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Gli inceneritori svizzeri passano per essere i più efficienti ed ecosostenibili del mondo. Tutti gli impianti del cantone di Zurigo messi insieme sembra emettano la stessa quantità di fumi del comignolo di una moderna nave. E dietro a queste performance c’è una tecnologia tutta italiana. Un know-how, insomma, proprio del paese dove gli inceneritori fanno più fatica ad attecchire nella difficoltosa gestione dei rifiuti (salvo qualche caso virtuoso come quello di Brescia). Non solo, l’azienda che lavora a stretto contatto con i termovalorizzatori della Confederazione è un’azienda campana: la Magaldi Group, con sede a Salerno. Poco distante da Napoli, dove il problema rifiuti aspetta da anni una soluzione, costa all’Italia sanzioni Ue e passa da difficoltà latenti a polemiche ed emergenze conclamate.

In attesa dei prossimi accumuli di immondizia lungo le strade di Napoli e di altre parti della Penisola, gli inceneritori svizzeri stanno diventando ancora più eccellenti.

 

Già, perché l’inceneritore di Hinwil, nel cantone di Zurigo, sta sperimentando una nuovissima tecnologia denominata Ecobelt Wa sviluppata dalla stretta collaborazione con Magaldi. Così la società Kezo, che gestisce l’impianto potrà usufruire di un considerevole risparmio energetico e ridurre ulteriormente le emissioni di Co2, inoltre otterrà importanti vantaggi economici.

In pratica, la Ecobelt Wa, di cui è entrato in funzione il secondo prototipo, utilizza l’aria invece dell’acqua, come avviene con le tecnologie tradizionali, per raffreddare le ceneri pesanti dei rifiuti. Questo processo rende possibile separare dalle ceneri i metalli anche nelle frazioni microscopiche dalle sostanze inerti. Intuibile il vantaggio, perché I metalli, rame, alluminio, zinco, piombo, palladio, metalli rari e anche l’oro e l’argento recuperati, possono essere ceduti alle fonderie che li trasformano in lingotti e li restituiscono al mercato per il riutilizzo.

Recuperati i metalli, resta la frazione inerte delle ceneri, che viene riutilizzata nelle opere civili, contribuendo a ridurre il continuo ricorso alle risorse naturali per produrre materiali da costruzione ed eliminando qualsiasi invio di rifiuti a discarica.

Tutte belle cose. Che si potrebbero fare anche in Italia, ma per ora vedono all’avanguardia gli svizzeri e, prossimamente, i tedeschi.

L’azienda salernitana guidata da Mario Magaldi, del resto, è abituata a guardare oltreconfine. Quest’anno si avvia a chiudere l’esercizio con un fatturato di 46 milioni di euro, con un incremento del 15% rispetto al 2012. L’85% dei ricavi è realizzato all’estero, anche grazie a una presenza consolidata con tecnologie proprie in trenta diversi Paesi. La nuova tecnologia legata ai termovalorizzatori, infatti, rappresenta solo uno degli ambiti in cui opera Magaldi, che lo scorso anno si è aggiudicata importanti commesse con centrali termoelettriche sudcoreane, grazie al sistema Mac che consente, a sua volta, di trattare le ceneri di scarto ad altissime temperature eliminando l’impiego di acqua, favorendone il riutilizzo e limitandone il conferimento in discarica.

«La nostra filosofia – spiega Mario Magaldi – è improntata alla costante innovazione. Questo ci ha portato a registrare negli anni oltre 40 brevetti estesi in tutto il mondo. Tra i nostri 220 dipendenti ci sono 80 ingegneri e ogni anno investiamo circa il 7% del fatturato in ricerca e sviluppo».

3 Commenti a “La Svizzera sceglie il know how italiano per i suoi inceneritori. E la tecnologia arriva da Salerno”

  • oceano:

    La monnezza non brucia se non ci aggiungi un combustibile, ad es. gasolio.
    le emissioni del cono contengono oltre alla co2 anche tantissime altre sostanze notoriamente cancerogene come le diossine e più è alta la temperatura di combustione più sono piccole le loro molecole. In natura nulla si crea e nulla si distrugge e non sarà certo il recupero dell’oro o del palladio a rendere questa ulteriore trovata un gioiello di efficienza.
    Come accaduto a Dumfries in Scozia, quello che è stato tanto decantato come un gioiello tecnologico, si è dimostrato un disastro di inefficienza e tossicità per l’ambiente circostante tanto che la locale ARPA ha decretato la sua chiusura. Da loro il controllo funziona, l’organo di controllo è veramente pubblico, da noi le certificazioni rilasciate le fornisce direttamente la ditta costruttrice e basta lo sponsor di qualche “politico verde” per rimuovere tutti gli ostacoli alla costruzione. Il fatto che Svizzera decida di acquistare questa tecnologia cosa significa? Che gli svizzeri sono più avanti di noi? Ma fatemi il piacere, smettiamola con queste idiozie e con questo italico sentirci inferiori agli altri!

  • WBM:

    Inceneritori ecosistenibili? Boh, io credo poco o nulla a questa cosa, esattamente come quando si dice “nucleare pulito”, quando sappiamo tutti che una centrale nucleare in attività emette onde radioattive superiori al normale, dato che la sua attività consiste nel produrre energia data dalla rottura degli atomi di uranio arricchito, operazione che determina l’uscita delle radiazioni.

  • geppo il folle:

    Non riesco a credere ai miei occhi!
    E gli inevitabili e conclamati danni alla salute ed all’ambiente?
    E le nano-perticelle?

    http://www.disinformazione.it/effetti_salute_inceneritori.htm
    http://www.disinformazione.it/inceneritori_nanoparticelle.htm

    Qualche anno fa un’invenzione veramente rivoluzionaria fu presentata al pubblico:
    il Convertitore al Plasma di Joseph Longo.

    http://www.youtube.com/watch?v=J8TNA7rbUa4

    Qualcuno sa che fine ha fatto questa cosa?
    Ingoiata, tanto per cambiare, nel buco nero delle tecnologie “secretate” dai militari per le solite (false e pretestuose) “ragioni di “sicurezza nazionale”?

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