Sono assolutamente d’accordo con il tuo articolo, sono un musicista, figlio di un musicista e mi sono occupato da sempre di conoscere sempre più a fondo quelle che sono state le dinamiche (la storia) delle evoluzioni sia tecniche, tecnologiche i relativi linguaggi/stili musicali che sono nati di conseguenza a tutto ciò.
Posso dirti con certezza che in Italia c’è stato un vero e proprio processo di “cancellazione” di quello che comunemente potremmo riconoscere come uno stile o un’identità musicale nostra.
Soprattutto nel mondo della musica popolare (pop o leggera), dove alcuni personaggi (non a caso) sono sempre stati in vetrina (e tuttora sono là)
Nel caso di Celentano, per esempio, ai tempi de “i ragazzi della via gluck”, si avvaleva di una cricca di compositori e artisti che lavorano con lui e per lui (il Clan).
In quel periodo fare musica era un prodotto totalmente artigianale ed i vari talenti (compositori, arrangiatori ed interpreti) potevano essere riconoscibilissimi, proprio perchè non si potevano “cammuffare” dietro alla tecnologia per smascherare eventuali difetti o mancanze.
Nota la polemica di Don Backy con Celentano per il fatto che il signor Adriano si sia preso non solo i meriti del suo successo, ma anche i diritti (a quanto pare).
Oggi Celentano non è neanche la sua brutta copia, quando cominciò a cantare le canzoni di Toto Cutugno cantava alla Cutugno (e già lì avemmo un calo di personalità, a mio avviso), oggi invece che le canzoni gliele fà Gianni Bella… non sembra nemmeno più lui a cantare.
Questo per dare un esempio di cosa vuol dire avere coscienza di un proprio stile, inteso come la libertà individuale di esprimersi con tutti i propri pregi e difetti, onestamente.
Ma Celentano fà parte di tutta una generazione di artisti che ormai con il mondo dei “più giovani” non ha più nessun collegamento (o quasi).
Troppo diversi e lontani sono i mondi che sono appartenuti alla sua gioventù e quella di oggi (ma anche la mia che non sono più un ragazzo da quel dì).
Però è proprio il suo desiderio di continuare a fare qualcosa di “moderno” che lo tradisce…
La sua modernità stava in ben altro, ma si vede che lui per primo la considera “antiquata”, se pur verace.
Insomma la dico breve, Celentano pur avendoci regalato tanto belle cose, è un gran paraculo pure lui, rifilandoci della vera “cacca” incartata nella stagnola come cioccolata.
Mi fermo quà perchè la cosa andrebbe approfondita anche in altre “sfacettature” che escono dal panorama strettamente musicale, me che nel modno della musica hanno influito e parecchio.
A partire dalla NON etica e NON onestà di chi lavora nel settore e specialmente nei ranghi più alti.
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Sono assolutamente d’accordo con il tuo articolo, sono un musicista, figlio di un musicista e mi sono occupato da sempre di conoscere sempre più a fondo quelle che sono state le dinamiche (la storia) delle evoluzioni sia tecniche, tecnologiche i relativi linguaggi/stili musicali che sono nati di conseguenza a tutto ciò.
Posso dirti con certezza che in Italia c’è stato un vero e proprio processo di “cancellazione” di quello che comunemente potremmo riconoscere come uno stile o un’identità musicale nostra.
Soprattutto nel mondo della musica popolare (pop o leggera), dove alcuni personaggi (non a caso) sono sempre stati in vetrina (e tuttora sono là)
Nel caso di Celentano, per esempio, ai tempi de “i ragazzi della via gluck”, si avvaleva di una cricca di compositori e artisti che lavorano con lui e per lui (il Clan).
In quel periodo fare musica era un prodotto totalmente artigianale ed i vari talenti (compositori, arrangiatori ed interpreti) potevano essere riconoscibilissimi, proprio perchè non si potevano “cammuffare” dietro alla tecnologia per smascherare eventuali difetti o mancanze.
Nota la polemica di Don Backy con Celentano per il fatto che il signor Adriano si sia preso non solo i meriti del suo successo, ma anche i diritti (a quanto pare).
Oggi Celentano non è neanche la sua brutta copia, quando cominciò a cantare le canzoni di Toto Cutugno cantava alla Cutugno (e già lì avemmo un calo di personalità, a mio avviso), oggi invece che le canzoni gliele fà Gianni Bella… non sembra nemmeno più lui a cantare.
Questo per dare un esempio di cosa vuol dire avere coscienza di un proprio stile, inteso come la libertà individuale di esprimersi con tutti i propri pregi e difetti, onestamente.
Ma Celentano fà parte di tutta una generazione di artisti che ormai con il mondo dei “più giovani” non ha più nessun collegamento (o quasi).
Troppo diversi e lontani sono i mondi che sono appartenuti alla sua gioventù e quella di oggi (ma anche la mia che non sono più un ragazzo da quel dì).
Però è proprio il suo desiderio di continuare a fare qualcosa di “moderno” che lo tradisce…
La sua modernità stava in ben altro, ma si vede che lui per primo la considera “antiquata”, se pur verace.
Insomma la dico breve, Celentano pur avendoci regalato tanto belle cose, è un gran paraculo pure lui, rifilandoci della vera “cacca” incartata nella stagnola come cioccolata.
Mi fermo quà perchè la cosa andrebbe approfondita anche in altre “sfacettature” che escono dal panorama strettamente musicale, me che nel modno della musica hanno influito e parecchio.
A partire dalla NON etica e NON onestà di chi lavora nel settore e specialmente nei ranghi più alti.