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COME LIBERARSI DA UN TRAUMA (e dalla paura)
Gianni Tirelli | 05-03-2014 Categoria: Mondialismo Stampa

Uscire dai postumi di un forte trauma, è come uscire dalla dipendenza di una droga.
Ricorrere alla psicanalisi introspettiva credendo di poterne rimuovere il problema, la causa, è il più grande errore di valutazione che possiamo fare – così come il tossico non può essere guarito somministrandogli altra droga. Sarebbe come rigirare il coltello nella piaga.
Il solo modo per combattere gli effetti dolorosi del trauma, e in seguito rimuoverlo, sta nella capacità di distrazione nel perseguire un nuovo progetto (orizzonte), sul quale concentrare (anima e corpo) la nostra attenzione, tutte le nostre energie, e la residua forza di volontà.
Allo stesso tempo, e attraverso una pratica metodica e costante di autocontrollo, dovremmo essere in grado (un po’ alla volta) di controllare il nostro dialogo interno, interrompendo quel turbinio parossistico di pensieri e ragionamenti, che la nostra mente proietta autonomamente fuori dalla nostra volontà, perché stressata dal corto circuito prodotto dal trauma stesso.
E’ solo una questione di allenamento e di metodo, che in breve consiste nello sforzarsi a zittire per brevi secondi la nostra mente, e con la pratica aumentarne i tempi di pausa.
Ma il perno centrale intorno al quale ruota questo “squilibrio” è, come sempre, la paura. Una paura che assume varie forme e connotazioni, relativamente alla sensibilità del soggetto, in misura della sua interezza, e capacità reattiva agli accadimenti non previsti e non concepiti:
- La paura di non poterne e saperne uscire, motivata da una scarsa o assente autostima.
- La paura che gli effetti del trauma si possano ripetere in qualsiasi momento.
- La paura di apparire diversi.
- La paura di non essere compresi.
- La paura di essere i soli al mondo a dovere vivere (per la sua unicità) una tale esperienza, e pertanto di ritenere tutti gli altri incapaci di un qualsiasi apporto benefico e rassicurante.



La moderna medicina terapeutica e farmacologica occidentale, è dunque il modo peggiore adatto a ristabilire la normalità nel soggetto danneggiato dal trauma. Al contrario, lo danneggia, lo degrada a cavia, a vittima sacrificale delle sue sperimentazioni, aberrazioni, ipotesi e congetture, rendendolo dipendente, asservito alle sue lusinghe, e assicurandosi lauti guadagni per tutto il lungo periodo dell’immaginaria cura - un individuo, prima del trauma normale a tutti gli effetti, ridotto in seguito ad invalido sui cui investire speculare per mero profitto.
Da tutte le patologie si può guarire, a patto che la malattia faccia il suo naturale e necessario decorso. Se gli interventi esterni non sono in linea con l’etica e la deontologia umanistica, ne interrompono l’evoluzione, e quindi ne impediscono la guarigione.
Dal trauma, dunque, si può risorgere rimuovendone il ricordo, e liberandoci dal masochismo di analizzarne le cause e gli effetti - dimenticarsi di se stessi, guardare e vedere oltre - non c'è niente da scavare ma tutto da seppellire!! Certo è la strada più faticosa, ma la sola che ci può condurre alla liberazione dalla paura e rafforzare la nostra consapevolezza.
Il trauma prodotto dal dolore, spaventa da una parte, ma per un altro verso, come una lente di ingrandimento, mette a fuoco tutto ciò che prima consideravamo normale, scontato, non degno di nota, di analisi e di critica.
Così ogni parte e frammento del nostro essere viene vivisezionata, l’osservazione amplificata e, per logica conseguenza, la capacità di discernimento.
Ergo, se noi lasciamo il dolore alle spalle, per concentrarci invece sul suo rovescio della medaglia, saremo in grado di capire gli infiniti benefici di una tale esperienza per metterli poi a frutto e farne tesoro.
Non c’è altro modo per crescere, per cambiare, e per attingere a quella consapevolezza capace di produrre autentica felicità e libertà.
L’uomo che rinuncia alla comprensione del dolore, per accanirsi sugli effetti come una belva ferita e vendicativa, non troverà pace al suo tormento, e il suo cuore si farà pietra – a lui sarà negato lo spirito di solidarietà, di volontà, la tolleranza, e il sublime piacere di contemplare la bellezza.

Psicanalisi, psichiatria e sorelle, sono delle malattie incurabili ad alta virulenza. Come possiamo credere di potere sondare, vivisezionare un TUTTO inscindibile per definizione, scomponendolo in parti (Ego, Se , Anima, Coscienza, Spirito) come fossero i pezzi meccanici di un motore a scoppio, separandoli dal resto, per poi riposizionarli come all'origine?
Freud, Jung, e combriccola, operano nella profanazione avventurista di una sfera, di competenza del trascendente, allo stesso modo di un infante la cui curiosità ossessiva lo porta a smembrare il suo giocattolo per vederne il meccanismo interno che lo muove, ma poi incapace di ricomporlo.

GJTirelli

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Commenti (21)

Scritto da giovanni
29-03-2014 21:03

Vade Retro Big Pharma!!!! Mi permetto di aggiungere qualcosa al tuo articolo: -La capacita' di Perdonare se stessi come grande atto di Amore. Chi meglio di noi medesimi puo' conoscere se stesso? (sono stato "fuori dal mondo" per circa 90 giorni e solo stasera ti leggo ed ho saputo delle novita' su Stampa Libera con grande dispiacere) A mio avviso, la maggior parte degli psichiatri-psicologi e compagnia andrebbe "curata" a Valium-Lexothan-Prozac fino a completo Rincitrullimento. Che diventino CAVIE dei loro farmaci Un caro saluto Gianni, spero di poterti rileggere. Giovanni

Scritto da Gianni Tirelli
09-03-2014 18:03

Bellissimo commento che denota la lucidità e la consapevolezza di Paola -

Scritto da Paola
08-03-2014 20:03

Bellissimo articolo che denota la lucidità e la consapevolezza di chi scrive. Per esperienza personale, sono convinta che ogni tecnica sia buona, quello che fa la differenza, a parer mio, è la persona. Mi spiego: si può guarire dalla paura di vivere e si può imparare il potere che ci permette di dirigere dove vogliamo la nostra vita, anche parlando del gatto, ma con la persona adatta; il maestro giusto, per usare un termine abbastanza vicino al vero. La caratteristica di un simile essere umano è di aver già percorso la strada che insegna e può essere chiunque; un guru induista, un taoista urbano, uno sciamano peruviano, un nagual di Sonora, anche la psicanalista dello studio al pianterreno; basta che sia una persona vera e sappia come ogni tecnica ha i suoi limiti e solo negli esseri viventi sta l’infinito. Una guida che usa la “tecnica “ come un mezzo per far passare la vera informazione da essere vivente a essere vivente. Quell’informazione che ha molti modi di essere trasmessa e di volta in volta è attenzione, leggerezza, condivisione, sorriso ed anche fermezza, sicurezza, calma, serenità. Un essere umano capace di capire chi ha di fronte e capace di trasmettergliene la sensazione. Qualcuno capace di far sentire chi gli sta davanti finalmente “ a casa “ e con questa sensazione di pace nel cuore gli trasmetta di volta in volta il sentimento appropriato da provare a sperimentare, come uno specchio in cui ci si riflette. Basta poco tempo, in simile compagnia, per imparare come camminare da soli, indipendentemente dal problema iniziale. Lo rilevo ancora: bastano poco mesi, di più non va bene. Come individuare un maestro, una guida simile? Affidarsi al proprio istinto. Quando s’incontra il terapeuta, il maestro, la guida giusta si è sempre compresi: sempre. Alla fine di ogni incontro si è sempre felici e ci si allontana con la sensazione di avere in mano la soluzione di tutti i problemi: almeno per un po’. Poi questa sensazione scema e si ha bisogno di un altro incontro, poi di un altro e dopo poco s’impara a fare da soli. Si diventa maestri di se stessi e quello/a in cui prima vedevamo un sostegno, ci diventa un pari. Ogni altra opzione è una perdita di tempo e di denaro.

Scritto da Paola
08-03-2014 15:03

Bellissimo articolo che denota la lucidità e la consapevolezza di chi scrive. Per esperienza personale, sono convinta che ogni tecnica sia buona; quello che fa la differenza, a parer mio, è la persona. Mi spiego: si può guarire dalla paura di vivere e si può imparare il potere che ci permette di dirigere dove vogliamo la nostra vita, anche parlando del gatto, ma con la persona adatta; il maestro giusto, per usare un termine abbastanza vicino al vero. La caratteristica di un simile essere umano è di aver già percorso la strada che insegna e può essere chiunque; un guru induista, un taoista urbano, uno sciamano peruviano, un nagual di Sonora, anche la psicanalista dello studio al pianterreno; basta che sia una persona vera e sappia come ogni tecnica ha i suoi limiti e solo negli esseri viventi sta l’infinito. Una guida che usa la “tecnica “ come un mezzo per far passare la vera informazione cioè quella da essere vivente a essere vivente. Quell’informazione che ha molti modi di essere trasmessa e di volta in volta è attenzione, leggerezza, condivisione, sorriso ed anche fermezza, sicurezza, calma, serenità. Un essere umano capace di capire chi ha di fronte e capace di trasmetterne la sensazione. Qualcuno capace di far sentire chi gli sta davanti finalmente “ a casa “ e con questa sensazione di pace nel cuore gli trasmetta di volta in volta il sentimento appropriato da provare a sperimentare, come uno specchio in cui ci si riflette. Basta poco tempo, in simile compagnia, per imparare come camminare da soli, indipendentemente dal problema iniziale. Lo rilevo ancora: bastano poco mesi, di più non va bene. Come individuare un maestro, una guida simile? Affidandosi al proprio istinto. Quando s’incontra il terapeuta, il maestro o la guida giusta ci si accorge di essere finalmente compresi profondamente: sempre, ogni volta. Alla fine di ogni incontro si va via felici a prescindere da quanti patemi d’animo si provava all’inizio e ci si allontana con la sensazione di avere in mano la soluzione di tutti i propri problemi: almeno per un po’. Poi questa sensazione scema col tempo e si ha bisogno di un altro incontro, poi di un altro e di un altro ancora ma, dopo poco, s’impara a fare da soli. Si diventa maestri di se stessi e quello/a in cui prima si vedeva un sostegno, ci diventa un pari. Ogni altra opzione è una perdita di tempo e di denaro.

Scritto da dan
06-03-2014 20:03

c'è un momento per scavare e un momento per seppellire..se il cervello va in corto c'è sempre un motivo e ignorarlo guardando "i nuovi orizzonti" può essere nocivo se fatto con eccessiva fretta.. il vero segreto è uno solo: "ci vuole calma a pomodori"

Scritto da Roberto Arvo
06-03-2014 19:03

Curioso che gli annali riportino la frase di Freud all'amico Jung, pronunciata nel1909 quando i due stavano per sbarcare in America ed annunciare a quel mondo la "lieta novella":"non sanno che stiamo portando loro la peste". Comunque Freud era un tossicomane (morfina e cocaina), materialista, ateo, darwiniano e la sua dottrina a pretese scientifiche fu, in certe sue declinazioni, alleata con alcune filosofie dell'irrazionale e con la spiritualità new age. Nessuna sorpresa che la psicanalisi sia diventata materia per vip, star più o meno hollywoodiane e intellettuali snob. Il che non può che rafforzare la diffidenza di alcuni, indipendentemente dagli effetti reali della sua pratica. E se è vero che con essa, dal trauma non ci si libera mai veramente, ne consegue che non ci si libera mai neanche dal bisogno compulsivo di praticarla indefinitamente. Con tutti i rischi del caso, ovvero la riemergenza di complessi,idee ossessive, perversioni e ricordi rimossi che la coscienza tiene prudentemente archiviati o che giacciono in stato di latenza. E il cui risveglio, scambiato per progresso, non porta alcun vantaggio.....ma solo altri problemi. A volte anche molto gravi.

Scritto da Arati
06-03-2014 18:03

E se imparassimo a curarci con i mantra? e' una pratica antichissima, comprovata dalla scienza del suono. La sua pratica mi ha giovato perche' ho imparato che posso guardare i miei pensieri e modificarli. E' strano che in oriente la scienza del potere curativo del suono sia conoscenza comune ai piu', mentre in occidente e' quasi sconosciuta. Quanto sapere e' andato bruciato con l' incendio della biblioteca di Alessandria?

Scritto da Francesco
06-03-2014 17:03

Un saluto a tutti, psicologi e non. Senza schierarmi vorrei dire che guarire da un trauma è un processo complesso, la guarigione comporta un cambiamento del punto di vista, nonchè la capacità di perdonare. La civiltà moderna ci obbliga a subire ingiustizie di vari tipi, il trauma a volte è un sintomo di uno sbagliato approccio con la vita. Quando studiavo geometria analitica, avendo notevoli problemi in matematica, riuscivo a risolvere i problemi con un metodo empirico, nonchè poco ortodosso. Un problema risolto è appunto risolto, a prescindere dal metodo usato (lasciando naturalmente da parte gli illusionismi, anche se in alcuni casi anche questi hanno un'utilità). Una ferita per guarire ha bisogno di tempo, i saggi dicevano che il tempo cura tutte le ferite: dunque un fattore importante è non morire di trauma intanto che la ferita si rimargina. Avendo superato i 50 anni e qualche trauma mi sento di dire che, durante la strada per la guarigione, è meglio non essere soli, la notte è lunga. Più che il metodo, credo sia importante l'onestà di coloro che ci accompagnano nel nostro cammino. Oggi sono un uomo maturo, ho superato il mio trauma maggiore, grazie a uno psicologo analista junghiano che non era solo tale, era un uomo onesto. L'articolo di Giovanni Tirelli l'ho trovato molto interessante, forse un pò preconcetto verso la psicologia e anche verso l'approccio farmacologico. Riconosco che esistono componenti della nostra essenza più profonda insondabili, perciò non incamerabili in teorie e/o complessi, ma questo lo riconosce anche la psicologia, anche la psicanalisi. Nei momenti più cupi della mia lunga crisi, camminavo recandomi a un corso, mi sentivo preda di ogni singolo fiato di vento, eppure le mie gambe erano giovani e forti: allora mi aiutavano dei farmaci ansiolitici i quali, anche se di effetto limitato nel tempo, mi diedero nuova speranza, aiutandomi ad interrompere il catenaccio di sofferenza che mi imprigionava. Senz'altro sostituire i pensieri dolorosi con altri nuovi e di speranza è una delle prime cause, nonchè sintomo, di guarigione. Guarito è colui che si innamora, vibrando all'unisono con l'altro da sè ancora sconosciuto, anche se l'amore non è un sentimento razionale, anzi, è sinonimo di affetto, il quale trae origine dalla parola affezione, quindi malattia. Oggi non so se potrei ancora essere scosso da un trauma come in quel lontano tempo in cui mi sentivo invincibile, e in cui incontrai il trauma, le mie gambe non sono più ferme come trent'anni fa, eppure non mi sento più preda del vento, adesso mi preoccupo di non battere i piedi troppo forte per terra, forse per non consumare troppo in fretta le mie scarpe.

Scritto da Lupo nella Notte
06-03-2014 14:03

Sacrosanta stigmatizzazione delle "psico"-discipline che tanti immani danni hanno fatto fin dalla loro comparsa. Purtroppo la frammentazione interiore dell'uomo odierno, è però un fatto innegabile, altrimenti non sarebbe possibile neanche quel fatale "dialogo interiore" sul cui debellamento, giustamente citato nell'articolo, puntano non a caso tutti i serî metodi di risveglio spirituale. Ma certo è che lo psico-pattume di cui sopra non fa altro che "razionalizzare" - cioè letteralmente dividere, separare ancor piú: funzione prettamente diabolica in senso stretto; se solo si prestasse maggior attenzione alle parole, quante cose si potrebbero già comprendere... - e quindi sbriciolare ulteriormente l'insieme bio-psico-animico dell'essere umano. Forse meriterebbe spendere qualche precisazione in piú sul punto focale del "seppellimento" del trauma, per precisare come si debba sí seppellire - dopo averlo disinnescato - il fatto di per sé ma non le gemme preziose che sempre in questi casi vengono alla luce e che debbono esser conservate e da cui ri-edificarsi come rinnovati nello spirito, che è poi la stessa cosa che il signor Tirelli afferma a proposito del "mettere a frutto il tesoro dell'esperienza". Purtroppo spesso queste gemme passano del tutto inosservate, e gli psico-qualcosa giocano un ruolo nefasto in questo, che ne siano coscienti o meno.

Scritto da Greg
06-03-2014 11:03

La studio delle neuroscienze ha fatto in questi ultimi anni passi da gigante, sviluppando tecniche validissime. Purtroppo queste avanzano con estrema fatica in mondo ancora ingessato da concetti psicologici ormai antiquati. E spesso, come affrontare la problematica teoricamente è chiaro (Osho, Jeff Foster,...), ma la messa in pratica può risultare difficile. Informatevi sulla tecnica Psych-K. È al momento lo strumento più potente e rispettoso che abbia mai conosciuto per la neutralizzazione (e non il combattimento!) di traumi e credenze dannose. Saluti

Scritto da JJOKOCHA
06-03-2014 09:03

buongiorno concordo pienamente con le critiche sulle torture psichiatriche imposte dalla medicina convenzionale. Mi concentrerei sulla paura indotta che è il perno centrale di tutto l apparato elitario e di controllo. questa sfiducia nelle possibilita umane ci fa vivere e subire gli eventuali traumi in maniera profonda fino a penetrare in strati della psiche solitamente integri in un essere umano che si possa definire tale.il distacco dalla natura ha fatto il resto ,la totale ignoranza sulle fondamentali leggi universali e terrestri e la razionalita issata ad idolo d oro. finchè continueremo ad avere paura nessun cambiamento interiore o miglioramento collettivo potrà essere possibile. PSICHé in greco significa "anima" la psichiatria dovrebbe studiare e lenire i mali della nostra anima non della testa o della mente per quella c è la "neurologia". Finchè abbiamo paura noi incosciamente ringrazieremo per aver subito un trauma e rimarremmo attaccati alla sofferenza facendola parte di noi, cresceremo con lei e quando magari qualcuno ci offrira aiuto per toglierla di li non accetteremo mai. Vi faccio un esempio sono appena diventato padre di una splendida bambina ed la mia compagna ha deciso di partorire in casa, non vi dico le maledizioni e le ansie indotte familiari da cui ci siamo dovuti schermare ...,viviamo nella paura la tua stessa famiglia non ti protegge ma contribuisce ad ingigantirne gli effetti. l anno scorso siamo stati in sudamerica ,in peru abbiamo conosciuto una donna in una tribu che dopo 2 aborti e un figlio morto in culla di un anno e mezzo invece di vivere nella paura ha deciso di sorridere farsene una ragione e sfornarne 6 di figli. se fosse stata in italia sarebbe stata psicanalizzata, narcotizzata e costretta avivere da spettro il resto della sua vita.

Scritto da Lyall
06-03-2014 00:03

anch'io ho subito dei traumi che hanno lasciato in me delle deformazioni caratteriali abbastanza marcate, me ne sto uscendo lentamente, sto trovando di grande utilità la ricapitolazione tolteca (che trova un suo equivalente nella retrospezione serale di rudolf steiner), in pratica è una sorta di meditazione cronologica, che ha molteplici effetti correlati fra di loro, tra i quali "ammorbidire" il dialogo interno poichè è proprio il chiacchiericcio mentale che drena un sacco di energia psichica, il quale non fa altro che farci girare intorno a noi stessi veicolando l'attenzione in modo ossessionante e compulsivo, al tempo stesso dona sollievo alla percezione facendola estrovertire a causa del fatto che il chiacchiericcio introverte la percezione su se stessa fino al punto da far sorgere il solipsismo nelle persone, estraniandole dalla realtà circostante, in piu' per potersi affrancare dagli schematismi mentali e dalle cristallizzazioni egoiche è necessario ripristinare la luminosità delle proprie energie sottili, quindi espellere le energie che gli altri hanno lasciato in noi, (a tale proposito il proverbio dice 'dimmi con chi vai e ti dirò chi sei', esprime una verità lampante, ovvero da un punto di vista energetico-psicologico il comportamento non è piu' spontaneo e disinvolto come prima, ma ci si plasma modellando e conformando il proprio carattere con le persone che hanno lasciato in noi le maggiori quantità di energia, per cui la persona difetta e manca proprio di quella fluidità, di quella gioia di vivere autentica, che sta conducendo le società addomesticate allo sbaraglio, una volta che ci autoaddomestichiamo di generazione in generazione con modelli sociali revisionati da un'alleata non particolarmente affidabile, da un'alleata che non ha alcun interesse a migliorare l'imprinting culturale a vantaggio dell'essere umano (la mente arcontica), arrivando al punto di soffocare i flebili sussulti, i richiami dell'anima, la parte spirituale della coscienza, il cui ruolo viene immediatamente rimpiazzato e preso d'assedio dalla mente arcontica ed è così che la meccanicità caratteriale causata dai blocchi del trauma la fa da padrone facendoci vivere col "pilota automatico innestato", occorre perciò recuperare le nostre fibre energetiche, lasciate sia negli altri e sia nel luogo dove si è vissuto il trauma, in modo da ottenere l'integrità energetica, altrimenti la massa luminosa, l'alone che circonda il campo energetico dell'uomo, sarà sempre pieno di falle, che si riflettono nel carattere. Sia i pensieri, le emozioni e i traumi non vanno messi sotto il tappeto e neanche reprimerli, ma metabolizzarli, alchimizzarli, osservandoli nella propria immaginazione visuale, cercando di disidentificarsi dall'evento, percependo sè stessi in terza persona, senza il coinvolgimento diretto, con distacco interiore, come se guardassimo noi stessi durante la scena di un film, alla fine la chiave per poter digerire il trauma sta nel trovare quel delicato equilibrio, quel bilanciamento fra l'identificazione e la disidentificazione. Se realizzassimo a un livello non solo razionale ma anche profondo chi veramente prova paura instillandola in noi attraverso il consenso e la fiducia che riponiamo abitualmente nella mente lineare , capiremmo che la paura è soltanto l'alimento di entità di vario genere, (a partire dalle tipologie arcontiche la cui firma è palese, soprattutto nei casi di paranoia, suicidio e depressione) , un alimento che produciamo noi stessi, al pari di una mucca che produce il latte, ma la cui regia dietro le quinte non è facilmente visibile con i normali sensi fisici, ci mungono senza che neanche ce ne rendiamo conto, se la loro presenza è celata e subliminale, gli effetti che hanno su di noi, sono palpabili e tangibili, ricapitolando la propria esistenza l'energia invece di continuare a essere drenata e quindi assorbita dai parassiti arcontici, sarà disponibile per noi stessi, le sensazioni provate saranno paragonabili ad un riequilibrio psichico, ovviamente piu' si medita rivivendo il proprio vissuto personale e piu' all'inizio il dialogo mentale si intensificherà perchè il parassita vede sottrarsi il suo alimento (le emozioni scaturite dal malessere e da un'eccessiva abitudinarietà), e cercherà quindi di contrattaccare giocando le sue carte, i suoi trucchetti, simulando in noi stessi, facendoci scambiare i suoi impulsi emotivi per i nostri: sensazioni di sfiducia, di sonnolenza e fiacchezza, cercherà di distrarci tramite associazioni di idee che si allacciano l'una con l'altra, fino a farci perdere la concentrazione, (la mente del parassita al contrario di noi ha una scarsa capacità di concentrazione) in quanto tutto si riduce a mantenere focalizzata la propria attenzione/concentrazione sulla guarigione energetica. In ultimo, le tecniche di psicanalisi tradizionali sono utili fino ad un certo punto e giustamente hanno i loro limiti, hanno il vantaggio di far rievocare le proprie reminiscenze mnemoniche attraverso il racconto verbale, quindi la propria storia personale, ma hanno lo svantaggio di far insorgere il dialogo mentale della mente lineare facendoci identificare in prima persona nell'evento coinvolgendo il nostro ego e aumentare il senso del giudizio, quando alla fine la scena che si rivive nella mente andrebbe percepita in qualità di osservatori e non di protagonisti. (Quando si ricapitola è sufficiente un minimo sforzo, in quanto è l'anima a prendere il sopravvento, quella parte di noi stessi che sgombra la strada bloccata dai detriti emotivi, ogni evento si riaggancerà con un altro, anche apparentemente privo di una concatenazione logica e coerente, però man mano che si prosegue, accade tutto in automatico, basta inspirare col naso l'energia da recupare nell'evento ed espirare sempre esclusivamente col naso con i propri limiti polmonari l'energia da espellere, quelle fibre che creano caoticità in noi stessi), l'unica precauzione raccomandabile per far si che faccia effetto è di schermarsi dalle stimolazioni esterne dell'ambiente circostante, basta evitare di distogliere la propria attenzione dal processo di riassestamento energetico-sottile in corso. (il respiro non solo ripristina la luminosità, ma rispecchia l'identificazione con l'imparzialità dell'universo, il pneuma cosmico-siderale).

Scritto da aldo
05-03-2014 21:03

Bell'articolo. Concordo pienamente sul fatto che psicologia, psicanalisi, psichiatria e pseudo scienze analoghe, siano solamente immondizia. Poi, per quanto riguarda le "cure" per l'anima a base di farmaci, beh, non c'è un solo settore dove il marketing d'assalto di big pharma non si sia intrufolato. Si sa, i soldi son soldi, e qui abbiamo il duplice vantaggio di far pagare le persone per farsi pure mettere le catene. Fantastico! I consigli pratici che dai, caro Gianni, sono validi...se l'eternità è qui e adesso, sarà proprio negli istanti che vivremo davvero. Ma vanno vissuti mentre li si vivono. E sì, serve indubbiamente tanta disciplina e metodo. Lasciarsi alle spalle un trauma non significa dimenticare, quanto magari "sganciarsi" da quell'episodio tornando nell'unico posto dove la nostra sanità è realmente espressa, nel tempo presente.

Scritto da Pino
05-03-2014 20:03

Gianni, io mi complimento per il suo articolo che, seppur non esaustivo e non poteva esserlo nel breve spazio di una pagina, offre spunti di riflessione interessanti. A dire il vero, ero stato attirato prima dal commento di peppe91, che ho trovato esageratamente pieno di acredine e poi ho letto il suo testo; certo, è più facile parlare di dolori e traumi standone all'esterno, quando non si è direttamente afferrati dal turbine delle situazioni, però è altrettanto vero che rimanerne impigliati non aiuta a superarli. E comunque, l'approccio convenzionale psico-farmacologico non fa altro che mascherare il problema; dunque, lo peggiora sistematicamente. Ai futuri approfondimenti

Scritto da Roberto Arvo
05-03-2014 20:03

In attesa di rileggere bene l'articolo un'altra volta......già concordo decisamente col bisogno di stroncare quella bidonatura pseudo culturale che fu/ è la psicanalisi e materie affini. Se non altro per la pericolosità della sua applicazione. Chi passa la propria vita nell'ambiente corrispondente, finisce sempre per trovarsi in crisi a causa-ma è una mia opinione- della inadeguatezza del metodo e della falsità del suo impianto teorico. Non parlo neanche dell'antropologia freudiana, la quale per fortuna è anche decisamente superata da assunti ben più convincenti. Rilevo solo che gli epigoni dell'interpretazione psicanalitica presentavano la materia come "scientifica"....il che è tutto dire. Perché quando dici "scientifico", dici "rigoroso e provato"...ed era una pretesa alquanto discutibile. Chi entra nei meandri contorti della tecnica/ pratica diviene schiavo dell'elucubrazione mentale fine a se stessa e, fatemi dire, il trauma non lo supera mai, a meno di non abbandonare un'area di sofferenza per abbracciarne un'altra. Ne ho conosciuti troppi di casi relativi. Poi, sia chiaro, ognuno la pensi come vuole. Però in questo ambito, a differenza per es. della politica, bisogna essere doppiamente cauti.....sia per se stessi, sia per gli altri che magari possono ritrovarsi a seguire consigli non troppo vantaggiosi.

Scritto da nemo72
05-03-2014 19:03

Sono daccordo con Tirelli. Le teorie della .psicanalisi non mi hanno mai convinto. Fa tutto parte del solito sistema dominante di cui conosciamo bene il ceppo e il cui scopo e sempre quello di dividere e distruggere(in questo caso il nostro essere), lucrandoci sopra. Si puo' applicare in qualsiasi campo

Scritto da William
05-03-2014 19:03

Sottoscrivo parola per parola , è un metodo che , più o meno consapevolmente, ho sempre adottato , e funziona . Aggiungo che . almeno per quello che mi riguarda, ritengo molto importante il distacco dal trauma e il saper guardare oltre , non fossilizzarmi sui problemi , tenere la mente aperta. Complimenti Tirelli , se posso aggiungere un appunto al commento di Peppe 91 , si qualifica da solo accostando Raffaele Morelli a personaggi immensi come , ad esempio , Osho e Krishnamurti.

Scritto da Paol0
05-03-2014 19:03

Bell'articolo Gianni, condivido in pieno tutto quello che scrivi, seppellire e trovare interesse a qualcosa, è semplice, quello che è difficile è far lavorare tutti quegli esperti che sulle paure della gente ci lucra, rimarrebbero in tanti senza lavoro. Dobbiamo sempre rivolgerci alla natura se vogliamo ritrovare la via, perchè da lì veniamo, grazie Saluti Paol0

Scritto da LUCA
05-03-2014 15:03

Ma come si fa a rimuovere un trauma, allenamento? metodo? tutto cavolate inventate per renderci schiavi. Il modo per vivere bene è acettare tutto quello che la vita ci riserva. Facile a dirsi, difficile a farsi. Ma è l'unico modo per fare un salto quantico evolutivo.

Scritto da Peppe91
05-03-2014 14:03

Articolo "spregevole, turpe, ripugnate" peggiore di quello che un classico psicologo/ psichiatra avrebbe potuto scrivere(che in tema di ignoranza delle problematiche psicologiche e altrettanta presunzione ha veramente toccato il fondo).Ne apprositto per consigliare al confuso autore, che poverino provando a "seppellire" i propri pensieri sarà nella merda fino al collo, di leggere grandi uomini come Jiddu Krishnamurti, Alan Watts( poi anche Osho, Jeff Foster, Paul Lowe, Papaji, Gangaji penso possano bastare). E ricordatevi di non combattere MAI E POI MAI i pensieri ed emozioni per quanto brutti e tremendi possano essere, il che finirebbe per complicarli ulteriormente, ma di "osservarli e comprenderli" (vedi Raffaele Morelli)!

Scritto da giann55
05-03-2014 14:03

, sembra fatto su misura per me questo articolo,dato che sono balbuziente dalla nascita,se devo fare una analisi sulla mia balbuzia più che balbettare ho dei blocchi di parola,con l'età li ho saputi camuffare con con dei ma, se, dai,va, quando devo dire boiate e discorsi superficiali tutto fila, quando devo parlare di cose serie iniziano i problemi,ho trovato giovamento con la meditazione e i fiori di Bach mentre il il pane mi condiziona negativamente,

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