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di Francesco Lamendola – 19/01/2014

Fonte: Arianna Editrice [scheda fonte]

 

 


Se c’è una ideologia politica nella quale si concentrano e si riassumono tutti i temi della lotta contro la religione, contro la morale costituita, contro le ultime vestigia di spiritualità che ancora sopravvivono nel mondo moderno, secolarizzato e laicizzato, quella è l’ideologia radicale.Come vera e propria forza politica della sinistra “progressista”, il radicalismo nasce e si sviluppa in Francia nel corso del XIX secolo: conquista i vertici dello Stato durante la Terza Repubblica e da allora, in pratica, non perde mai la presa sulla società e sulla scena politica; ritorna in forze alla vigilia della seconda guerra mondiale, all’epoca del governo del Fronte Popolare di Léon Blum, e poi, di nuovo, negli anni Cinquanta, con Mendès-France; tuttora si può dire che rappresenta una forza consistente, ideale e materiale, nel contesto della “gauche” transalpina, anzi ancora più forte sul piano ideologico di quanto non lo sia in senso strettamente parlamentare.Il radicalismo è figlio della Rivoluzione francese, ma non è una ideologia proletaria e, quindi, non è una costola del socialismo: è erede del giacobinismo e, pertanto, rappresenta la borghesia che si autodefinisce illuminata, erede, a sua volta, della tradizione libertina del XVII secolo.

Se collabora con il liberalismo e con il socialismo, lo fa sempre da una propria particolare prospettiva e perseguendo dei fini che sono suoi propri e che non coincidono affatto né con quelli del liberalismo, né con quelli del socialismo e del comunismo.Il liberalismo nasce dall’esigenza di tutelare i “diritti naturali” del singolo individuo nel contesto della società; sostiene lo Stato laico, come Hobbes, e stabilisce una netta separazione tra la sfera di competenza dello Stato e quella della religione: libera chiesa in libero Stato; considera la religione come un fatto privato e che non ha, né deve avere, nulla a che spartire con la vita sociale e con l’ordinamento civile della nazione. In altre parole, il liberalismo non possiede una propria ideologia positiva: sa molto bene ciò che non vuole – non vuole lo Stato sociale, né, tanto meno, lo Stato etico; non vuole limiti e ostacoli alla libera iniziativa economica; non vuole il suffragio universale, né la repubblica, né, meno ancora, la rivoluzione; non sa altrettanto bene ciò che vuole, salvo affermare che promuove e protegge tutto ciò che concerne la sfera dei diritti individuali – alla vita, alla libertà di espressione, alla proprietà privata. Non possiede una propria filosofia dell’uomo, una propria antropologia: gli basta perseguire il fine della libera iniziativa e di tutelare in ogni modo la sfera di libertà del cittadino. Non vuole insegnare niente a nessuno, non si sogna nemmeno di cambiare l’uomo: l’uomo va bene così com’è, purché lo Stato non pretenda di immischiarsi nella sua sfera di libertà privata. Per esso, tutto quel che non viola esplicitamente la legge è permesso, tutto quello che non reca danno evidente al prossimo è un diritto sacrosanto da proteggere e da incrementare.Il socialismo ha, invece, una sua idea di ciò che l’uomo deve essere: in particolare, ritiene che l’uomo debba essere felice, e che per conquistare la felicità sia necessario abbattere ciò che ostacola la sua realizzazione. Ora, l’ostacolo fondamentale è lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo: si abolisca la proprietà privata dei mezzi di produzione, si instauri la società senza classi, e l’uomo potrà realizzarsi pienamente e vivere felice. La religione è uno degli strumenti principali dello sfruttamento di classe, dunque anch’essa deve scomparire, affinché l’uomo sia libero. D’altra parte, non vale la pena di perseguitarla apertamente (questo in teoria, perché, in pratica, il secolo XX è stato contraddistinto dalle più dure persecuzioni anticristiane dai tempi dell’Impero Romano): basta schiacciare il dominio della borghesia, e la religione si estinguerà naturalmente, così come naturalmente si estinguerà lo Stato – questo, almeno, nella concezione marxista originaria. La religione nasce dall’alienazione dell’uomo, è una fuga nei paradisi artificiali di una vita migliore dopo la morte, dovuta alle condizioni intollerabili di sfruttamento esistenti in questa vita: ma se tali condizioni verranno radicalmente modificate, le persone non avranno più bisogno di credere in un Dio immaginario, né in un altrettanto immaginario Aldilà; vivranno libere e felici in questo mondo, paghe di ciò che la vita può offrire loro.Dunque, se il liberalismo è disposto a tollerare la religione, purché essa non s’immischi in alcun modo nella vita sociale – cosa, evidentemente, del tutto impossibile: a meno di ridurre la religione a un fatto puramente interiore, come nel luteranesimo -, e se il socialismo si propone di estirparla, ma come logica conseguenza della distruzione della società divisa in classi, il radicalismo invece, e solo il radicalismo, si propone di modificare la condizione dell’uomo e la sua stessa natura, distruggendo in essa, fino alla radice, l’anelito verso la trascendenza, il bisogno di Dio; e, insieme ad essi, anche la visione spirituale della vita, in qualunque forma essa si esprima.Il radicale non si accontenta di separare la vita dello spirito da quella politica e sociale; né desidera distruggere la società basata sulle classi, poiché mira, piuttosto, ad una rigenerazione spontanea dell’uomo. Esso vuole agire sull’uomo con energia e decisione, diciamo pure con impazienza, perché si sente impegnato in una lotta frontale contro la Chiesa, contro Dio, contro la spiritualità, in nome di una visione del reale puramente atea e materialista, basata sull’idea che i diritti dell’individuo devono trionfare su tutto e che la natura è buona in se stessa, per cui non resta che eliminare ciò che ne ostacola il libero svolgimento. Le battaglie radicali in favore del divorzio, dell’aborto, del libero consumo delle droghe, dell’eutanasia, nascono precisamente da questo naturalismo esasperato e da questo individualismo rozzamente edonistico. I radicali parlano sempre di diritti, più precisamente di diritti delle singole persone (non della società in quanto tale), quasi mai di doveri: per loro, la società è l’antagonista che bisogna tenere a bada, nella difesa a oltranza della libertà assoluta del singolo individuo.I radicali vogliono rifondare l’idea dell’uomo; animati da un forte spirito missionario, e simili, in questo, a dei preti alla rovescia, altrettanto bigotti, e forse più, di quanto possono esserlo i preti vecchio stile, conducono tutta una serie di “battaglie” in favore dell’emancipazione, senza minimamente domandarsi – o forse, almeno a certi livelli, essendone fin troppo consapevoli – se una società, una volta che sia stata indebolita e svuotata dalle continue e incessanti richieste di libertà a senso unico da parte dei cittadini, possieda ancora quel minimo di coesione e di senso del bene comune per sopravvivere, per difendersi, per assicurare ai suoi membri un livello accettabile di sicurezza, di pace, di integrazione.La loro grande nemica è la Chiesa cattolica, questa anacronistica sopravvivenza di epoche passate, nelle quali gli uomini erano ancora sprofondati nelle tenebre dell’ignoranza ed erano continuamente esposti al ricatto di preti scaltri e senza scrupoli, avidi di potere e di ricchezza; possono anche mostrarsi disponibili al dialogo con i settori più “progressisti” e “avanzati” della Chiesa, ma il loro scopo ultimo è la sua distruzione totale e irrimediabile, lo sradicamento definitivo della spiritualità dall’anima di ogni essere umano.Agiscono, in genere, con astuzia: non proclamano apertamente i loro scopo ultimi, ma procedono per gradi; pubblicizzano ed enfatizzano alcune situazioni particolarmente drammatiche, per far leva sull’emotività dell’opinione pubblica e guadagnare spazio nella funzione legiferante del parlamento. Per esempio, scelgono il caso di una ragazza violentata e rimasta incinta, per pubblicizzare l’idea dell’aborto; oppure quello di una persona che si trova in stato di coma cerebrale  da parecchi anni, per ottenere il via libera all’eutanasia. All’inizio dicono di voler rendere giustizia a poche persone che vivono situazioni particolarmente difficili; ma il loro vero scopo è quello di modificare i modi di pensare e di sentire di milioni di cittadini, di introdurre una svolta etica, di sancire una prassi totalmente diversa relativa ai temi in questione. Sanno che gli aborti diventeranno migliaia e centinaia di migliaia, una volta che la legislazione abortista si sia affermata; e sanno che le azioni di morte “assistita” dilagheranno negli ospedali, una volta che siano stati infranti il tabù della sacralità della vita e il giuramento di Ippocrate da parte dei medici, ossia il giuramento di difendere la vita sempre e comunque. Lo sanno, ma  non lo dicono, almeno all’inizio: agiscono in maniera subdola e non si fanno alcun riguardo a strumentalizzare il dramma umano di singole persone che si sentono abbandonate dalla società e che vivono con crescente angoscia delle situazioni oggettivamente difficilissime. Avvicinano tali persone, le fanno sentire meno sole, poi le portano in televisione, le trasformano in altrettanti missionari dell’idea, se ne servono come punte di diamante per aprire una breccia nel senso morale comunemente accettato.Non è un caso che i militanti del radicalismo, fin dall’inizio, abbiano agito in stretta collaborazione con la Massoneria: come i massoni (e spesso le due figure coincidono), i radicali perseguono un disegno militante: quello di condurre una crociata all’ultimo sangue per la distruzione della religione cristiana e per l’asportazione e la cauterizzazione di ogni forma di spiritualità dall’anima delle persone. Come teoria, il pensiero radicale si accontenta di contribuire alla vittoria del laicismo e del secolarismo; in pratica, il suo obiettivo finale è la scomparsa definitiva della trascendenza dal sentire degli esseri umani.Osservava, a questo proposito, Gianni Baget Bozzo nel suo libro «Il partito cristiano, il comunismo e la società radicale» (Firenze, Vallecchi, 1976, pp. 15-17): «Il radicalismo, pensato nella sua differenza dal liberalismo, muove dall’originaria passione giacobina legata alle origini della instaurazione della repubblica in Europa. Lo Stato appare così quale portatore di un messaggio verso la società civile, che deve essere riformata in funzione del principio laico. La Chiesa non deve essere esclusa soltanto dalla determinazione della figura dello Stato laico, ma anche dalla egemonia sulla società civile. Mentre il liberalismo si limita ad esprimere una concezione dello Stato  in cui è implicita una concezione dell’uomo, nel radicalismo  è la concezione dell’uomo d essere posta in primo piano. Il radicalismo ha carattere militante ed allarga allo Stato questo suo carattere.  Così, mentre il liberalismo limita e critica l’idea di rivoluzione, il radicalismo dà una piena espansione ad essa, intesa come mutamento della concezione dell’uomo e dei costumi degli uomini attuato mediante l’intervento sistematico e coercitivo del potere pubblico. La Chiesa cattolica è considerata l’avversario storico del radicalismo; l’obiettivo radicale può essere configurato  come l’annullamento del potere sociale della Chiesa e la riduzione del cristianesimo alla semplice sfera individuale e interiore.Il socialismo, preso nel suo insieme, si differenzia dal radicalismo. Al centro dell’idea socialista sta il concetto di superamento della proprietà privata o almeno della sua egemonia sociale. I vario socialismi hanno concezioni diverse di tale superamento: in ragione di tali divergenze, un socialismo può diventare il partito della proprietà privata contro un altro socialismo, il che accade per esempio al presente alla socialdemocrazia europea. Nel suo insieme, tuttavia,  il socialismo non assume come suo avversario la Chiesa cattolica che indirettamente, cioè in ragione del concorso dato, ideologicamente o politicamente, dalla Chiesa alla proprietà privata,. Il marxismo ha sostenuto il legame oggettivo tra religione e sfruttamento, nel senso che il pensiero religioso è reso possibile dall’esistenza dello sfruttamento – la religione è l’”oppio del popolo”, perché essa consente al popolo di non considerare la sua infelicità reale; la sua finzione storica suppone lo sfruttamento e, senza sfruttamento, non esiste possibilità di esistenza del fenomeno religioso. Anche se la concezione marxista non assume la Chiesa e nemmeno la religione quale suo diretto avversario storico, essa fa però della sparizione della Chiesa e della religione la prova  della realizzazione del socialismo. Il carattere socialista di una società è determinato dall’assenza in essa di lotta di classe e quindi di sfruttamento. Se in una società socialista si ha però ancora religione, tale permanenza non può essere considerata che come permanenza del contrasto  di classe e quindi come sfruttamento.  Per tale ragione le società comuniste hanno dato luogo alla più intensa persecuzione  come tale che sia esistita dall’inizio dei tempi cristiani: l’esistenza della religione, la sopravvivenza della Chiesa è segno, dal punto di vista marxista, dei conflitti di classe all’interno della società che pur si definisce marxista.Il radicalismo non accetta nessuna delle prospettive socialiste, anche se può accettare l’uno o l’altro dei socialismi come compagno di strada. Alla base del radicalismo rimane, in qualche modo, il concetto della natura come forza liberante che solo la storia può soffocare e rendere inoperante.  Il socialismo, specie quello marxiano, nasce dalla reazione  della filosofia tedesca all’empirismo e  al naturalismo franco-inglese, e vede nella società e nella storia un processo totale, in cui soltanto l’uomo può trovare la sua pienezza. L’annullamento della funzione sociale della Chiesa è, nella prospettiva radicale, voluto per liberare la natura da una storia falsificante e permettere alla dimensione naturale originaria, quella dell’individuo, di manifestarsi in pienezza. Nel socialismo invece la liberà originaria non è quella dell’individuo, ma quella della società. La rivoluzione radicale e quella socialista hanno perciò prospettive diverse ed esprimono momenti di pensiero tra di loro non componibili. Il naturalismo e l’individualismo che sono le caratteristiche del pensiero rivoluzionario del secolo XVIII, di cui il radicalismo porta l’impronta, sono assai diversi dalle linee storicistiche e socialitarie di cui il pensiero socialista, specie nella sua più completa forma marxista, porta l’impronta.» Resta solo da aggiungere che il radicalismo, a partire dalla fine del XIX secolo, e tanto più oggi, non è più l’ideologia di una minoranza che si considera illuminata, ma è diventato l’ideologia dominante: non deve più aggredire e infiacchire una maggioranza ormai torpida e anacronistica, ma spazzar via l’ultima resistenza di minoranze consapevoli e determinate, che lottano per la loro stessa sopravvivenza. Le parti si sono invertite.Al tempo stesso, il radicalismo odierno è solo in parte l’erede del radicalismo ottocentesco. Quello era figlio del dogma illuminista del Progresso e considerava la ragione e la scienza come gli strumenti per realizzare il benessere e la felicità dell’uomo; questo è figlio della società del benessere nella sua fase novecentesca e non riconosce alla scienza che il compito di facilitare un edonismo ormai fine a se stesso. Il radicalismo odierno non vuole più modificare l’uomo, lo ha già modificato; non vuole più convertirlo, lo ha già convertito; non desidera instaurare una nuova concezione della realtà, ritiene di averlo già fatta. Gli basta rafforzare la sua presa e allargare le brecce già aperte nella società, per far crollare quel che ancora rimane della visione spirituale dell’uomo.Deve essere chiaro a tutti che la posta in gioco è questa: né più, né meno. Se cadranno le ultime dighe, non ci saranno più limiti alla manipolazione dell’uomo e degli altri viventi, alla manipolazione delle cose e dell’ambiente: dalla modificazione genetica degli organismi, alla clonazione animale e umana, a ogni sorta di fecondazione artificiale: nulla potrà più fermare la marcia verso il totale asservimento della vita al principio del piacere.L’attuale crociata omosessualista per ottenere il riconoscimento delle “famiglie” omosessuali, per criminalizzare chi la pensa diversamente, per imporre l’abolizione dei pronomi “lui” e “lei” nelle scuole d’infanzia, a favore del neutro (con la motivazione ufficiale di evitare la “discriminazione sessuale”), va precisamente in tale direzione.E il bello è che tutte queste cose vengono presentate come battaglie per la libertà, per la civiltà, per la giustizia… 
Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it

22 Commenti a “L’ideologia radicale vuole estirpare le ultime vestigia della visione spirituale del mondo”

  • gian:

    tldr cmq carina la tipa in foto ^^

  • barbara:

    e il diritto alla vita perché dalla tanto civilizzata e tollerante società civile è considerata un oltraggio? se una donna povera, disoccupata rimane incinta perché invece di ricevere aiuto è costretta ad abortire?
    Basti pensare ai bambini rapiti dallo stato perché i genitori cadono nell’indigenza

    questi sono i diritti della socetà civile….ripugnanti dissacratori della vita

    ora in nome della lotta alle discriminazioni al senato hanno presentato un testo A TUTELA DEI PEDOFILI
    http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Emendc&leg=17&id=734042&idoggetto=744392

  • archimede:

    ..e si, Giovanardi, quello che vieta la Cannabis e le sigarette.. ….. mica era tanto difficile capire cosa si nasconde dietro tutti i Proibizionisti, sono ansioso di leggere qualche articolo in riguardo dove un certo Giacomo Mangiaracina dice di essere professore alla Sapienza di Roma e gestisce una delle più schifose e abominevoli agenzie di proibizionisti/e che esistono in Europa,naturalmente sponsorizzata dalla Pfizer e dalla Novartis-

    • Lino Bottaro:

      Archimede quello che scrivi di Giovanardi è estremamente pericoloso per te e per il sito oltre che offensivo. Se non hai delle prove è meglio che quantomeno usi un tono interrogativo o lasciamo perdere.

      • archimede:

        Caro Lino, non mi riferisco Giovanardi , mi riferisco alla politica che approva con soddisfazione incitando allo sfascio della famiglia, se è capace di difendere chi ha ucciso quel giovane Androvanti ,figuriamoci se non è capace di altro , abusa del suo posto come Senatore invece di attenersi a difesa dei cittadini-

  • manlio:

    Abbandonati Dio, la Bibbia e il Cristianesimo, senza aver trovato altro sostituto se non l’animalistica, cannibalistica religione dell’evoluzione, l’uomo è giunto ad uno stato di anarchia e confusione totali. Dopo tutto, se non c’è un Creatore nè una creazione, allora la vita sembra seguire solo un insulso e caotico processo evolutivo. Se non c’è Dio, non c’è nessuno a governare il mondo, quindi non ci sono leggi; e senza leggi o regole non esiste un criterio per decidere che cos’è vero o falso. “Uccidi, ruba, fai quel che vuoi. Non importa. Non c’è vero o falso, giusto o sbagliato.” Il risultato è la pazzia, una follia universale.

    L’uomo non sta migliorando, come insegna l’evoluzione, anzi, la Bibbia afferma proprio il contrario: “Negli ultimi giorni i malvagi e gli impostori andranno di male in peggio, seducendo ed essendo sedotti.” (2 Timoteo 3,1.13). Gesù ha detto che “come fu ai giorni di Noè, così sarà alla venuta del Figliuol dell’uomo.” (Matteo 24,37). Ai tempi di Noè, il mondo era in una condizione di malvagità tale che Dio si pentì perfino di averlo creato!. “L’Eterno vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che tutti i disegni dei pensieri del loro cuore non erano altro che male in ogni tempo. La terra era corrotta davanti a Dio; la terra era piena di violenza” (Genesi 6,5.11).

    Sulle condizioni e i costumi del mondo subito prima del suo ritorno, Gesù disse: “Come avvenne anche al tempo di Lot, si mangiava, si beveva, si comprava, si vendeva, si piantava, si edificava; ma nel giorno che Lot uscì da Sodoma piovve dal cielo fuoco e zolfo, che li fece tutti perire. Lo stesso avverrà nel giorno che il Figliuol dell’uomo sarà manifestato” (Luca 17,28-30).

    Proprio come le antiche città di Sodoma e Gomorra, il mondo oggi è pieno di “uomini che con uomini commettono cose turpi” (Romani 1,27) e l’omosessualità maschile dilaga. Le leggi umane stanno iniziando a tollerarla e perfino incoraggiarla, mentre innumerevoli film e uomini di spettacolo la favoriscono e la ostentano apertamente, un altro motivo per cui Dio interverrà molto presto.

    “Perchè l’iniquità sarà moltiplicata, la carità dei più si raffredderà” (Matteo 24,12). Questa profezia di Gesù sulla fine dei tempi si è certamente adempiuta in questa generazione totalmente egoista, egocentrica ed oziosa. L’iniquità si è moltiplicata e non c’è dubbio sulla freddezza dei sentimenti. “Negli ultimi giorni, gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, disobbedienti ai genitori, senz’affezione naturale, senza amore per il bene, temerari, gonfi, amanti del piacere anzichè di Dio” (2 Timoteo 3,1-5).

    Sono senza dubbio “senza affezione naturale” quei milioni di donne che ogni anno compiono ABORTI, omicidi contrari alle leggi di Dio. Donne senz’amore materno che uccidono i propri bambini prima che possano nascere perchè non li vogliono. Per migliaia d’anni nella storia del mondo i bambini sono stati considerati benedizioni di Dio, e solo in questi ultimi giorni è diventata una “benedizione” non avere figli. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, oggi nel mondo ci sono due aborti per ogni cinque nascite, per non parlare della Cina, dove, a causa del governo satanista, vengono uccise ogni anno migliaia di bambine appena nate o lasciate impazzire in orfanotrofi-lager senza cure, amore o un minimo rispetto umano (cosa dicnono e fanno gli USA, la Francia, l’Italia, l’ONU in merito?).

    In altre parole, il sipario è stato aperto sull’ultimo atto del grande dramma di questo mondo, la recita è iniziata e non si può fermare. E’ impossibile. Tutti i segni indicano la fine. E’ quasi superfluo dire che il tempo della fine di cui parla la Parola di Dio sono i giorni in cui stiamo vivendo ora. Stiamo già vivendo nel tempo della fine. Presto saremo testimoni degli ultimi segni della fine del mondo che Gesù disse, dopo l’ascesa al potere di un dittatore mondiale totalmente opposto a Dio, conosciuto nella Bibbia con il nome di Anticristo o Bestia.

    Sotto il suo governo, i Cristiani e i credenti di ogni fede religiosa soffriranno un’intensa persecuzione durante un periodo conosciuto come “Grande Tribolazione”. Poi, alla fine del regno dell’Anticristo, la Bibbia promette che Gesù Cristo ritornerà sulla terra e riscatterà i suoi figliuoli dalle grinfie di questo despota indemoniato! (Daniele 7,21.25; 8,23.24; Matteo 24,15.29-31).

    Eppure sembra che la maggior parte delle persone non riesca mai a percepire l’imminenza di un disastro finchè non è troppo tardi. Mi ricorda quello che Gesù disse a qualcuno: “Sapete discernere l’aspetto del cielo, ma non arrivate a discernere i segni dei tempi?” (Matteo 16,3). La maggior parte della gente continua a vivere come sempre, come se niente fosse. Senza saperlo, anche in questo adempiono un’altra profezia biblica che dice: “Negli ultimi giorni verranno degli schernitori e diranno, dov’è la promessa della sua venuta? Perchè dal giorno in cui i padri si sono addormentati, tutte le cose continuano nel medesimo stato come dal principio della creazione! (2 Pietro 3,3.4). In altre parole, non ci sono pericoli. Ordinaria amministrazione.

    La maggior parte delle persone oggi continua come se niente fosse: “Oh, hanno raccontato questa storia della venuta di Gesù per secoli, e non è ancora arrivato…”. Ma sta per arrivare presto e ci conviene essere pronti, credere in lui e vivere per lui, o saremo travolti dai terribili ed imminenti eventi della vera e propria fine del mondo.

  • Oana:

    Alla foto allegata al presente articolo aggiungo: meno male!

  • archimede:

    Bisogna chiedere a sà ragazza cosa ne pensa se sua madre avesse abortito mentre era incinta di lei, non scendo ad altre osservazioni moooolto depravate-

    • Seguo alcuni bambini con handicap in attività di animazione, e a volte mi pongo questa domanda: cosa pensano del rischio che hanno corso, se le loro madri avessero seguito i consigli di certi medici e del pensiero di massa. Invece li vedo contenti e pieni di voglia di vivere, nonostante le loro limitazioni, i lunghi ricoveri in ospedale, l’orizzonte limitato alle mura di un istituto, e soprattutto le difficoltà create dalle altre persone diverse da loro.
      E ci sono madri che addirittura eliminano un figlio ancora in grembo semplicemente perché hanno cambiato idea, hanno cambiato fidanzato, o si sono dimenticate di prendere una pillola… come se quel feto fosse parte di loro, una ciste o un’escrescenza da eliminare senza pensarci su.
      Sì, la madre di quella ragazza forse avrebbe fatto meglio ad abortire.

  • archimede:

    Salve Lino, se ritieni che il commento possa creare dei problemi, puoi anche cancellarlo-

    saluti

  • vincenzo:

    Mi preme ricordare che la Nostra attuale ministra (la m minuscola è di proposito) degli esteri il cui partito alle ultime elezioni a raggranellato un meno e rotti %, ( in Italia si sa
    meno conti e più ti promuovono) in gioventù tirava fuori i feti, anche di 5 mesi,dal grembo materno con la pompa di bicicletta, Avesse a suo tempo, qualcuno, tirato fuori lei allo stesso modo, adesso ci saremmo risparmiato di vedere la sua bruttissima faccia e il suo culo occupare i sacri luoghi che i nostri avi hanno edificato per la bellezza, anche e sopratutto spirituale, e la cultura che ci fa onore nel mondo. DIAMOGLI UN CALCIO IN CULO

  • Cris:

    La vita è fatta di scelte importanti.Cara ragazza tua mamma ha scelto,per tua fortuna,la vita altrimenti quel cartello che porti con tanto orgoglio volerebbe via col vento e resteresti solo l eco sordo dei rumori di una sala operatoria.
    E’ possibile chela Vita si riduca a questo?

  • WBM:

    @Oana
    L’aborto può essere giusto nel caso in cui il concepimento avviene a seguito di uno stupro, oppure se il feto presenta malformazioni (cosa che oggi con le nuove tecnologie prenatali é possibile vedere), ma se il feto é sano ed é stato concepito per mezzo di un rapporto sessuale consenziente e tra due persone che si amano, perché sopprimerlo per mere ragioni economiche, quando potrebbe essere una risorsa per la societa’ ? Non sarebbe meglio evitare il concepimento attraverso la contraccezione invece che ricorrere a quella tecnica disumana?

    Quanto alle droghe, beh, é vero che l’antiproibizionismo ha fallito, ma é pure vero che se le droghe fossero legalizzate il numero di coloro che le consumano aumenterebbe vertiginosamente, ed aumenterebbero i casi di morti per overdose. Ognuno di noi é responsabile della propria sorte, quindi é stupido e inutile punire penalmente i tossici come fa la Fini-Giovanardi, per cui occorre trovare una soluzione intermedia, in modo che il consumo di droghe rimanga un fatto soggettivo e non un fenomeno di massa.

    • Aborto: se non si definisce PRIMA cos’è, il resto non serve.

      Droghe: l’esperienza del Portogallo insegna che non è così: la liberalizzazione non aumenta l’uso. Anzi, i profitti derivanti dall’attività illegale costituiscono uno stimolo per trovare nuovi mercati, nuovi consumatori. Senza quei profitti tali “promozioni” non avrebbero senso.

  • Roberto Arvo:

    Il discorso sulle droghe è complesso,ma io sottoscrivo stavolta per intero il commento di WBM. Qui non voglio minimamente aprire una polemica sull’aborto e sul moderno “culto pagano della vita”, perché le mie argomentazioni sono inusuali e richiederebbero uno spazio enorme per motivarne e giustificarne gli assunti. In casi come questi la semplificazione porta più svantaggi (incomprenzione delle posizioni) che vantaggi (contributo alla discussione). Dunque il problema dell’aborto è uno di quei temi dei quali scelgo di non parlare.
    Ma sulle droghe il discorso resta aperto. La loro diffusione non si basa solo su un discorso di profitti, ma anche sulla necessità di sradicare l’uomo, alimentando il gigantesco impulso all’”evasione” che caratterizza la nostra epoca. E’ fondamentale poi capire come sarebbe portata avanti l’iniziativa dello stato in caso di liberalizzazione. Es :le patenti? Posso lasciar girare gente che prima di mettersi alla guida si fa una canna? Qualcuno dice che c’è già gente che gira ubriaca, ma a parte che così aumentiamo i rischi, gli ubriachi non avvisano prima lo stato e se colti sul fatto vengono puniti. Invece l’eventuale assuntore di droghe leggere sarebbe noto in caso di uso libero. In definitiva direi : bisogna puntare alla soluzione che fa calare il numero di tossici o li tiene più bassi possibile. Poi voglio prima sapere con precisione cosa farà lo stato del suo elenco di drogati che si dichiarano tali per accedere alla distribuzione libera. Discorso aperto. Infine, parafrasando un maestro buddhista zen, dico : se incontri un radicale sulla tua strada, uccidilo! Ma incontrando la ragazza della foto….ne sarò capace? Mmm… qui le idee si fanno un pò confuse…

  • manlio:

    La Bibbia non affronta mai specificamente il tema dell’aborto, tuttavia, ci sono numerosi insegnamenti nella Scrittura che chiariscono abbondantemente che cosa pensa Dio dell’aborto. Geremia 1:5 ci dice che Dio ci conosce prima di formarci nel grembo. Salmi 139:13-16 parla del ruolo attivo di Dio nella nostra creazione e formazione nel grembo. Esodo 21:22-25 prescrive per chi provoca la morte di un bambino nel grembo lo stesso castigo di chi commette omicidio. Questo indica chiaramente che Dio considera un bambino nel grembo così come un essere umano pienamente sviluppato. Per i cristiani, l’aborto non è una questione legata al diritto di scelta della donna. È una questione di vita o di morte di un essere umano creato a immagine di Dio (Genesi 1:26-27; 9:6).

    La prima obiezione che sorge sempre contro la posizione cristiana sull’aborto è: “Che cosa succede in caso di stupro e/o di incesto?”. Per quanto orribile possa essere restare incinta a seguito di uno stupro e/o di un incesto, questo fa dell’omicidio di un bambino la risposta adeguata? Due torti non fanno una ragione. Il bambino che è il risultato di stupro o incesto potrebbe essere dato in adozione a una famiglia amorevole che non può avere figli, oppure il figlio potrebbe essere cresciuto dalla madre. Lo ripeto: non dovrebbe essere punito il bambino per gli atti malvagi del padre.

    La seconda obiezione che sorge solitamente contro la posizione cristiana sull’aborto è: “Che cosa succede quando la vita della madre è a rischio?”. Onestamente questa è la domanda più difficile a cui rispondere rispetto al problema dell’aborto. Primo, ricordiamoci che questa situazione è il motivo dietro meno di un decimo dell’1% degli aborti compiuti oggi nel mondo. Ci sono molte più donne che praticano l’aborto perché non vogliono “rovinarsi il corpo”! di donne che lo praticano per salvarsi la vita. Secondo, ricordiamoci che Dio è un Dio di miracoli. Egli può preservare la vita di una madre e di un bambino nonostante tutti i pareri negativi dei medici. In ultima istanza, però, la questione può essere decisa solo fra il marito, la moglie e Dio. Qualunque coppia affronti questa situazione estremamente difficile dovrebbe pregare per chiedere sapienza al Signore (Giacomo 1:5) e sapere, così, che cosa Egli voglia che essi facciano.

    Il 94% degli aborti praticati oggi nel mondo è riconducibile a motivi diversi da quello della vita della madre a rischio. La stragrande maggioranza dei casi può rientrare in questa categoria: “Una donna e/o il suo partner decidono di non volere il bambino che hanno concepito”. Questo è quantomai malvagio. L’aborto non dovrebbe essere mai la prima opzione, anche nel 6% dei casi più difficili. La vita di un essere umano nel grembo merita ogni sforzo per consentire di farlo giungere al parto a termine.

    Coloro che hanno fatto un aborto devono sapere che questo peccato non è meno perdonabile di qualunque altro. Mediante la fede in Cristo, può essere perdonato qualunque e ogni peccato (Giovanni 3:16; Romani 8:1; Colossesi 1:14). Possono essere perdonati tutti mediante la fede in Gesù Cristo: una donna che ha fatto un aborto o un uomo che lo ha incoraggiato, ma anche un medico che lo ha realizzato.

  • Oana:

    @WBM

    Non ho mai inteso l’aborto come modalità di contraccezione. Giustifico l’aborto quando sussistono delle motivazioni valide.

    Quali sono le caratteristiche che costituiscono l’uomo, quale è il valore morale della vita embrionale a paragone di altri valori?

    Posso dire che TUTTO è VITA. Ogni ovulo e spermatozoo, ogni cellula nel tuo corpo. Tutto ciò che si respira è vita, energia. Andando oltre direi NON ESISTE LA MORTE. Ciò che mi preme è capire quando “qualcosa” soffra nella trasformazione “morte”? La mia etica si basa su questo, la ragione dell’etica della religione non mi interessa. Ne ho una mia personale.

    Potrei farti un esempio: le uova che alcune persone consumano possono essere “embrioni”, cosi come gli animali macellati per essere mangiati dagli esseri umani. Trovo l’animale ucciso soffra di più rispetto ad un uovo. Poi magari soffre anche il pomodoro raccolto però qui si passa nel relativismo con l’unica conclusione del suicidio dell’uomo che non potrebbe più vivere senza, in qualche modo, farne uso dell’ambiente circostante.

    Non ci penserei due volte ad abortire se io venissi stuprata, se dovessi scoprire che il feto nel grembo è malato, se rimanessi incinta per quel 1% in cui il preservativo si dovesse rompere e non avessi un uomo accanto un padre per il mio figlio/figlia, oppure dovessi trovarmi in difficoltà economiche. Il mio personale parere è che è irresponsabile chi decide di mettere i figli senza assicurare loro un futuro di una vita dignitosa oppure chi pensa che i figli siano dei “pupazzi” per fare compagnia alla vecchiaia. Creare un essere umano e portarlo alla luce, per me, è un’atto che costituisce la più grande responsabilità della donna. Lascerò il “mio figlio/figlia” ad esistere comunque in questo universo senza decidere di portarlo in questa dimensione. Il mondo è già sovrappopolato e ci sono già tante persone sole che hanno bisogno di sostegno ed amore. Come diceva qualcuno… “non portate al mondo bambini, portate la speranza…”

  • Roberto Arvo:

    Trovo estremamente interessanti alcune tue riflessioni, però non riesco a capire cosa significa la riga 7 , cioè “ciò che mi preme è capire……” Cosa volevi dire? Non comprendo proprio nel punto in cui dici cose importanti, sulle quali si basa la tua etica.
    Se possibile, naturalmente.

  • WBM:

    @Oana
    Condivido il tuo discorso sulla responsabilità nella procreazione, e ti dico che con questo discorso mi hai pure dato ragione, e cioè che piuttosto che ricorrere all’aborto, per non procreare è sempre meglio la contraccezione.

  • SDEI:

    @OANA,

    se mi permetti Ti “correggo” un verbo che hai usato nel Tuo COMMENTO del 24/01 ore 12.06 ed è questo, una DONNA trasmette la VITA ma NON certamente la crea;

    chi Ti scrive da ragazzo & poi giovane UOMO era di “simpatie” radicali quindi anche un convinto “abortista”, poi nel TEMPO ho capito che “abortire” è la NEGAZIONE dell’ AMORE verso la VITA che è il più grande DONO che abbiamo sulla TERRA,

    quindi ora SONO diventato un convinto ANTI-ABORTISTA e sai anche il PERCHE’(!?), PERCHE’ quel FETO anzi quell’ OVULO fecondato “abortito” potevo ESSERE IO ma anche TU-NOI-VOI se lasciato “naturalmente” VIVERE,

    la giustificazione poi di problemi dovuti a difficoltà economiche SONO delle fragili & inaccetabili SCUSE, esistono delle norme di LEGGE per le quali puoi partorire quella CREATURA che verrà subito data in ADOZIONE dove sta allora il PROBLEMA !!!???

    NAMASTE’-ALOHA-HASTA SIEMPRE

    SDEI

    • Roberto Arvo:

      Poveri noi….la stiamo perdendo……dove sarà ora? E’ come il codice CHAPTA!!!!

      • Roberto Arvo:

        Ultimi aggiornamenti freschi freschi. La ragazza è stata vista vagare per le piazze in preda a crisi di amnesia…..dice di essere Lucrezia Borgia reincarnata……temo un gesto inconsulto…..

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