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di Rick Rozoff – 13/01/2010

Fonte: globalresearc/comedonchisciotte

Il primo gennaio inaugura l’ultimo anno della prima decade del nuovo millennio e di dieci anni consecutivi di guerre condotte dagli Stati uniti in medio oriente.

A partire dal 7 ottobre 2001, missili e bombe si abbattono sull’Afghanistan, le operazioni di guerra americane all’estero non si sono fermate un anno, un mese, una settimana o un giorno nel ventunesimo secolo.

La guerra in Afghanistan, il primo conflitto aereo e di terra degli U.S.A. in Asia dalle disastrose guerre in Vietnam e in Cambogia negli anni sessanta e all’inizio dei settanta, e la prima guerra di terra e campagna asiatica della N.A.T.O., cominciò alla fine della guerra in Macedonia del 2001, lanciata dalla N.A.T.O. occupando il Kossovo, una guerra in cui il ruolo delle truppe statunitensi è ancora da delineare e affrontare correttamente e che ha portato alla migrazione di quasi il 10% della popolazione della nazione.

Nel primo caso, Washington invase una nazione in nome della lotta al terrorismo; nel secondo, contribuì al dilagare del terrorismo. Allo stesso modo, nel 1991 gli U.S.A. e i suoi alleati occidentali hanno attaccato le forze irachene in Kuwait ed hanno lanciato un devastante e mortale attacco con missili Cruise e bombardamenti in Iraq nel nome della difesa della sovranità nazionale e dell’integrità territoriale del Kuwait e nel 1999 diedero il via ad un attacco aereo di 78 giorni contro la Yugoslavia per calpestare e minare drasticamente i principi dell’integrità territoriale e della sovranità nazionale nel nome dell’ultimo pretesto di guerra, il cosidetto intervento umanitario.

Due anni dopo la “guerra umanitaria”, l’ossimoro più ripugnante a cui il mondo abbia mai assistito, cedeva il passo alla guerra globale contro il terrorismo, mentre gli Stati Uniti e i suoi alleati della N.A.T.O. invertivano la rotta nuovamente, continuando però a dichiarare guerre d’attacco [n.d.t: guerre non giustificate da uno scopo di difesa, considerate un crimine nel diritto internazionale] e “guerre d’opportunità”, ogni volta che volevano, a dispetto delle contraddizioni e di ogni logica, dei casi precedenti e del diritto internazionale.

Dopo numerose campagne mai completamente conosciute per reprimere insurrezioni, alcune già in corso (come in Colombia), altre nuove (come nello Yemen), gli U.S.A invasero l’Iraq nel marzo 2003 con una “coalizione di volontari” comprendente soprattutto nazioni dell’Europa orientale canidate ad entrare nella N.A.T.O. (quasi tutte ora diventate full member dell’unico blocco militare del mondo in cambio del loro servizio).

Il Pentagono ha in oltre messo in campo le forze speciali e altre truppe nelle Filippine ed ha lanciato un attacco navale, aereo e missilistico in Somalia, oltre ad assistere all’invasione della nazione da parte dell’Etiopia nel 2006. Inoltre Washington ha armato, addestrato e sostenuto le forse armate di Djibouti nella loro guerra di confine con l’Eritrea. Infatti Djibouti ospita quello che è, fino ad oggi, l’unico impianto militare permante degli U.S.A in Africa, Camp Lemonier, una base navale, sede della Combined Joint Task Force – Horn of Africa, CJTF-HOA, collocata al di sotto del nuovo comando militare statunitense in Africa, l’ AFRICOM, dal momento della sua nascita, il 1° ottobre 2008. L’area di cui è responsabile la Combined Joint Task Force- Horn of Africa copre Djibouti, l’ Etiopia, l’ Eritrea, il Kenya, le Seychelles, la Somalia, il Sudan, la Tanzania, l’ Uganda, lo Yemen e, come “aree di influenza” le Comore, le Mauritius e il Madagascar.

Ciò vuol dire la maggior parte delle coste occidentali del Mare Arabico e dell’ Oceano Indiano, tra le aree geografiche strategiche più importanti del mondo.

Truppe degli U.S.A, aerial drones [n.d.t.: veicoli aerei senza pilota dotati di telecamere e/o missili], navi da guerra, aerei ed elicotteri sono in azione in tutto questo vasto tratto di terra e di acqua.

Dopo la minaccia del senatore (e una volta quasi vice-presidente) Joseph Lieberman che lo scorso 27 Dicembre ha dichiarato che “Lo Yemen sarà la nostra prossima guerra” e in seguito alla precedente dichiarazione del capo del Comando Sud e comandante generale delle forze militari N.A.T.O. in Europa, Wesley Clark, che due giorni prima ha sostenuto che ” Forse dovremmo mettere piede lì giù”, è evidente che la nuova guerra degli Stati Uniti per il nuovo anno è già stata scelta. Infatti a metà dello scorso dicembre, gli aerei da guerra degli U.S.A hanno partecipato al bombardamento di un villaggio nel nord dello Yemen che è costato la vita a 120 civili e ne ha feriti altri 44, mentre la settimana successiva un jet da combattimento ha realizzato numerose incursioni aere sulla casa di un ufficiale superiore della provincia di Sa’ada, nel nord dello Yemen.

Il pretesto per intraprendere realmente una guerra nello Yemen è attualmente il tragicomico “tentato attacco terroristico” di un giovane nigeriano su un aereo diretto a Detroit il giorno di natale. Il bombardamento mortale degli U.S.A nel villaggio dello Yemen appena citato si è verificato dieci giorni prima e inoltre è avvenuto nel nord della nazione, anche se Washington sostiene che le cellule di al-Qaeda operano dall’altra parte del Paese.

L’Africa, l’Asia e il Medio oriente non sono gli unici campi di battaglia in cui gli Stati Uniti sono attivi. Il 30 ottobre del 2009 gli Stati Uniti hanno fimato un accordo con la Colombia per acquisire l’uso sostanzialmente privo di limiti e di restrizioni di sette nuove basi militari nella nazione sudamericana, incluse alcune postazioni nelle immediate vicinanze sia dal Venezuela che dall’Ecuador. L’intelligence statunitense, le forze speciali e altro personale saranno coinvolti in operazioni già in corso per reprimere le insurrezioni e dirette contro le Forze Rivoluzionarie della Colombia (FARC) nel sud del Paese, e saranno impegnati nel sostenere la delega colombiana a Washington per attacchi in Ecuador e in Venezuela, che saranno delineati per essere diretti contro i membri delle FARC nei due stati.

Prendendo come obiettivo due nazioni fondamentali e in sostanza l’intera Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA), Washington sta preparando il terreno per un potenziale conflitto militare in Sud e Centro America e nei Caraibi. Dopo il sostegno statunitense al colpo di stato in Honduras il 28 giungno, questa nazione ha annunciato che sarà il primo stato membro dell’ALBA ad uscire dall’Alleanza e il Pentagono manterrà, e forse amplierà, la sua presenza militare alla base aerea di Soto Cano in Honduras.

Un paio di giorni fa il governo colombiano ha annunciato la costruzione in corso di una nuova base militare al confine con il Venezuala e l’attivazione di sei nuovi battaglioni aerei, e poco dopo un membro olandese del parlamento, Harry van Bommel, ha dichiarato che gli arei-spia degli U.S.A. stanno usufruendo di una base aerea in un’isola delle Antille olandesi, Curaçao, presso la costa venezuelana.

In Ottobre, una pubblicazione delle forze armate statunitensi ha rivelato che il Pentagono spenderà 110 milioni di dollari per modernizzare ed espandere sette nuove basi militari in Bulgaria e in Romania, dall’altra parte del Mar Nero a partire dalla Russia, dove verranno stanziati, per i primi contingenti, oltre 4.000 soldati.

All’inizio di dicembre gli Stati Uniti hanno siglato lo “Status of Forces Agreement” (SOFA) con la Polonia, che confina con il territorio russo di Kaliningrad, che permette all’esercito statunitense di stanziare soldati ed equipaggiamenti militari sul territorio polacco. Le forze militari statunitensi si serviranno di Patriot Advanced Capability-3 (PAC-3) e standard Missile 3 (SM-3), che fanno parte del sistema globale del Pentagono per intercettare i missili.

Più o meno nello stesso momento il presidente Obama ha fatto pressioni sul primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan per installare nel suo Paese le componenti di uno scudo misilistico. “Abbiamo discusso il ruolo costante che possiamo giocare come forze alleate N.A.T.O. nel rafforzare il profilo della Turchia nella N.A.T.O. e nel coordinarsi in maniera più efficacie riguardo a punti critici come la difesa dai missili” secondo le parole del leader americano.

Il ministro degli esteri Ahmet Davutoglu ha fatto intendere che il suo governo non considera Tehran come una minaccia missilistica per la Turchia in questo momento. Ma gli analisti sostengono che se verrà realizzato uno scudo missilistico comune N.A.T.O., una mossa del genere potrebbe costringere Ankara a entrare in questo sistema.

Il 2010 vedrà il primo dispiegamento di truppe straniere in Polonia dopo la rottura del patto di Varsavia nel 1991 e l’installazione dei “più efficaci, più rapidi e più moderni” (secondo le parole di Obama) mezzi di intercettazione dei missili e strumenti radar nell’Europa dell’Est, nel Medio Oriente e nel sud del Caucaso.

La forza militare U.S.A in Afghanistan, sito della guerra più lunga e su più vasta scala di tutto il mondo, raggiungerà le 100.000 unità all’inizio del 2010 e con altri 50.000 soldati in più di altre nazioni della N.A.T.O. e vari “vassalli e tributari” (Zbigniew Brzezinski) rappresenterà il più vasto dispiegamento militare in ogni zona di guerra del mondo.

I missili drone statunitensi e della N.A..T.O. e gli attacchi degli elicotteri d’assalto in Pakistan aumenteranno, così come le operazioni per reprimere le insurrezioni nelle Filippine e in Somalia, insieme a quelle nello Yemen, dove la CIA e le forze speciali dell’esercito sono già scese in campo.

Il sito dell’esercito statunitense ha annunciato recentemente che ci sono stati 3.3 milioni di schieramenti in in Afghanistan e in Iraq dal 2001 con due milioni di soldati degli U.S.A. inviati nelle due zone di guerra.

In questo nuovo millennio ancora agli esordi, i soldati americani sono già stati inviati in centinaia di migliaia di nuove basi e in zone di guerra in corso o già conclusa, in Albania, Bosnia, Bulgaria, Colombia, Djibouti, Georgia, Israele, Giordania, Kosovo, Kuwait, Kyrgyzstan, Macedonia, Mali, Filippine, Romania, Uganda e Uzbekistan.

Nel 2010 saranno inviati soldati all’estero in numero ancora più elevato per presidiare basi aeree e siti missilistici, supervisionare e partecipare ad operazioni di contenimento delle insurrezioni nel mondo contro i più disparati gruppi ribelli, alcuni dei quali secolari, e lanciare azioni militari in Sud Asia e altrove. Saranno collocati su navi da guerra e sottomarini, equipaggiati con missili Cruise, con missili nucleari di largo raggio e con squadre di portaerei sui mari e gli oceani del mondo.

Costruiranno ed amplieranno le loro basi, dall’Europa all’Asia centrale e meridionale, dall’Africa al Sud America, dal Medio Oriente all’ Oceania. Ad eccezione di Guam e di Vicenza in Italia, dove il Pentagono sta enormemente ampliando gli impianti esistenti, tutte le strutture in questione si trovano in nazioni e in regioni del mondo dove l’esercito statunitense non era mai stato così comodamente sistemato. Praticamenti tutti i nuovi accampamenti diventeranno basi utilizzate per operazioni di “bassa portata”, in genere nell’est e nel sud dell’Europa, dominata dalla N.A.T.O.

Il personale dell’esercito statunitense sarà assegnato al nuovo Global Strike Command e destinato ad aumentare il controllo e le azioni di guerra nel Circolo Artico. Saranno al comando della Missile Defense Agency per consolidare una rete mondiale per intercettare i missili, che faciliterà la possibilità di un primo attacco nucleare, ed estenderanno questo sistema nello spazio, la frontiera finale della corsa alla conquista del dominio militare assoluto.

I soldati statunitensi continueranno a diffondersi in tutto il mondo. Ovunque, tranne ai confini della loro nazione.

Titolo originale: “2010: U.S. To Wage War Throughout The World”

Link
31.12.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di FRANCESCA IPPOLITI

3 Commenti a “Il 2010 degli USA: dichiarare guerra a tutto il mondo”

  • Marcusdardi:

    NON COMPERIAMO PIU’ NULLA MADE IN USA E LI FACCIAMO CROLLARE SENZA COLPO FERIRE!!!

  • Lino Bottaro:

    @ Marcusardi,
    Io lo faccio da anni ho un repulsione naturale per tutti quei prodotti truffaldini tutta pubblicità e schifezza all’interno che guardacaso provengono dalle solite multinazionali. Evito da sempre anche esso e shell. Sicuramente se fossimo in tanti queste multinazionali sarebbero costrette ad andarsene e verrebbe a mancare il sostentamento alla nazione predona.

  • Giorgio Trevisan:

    Per fortuna, guai se no. Solo che mi sembra che siate troppo ottimisti su questo impegno militare senz’altro necessario. Obama potrebbe ridurlo invece di amumentarlo come auspicabile.

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