di Ariela Baco
![]() Umberto Galimberti |
Lo incontriamo in un piccolo hotel romano, che una volta, molti anni fa, era una scuola: questo è per noi già un’emozione, perché in quella scuola abbiamo insegnato. Ora le aule non ci sono più e l’atrio è diventato un salottino pieno di musica soffusa. Siamo subito certi che tutto questo abbia un significato. Umberto Galimberti ci parla con la voce bassa e leggermente incrinata dalla rabbia: “I filosofi non hanno soluzioni, ma solo domande. Devono reagire alla trita opinione diffusa che fa muovere gli altri su idee fisse, e comode. Invece è la crisi che deve essere provocata: bisogna innescare la necessita di un cambiamento di giudizio.” Recentemente è uscito il suo ultimo saggio, I miti del nostro tempo, edito da Feltrinelli, in cui noi, cocciutamente, avevamo intravisto alcune analisi che ci sembravano risposte: sul concetto di madre, su quello di depressione, sulla mancanza di un possibile futuro. “ Il problema reale, serio, quello da affrontare, è porsi le domande giuste. Non accontentarsi mai. Le soluzioni possono essere fornite solo dalla religione; non dalla filosofia.”
Galimberti continua a parlare, scandendo le parole e con la mente molto chiara: “Le nuove generazioni non sono interessate al potere… forse un poco al denaro. Sono assolutamente consapevoli di non avere futuro. Anzi, il futuro per loro è addirittura una minaccia. Per questo scelgono di scomparire, e vivono di notte. Oppure usano la droga.” Che secondo lui è diventata un fenomeno di costume ormai, non più una problematica sociale. “ I giovani consumano droga per non essere coscienti in un mondo che non li vuole, che fa a meno di loro.” La dimensione temporale che li avvolge è un eterno presente, in cui soggiornano. “Vivono in presa diretta, ventiquattro ore su ventiquattro.” Ma sembrano incapaci di operare concetti di sintesi, di trarre sintesi storica e avanzamento dal tempo che passa, dalle tracce che possono restare delle loro azioni o dei loro pensieri. E ciò che più sembra terribile è l’assenza di felicità che su tutto incombe. “La felicità è del tutto incompatibile con la vita di oggi. Essere felici consiste infatti nella realizzazione del proprio demone. Ma se statisticamente è rilevato che il cinquantacinque per cento degli italiani fa uso di psicofarmaci è evidente che il concetto di felicità è vacante.”
Fin dal suo primo saggio Galimberti aveva parlato del tramonto delle civiltà occidentali. “C’è un enorme scollamento tra l’età biologica in cui è possibile procreare – circa quindici anni di età – e quella reale in cui le persone dell’occidente scelgono di farlo, cioè i trentacinque anni. Una disparità determinata dalle condizioni economiche, che non lo permettono.” Secondo gli schemi sociali in cui un bambino dovrebbe crescere. “Quando poi accade che i bambini nascano, non sono seguiti direttamente dalla madre. Noi abbiamo delegato le mappe cognitive e affettive che si formano nei primi tre anni di vita a degli elementi estranei a coloro che hanno generato i propri figli.” Umberto Galimberti è calmo, cinico nel suo modello espressivo ma così evidentemente intelligente che seguiamo il percorso del suo pensiero senza perdere mai l’attenzione, cercando nei picchi del suo tono, nei momenti in cui improvvisamente alza la voce, un barlume di emozione: come il segno di una possibilità. Perché noi una soluzione la vorremmo, e ci piacerebbe trovarla in un pensiero razionale e presente, oltre che in un eden di futura fioritura. “In particolare l’Italia è un Paese corrotto, da cui bisogna emigrare. Il sistema di parentele su cui tutto l’impianto politico e sociale sembra poggiare ne determina il costume, completamente sbagliato. Che è poi il principio di ogni mafia… Ma del resto tutto il sistema occidentale – così come il nome stesso suggerisce – è destinato al tramonto.
Poiché l’unico valore simbolico su cui si basa è il denaro.” Poi ci guarda direttamente dentro gli occhi, ma senza provocarci: “ Non sappiamo più cosa è giusto, vero, bello…” L’arte e la bellezza sono diventate indecifrabili. “Mia moglie è morta un anno fa e da allora sono diventato ancora più cinico. La mia isola felice è scrivere: sto in compagnia dei miei pensieri. Le persone mi affaticano.” Il rapporto con sua moglie è durato quarant’anni. “Era un rapporto perfetto poiché nessuno dei due si appoggiava all’altro…” Una pausa sola, il tempo di una sola nota: “Lei era intelligentissima… Lei era bellissima.” E gli assoluti non lasciano spazio a nient’altro. “ Le virtù che scatenano l’amore non possono lasciarne. Il riconoscimento dell’alterità e la scoperta dell’alterità devono mantenere una loro segretezza.” Lei era una biologa molecolare. “Ha mantenuto nascosto fino alla fine il suo tumore all’interno della sua università per paura che le revocassero i finanziamenti per le sue ricerche.” Insieme facevano ogni anno un mese di vacanza in Grecia. La loro storia è semplice come le storie d’amore. “Ma gli eroi non servono a niente…” E proviamo allora a proporre almeno un riscatto. “La rivoluzione non è possibile poiché oggi non ci sono contrapposizioni tra due volontà in conflitto, per esempio servi e padroni. In questa fase sociale sono entrambi schierati dalla stessa parte e di fronte a loro c’è il mercato, che però è un’entità astratta.” Umberto Galimberti scrive saggi, articoli sui quotidiani e i settimanali e insegna all’Università di Venezia. “ Creo delle teste problematiche. Che sono inevitabilmente fonte di infelicità.” Lui mangia in modo disordinato “Più che altro mi nutro.” Ma il vino buono – e l’olio – sono una sua passione. “Il loro sapore è storia.” E naturalmente i libri. Un poco appena la sua espressione si scioglie, mentre nomina queste cose buone. Però il suo verdetto resta inflessibile: “Siamo uomini interpellati soltanto per le nostre funzioni”. Il piccolo atrio dell’albergo resta freddo, forse anche di più di come lo ricordavamo, quando era un edificio scolastico, con i portoni scrostati e spalancati al vento.






























Arrivo qui di notte portato dal link di un vostro amico blogger.
Le parole di Galimberti sono, purtroppo,fredde come un sasso ma
assai condivisibili.
Tornerò presto a trovarvi.
Mountain
Ho 48 anni, sono moglie, madre, lavoratrice…e Galimberti mi ha aiutata nel mio ruolo di educatrice, spesso confermando con le parole giuste le azioni che intraprendevo “naturalmente”, rendendo il processo educativo più chiaro e consapevole per me che lo attuavo, e profondamente autorevole per le mie figlie. Grazie.