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di Michel Belluco

ALT, fermi tutti: ne siamo proprio sicuri?

 Ce lo stanno ripetendo in tutti i modi: “Dobbiamo ridurre la spesa pubblica, dobbiamo ridurre la spesa pubblica, dobbiamo ridurre la spesa pubblica…”. Ormai questo ritornello pian piano si è insinuato nella mente di (quasi) tutti noi Italiani.

Quanto segue vuole essere un approfondimento, supportato da evidenze numeriche, volto a sottolineare come si sono comportati, dall’entrata in vigore dell’euro (quindi dal 1999) al 2012, l’Italia e due dei suoi maggiori concorrenti da sempre, ovvero la Germania e la Francia.

Tutti i dati sotto riportati provengono dal database dell’Eurostat, gratuitamente accessibile a chiunque dal sito http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/eurostat/home/ (invito sempre ad utilizzare dati ufficiali in modo tale da risultare inattaccabili sulla fonte di provenienza).

Come noterete, non vi sono i dati relativi al 2013 (saranno disponibili il prossimo anno) ma ritengo che il quadro numerico che segue sia di per sé già sufficientemente esaustivo per tracciare un corretto quadro di quanto è successo, a partire dall’entrata dall’Euro, in tema di spesa pubblica, in Italia, in Germania ed in Francia.

Per dar la possibilità a tutti di capire i dati sottostanti, ho predisposto una semplice legenda per quelli (apparentemente) di più difficile comprensione:

  • unità di misura: è stata sempre ben specificata; attenzione però: il mio personal computer è impostato con lo “standard dati Usa”; da noi il numero mille si scrive 1.000,00 (quindi si usa il PUNTO per separare le migliaia mentre la VIRGOLA per i decimali); negli Usa, invece, mille lo scrivono 1,000.00 (quindi la VIRGOLA viene usata per separare le migliaia ed il PUNTO per i decimali);

  • total general government expenditure: è il totale della spesa pubblica per ciascun anno (considerando anche la spesa per interessi);

  • total general government revenue: è il totale annuo delle entrate pubbliche;

  • net lending (+) net borrowing (-): se il totale annuo delle entrate pubbliche è maggiore del totale annuo delle uscite pubbliche si ha un avanzo / surplus chiamato “net lending”; se, al contrario, le entrate pubbliche sono inferiori rispetto alle uscite pubbliche si ha un disavanzo / deficit chiamato “net borrowing”; se non diversamente specificato, quanto sentite parlare in televisione o nei giornali di deficit, fanno proprio riferimento a questo;

  • interest: è l’interesse annuo sul debito pubblico (è espresso in milioni di euro);

  • primary balance: è la differenza tra il totale annuo delle entrate pubbliche ed il totale annuo delle uscite pubbliche, quest’ultime senza considerare la spesa per interessi; quindi, quando leggiamo nel 1999 52,318.0 milioni di eurosignifica che, non considerando la spesa per interessi, le entrate pubbliche annue totali di 520,088.0 milioni di euro (sono circa 520 MILIARDI di euro) hanno superato le uscite pubbliche (e tra le uscite sottolineo nuovamente non vi sono quelle relative agli interessi sul debito pubblico) per 52VIRGOLA318 MILIARDI di euro;

  • total general government expenditure – Interest: è il totale della spesa pubblica annua sottraendo la spesa (annua) per interessi;

  • total general government expenditure (percentage of GDP): è il totale della spesa pubblica per ciascun anno (considerando anche la spesa per interessi) rapportata al PIL; quindi in questo caso abbiamo una percentuale; quando leggete 47.9 significa 47VIRGOLA9PERCENTO;

  • interest (percentage of GDP): sono gli interessi sul debito pubblico rapportati al pil; quindi, anche in questo caso abbiamo una percentuale; quando leggete 6.6 significa 6VIRGOLA6PERCENTO;

  • total general government expenditure – Interest (percentage of GDP): è il totale della spesa pubblica per ciascun anno sottraendo la spesa (annua) per interessi, il tutto rapportato sul PIL; quindi nuovamente abbiamo una percentuale; quando leggete 41.3 significa 41VIRGOLA3PERCENTO.

Le tabelle sotto riportate evidenziano che l’ Italia, da quando ha adottato l’euro (quindi nel 1999), come spesa pubblica, senza considerare quella per interessi, ha totalizzato dal 1999 al 2012 la bellezza di circa OTTOMILASEICENTOQUARANTANOVE MILIARDI (ho sommato le spese pubbliche annue dei 14 anni); la Germania, nel medesimo periodo, ha SUPERATO i 14MILA MILIARDI!

Della serie politica keynesiana avanti tutta! (http://it.wikipedia.org/wiki/Economia_keynesiana).

La differenza è superiore di 5MILATRECENTOSETTANTANOVE MILIARDI; in media significa che la Germania, ogni anno, ha speso oltre 384 MILIARDI in più rispetto all’Italia (senza considerare ovviamente la spesa per interessi che altrimenti, se considerata, sfalserebbe i dati, avendo i paesi stock di debito pubblico diverso); comunque sia, per completezza, ho inserito pure questo dato).

E la Francia?

La Francia in quattordici anni (dal 1999 al 2012) ha speso più di 12MILA451 MILIARDI di euro ovvero più di 3MILA800 MILIARDI in più dell’Italia; detto in un altro modo, mediamente la Francia ha speso quasi 272 MILIARDI all’anno in più dell’Italia (per ben 14 anni).

Sono numeri che devono far riflettere e di cui ogni cittadino italiano dovrebbe essere a conoscenza; ad esempio, nel 1999, mentre la nostra cara Italia spendeva, togliendo la spesa per interessi che altrimenti come già detto sfalsa il raffronto, quasi 468 MILIARDI di euro, la Germania lo stesso anno ne spendeva più di 901 MILIARDI di euro; alla faccia che noi Italiani spendiamo troppo in spesa pubblica.

Visto che Germania, Francia ed Italia non hanno lo stesso numero di abitanti (la Germania supera gli 81 milioni, la Francia i 65 e l’Italia i 60), ho calcolato, sempre con i dati disponibili nel database Eurostat il “Total general government expenditure – Interest (euro per inhabitant)” ovvero la spesa pubblica annua (tolti gli interessi annui) per abitante espressa in euro; da questo valore potete verificare come mediamente, per ciascun italiano, la spesa pubblica sia decisamente inferiore rispetto a quelle di Francia e Germania.

Ad esempio nel 2012 era 11MILA621 euro in Italia contro i 13MILA766 euro in Germania ( + 18.46 % su quella italiana) e i ben i 16MILA798 euro in Francia (+ 44.55 % su quella italiana).

La parte finale di questo articolo cerca di dare un maggior “colpo d’occhio” allo “squilibrio” della spesa pubblica (senza la spesa per interessi) per abitante, con riferimento ai 3 stati; dalle tabelle si vede ad esempio che, nel 2000, l’Italia aveva una spesa pubblica per abitante pari al 79.70 % di quella tedesca; vista rovesciata, la Germania nel 2000 aveva una spesa pubblica per abitante pari al 125.47 % di quella italiana.

Non mi dilungo ulteriormente, largo ai numeri ed al prossimo approfondimento!

Michele Belluco

10 Commenti a “La spesa pubblica va ridotta, la spesa pubblica va ridotta, la spesa pubblica va ridotta…”

  • Domenico:

    Bene! e nonostante noi abbiamo una spesa pubblica inferiore di quella tedesca e francese i nostri politici si riescono a fare uno stipendio migliore dei loro colleghi tedeschi e francesi… ci sanno proprio fare i nostri politici nn c’è che dire… e noi che pensavamo di avere politici incompetenti… qualche anno fa (nn ricordo chi) qualcuno aveva ipotizzato di legare lo stipendio dei politici alla loro produttività e all’andamento dell’azienda Italia… chissà che stipendione avrebbero avuto oggi visto come l’hanno guidato “l’azienda Italia”…

  • la spesa pubblica và aumentata, lo dico da 5 anni. Leggete “euflazione” se avete voglia, e capite la truffa dell’usterity

  • Sharman*:

    O ho capito male o mi sembrano tante insensatezze messe insieme.
    La spesa pubblica tedesca è maggiore di quella italiana in assoluto, ma è proporzionale al pil, fai i conti: le tabelle non si vedono. E se computi anche gli interessi la spesa pubblica italiana è in percentuale del Pil maggiore di quella tedesca. Quindi non esistono grandi differenze e caso mai sono al contrario: è maggiore in italia.
    Dove esistono grandi differenze è nella qualità della spesa pubblica. Infatti definire la “spesa pubblica” come categoria unica è un’insensatezza. Dipende come viene utilizzata, e in italia è strutturalmente e irrimediabilmente utilizzata per il peggio.
    Nel sud italia la spesa pubblica in rapporto al pil prodotto è enorme, e non produce altro che parassitismo, corruzione e mafie. Evidentemente non esiste alcun rapporto diretto tra quantità della spesa pubblica e benessere.
    Infatti il nord italia viene derubato ogni anno di più di 100 miliardi di euri pagati come tasse, e spesi nel sud, principalmente sull’asse roma-napoli-palermo. Cosa che è la pricipale causa dell’inarrestabile degrado italiano
    La sola Lombardia paga più di 50 miliardi di tasse di quanto riceva ogni anno, ossia circa un terzo delle tasse si volatilizza. Corrispondono a circa il 15% del Pil lombardo, uno ladrocinio che non ha uguali su questo pianeta.
    Non bastando l’enorme flusso di denaro che il sud parassita ogni anno al nord, sono stati spesi nel sud ulteriori 2.000 miliardi, cioè la totalità del debito pubblico italiano.
    E secondo te ci vorrebbe più spesa pubblica?!!! magari a deficit? !!! Sarebbe la ricetta per il disastro totale, cosa che a questo punto è paradossalmente auspicabile.

    Le sciocchezze keynesiani si basano sul ridicolo assunto che un euro lasciato in tasca e speso da un privato non migliori l’economia, mentre se lo stesso euro è preso e speso dallo stato allora per magia crea progresso economico. E’ ovvio che l’analisi della realtà e della storia dica esattamente l’opposto, per esempio quanto sopra riguardo il meridione, oppure osservando il costante aumento della spesa pubblica nell’italia nel suo complesso negli ultimi 30 anni senza che ciò abbia migliorato un tubo, anzi. Gli Usa di Roosevelt uscirono dalla crisi con la guerra, non con l’economia keynesiana: vai a vedere i dati sul pil, occupazione e produzione industriale degli Usa negli anni ’30. E’ ovvio che una tale insensatezza viene sempre apprezzata dalle elites parassite dominanti perché dà una parvenza di logicità all’aumento dei soldi posto sotto controllo pubblico, ossia sotto il loro controllo.

    La spesa pubblica ha un valore positivo entro limiti molto più bassi di quelli attuali, oltre tali limiti diventa in vece un fattore di caduta economica e sociale. Mi spiace per tante affascinanti teorie ma questa è la osservazione della realtà.
    Il 50% di Pil di spesa pubblica, come in italia, è una cosa aberrante, che in fatti dà i risultati che le sono propri, che sono propri di qualunque aberrazione, e che sono facili da pronosticare se non ci si annega nelle ideologie: l’inesorabile declino di un paese.

    La spesa pubblica va sicuramente ridotta e riqualificata, sopra tutto non derubando il nord italia, cosa che può essere ottenuta solo dividendo il contenitore-italia in due o tre aree amministrativamnete indipendenti.
    Il debito pubblico italiano deve andare in default.
    La sovranità monetaria deve essere recuperata.
    L’immigrazione di massa, di cui il burattino Bergoglio si è appena fatto testimonial pubblicitario, deve esssere bloccata e anche invertita.
    Queste quattro semplici cose costituiscono l’uscita dalla crisi.

    • Roberto Arvo:

      Non hai mai citato l’euro e mi chiedo perché. Quanto alla spesa, c’è un fatto inoppugnabile e cioè che se spende uno stato che è titolare della produzione del denaro….è un conto. Se spende uno stato che non è proprietario del denaro, è un altro conto. Circa la questione keynesiana, la spesa di un privato non produce ricchezza “aggiunta”, perché il denaro passa da una mano ad un’ altra. Un soggetto si impoverisce ed un altro si arricchisce. Se spende lo stato con moneta sovrana, allora si crea una ricchezza cosidetta “al netto” nella società. La quale si arricchisce.
      Dunque la spesa pubblica va aumentata, seppur nella maniera giusta, specie in condizioni di recessione come queste. Lo hanno fatto inglesi, giapponesi ed americani e qualcosa mi sembra abbiano ottenuto.

  • WBM:

    Sono d’accordo con le considerazioni espresse da Sharman. É la spesa improduttiva che va tagliata, quella che non porta né benessere, né ricchezza, né nulla, non la spesa corrente, quella che serve a mantenere l’istruzione, la sanità, la giustizia, le forze armate, ecc., che al contrario invece hanno subito negli ultimi anni tagli indiscriminati e dannosi per la collettività, soprattutto al Sud.

  • Sharman*:

    No, l’Euro l’ho nominato indirettamente come “recupero della sovranità monetaria”, uno dei quattro punti irrinunciabili che cito per uscire dalla crisi, e su cui facilmente si potrebbe trovare una unità di intenti. Credo che già la maggior parte della popolazione cosciente sia d’accordo.
    Non che il progetto di una moneta comune debba essere per forza errato, e in un secondo momento lo si potrebbe anche riprendere in mano. Ma deve essere fatto per aree omogenee, in pratica andrebbe bene per l’attuale 55% degli italiani, fino alla Toscana, più a sud è e sarebbe deleterio. E comunque oggi è in ogni caso un punto prioritario uscire dalla euro dittatura per motivi politici e non solo monetarii.

    Se uno stato spende si comporta non diversamentre da un privato, a meno che non stampi moneta. Ma in questo caso non avrà creato ricchezza, avrà solo creato moneta che è una cosa ben diversa. E’ una cosa così banalmente semplice. La ricchezza sono i beni e i servizi, non la moneta.

    Purtroppo centrali di disinformazione operano tramite tutta quella confusione, voluta e tendenziosa, che passa sotto il nome di “signoraggio”. Ho già chiesto a suo tempo alla Forcheri di aprire un dibattito serio su queste tematiche, un punto per volta, a cominciare da una definizione precisa di “signoraggio”. Nessuna risposta, solo ulteriori e confusi articoli pieni di slogan triti e infondati. Mi spiace vedere SL continuare a fare da inconsapevole strumento di disinformazione economico a tutto ed esclusivo vantaggio delle mafie politiche.
    ( Niki, non scappare, parlane con me di “signoraggio”: un punto per volta. Dai, facciamo un buon servizio in vece di postare mille articoli-slogan)

    Parlando di disinformazione voluta, un esempio: la Banca Centrale Europea ha creato negli ultimi anni più moneta di quella creata dalla Banca Centrale Americana o Inglese, infatti ha un’attivo di bilancio del 28% del Pil contro un 20,5% della Fed e del 26% della BoE (Giappone 60%, Svizzera 85%). Non si capisce come si faccia a sostenere l’opposto, se non per causa delle centrali di disinformazione di cui sopra.
    La BCE non ha comprato direttamente obbligazioni statali ma lo ha fatto tramite le banche commerciali, quindi la moneta è stata creata ugualmente e ha raggiunto lo Stato ugualmente. Se mai si può giustamente disquisire su un indebito guadagno delle banche commerciali in questa transazione. Ma guadagni analoghi e indebiti sono stati garantiti anche alle banche Usa.
    Quindi la creazione della moneta è stata maggiore nell’area euro rispetto gli Usa, e anche la spesa pubblica è stata maggiore nell’area euro rispetto agli Usa. Come si faccia a sostenere l’opposto è qualcosa che sfugge alla razionalità. Inoltre Draghi ha promesso il sostegno illimitato ( Outright Monetary Transaction ), se ce ne fosse bisogno, al debito pubblico , quindi l’acquisto diretto di obbligazioni statali.
    Non sfugge certamente alla casta politica che, oltre all’aumento della spesa pubblica sotto il suo controllo, vorrebbe anche la libertà di stampare e spendere a iosa, per il bene del popolo ovviamente. E’ un gioco così spudorato.

    Certamente lo stato potrebbe, e secondo me dovrebbe, stampare moneta senza passare da nessuna banca pubblica o privata che sia. Ma non è ovviamente stampando a iosa che si possa creare una anche minima ricchezza, sarebbe puerile sostenerlo: stampiamo soldi e diventiamo ricchi.

    X WBM: sono contento di non essere solo!
    Secondo me non c’è verso di eliminare la spesa pubblica improduttiva se non ci liberiamo del contenitore-italia. Il sud italia non può fare concorrenza al nord italia così come l’italia unificata non può fare concorrenza alla Germania. Nella scatola italia il problema è stato risolto storicamente nel peggiore dei modi: enormi flussi di denaro da nord a sud ed enormi flussi migratori da sud a nord. In Europa vedremo, ma lo schema dll’unione monetaria e mercantile è simile, e quindi foriero degli stessi problemi che noi conosciamo bene.

  • Roberto Arvo:

    Non entro nel merito di un quadro piuttosto complicato. E che lo sia lo dimostra il fatto che si fronteggiano e contrastano scuole economiche differenti, le quali propongono soluzioni diverse per la crisi attuale. Semplicemente sottolineo un fatto e cioè che la produzione di moneta ha effetti quasi immediati di rivitalizzazione di un’economia stagnante ed in deflazione, stimolando la produttività. Vale a dire che la spesa dello stato deve spingere in direzione della produttività del settore privato. Questo lo scopo principale. Ed il limite a questa azione non deve essere posto da léggi europee ma unicamente dall’inflazione.
    La crisi attuale non è più il seguito naturale della questione dei “debiti subprime”, come ci fanno credere i politicanti da strapazzo asserviti alle mafie transnazionali finanziarie. E’ invece qualcosa di artificiale mantenuto in essere col cappio dell’euro, con lo scopo principale di far fuori il risparmio privato che in Italia ammonta a 5 volte il debito pubblico. Con l’austerità non si va da nessuna parte, come dimostra l’andamento dell’eurozona. E la limitazione per légge della spesa pubblica, cos’è se non austerità?

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