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di Milena Spigaglia per StampaLibera

re204yaaX_20091204L’asilo Cip e Ciop di Pistoia va ad aggiungersi ad una lunga serie di case dell’orrore con cui avremmo preferito non doverci confrontare.

Al sicuro in un piccolo e diabolico reame fondato sulla crudeltà, sulla simulazione e la bugia, due streghe ripugnanti, spacciatesi per maestre, hanno compiuto abusi e violenze su bambini piccolissimi, come nella più spaventosa delle favole.

Anna Laura Scuderi e Elena Pesce hanno agito con l’arroganza di chi si misura con i più deboli, coloro i quali non sanno o non possono spiegare il disagio, la paura, l’umiliazione a cui vengono sottoposti. Con la sicurezza di poter contare sullo scetticismo degli adulti, che non credono più a niente, figurarsi alle favole, e che possono confondere il capriccio con la disperazione di un bambino che non viene ascoltato.

Lo hanno fatto nella consapevolezza che, qualche volta, per quegli adulti è più semplice fuggire dalla realtà, soprattutto se essa si rivela scomoda e dolorosa, se obbliga a fare i conti con la propria superficialità, con i propri egoismi, con i sensi di colpa che mettono in discussione le proprie scelte e la capacità di essere genitori.

Così può accadere che la fuga aggiunga al dramma di subire una violenza quello di non venire creduti, di non essere compresi, di scoprire che neanche mamma e papà, purtroppo, riescono a proteggerti.

Stavolta però c’erano le telecamere. I video hanno parlato e hanno raccontato le percosse e le brutalità ai danni di bimbi di pochi mesi. Gli schiaffi in faccia; i capelli tirati fino a piegare la testa; il bavaglino sulla faccia a soffocare la bocca perché ingoiasse il cibo; un camioncino dei pompieri usato per colpire e mettere a tacere i lamenti.

Stavolta le telecamere hanno zittito le scuse patetiche di due esseri spregevoli. Hanno sconfitto i se e i ma, i distinguo di rito e le difese di chi, immancabilmente in questi casi, si erge a illuminato e comprensivo corifeo di diritti malintesi; di chi è pronto a giurare sulla gentilezza delle maestre, sulla pulizia dell’asilo, sulla serenità dei propri figli; di chi, invece di concentrarsi sulle vittime e sul reato, sempre sfumato, sempre da interpretare (esiste un modo per interpretare le botte in testa ad un bambino di un anno?), cominciano a ragliare di gogna mediatica, di magistratura affamata di notorietà, di genitori naturalmente isterici e ovviamente contagiati dalla psicosi collettiva e certamente depositari di chissà quali scheletri familiari da custodire nascosti, scaricando le responsabilità sull’ambiente scolastico.

Stavolta le telecamere erano lì, a riprendere i bambini prigionieri di un silenzio immobile, quasi ipnotizzati di fronte a tanta gratuita cattiveria, seduti a dondolarsi ritmicamente, con le gambe incrociate, incapaci di capire il motivo per cui un frugoletto di pochi mesi è sollevato dal suo seggiolone, preso per le gambe, schiaffeggiato, sculacciato e rimesso al suo posto per essere ingozzato senza che abbia neanche più la forza di opporsi.

E non possono capirlo perché il motivo non c’è: cosa giustifica una bambina costretta a tenere ferme le braccia lungo i fianchi, come fosse una bambola di pezza, e a mangiare quello che ha appena vomitato mentre è consumata da un pianto straziante?

Stavolta c’erano le telecamere a mostrare che non era severità, ma crudeltà irragionevole di chi infierisce su un indifeso.

E adesso che non si cerchi una scusa alla vergogna. Non si dica che erano stressate, che non erano lucide, sebbene oggi siamo al paradosso per cui, quando è compiuto un reato, esso diventa sistematicamente frutto di incapacità di intendere e volere, e dunque occorre, decifrare, contestualizzare, ridimensionare. Né si cerchi la riabilitazione di due donne che devono solo essere messe in condizione di non nuocere ancora. Che non si commettano per l’ennesima volta gli errori dettati dal buonismo più infame, altrimenti sarà davvero difficile non riporre tutte le speranze e le attese di giustizia nelle detenute che le hanno accolte a suon di sputi e minacce.

Stavolta le prove ci sono, e il pensiero va necessariamente, dolorosamente, a tutti quei bambini che hanno subito abusi simili o persino peggiori, ampiamente riportati dalla cronaca, ma che non hanno avuto dalla loro parte la forza inequivoca delle immagini. Parlo di quei bambini abusati da qualcuno più lercio e infido delle maestre di Pistoia, che ha potuto appellarsi alla usuale, nauseante teoria dei bambini che non sono affidabili, dunque non sono credibili; che ha potuto contare su più scaltre complicità; che ha potuto avvalersi del pelo sullo stomaco di difensori dall’animo prezzolato, molto diversi da Giacomo Dini, l’avvocato incaricato della difesa della più giovane delle due imputate, il quale ha deciso di rimettere il mandato dichiarando di avere un figlio di diciotto mesi e di non potere ignorare il suggerimento della propria coscienza.

L’augurio è che in futuro compaiano altri dieci, cento, mille Giacomi Dini. E qualche telecamera in più.

Milena Spigaglia

7 Commenti a “DIECI, CENTO, MILLE GIACOMO DINI”

  • dico che devono subire quello che hanno fatto ai bimbi indifesi. sono 2 mostri sti scemi prendersela con neonati non le fate uscire mai

  • enza:

    dovrebbero marcire in carcere e non vorrei essere al posto dei due avvocati che le difendono…auguro a questi due mostri tutto il male del mondo

  • enza:

    puttane le hanno definite …ma è ingiusto perchè è un aggettivo che disprezza le signore vere di strada

  • andrea:

    Auguro alle 2 streghe di subire le stesse torture in carcere dalle altre detenute, e conoscendo il codice etico dei detenuti,saranno per le streghe anni di terrore.

  • Lucio:

    Sono un avvocato è sono orgoglioso del fatto che esistono colleghi che hanno il coraggio di effettuare queste scelte, come ho fatto io in passato per una situazione diversa ma che comunque rigurdava una minore, e non pensare solo al “guadagno” ed alla c.d. “visibilità meditica”; la serietà, la rettitudine e l’onestà non possono e non hanno prezzo.
    Speriamo che anche altri seguano l’esempio.
    Come diceva un vecchio e stimato collega, “la qualità è quello che conta non la quantità”.

    • sara:

      Forse, dovrebbe sapere che il suo collega,uscito dal penitenziario,dopo l’interrogatorio del gip con la sua assistita, ha descritto i video come qualcosa di “non grave”,per poi passarsi la mano sulla coscienza qualche giorno dopo, concendendo un’intervista esclusiva ad una emittente televisiva..le sembra deontologicamente professionale?

  • Daniele:

    Io vorrei tanto che le persone aprissero gli occhi davanti a queste realtà, io credo alle streghe e queste hanno tutti i requisiti per esserlo chi fa male a un bimbo fa male a dio,chiedetevi:possibile che tutte le streghe bruciate in passato fossero solo errori? la pena per queste due streghe Anna Laura Scuderi e Elena Pesce è indicato in queste righe

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