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   01.gen 2014

 

 

Massoni Rossi. “Quando la sera andavamo da Licio Gelli”

Partiamo da un libro shock sui “Panni sporchi della sinistra” per ricostruire quell’asse inconfessabile che da tempo collega uomini dell’ex Pci ad una certa parte della magistratura, con la supervisione delle massonerie organiche ai poteri finanziari internazionali. Il quadro di un Paese nel quale si decidono a tavolino epurazioni e ribaltamenti dei governi, si eliminano i giornalisti indipendenti e si abbandonano i testimoni di giustizia.

 

Non c’è bisogno di andare molto lontano per scovare la malapianta dentro cui affonda le radici la guerra non dichiarata – ma che ha già fatto molte vittime – da parte di segmenti strategici della magistratura e dello Stato contro giornalisti, testimoni di giustizia ed esponenti dell’antimafia che con le loro denunce sono andati a toccare in questi anni nervi scoperti del rapporto fra istituzioni italiane, massoneria internazionale e malavita organizzata.

 

Punto di svolta è – come da più parti ricordato – l’arco temporale che va dalle stragi del ’92-’93 ai primi anni di Mani Pulite. Da qui in poi finiscono gli attentati dinamitardi. E il sangue sulle strade resta riservato ai capetti dei piccoli clan locali in lotta fra loro per il racket o per lo spaccio nel quartiere. E da qui scende direttamente in campo quella parte della magistratura che risponde a poteri “altri”. Da quel momento in poi non c’è più bisogno di uccidere. Basta procedere a colpi di perquisizioni, sequestri, delegittimazioni, arresti, o anche solo sfinimento per processi che costano cifre enormi soltanto per pagarsi gli avvocati.

 

C’è un grande libro, uscito in questi giorni, che irrompe nel dibattito sulle vere ragioni della crisi che sta devastando e decimando l’Italia. Lo ha scritto, insieme a Stefano Santachiara, Ferruccio Pinotti, l’unico giornalista italiano che non nutra timori reverenziali ne´ per il potere e nemmeno per la magistratura, e che sia in grado, raccogliendo le prove, di rendere il quadro osceno di quello che ci sta davvero accadendo.

 

Ne “I panni sporchi della sinistra”, pubblicato con altrettanto coraggio e impegno civile da Chiarelettere, Pinotti dipana lucidamente il filo che ha intrecciato negli ultimi cinquant’anni la storia dell’ex Pci e dei suoi uomini di vertice (in primis il capo dello Stato Giorgio Napolitano) con le protezioni filoatlantiche riservate a quella parte politica dalla massoneria internazionale e statunitense. Senza mai dimenticare il ruolo che, nei momenti decisivi di questo connubio, è stato svolto da una certa magistratura, specialmente quella che sarebbe poi apertamente passata nell’agone politico. Ancora una prova, il libro, che se oggi si vuole seriamente analizzare la massoneria bisogna partire da quella compagine “rossa” che racchiude gli inconfessabili rapporti di alleanza fra il Pd, Magistratura Democratica (ma non tutta, e non solo), e i loro referenti sovranazionali di matrice massonica.

 

LA SERA ANDAVAMO DA GELLI

 

Il rivolgimento epocale al vertice delle istituzioni italiane avvenuto fra 1992 e 1994 non fu certamente dovuto ad un certo Mario Chiesa, pescato con le mani nel sacco mentre prendeva tangenti per il Pio Albergo Trivulzio. Se ormai tutti gli storici – anche i più irregimentati – concordano sulla bufala del “mariuolo” Chiesa, fatta passare ad arte come pietra dello scandalo, meno noti risultano alcuni particolari dell’epoca che convergono sulla triangolazione ex Pci-Md e Massoneria quale “mandante” vero di quella Tangentopoli che in poco più di un anno avrebbe sostituito in blocco la classe dirigente italiana.

 

Attraverso la relazione – rimasta segreta – fra una donna che aveva lavorato in quegli anni al servizio della famiglia di Licio Gelli ed un noto esponente della allora “Milano da bere”, alla Voce è filtrata la notizia che in quegli anni a Villa Wanda era stato ricevuto, in veste tutt’altro che ufficiale, un importante magistrato collegato al pool. Lo stesso – secondo la testimone – si sarebbe trattenuto a lungo col Venerabile in uno o più incontri, definiti dalla donna “di tono conviviale”.

 

Se questa circostanza risultasse verificata, troverebbero ulteriore conferma anche altre ricostruzioni che emergono dal libro di Pinotti. Come quell’incredibile gioco delle parti fra centrodestra e centrosinistra, nel quale i burattinai (o “illuminati”, trilateral o bilderberg, che dir si voglia) scaricano o esaltano gli uomini di potere per i quali “è giunta l’ora”, indipendentemente dalle appartenenze politiche, secondo logiche di regia occulta dell’economia – o della dis-economia – italiana.

 

Una chiave che spiegherebbe, ad esempio, quanto nel libro di Pinotti e Santachiara si documenta circa il feeling politico di lunga data, benedetto dalle comuni simpatie massoniche, fra Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi. Il capitolo si intitola Silvio e Giorgio: affinità e “fratellanza”? «Il complesso rapporto creatosi nel corso degli anni tra Berlusconi e Napolitano – si legge – suggerisce sintonie che spesso vanno oltre la simpatia personale e il reciproco rispetto che può esistere tra figure che dovrebbero essere radicalmente lontane, sia per storia intellettuale e professionale sia per schieramento politico». Del Cavaliere si ricorda, oltre alla conclamata appartenenza alla P2, la minuziosa simbologia massonica fatta erigere nel mausoleo della villa di Arcore, senza contare le affermazioni del confratello ribelle, Gioele Magaldi, secondo il quale Berlusconi avrebbe fondato a suo tempo una officina autonoma con poteri sovranazionali, la “Loggia del Drago”, cui si dovrebbe, fra l’altro, buona parte del trionfo elettorale dal ’94 in poi.

 

Molto più complesso – ammettono gli autori – il discorso che riguarda Napolitano. A parlare è stavolta un avvocato da sempre molto vicino al presidente, che rivela: «Già il padre di Giorgio Napolitano è stato un importante massone, una delle figure più in vista della massoneria partenopea». L’avvocato Giovanni, figura di primo piano delle elites culturali partenopee di inizio ‘900, «avrebbe trasmesso al figlio Giorgio non solo l’amore per i codici, ma anche quello per la “fratellanza”». Analogo transfert ci sarebbe stato tra il futuro presidente e Giovanni Amendola (padre di Giorgio Amendola), massone e figura carismatica del Pci.

 

IL VOLTO “SORRIDENTE” DEL PCI

 

Nel tentativo di spegnere l’onda d’urto generata dall’uscita del libro di Pinotti, il Venerdì di Repubblica del 13 dicembre pone in copertina un giovanissimo Napolitano. E nell’articolo interno si dilunga sulle attenzioni che gli Usa hanno riservato a quel «volto sorridente del Pci», come veniva definito nei cablo rimasti per anni segreti. Ne vien fuori il ritratto di un alto dirigente colto e moderato, per lungo tempo seguito dalla Cia, perno dell’equilibrio che ha tenuto in piedi l’alleanza fra gli Stati Uniti e l’Italia. Niente a che vedere con le rivelazioni bomba contenute nel volume di Chiarelettere.

 

Eppure, a ben guardare, anche il pezzo del Venerdì proprio a quelle rivelazioni aggiunge qualcosa di interessante. Come quando ricorda il ciclo di conferenze tenute da Napolitano nel 1978 a Chatham House, Londra. Parliamo di uno dei principali centri del potere occulto mondiale ancora oggi. O quando nel pezzo si riporta la comunicazione riservata sul terrorismo in Italia dell’ambasciata inglese a Roma al ministro degli esteri britannico Caroline Redman: «Napolitano è rimasto del tutto sconcertato dalle esternazioni di Pertini sul terrorismo italiano manovrato dall’estero (…). Non ci sarebbe stato da sorprendersi, ad esempio, se la Francia si fosse offesa». La comunicazione è datata 19 febbraio 1981. Appena sei mesi prima, il 27 giugno 1980, nei cieli di Ustica un Dc 9 dell’aeronautica civile con 81 persone a bordo veniva abbattuto da quello che dopo molti anni si confermerà come un atto di guerra congiunto di Francia e Stati Uniti per eliminare il comandante libico Muammar Gheddafi.

 

Arriviamo al 1998: «i servizi segreti – ricostruisce Pinotti – avevano avvisato il Viminale delle capacità di fuga di Gelli durante la sua detenzione nel carcere svizzero di Champ Dollon». Eppure nel maggio di quell’anno «il Viminale guidato da Napolitano non riesce a evitare la fuga all’estero del capo della P2 Licio Gelli dopo l’ennesima condanna per il crac dell’Ambrosiano. Nonostante le ingenti risorse informative del ministero dell’Interno, il Venerabile lascia l’Italia indisturbato».

 

Comunque, tra i “volti sorridenti del Pci”, a Napoli si ricorda anche quello di Eugenio Jannelli, altrimenti detto il “barone rosso”. Scomparso nel 2005, il caposcuola dell’ortopedia partenopea, iscritto al Pci dal 1947, poi parlamentare, era fra gli amici più stretti di Napolitano. E fu proprio in Transatlantico che i cronisti della Voce lo incontrarono nel 1994, quando sulle pagine del mensile comparvero per la prima volta gli elenchi della massoneria in Campania. Perche´ fra i nomi dei confratelli spiccava il suo, quello dell’onorevole Jannelli. Alle nostre domande si schermì col sorriso del nobiluomo d’altri tempi e preferì non rispondere.

 

GIRO MANCINO

 

Studiosi e investigatori di fatti massonici – nel cui novero va considerato a buon diritto Ferruccio Pinotti, autore dei non meno dirompenti Fratelli d’Italia (2007) e Vaticano Massone (2013) – ci hanno spiegato da tempo che le personalità “di peso” vengono generalmente affiliate a logge estere. Come la Freedom di New York, che letteralmente pullula di italiani, o le diverse comunioni collegate a centri di potere come la stessa Chatham House, a Londra, o l’Aspen Institute, a Washington. Da qui la difficoltà a tradurre in prove concrete quell’aura di occultismo che aleggia intorno a tanti big delle nostre istituzioni. Salvo sporadici “incidenti di percorso”. Capita per esempio quando un empito di vanità spinge un leader a firmare un editoriale su una rivista ufficiale della massoneria, o a non astenersi dal presenziare ai convegni organizzati dai confratelli.

 

 

 

Il sito ufficiale del Grande Oriente d’Italia possiede nell’archivio online un gran numero di riviste riferibili alla “cultura” massonica fra cui Il pensiero mazziniano, che nel numero di dicembre 2009 vedeva come firma illustre quella di Nicola Mancino, autore di un saggio sul meridionalista Michele Cifarelli del Partito Repubblicano Italiano.

 

Nel 2009 Mancino era già vicepresidente del Csm da tre anni. In sostanza, dal 2006 al 2010 alla guida della giustizia italiana siedono due uomini accreditabili quanto meno di stima e simpatia verso la massoneria: il presidente del Consiglio Superiore della Magistratura Giorgio Napolitano, capo dello Stato, e il vicepresidente Nicola Mancino.

 

Sui rapporti fra Mancino e Napolitano emersi nel corso delle indagini della Procura di Palermo sulla trattativa stato-mafia si sofferma a lungo il libro di Pinotti, che ricorda come «nel novembre 2011 Mancino, preoccupato per la piega che ha preso l’indagine di Palermo», «comincia a tempestare di chiamate uno stretto collaboratore del Quirinale, responsabile degli affari dell’amministrazione della giustizia», Loris D’Ambrosio. Fino al 27 giugno 2012, quando arriva lo scoop di Panorama sull’esistenza di dialoghi tra Napolitano e Mancino intercettati sull’utenza di quest’ultimo. Un mese dopo, il 27 luglio, Loris D’Ambrosio muore d’infarto mentre si trova nel suo studio. E «il 4 dicembre 2012 la Corte costituzionale accoglie la richiesta di distruggere le quattro telefonate della discordia, assicurando che “Il presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o attentato alla Costituzione”».

 

MAGISTRATURA E “DEMOCRATICI”

 

Risale ai tempi del “barone rosso” Jannelli, o del comunista-massone Amendola, quella stretta vicinanza che tuttora dura fra gli ex Pci e tanta parte della magistratura italiana, quasi sempre riunita sotto i vessilli di MD, Magistratura Democratica.

 

Esponente di punta di MD era ad esempio, quando ancora faceva il magistrato, Alberto Maritati, altra figura emblematica ricordata ne “I panni sporchi della sinistra” per il suo passaggio dall’ordine giudiziario alla carriera politica di ordinanza dalemiana. Dobbiamo tornare al 1994, quando il futuro lider maximo viene iscritto nel registro degli indagati per un finanziamento ricevuto dal re della sanità pugliese, Francesco Cavallari. Interrogato dal pm Alberto Maritati, ad aprile ’94 Cavallari vuota il sacco: «Non nascondo che in una circostanza particolare ho dato un contributo di 20 milioni al Partito Comunista. D’Alema è venuto a cena a casa mia e alla fine della cena io spontaneamente mi permisi di dire, poiche´ eravamo alla campagna elettorale del 1985, che volevo dare un contributo al Pci». Ora proseguiamo su Wikipedia: «Maritati archiviò il processo D’Alema nel 1995 per decorrenza dei termini di prescrizione, nonostante lo stesso D’Alema avesse dichiarato di aver ricevuto illegalmente un finanziamento per il Partito Comunista. Maritati si candidò quindi per volontà di D’Alema nel giugno 1999 e rimase in carica come senatore del Pd fino al febbraio 2013, quando rinunciò a partecipare alle primarie per le nuove elezioni politiche».

 

Ne´ meno significative, da questo punto di vista, sono state le intese politiche fra l’ex Pci di D’Alema e il “simbolo di Mani Pulite” Antonio Di Pietro: nemmeno il tempo di lasciare la toga (maggio 1996) e si ritroverà prima ministro dei Lavori pubblici nel governo Prodi, poi candidato al Mugello per volontà di D’Alema.

 

IL BLOCCO

 

Dal libro di Pinotti e dalle tante circostanze via via venute alla luce grazie alle sue rivelazioni, emerge con chiarezza, forse per la prima volta, un blocco di potere granitico, trasversale, pronto ad entrare in azione con qualsiasi mezzo per indirizzare i destini delle nazioni. In questo caso, la nostra. Un blocco che ha solo in apparenza le sembianze della “vecchia” ideologia di stampo comunista ed è invece capace, come abbiamo visto, di appoggiare (o affossare) i suoi referenti di punta per determinare gli effetti prestabiliti sulle economie dei Paesi occidentali. Uno scenario nel quale ad un personaggio come Silvio Berlusconi per vent’anni non si addebitano sul piano giudiziario le responsabilità connesse ad affari e frequentazioni più volte documentate con gli “uomini d’onore”, ma si attua la sua eliminazione dalla scena politica al momento stabilito, attraverso un processo (senza prove) per presunti rapporti con una navigata velina quasi diciottenne.

 

E’ da qui, da questo blocco, che dobbiamo partire per spiegare come siano finiti sotto i colpi di una violenta ed incessante delegittimazione “giudiziaria” gli stessi magistrati che avevano osato squarciare il velo sui santuari nascosti del potere (nel libro di Pinotti c’è un edificante capitolo sul caso di Clementina Forleo), o quei tanti giornalisti che avevano provato a raccogliere prove ed erano arrivati vicini al grumo di interessi che sta devastando il Paese e decimando la popolazione.

 

Cronisti indipendenti, non protetti dai grossi capitali di editori come Carlo De Benedetti (il quale peraltro, come documentato dallo stesso Pinotti in Fratelli d’Italia, era iscritto alla P2 esattamente come il “nemico” Berlusconi, dal quale oggi pretende altri 32 milioni di “danni non patrimoniali”, dopo che la Cassazione gli aveva già assegnato la stratosferica somma di 494 milioni, sempre di provenienza “cav”).

 

Ed è sempre a quel blocco che dovremo d’ora in poi riferirci se vorremo capire perche´ centinaia di testimoni di giustizia come Gennaro Ciliberto (vedi anche box a pagina 6), persone oneste che hanno rischiato a viso aperto la propria vita e quella dei loro familiari per far condannare i mafiosi, si vedono costretti ad inscenare manifestazioni dinanzi a Via Arenula, o al Viminale, sono stati abbandonati al loro destino, privati di case, lavoro e spesso anche affetti, al punto che molti non riusciranno nemmeno ad arrivare vivi alle udienze nelle quali saranno chiamati a confermare le tremende accuse che inchiodano i boss, guardandoli in faccia.

 

Fonte

5 Commenti a “Massoni Rossi. “Quando la sera andavamo da Licio Gelli””

  • KNUT:

    servi dei servi …ma almeno per loro…alle nostre spalle mangiano dalla parte giusta del tavolo.

    raggiunto lo scopo….
    smontato il babau…comunista….regime….alter ego della way of life ameri cana…
    SPAURACCHIO CREATO AD ARTE…PER OVVI MOTIVI…E MOLTEPLICI FUNZIONI
    e’ partito il nuovo pro cesso…riunificazione dello spauracchio tedesco…
    euro…
    trattati…finti…
    veri capestri
    QUANDO IL BOTTO?
    IL DOLLARO?
    QUANDO L’INNESCO?

    la partita si gioca sul tempo…
    il giusto tempo

    la fratellanza non ha colore…

    ti creo lo stato…
    uso della retorica
    mi nascondo tirandone le fila a mezzo presunti italiani…DIVIDI SEGMENTA…CREA DIVERSITA’…
    OGNI STATO LA SUA DEBOLEZZA…DA UTILIZZARE AL MOMENTO GIUSTO…
    ma comando sempre mi
    se fai il bravo godi…pro tempore della faccia diciamo buona del SISTEMA…WAYOFLIFE…
    SIAMO TUTTI AMERICANI…O NO?

    GLI STATI SONO SOLO PENTOLE A PRESSIONE…per i popoli…

    spostare sempre l’attenzione…
    OPERARE SEMPRE IN NOME DI UN FALSO COMODO IDEALE…
    RICOPRIRE UN RUOLO
    OTTENERE APPOGGI E CONNIVENZE…
    BASE ELETTORALE…

    IL LEVIATANO

  • WBM:

    Ho sentito parlare dell’uscita di questo libro alla trasmissione La Gabbia, in cui era ospite proprio il Pinotti, il quale ha detto chiaramente che Napolitano é un massone e suo padre Giovanni pure, specificando che questi faceva parte della loggia massonica napoletana “Giovanni Bovio”.

    Deve essere molto interessante questo testo vedrò di procurarmelo. Tra l’altro il volume conferma quello che in più occasioni con i miei commenti qui su SL, ho sempre evidnziato, e cioè che il PCI rubava agli italiani al pari degli altri, in più riceveva finanziamenti illeciti dall’Unione Sovietica, ma il tutto é stato insabbiato dalla magistratura, quella che fa riferimento a MD. Non escluderei inoltre che tanti comunisti furono pidduisti, i quali a differenza di quelli democristiani, socialisti, liberali, repubblicani, furono coperti dagli stessi.

  • Si tratteggia sempre meglio quel che agli acuti pareva probabile già vent’anni fa. Quel che nell’ ipotesi di ricostruzione non mi risulta chiaro è il ruolo di Berlusconi.Risulta, apparentemente, che fu proprio la sua “discesa in campo” a scocciare moltissimo il piano globalista pre-allestito da Tangentopoli. Ed è dimostrato che fu fatto fuori dai globalisti un paio d’anni fa. Che abbia cercato agganci nella massoneria è indubbio, ma che sia rimasto in-integrabile mi sembra quasi evidente. Quel suo nome sulla mito-mistificata lista di Gelli, in mezzo a un migliaio di quacquaracquà, di per sé non dice molto. Che abbia avuto rapporti con la mafia è indubbio, ma ditemi qual partito mai non li ha avuti, dal 1948 in poi. In sto paese di merda NESSUNO ha MAI governato senza mafia. E detto questo sia chiaro che Berlusconi non ha recato niente di meglio a sto paese. Ha pagato di sua persona in modo eccessivo rispetto alla sua inconsistenza politica. Quanto ai giudici rossi, li ritengo un fac-simile della magistratura sovietica sotto Stalin. Su Di Pietro, buona cosa è il silenzio. – Debenedetti è l’attuale prova del nove dell’intera impalcatura.

  • elya:

    LA p2 PROTESSE IL PCI?
    – See more at: http://robertoscaruffi.blogspot.it/2006/10/lettera-da-lhasa-numero-34-il-gramsci.html#sthash.GCGd3uHO.dpuf

    Andreotti stava lavorando per una dittatura quirinalizio-burocratica con lui alla testa. La Mediobanca compradora lo ha battuto a livello militare ed imposto quello l’Impero voleva, una dittatura quirinalizio-mediobancaria che non disfa l’assetto burocratico predatorio limitandosi a compiacerlo mentre attua sua politiche di sfascio, dalle sprivatizzazioni, alla liquidazione di qualunque punta tecnologica e, perfino, della possibilità di continuare a fare impresa indipendente in Italiozia. Oggi, in Italiozia, solo consorzi criminali con solidi agganci burocratici ed istituzionali possono superare le barriere all’entrata per chi voglia aprire nuove imprese, anche piccole.

    Non che le burocrazie predatorie statali non siano compradore. Lo sono. La differenza è che Mediobanca nasce per formalizzare la subordinazione compradora anglo-americana del capitalismo italico, specificamente di quello post-bellico che è ovviamente quello solito. È un rafforzamento del controllo anglo-americano su Italiozia, dopo il tradimento dei Savoia. Oh, certo, v’è la favoletta della filiazione francese di Cuccia. I francesi di Lazard fanno solo da interfaccia. Tipico metodo per operazioni clandestine. Se gli inglesi, o gli anglo-americani, ti controllano, ti fanno figurare come legato, legatissimo, ad una entità intermedia qui formalmente francese. Non a caso, Lazard nasce negli Stati Uniti. Prima negli USA francofoni. Poi si muove nell’area anglofona. Infine si espande in Europa. Cuccia non prende ordini da Parigi. Li prende da Londra, i creatori d’Italiozia nel 1860-61.

    Una metodologia di ricerca ed analisi materialistico-fattuale, e non politicantica, non è difficile. Per quanto essa si riveli inafferrabile ed impraticabile, in pratica del tutto preclusa, per chi abbia la mente e lo spirito occupati da ideologie ed allineamenti di partito e di parte.

    a P2 era una loggia Andreotti-Berlinguer, con Berlinguer ovviamente del tutto subordinato. Per esempio, Berlinguer dà copertura a Gelli quando, in ascesa, il Grande Oriente voleva sbarazzarsene e chiede aiuto a Berlinguer. Alias, Berlinguer non si mette contro un’operazione clandestina, una delle tante, delle Polizie Segrete andreottiane. Eppoi, Gelli doveva pur già avere qualche benemerenza da quel lato lì, se Berlinguer non gli sbarra la strada.

    Berlinguer è di famiglia massonica come Cossiga suo parente. Erano entrambi imparentati coi Segni. Nulla di oscuro, né di morboso. Massoneria significa poteri reali dello Stato e connessioni coi centri dell’Impero controllano e co-controllano le massonerie locali degli Stati compradori. L’Enrico Berlinguer che, del tutto propriamente, dice che il PCI è un partito cavouriano [alias compradoro inglese], ben sa che il PCI (fondato dagli inglesi a Salerno nel 1944, col cittadino sovietico Togliatti che loro si fanno passare dall’URSS come garante degli accordi di Teheran di fine 1943 e come aiuto agli anglo-americani per ricattare e meglio controllare la DC vaticana) è un partitone gli anglo-americani fabbricano da 25% dandogli soldi e beni del PNF, oltre ad armi loro, e copartecipazione al governo reale. Senza di ciò, la setta PCd’I sarebbe, pur con nome rettificato, restata all’1%. I voti si ricevono in proporzione alla clientele si controllano, all’accesso al governo/sottogoverno viene dato dai poteri reali. I consensi non nascono dalla adesione a programmi mutevoli ed evanescenti. I consensi nascono dall’accesso al governo/sottogoverno e, di conseguenza, dal potere clientelare
    Già sotto il monarco-fascismo, di cui l’URSS era grande amica, il PCI ha rapporti di collaborazione con l’OVRA/governo reale, cosa che gli porta adesioni, pur restando una piccola setta. Vi era già stato almeno un caso di cooperazione delinquenziale congiunta sovietica (Tania Schucht e chi la manipolava direttamente dall’Ambasciata Sovietica a Roma, che poi le fornisce il veleno, “la medicina per il suo bene”, da mettere nell’ultima minestrina del cognato), Togliatti-PCd’I, inglese (Piero Sraffa) e monarchico-fascista: l’assassinio per avvelenamento di Antonio Gramsci il giorno stesso il cui gli scade la libertà condizionale ed è legalmente libero, ed intenzionato a raggiungere Parigi con l’aiuto di GL di cui il PCd’I lo classifica come aderente. Nella ‘terribile’ “Italia fascista”, gli appunti di Gramsci potevano stare tranquillamente nelle casseforti della Banca Commerciale. Così come Cuccia poteva stare a Roma, con Mattioli, ad aspettare l’occupazione Alleata mentre preparava, coi soldi del ‘fascismo’, il dopoguerra. No, la Storia non è mai come va la contano. Come e perché pensate che Berlinguer venga portato da Togliatti e subito da questi assunto come suo collaboratore stretto e successore? Che benemerenze avrebbe mai avuto secondo la conclamata ortodossia ‘comunista’? Zero. Berlinguer è cooptato nel centro del nuovo PCI anglo-americano da reti del potere reale preparano il dopoguerra dell’occupazione anglo-americana (nel cui ordine è pianificato un forte PCI) e con DC vaticana, certo subordinata agli anglo-americani ma pur sempre vaticana.

    I Berlinguer sono di Sassari. Togliatti, da ragazzo, aveva vissuto e studiato a Sassari. No, non crediamo al giochetto delle assonanze e delle prossimità tanto di moda. Non è neppure decisivo che Gelli, dopo avere parlato con Togliatti si ritrovi nel Sassarese, sembrerebbe a La Maddalena più precisamente. Già gli era andato bene essere arrivato a Roma vivo. Senza altri dettagli non si può dire nulla. Del resto lì, in Sardegna, lui non è che fosse copertissimo, lo arrestano pure ma per cose pistoiesi, sebbene si dia da fare per procurarsi coperture che si rivelano non assolut
    on è comunque questione di un conoscente dell’infanzia o dell’adolescenza che ti porta il familiare per farlo divenire segretario del PCI. È non è neppure che l’Enrico avesse qualche eccelsa qualità, a parte la disciplina (servilismo ed ottusità) al servizio dell’Impero e delle sue oligarchie compradoro-predatorie in Italiozia. Sarebbe come pensare che per puro caso e per grandi qualità sue un Enrico Letta sia divenuto capo del governo nel 2013. Le cose non funzionano mai a questo modo. Il mondo reale funziona con meccanismi di connessione para-mafiosa.

    Lo sfascio dello Stato che si realizza dall’incontro e combinazione tra Andreotti e Berlinguer (intesi come forze sociali, non come individui; non ci fossero stati loro ce ne sarebbero stati altri) è impressionante. A PCI e CGIL vengono allocate frazioni rilevanti di burocrazie pubbliche. Le capitalizzazioni pensionistiche, più rilevanti dello stesso debito pubblico attuale, vengono mangiate [c’erano, ora non ci sono più!] da quel connubio, che è ovviamente un’operazione macro sistemica voluta sia da un Impero che pompa il PCI che da un Andreotti che non controlla la DC ma il cui potere è sia militare che burocratico. Detto differentemente. Le alte burocrazie dello Stato si aprono pubblicamente al PCI. Si sentono più rassicurate ad averlo come seconda DC che a continuare col gioco pubblico della contrapposizione. DC e/o PCI purché se magni, finendola con la finzione dei puri che stanno fuori come alternativa. Del resto, nel settore pubblico, prima si è colleghi, poi si ha una tessera, alias prima c’è la corporazione, poi non importa per chi uno voti. Ci sono cordate, clan para-mafiosi, dove non è importante la fede del partecipante. Vigono logiche più massoniche che partitiche. Andreotti cura a livello di governo, a livello legislativo, questa operazione, l’inclusione del PCI a livello di burocrazie pubbliche anche centrali. Il tutto si traduce in una disorganizzazione ulteriore dello Stato e in uno sfascio più avanzato delle sue casse.
    Non che le capitalizzazioni pensionistiche se le intaschino i due personalmente e direttamente. Da un lato, gli immobili vengono svenduti sia ad interessi privati, dunque con tangenti ai partiti, che a sindacalisti ed amici. Dall’altro gli introiti se ne vanno per distribuire reddito a tutti. Lo Stato, invece di rifondere gli enti pensionistici per le quote sociali introdotte per legge, al di fuori dunque dei meccanismi attuariali-assicurativi degli enti pensionistici, usa quei fondi degli stessi enti pensionistici. Denaro in realtà privato (visto che il salario differito è parte del salario del lavoratore), espropriato e gettato via in due modi complementari. Svendi beni altrui e ti rubi, per clientelismo, i quattro soldi incassati. Ecco i fasti, questo è solo un aspetto, del connubio DC-PCI!

    A parte che tenta di farlo demolire ed assassinare come Moro ed in contemporanea, Andreotti continua a sentire Berlinguer come suo. Comunque sia morto Berlinguer, magari per caso, Andreotti lo rimpiange quando col golpe di Capaci viene avviata la sua liquidazione e col post-PCI saldamente passato apertamente a libro para dell’Impero e per esso gestito da CDB. “Con Berlinguer vivo non sarebbe successo”, esclama Andreotti quando viene posto sotto accusa prima politica poi giudiziaria, e col post-PCI usato contro di lui. Andreotti si illude, probabilmente.

    Il personaggio Andreotti è del resto una combinazione demoniaca di personalità tutte egualmente false. È un attore perfetto. Fa ammazzare Lima, ordinando il crimine alle sue Polizie Segrete CC, e poi, un mese dopo, chiede ansioso e candido alla figlia del defunto, che se la beve, se abbiano scoperto nulla e se per caso l’assassinio non sia opera di Ciancimino.
    PCI di Berlinguer passa da partito degli intellettuali compradori e luddisti, e delle milizie per terrorizzare e militarizzate gli operai, a partito delle burocrazie statali con Andreotti che regala ad esso feudi per esempio già del PSDI e della stessa DC. Con l’operazione andreottiana, il PCI passa da partito concepito come di ricatto della DC a partito simile alla DC seppure un gradino sotto di essa. Andreotti lo sgancia un po’ dagli anglo-americani (e dalla loro Mediobanca) e lo porta sotto di sé, finché riesce. In parte si illude. Perché nell’Italiozia compradora, cogli stessi apparati militari andreottiani strutturalmente permeabili all’Impero, si illude pensando che, avendo esteso la struttura clientelare del PCI, con solo ciò esso divenga un partito burocratico-nazionale cosa che neppure la DC era del tutto visto che il servilismo all’Impero, pur con filtro, in parte, vaticano, prevaleva su tutto. Esistono sempre dialettiche nei rapporti compradori. Nulla è lineare ed assolutamente gerarchico anche se alla fine, quando indispensabile, comanda il più forte, non il fantoccio, anche se il fantoccio ha pure i poteri che ogni esecutore sul campo conserva, un po’.

    Gelli ricambia il sostegno ricevuto da Berlinguer contro il Grande Oriente quando Andreotti vuole fare rapire e liquidare Berlinguer in contemporanea a Moro. Lo allerta. Berlinguer si salva grazie a milizie armate del PCI che lo proteggono. Perché Andreotti lo vuole morto? Esisteva un accordo Berlinguer-Zaccagnini per Moro Presidente della Repubblica nel giro di pochi mesi. Intollerabile per Andreotti, che si sentiva tradito da Berlinguer e che era avversario mortale di Moro. Berlinguer sfascia lo Stato con Andreotti e ne guadagna clientele, ma come Presidente gli preferisce un Moro ormai fuori gioco dall’avanzata andreottiana nello Stato e nei suoi apparati poliziesco-militari. Leone era in scadenza. Tutto il sequestro ed assassinio di Moro è in funzione delle Presidenziali 1978. Andreotti deve liquidare Moro prima. Lo fa usando le Polizie Segrete CC e la giustifica come un’operazione di Gladio, come un’emergenza contro il comunismo, dunque con copertura NATO. Nessuno credeva alla fandonia del pericolo comunista eppure tutti sfruttano, per loro interesse, le retoriche cui si deve far finta di credere ed i relativi apparati militari. L’operazione politico-militare è gestita dalle Polizie Segrete CC-Gladio su ordini di Andreotti, che usa la NATO solo come copertura necessaria da parte di un paese vassallo. Gli anglo-americani lasciano fare.
    hiaramente, più Berlinguer è stato fatto parte del sistema di potere andreottiano, più vede la forza si trova di fronte. Gli vanno bene le clientele ricevute. Ma non ci pensa neanche lontanamente a sostenere Andreotti presidente. Lo teme. Allora, Andreotti che gli ha regalato clientele denuncia la penetrazione comunista, Moro-Berlinguer, e chiede autorizzazione alla NATO per un’operazione di contrasto da lui gestita. Nonostante Via Fani ed il terrorismo fatto continuare ed intensificato dalle Polizie Segrete CC su ordine di Andreotti, Berlinguer si fida ancora meno di Andreotti. Alle Presidenziali, ne esce infine eletto un vanitoso Pertini tanto fanfarone quanto servile all’Impero. Ma non ha il potere militare di un Andreotti. Si noti che il Berlinguer della linea della fermezza regala Moro all’assassinio andreottiano. Berlinguer sa che non può opporsi. Ne esce fingendo subordinazione. Glielo lascia ammazzare. Ma si sfila relativamente ad Andreotti presidente. Appena possibile, si sfila dal governo che appoggiava esternamente.

    13 marzo 1979 entra in vigore lo SME, chiaramente sgradito alla Corona britannica, dato che serve alla Germania per una futura unione monetaria. Di certo, è sgradito pure a Mediobanca-Confindustria che con una politica di continue
    svalutazioni ha creato un modello drogato di competitività fondato sui bassi salari e su una progressiva estensione dello sfruttamento estero di Italiozia. Una cosa sono protezionismi e svalutazioni temporanei per creare competitività nel senso di sviluppo tecnologico competitivo e fino a che non si è raggiunta la competitività reale. Altra è la competitività perché svendi quello che hai prodotto. Una svalutazione è sempre una svalutazione sistemica. È essere competitivo perché ti fai pagare meno, e sempre meno, e poi sempre meno [il modello Mediobanca-Confindustria], non perché produci meglio, con maggiore produttività del lavoro. Ecco la differenza tra politiche sviluppiste e politiche sottosviluppiste. Relativamente ad un Andreotti che, qualunque ne siano i motivi, si è sempre distinto per essere sempre stato un fedelissimo sostenitore delle politiche tedesche di unificazione doganale e monetaria, ecco che il PCI si è sempre schierato con la linea Mediobanca-Confindustria dei bassi salari e bassi consumi popolari anziché della alta produttività del lavoro come risultato organizzativo e tecnologico.

    Sullo SME cessa il sostegno PCI al governo Andreotti.
    Il 20/03/1979 nasce il V Governo Andreotti, una coalizione DC-PRI-PSDI.
    Domenica 5/10/1980, con Andreotti non più al governo, Gelli pubblica la sua intervista al Corriere della Serasostanzialmente sulla linea di quello che sarà poi conosciuto come il suo Piano di Rinascita Democratica.
    Il 28/11/1980, con Andreotti e Cossiga non più al governo, Berlinguer esclude altri governi colla DC dicendo che il PCI si pone come alternativo, non più complementare, ad essa. È cambiato il vento. Non lo vogliono più formalmente dentro il governo, se mai l’hanno voluto. Se ne fa una ragione e dice che è lui non vuole andare al governo colla DC, che è una rottura colle tradizionali prospettive togliattiane pur non essendovi una socialdemocratizzazione del PCI.
    Il 17 marzo 1981, con Andreotti e Cossiga fuori dal governo, vengono rinvenuti gli elenchi di 962 affiliati alla P2. La P2 non serve più. Il terrorismo di massa non serviva più. La rete di Gelli continua egualmente ad operare finché è di utilità per qualcuno. Gli scaricati, i nomi ritrovati, non erano di utilità a nessuno se non per il pubblico sputtanamento.

    Dal punto di vista propagandistico, il caso P2 è una montatura di frazioni di regime contro altre. Non vi erano reati né stranezze. Era pure già noto che esistesse una P2. Si è voluto caricare di valenze negative ciò non ne aveva. I complottisti hanno inventato i crimini della P2 e li hanno dati a bere agli psicolabili che se li sono bevuti e se li bevono. In pratica, si sono attribuiti ad una supposta onnipotente P2, un’associazione privata, crimini di Stato, terrorismi di Stato, quindi realizzati ad opera di governo formale e Quirinale, e con copertura parlamentare. Ciò è stato fatto per faide
    di regime (a cominciare dal dualismo burocrazie centrali, da un lato, e Mediobanca compradora, dall’altro).

    Forlani, capo del governo nel momento del ritrovamento, non ha la forza militare per una purga delle Polizie Segrete e degli altri apparati militari andreottiani. Si troverà rapidamente scalzato e rimpiazzato dal retorico quanto servile Spadolini (del PRI di Mediobanca), pronto a qualunque bisogna degli apparati CC-militari e dell’Impero.

    Mai sentito (ne abbiamo già accennato) di quando Gelli viene portato a Roma, da Togliatti a guerra ancora in corso, con trasporto eseguito da milizie armate del PCI, e Togliatti lo fa rifugiare in Sardegna? Solidarietà massonica ed altra. Sennò non è che Togliatti facesse favori a chicchessia, tanto meno ad un ex-ufficiale della RSI.

    Ci sono comunque almeno un 2’000/2’500 affiliati P2 non noti. Si sa ci siano. Ma i nomi non sono pubblici. Gli elenchi li hanno le Polizie Segrete CC [già andreottiane], il SIS la CIA.

    I mille dati in pasto al pubblico beone erano quelli che non contavano nulla, gli scaricati. Servono per capire come la P2 fosse una loggia di parastato Andreotti-Berlinguer. Lo Stato reale usava un servizio esterno per i suoi apparati chiave, l’Agenzia Gelli. Tutti coloro avevano il gradimento Andreotti-PCI stavano nella P2. Non era infiltrazione. La P2 era una struttura riservata, parallela, dello Stato reale. Alla in fine, era sbagasciata come lo Stato reale. Quando Gelli vaneggia di piani, siamo a livello di folklore. Erano come i programmi dei partiti. Fumo irrilevante. Il segretario, pur abilissimo, che si vorrebbe gran puparo di Stato… Impossibile! S’è montato la testa. Gli colpiscono, almeno formalmente, la sua P2 anche se lui continua ad operare. …Se è coinvolto perfino, in qualche modo (se davvero lo sapeva in anticipo e se era in contatto con vice-presidente degli USA, George H. W. Bush, come da qualcuno testimoniato), nell’assassinio di Olof Palme, del 28/02/1986…

    La liquidazione della P2, almeno come loggia Andreotti-PCI, è programmata. I due magistrati ‘scopritori’ sono due allocchi, cui viene fatto credere di avere fatto la scoperta del secolo, usati nel momento la P2 non serve più come loggia Andreotti-Berlinguer e viene dunque messa in liquidazione come tale
    i vedano altri conflitti e casi del periodo, sia a livello di istituzioni che ad altri livelli. Non che esistano regie uniche, non necessariamente. Tuttavia vi sono numerosi percorsi che si intrecciano, incluso Calvi-finanza-‘cattolica’/andreottiana, Calvi che il SIS impicca a Londra per i soldi e gli armamenti procurati agli argentini per la guerra delle Falklands, con annessa mega-rapina, eseguita dal SIS, dei fondi dell’Ambrosiano in giro per il mondo. Calvi viene usato, e poi scaricato dall’area Gelli-andreottiana quando si abbatte la rapidissima rappresaglia inglese. Uno non finanzia, di testa sua, una guerra argentina contro gli inglesi. Non necessariamente e non sempre gli interessi delle varie frazioni del Vaticano e quelli dell’area di Andreotti coincidono. La Curia romana non è la stessa cosa di un Papa e delle sue politiche. Quando Wojtyla viene colpito, chiaramente con un’operazione NATO-CC, il 13 maggio 1981, le sue politiche dell’est dovevano disturbare molti, come sempre succede quando si rimetta in discussione uno status quo comunemente concordato e fortemente voluto dagli inglesi. Una tale operazione non avrebbe potuto essere realizzata senza l’accordo e partecipazione del governo italiano. Il Vaticano è di area anglo-americana. Sui sgarri vengono rettificati da loro, non da altri. Anche se deve essere compreso che politiche contingenti USA di destabilizzazione dell’est non potevano trovare l’accordo inglese. Gli inglesi creano l’Impero sovietico per impedire un per loro mortale Impero germanico. Gli Stati Uniti seguono la logica dei bilanci trimestrali e dell’apparenza.

    Nell’ordine post bellico italiota, gli uffici giudiziari di Roma sono sotto stretto controllo DC. A quei tempi sono stretto controllo andreottiano. Mentre gli uffici giudiziari milanesi subiscono influenze plurime, incluse quelle dirette SIS-CIA-Mediobanca. I compagnuzzi del PCI e catto-comunisti li affollano sono di frequente usati per operazioni chiaramente anglo-americane. Il pragmatismo anglo-americano guarda al risultato, non alle retoriche politiche o pseudo-politiche. Del resto, le operazioni clandestine anglo-americane su territorio italiano passano attraverso le Polizie Segrete CC che, appunto, usano chi abbiano, senza formalizzarsi. Si vedano i nomi dei magistrati delle varie inchieste, incluso chi fa fallire il ricchissimo Ambrosiano senza neppure una perizia contabile (anzi ne esiste una a Londra, ma secretata dalla Corona, cioè dal SIS, per cui è irrilevante per la legge fallimentare italica), e si capisce molto. La ‘scoperta’ della P2 viene affidata a due compagnuzzi, che passano alla storia come eroi, chissà di che. Sono solo usati dalle Polizie Segrete sollecitano oppure ostruiscono indagini. Lì le hanno sollecitate.
    La ‘scoperta’ della P2 parte da una dichiarazione di un testimone di area CIA in un tribunale in Italia, durante un processo… Le Polizie Segrete CC la coprivano, non la coprono più, non almeno per quello che si vuol far trovare. Gelli fa trovare quello gli conviene o gli è stato detto. La sua fedeltà al PCI è assoluta. Non fa trovare un solo iscritto alla P2 che sia del PCI. Forse come messaggio, od era uno da scaricare, fa ritrovare la candidatura di uno del PCI ma non ancora affiliato. Gelli copre quello gli conviene coprire. Visto che lo colpiscono, minimizza il danno per sé. È quello che fa pure Andreotti che resta alcuni anni fuori dal governo, [già] allora. Gli risuccederà, poi, col golpe del 23/05/1992 realizzato contro di lui in corsa per la Presidenza della Repubblica. Ma a quel punto la sua estromissione è permanente, anche se riesce ad evitare qualunque condanna in tribunale, dato al suo potere militare, nelle Polizie Segrete CC. Si noti che Gelli, come ha fatto sparire almeno un 2’000/2’500 nominativi, poteva farli sparire tutti. In quel caso, avrebbero perquisito senza trovare nulla. C’è chi vuole, lui compreso, che il caso scoppi, nel contesto dato, ed in quei termini. La P2 Andreotti-Berlinguer non serviva più.

    Quel che scrivo qui è tutto pubblicato, in italiano, in libri. Trovare biblioteche fornite, non le italiote, per chi sia interessato. Magari a Londra… Studiare se si vuol conoscere.

    http://robertoscaruffi.blogspot.it/2006/10/lettera-da-lhasa-numero-34-il-gramsci.html

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Gianni Lannes
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