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Per imparare a pagare (legalmente) meno tasse è indispensabileandare a lezione“da chi queste cose le fa abitualmente, più o meno come quando si deve imparare un’arte: si va dall’artista. La fonte principale di informazioni per i sistemi di tax avoidance (la differenza fra tax avoidance e tax evasion è molto sottile) è il pluricitato (in queste pagine) documentario: “The tax free tour“.

Non voglio tediarvi con una lezione troppo approfondita, anche perchè i più pagati consulenti al mondo delle più pagate società di consulenza (qualche nome vi viene in mente? Sì, esatto, proprio loro: le mitiche 4) si fanno pagare profumatamente per produrre quelli che in gergo vengono chiamati con nomi di cibi: doppio Irish con gusto Ucraino; Singolo-Cipro con fetta di Olandese, e così via. Cosa sono? Sono scatole cinesi di società che si controllano a catena dove i fatturati passano dall’una all’altra “lasciando” per strada un pezzo di utili. Così alla fine le imposte effettive da pagare sono calcolate sulle briciole. Come è possibile tutto ciò? Abbastanza semplice, se avete le dimensioni di una multinazionale e il mondo è il vostro terreno di gioco.

In sostanza avete alcune variabili sulle quali giocare. Gli utili che una compagnia realizza sono solo una delle quattro voci sulle quali si applicano le tasse. Poi ci sono i dividendi, ci sono i diritti (royalties) e gli interessi sul capitale. Se poi i soci hanno convenienza, anche il trasferimento di una parte degli utili come reddito ai dipendenti può convenire (auto-remunerarsi come dipendenti). Bene queste 4 (o 5 a seconda) variabili sono tassate con percentuali diverse a seconda del paese; conoscendo molto bene le diverse dinamiche è possibile spostare nei paesi dove è più conveniente i diversi tipi di reddito.

Esiste inoltre un’altra forma molto applicata: le agevolazioni fiscali che i paesi (normalmente del terzo mondo, ma non solo come vedremo poi nel caso dell’Olanda) concedono alle compagnie che si insediano sul loro territorio. Queste vengono concesse per promuovere lo sviluppo del paese e costruire una infrastruttura industriale, anche se (John Perkins insegna) molto spesso tali cattedrali nel deserto impoveriscono la popolazione locale piuttosto che arricchirla. Anche se le politiche locali prevedono di solito un periodo limitato di agevolazioni, ad esempio 10 anni, esistono diversi modi per aggirare tali limitazioni: allo scadere dei 10 anni si sposta semplicemente la sede; o la si vende ad un’altra compagnia; o si cambia la ragione sociale e la “nuova” compagnia beneficia di altri 10 anni di esenzione fiscale.

La possibilità di muovere gli utili da una parte all’altra del mondo segue ovviamente la convenienza e non è limitata dalla cosiddetta “territorialità fiscale“. Cosa si intende per territorialità fiscale? Se una realtà opera in un paese, inteso come produrre, vendere e incassare in quel paese, appare ovvio che la sua fiscalità debba essere legata a quel paese. Vero, ma non per tutto. I diritti d’autore spettano al detentore di un certo marchio, di una certa idea, di un certo logo. E se il detentore di quei diritti sta in un paese dove tali diritti (royalties) sono tassate a livelli prossimi allo zero (1 o 2 %), tanto meglio per lui. E se magari questo detentore è una società mia controllata, che problemi ci sono se pago diritti d’autore così alti, ma così alti, che io qui non faccio utili? Pazienza!

Questo è esattamente il caso di Starbucks in Inghilterra (uno fra tanti), che negli ultimi 15 anni è sempre stata in perdita in Inghilterra, dovendo pagare royalties altissime per l’invenzione del “frappuccino” (eh già, sul caffè era difficile che si inventassero un diritto d’autore). Così producono in UK, consegnano il prodotto in UK a clienti che consumano in UK, incassano in UK, ma non pagano tasse. Eh già, lì sono in perdita, dovendo pagare i diritti ad una società straniera….Pazienza! Vorrà dire che non pagheranno tasse in UK, che problema c’è?

Al sito www.taxodus.net c’è un’interessante gioco di simulazione per aspiranti evasor….ooooops! Per aspiranti consulenti. E tutto quanto appena spiegato viene dettagliato molto bene. Innazitutto il gioco comincia scegliendo una compagnia, scegliendo un consulente e con un riassunto dello scopo:

Picture1Fatto questo, si procede a scegliere una compagnia, da una lista di compagnie esistenti:

Picture2E dopo aver scelto questa, si va a leggere il suo bilancio, la sua composizione azionaria, ecc.

Picture6

A questo punto viene il bello: si devono cominciare a decidere dove piazzare le varie sedi (anche fittizie) in giro per il mondo, e per ogni stato c’è la descrizione del regime fiscale di quello stato, ovviamente per le 4 voci dette prima (in basso a sinistra nel seguente screenshot):

Picture6

 

Insomma, non vi voglio togliere il divertimento: potete fare da soli. Quello che se ne evince però, in una rapida sintesi, è quanto segue:

  • Non basta conoscere i cosiddetti “paradisi fiscali“, posti dove basta mettere la sede dell’azienda e il gioco è fatto: serve un po’ di competenza in più (infatti i professionisti del settore sono i meglio pagati);
  • Con utili sempre più risicati, ed una concorrenza sempre più agguerrita, la ricerca di margini aggirando i sistemi fiscali è un “must delle aziende;
  • Solo le multinazionali possono accedere a questi meccanismi: una piccola società locale, con interessi, fornitori e mercati di sbocco nazionali viene “sgamata” subito;
  • La globalizzazione, quindi, agevola i grandi, non i piccoli;
  • Tutto quello che viene fatto è assolutamente legale;
  • Tutto sarebbe facilmente eliminabile allineando i valori di tassazione: ad esempio, 10% su ogni tipo di profitto. A questo punto non ci sarebbe più alcun interesse a spostare da una parte all’altra del mondo le proprie attività (o le proprie contabilità); evidentemente se non viene fatto è perchè a chi ci governa sta bene così;
  • Si nota fra l’altro come alcuni stati poco lungimiranti, come l’Italia, con la loro politica fiscale stanno operando in una direzione completamente opposta: stanno allontanando tutta l’economia dal territorio, invogliando le aziende ad andarsene o a chiudere. Stupidità o piano ben congegnato?

Grande lezione di Nando IoppoloSeguendo il consiglio di Nando Ioppolo (potete rivederlo in questo video, se non lo avete ancora fatto: una lezione obbligatoria per tutti, oserei dire), e cioè immaginando di essere ricchi, anzi super ricchi, si vede come ciò che consolida e anzi aumenta il patrimonio dei super ricchi, e cioè le scelte politiche in merito a :

  1. Tassazione
  2. Inflazione
  3. Globalizzazione dei mercati
  4. Assenza di regolamentazione in borsa
  5. Stabilità nei cambi, anzi meglio una valuta unica globale,

sono proprio le stesse che ci hanno “venduto” in nome di diversi miti, anche apparentemente buoni. Come non ricordare il mito 

dell’Europa Unita, dove si può (finalmente) cambiare paese senza dover cambiare valuta? (Eh già, perchè se prima non si viaggiava era perchè c’era la scocciatura di dover cambiare la valuta, no?) Oppure ci hanno venduto la deregulation e la privatizzazione come grandi conquiste di modernità, contrapponendo il libero mercato e il privato al pubblico, che è vecchio, sinonimo di ruberie di partiti e di raccomandazioni, quando in realtà tutto questo fa solo comodo ai super ricchi che possono avvantaggiarsi di questi sistemi per incrementare ulteriormente i loro patrimoni a scapito dei poveri che, in percentuale sempre maggiore, non ce la fanno ad arrivare a fine mese.

Monti: stiamo distruggendo la domanda interna grazie alle tasse.

E via dicendo. Andate a rivedere il video di Ioppolo. Tutte le scelte politiche in merito ai 5 punti elencati sopra agevolano i super ricchi e danneggiano tutto il resto della popolazione. Anche Monti lo ha detto: “Con le tasse abbiamo distrutto la domanda interna“. Cosa volete di più?

Per restare in tema, direi che ci hanno ingannati. Anche su questo. Ma il risveglio è vicino. E non sanno come fare per impedirlo.

Fine della puntata su “Come fanno i ricchi a non pagare tasse“. La prossima sarà su “Come fare anche noi, nel nostro piccolo, a pagare (legalmente) il meno possibile“. Rimanete nei paraggi. Ne scopriremo delle belle.

 

6 Commenti a “Pagare (legalmente) meno tasse: come fanno i ricchi?”

  • antioppressione88:

    ottimo articolo

    lelamedispadaccinonero.blogspot.it

  • Alex:

    In Italia questa cosa la gente ce l’ha sotto gli occhi tutti i giorni: è lo SCONTRINO NON FISCALE dei centri commerciali.

    Con la legge fatta da Berlusconi che introdusse lo scontrino non fiscale questi recita un articolo di legge che in poche parole spiega che l’azienda emittente dello scontrino non fiscale ha la domiciliazione fiscale in Italia del territorio di appartenenza. Basta mettere la sede fiscale alle Cayman e in Italia portiamo la tassazione delle Cayman, l’iva invece la paga il consumatore. Essendo però che le casse che emettono lo scontrino non fiscale non sono appunto casse fiscali, gli scontrini erogati vanno in un database. E chi mi dice che questo database non venga defalcato e che quindi molta iva pagata dal consumatore diventa di conseguenza ricavo netto??

    Per aver residenza fiscale alle Cayman basta pagare un prestanome, per non esser toccati da finanza basta dare la tangente al politico di turno o della zona o promettergli una percentuale dell’incasso.

    Ristoranti cinesi, centri commerciali, e chi più ne ha e più ne metta, non pagano tasse!!! Il piccolo negozietto di paese le paga anche per loro! E se il negozietto di paese non guadagna? Nessun problema le paga con gli studi di settore in quanto quel che non ha guadagnato viene considerato denaro evaso!!!

    Una ….. a Roma è l’unica soluzione e ripartiamo da zero!

  • Leandro:

    il risveglio di una mandria di pecore suona più o meno così. beheheheheheheh!

  • Carlo:

    Il Prof. Ioppolo è stato un grande uomo, peccato che ci abbia lasciato prematuramente. Si è saputo che è morto con un brutto male alla gola che negli ultimi periodi gli impediva di parlare regolarmente. Chi ne sà di più sull’accaduto???

  • gastone:

    come farsi le pippe legalmente.

    nel frattempo siamo diventati tutti delinquenti legalmente.
    la legge positiva inpone, soverchia, devasta, estirpa, tutto quanto
    si era imparato sottostando alla LEGGE, che faticosamente aveva consentito
    la costruzione di un codice morale nei trascorsi millenni.

    nessuno prima del secolo scorso a.d. 1913 aveva mai avuto la vergogna di vedersi
    tassare il proprio sostentamento, siamo dovuti arrivare in una democrazia acclamata, di fatto una dittatura conclamata per aver perso la cognizione di cosa è un furto.

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