvolgente e narcotizzante liturgia umanitaria celebrata dal boss e dai suoi picciotti in parlamento, il “provvedimento di clemenza” rischia di fare plof. E se il berluschino sindaco di Firenze, scompaginando l’ectoplasma PD, ha volto in cinico calcolo elettorale lo smascheramento dell’inguacchio padronale, di cui consapevolezza è diffusa, secondo tutti i sondaggi, tra una massa di popolo che ha iniziato a stropicciarsi gli occhi, altri lo hanno correttamente interpretato in termini di etica politica e giudiziaria. Lo conferma la perdita di controllo del centravanti da sfondamento quando ha abbaiato contro i Cinque Stelle imprecando che, loro, che hanno avanzato caterve di proposte di depenalizzazione, non lui, che mai le ha raccomandate alle Camere, “se ne fregano dei bisogni degli italiani”. Da che pulpito, ragazzi, da che pulpito! Possiamo fare quante pulci vogliamo ai parlamentari Cinque Stelle, e parecchie ne dovremmo fare ai loro mentori, ma quella di aver iniziato, con sacrosante bordate di argomenti, a strappare al re le sue vesti  e a rivelare di che lacrime grondi e di che sangue l’intero cocuzzaro che lui presiede, è la cosa migliore che sia capitata in quella che, fingendo discontinuità, chiamano Seconda Repubblica.

 

Quelli con la stipsi. Di tutto questo nella manifestazione romana del 12 ottobre “Costituzione Via Maestra”, non v’è traccia. E neanche di questioncelle vernacolari  e folkloristiche come uno Stato sovrano ridotto a terreno di rapina internazionale e a piattaforma per guerre altrui cui  sudditi senza la minima voce in capitolo forniscono carne e fondi. E neanche del dato che hai voglia a reclamare una costituzione come quella del ’48, quando ogni tuo respiro è predeterminato da onnipotenti padroni coloniali ed euro-funzionari venduti ai “mercati” ti dettano vita e morte. Erano 50mila, erano anzianotti e mollicci, ma pieni di auto-ammirazione, compiacimento per aver fatto un’altra grande e garbata adunata di cui coloro, che ne dovrebbero essere il bersaglio, si cureranno meno di un pollo pigolante sulla via della decapitazione. Anche perché avevano ben altre gatte da pelare. Come quella di infiltrare dinamitardi e scassatori in Val di Susa, allo scopo di preparare il terreno a una bella resa dei conti, se non sanguinaria, almeno propagandistica, in occasione della manifestazione “Sollevazione Generale” dei No Tav, sindacati di base, non addomesticati vari, il 18-19 ottobre a Roma. La Costituzione, oggi come oggi, è da difendere. Personalmente ho qualche dubbio sulla qualità eccelsa di una costituzione, sì, nata dalla Resistenza alla dittatura e a ciò attrezzata, ma elaborata poi dagli stessi gentiluomini, tipo Partito d’Azione, che ornano le nostre strade e piazze con le ricorrenti resurrezioni in salsa Viola o Alba, o Cambiare si può, o Girotondi.

 

A nessuno passa per la mente che l’articolo 1, Repubblica fondata sul lavoro, viene oggi interpretato come lavoro anche precario, anche schiavistico, anche sotto- o non-pagato. Forse sarebbe stato meglio fondare quella Repubblica sulla giustizia, sulla libertà, sull’uguaglianza, sulla prosperità, chissà. Che vada difesa oggi contro i pianificatori P2-Nato-mafia-Wall Street della eufemisticamente chiamata “post.democrazia”, non c’è alcun dubbio. E Landini e Carlassare (l’unica che ha fatto cenno alla guerra come agente della distruzione di nazioni e popoli) sono persone d’onore. Ma stare in una manifestazione con tale Rodotà, che, dopo aver avuto il buon gusto di colpire alle spalle un movimento che lo aveva innalzato al massimo degli onori, alla domanda se avrebbe partecipato alla manifestazione del 19 ottobre, ha reagito come punto dalla tarantola: “Figuriamoci, mai! Bruciare le escavatrici è pratica di mafia…”, beh, farmi concionare da uno così proprio non me la sono sentita.

 

  Con quelli che il vaso lo centrano meglio di una freccia di Robin Hood. Ricordando che la ragione principale per rendere il TAV del Corridoio 5 un diktat da imporre con lo Stato di Polizia è, sì, la riduzione di una popolazione alla sudditanza, il laboratorio per la normalizzazione sociale, il preludio alla repubblica presidenziale, l’occasione per foraggiare gli amici degli amici e garantirsene quell’appoggio codificato fin dal 1943 e ribadito con i papelli. Ma, prima di tutto questo, è una ragione di guerra, identica a quella che ci fa militarizzare il Mediterraneo e sfoltire i popoli rivieraschi a forza di bombe, armigeri surrogati e respingimenti. Il Corridoio 5 fa parte, insieme a tutti gli altri che dovranno sezionare l’Europa, di un reticolo Nato che collega le basi Usa in un apparato di controllo continentale e di aggressione verso Est e verso Sud. E’ per questo che non ce ne vogliono far scappare. E’ per noi e per tutti gli altri che questo buco di corridoio va ostruito.  Tutto il resto sono lucciole per lanterne (i bravi compagni di Venaus – vedi qui sotto – che hanno onorato di un invito i corifei della “rivoluzione democratica” in Siria, dovrebbero pensarci).

 

3 Commenti a “Fuori dal vaso…”

  • Gabriele:

    A me la Costituzione italiana non mi piace per nullla, anzi, diciamo che mi fa schifo……. E’ molto vaga e poco chiara. Se mi dovessero chiedere in quale direzione la cambierei, risponderei copiamo la Costituzione Bolivariana del Venezuela. L’articolo 90 è quello che mipiace di più e ve lo ripropongo:
    Articolo 90.
    “La giornata di lavoro diurna non è superiore a otto ore diarie né a quarantaquattro ore settimanali. Nei casi consentiti dalla legge, la giornata di lavoro notturna non può eccedere le sette ore diarie né le trentacinque settimanali. Nessun datore di lavoro può obbligare i lavoratori o le lavoratrici a lavorare ore di straordinario. Si propende alla progressiva diminuzione della giornata di lavoro nell’interesse sociale e nell’ambito che si determini e si dispone quanto più conveniente per la migliore utilizzazione del tempo libero a vantaggio dello sviluppo fisico, spirituale e culturale dei lavoratori e delle lavoratrici.
    I lavoratori e le lavoratrici hanno diritto al riposo settimanale e a ferie remunerate alle stesse condizioni di una giornata lavorativa effettiva.”

  • andrea:

    pienamente d’accordo

  • gianni 55:

    sembra che Priebke faccia più paura da morto che da vivo, poi chi si ricorda di Beppe Bigazzi il cuoco di rai2 che disse che i gatti sono buoni da mangiare e fu esiliato dalla rai, perché la kjenge non viene esonerata dal PD e dal governo? quando dice che gli emmigrati di Lampedusa possono mangiare cani e gatti a volontà è suo diritto a lei tutto e dovuto,secondo me ne ha mangiati anche lei di cani e gatti e ne mangia tutt’ora.

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