Categorie
VISITE
Ti ringraziamo per essere passato sul nostro blog! Torna a trovarci presto!

Scritto da Alberto Simone – http://www.facebook.com/pages/alberto-simone

“Un giorno, durante uno dei miei viaggi in Africa, la mia jeep attraversava lunghi tratti di strada assolati, lussureggianti e deserti. Poi, d’improvviso appariva qualche agglomerato di capanne di paglia, fango, lamiere. E subito gruppi di bambini, seminudi, sporchi, di ogni età, richiamati dal passaggio dell’auto, ci correvano incontro salutandoci con esplosioni di risate e allegria. Ogni tanto, ordinati nelle loro divise scolastiche, incrociavamo gruppi di giovani studenti di ritorno da scuole lontane, forse chilometri. E anche questi si aprivano in sorrisi accoglienti, scherzando tra loro ed esprimendo una felicità palpabile. Ad ogni passaggio, questi incontri mi lasciavano pieno di stupore e di domande. Come poteva albergare quella felicità, quell’entusiasmo, quella gioia incontenibile in quei luoghi così poveri, degradati e, ai nostri occhi. così spaventosi e deprimenti. I pensieri volavano via, evocando le nostre case confortevoli, perfino tra quelli di noi meno abbienti, in cui nessuno più si chiede perchè c’è luce premendo un interruttore, c’è acqua pulita aprendo un rubinetto, c’è cibo nel frigo e sulle tavole, calore d’inverno e fresco d’estate. Perchè ci sono vestiti, automobili, telefoni, televisori, decoder, computer, lavatrici, frigoriferi, e lavastoviglie.

Niente ci sorprende più davanti a questi autentici miracoli per avere i quali non abbiamo poi fatto molto. Pensavo alle facce della gente per strada, bambini compresi, a Roma, come a New York, a Parigi o a Londra. Facce chiuse, tese, preoccupate, incazzate, tristi, depresse o allucinate. Che razza di dicotomia era questa? Se non hai niente riesci ad essere felice, se hai tutto, molto di più di quello che ti serve, sei insoddisfatto, depresso, infelice, incapace di guardarti intorno e provare un filo di meraviglia e gratitudine? Dopo essere tornato a casa, ho ripensato spesso a quei bambini africani. E ho continuato a interrogarmi sulla loro felicità. E finalmente ho capito che loro, a dispetto di quella oggettiva povertà e totale precarietà, sono “naturalmente” felici perchè il segreto della loro felicità, sta in tre condizioni che rispondono ad altrettanti bisogni naturali, e che noi nella nostra folle corsa alla sicurezza, al benessere, al possesso, al successo e al potere, abbiamo momentaneamente, ma non irreparabilmente, perduto: 1) il senso di appartenenza, 2) la volontà di condivisione, 3) la capacità di contribuire. La felicità di quei bambini è addirittura inevitabile. Senso di appartenenza: si sentono pienamente parte della loro comunità, del loro villaggio, della loro tribù, della loro nazione. Celebrano gli stessi riti, onorano le stesse tradizioni, credenze e spiritualità. E questo da loro la sicurezza di cui hanno bisogno per crescere e strutturare la loro identità di persone. Possiamo dire lo stesso? La volontà di condivisione: quei bambini condividono con gli altri la stessa condizione esistenziale, e anche quel poco che hanno è di tutti, il cibo, l’acqua, il fuoco, il raccolto. Tutto viene condiviso, anche le emozioni, i sentimenti, le speranze e le paure, riguardano tutti. E nessuno si appropria di niente, privandone gli altri. Facciamo così anche noi? Capacità di contribuire: per loro è naturale servire la propria comunità di appartenenza e fare a turno ciò che serve, aiutare la propria famiglia e il proprio villaggio, andando a prendere acqua e legna da ardere anche lontano chilometri, aiutando gli anziani o i malati anche solo facendo loro compagnia, offrendo il proprio tempo e le proprie capacità agli altri quando serve, senza nemmeno doversi chiedere se si ha voglia di farlo o no. La pensiamo e ci comportiamo nello stesso modo? Da più di trent’anni studio gli esseri umani e posso dire di avere conseguito molte esperienze e specializzazioni. Ma sono rimasto sorpreso e colpito io per primo dalla semplicità e dalla verità di questa naturale e antica “ricetta della felicità”. Queste tre condizioni sono necessarie ad ogni essere umano. Siamo stati creati e progettati con questi bisogni, che rispondono intelligentemente anche alle nostre leggi di sopravvivenza e di conservazione della nostra specie. Quando anche una sola di queste condizioni viene meno nella nostra vita cominciamo a vivere contrastando la nostra vera natura. E ci ammaliamo. Prima di infelicità e poi di un infinito elenco di sintomi e malattie fisiche e psicologiche. E per non stare male, non sentirci soli, non avere paura o terrore, mettiamo in atto antidoti sempre più inutili e perversi, farmaci, droghe, potere sugli altri, culto del’Ego, avidità e possesso. Dunque, se vogliamo guarire e provarci davvero ad esser felici, non domani, non all’altro mondo, ma qui ed ora, non accontentiamoci dei medici, degli ospedali, dei preti e degli psicologi. Proviamo a fare così: Passo 1): cominciamo ad analizzare la nostra vita alla luce di queste tre condizioni “Appartenenza”, “Condivisione”, ” Servizio” e diciamoci spassionatamente cosa manca. Siamo ancora in tempo per imparare di nuovo quello che già sapevamo e che abbiamo dimenticato. E scoprire, sperimentando un po’ alla volta l’effetto che fa, quanto la nostra vita e le nostre comunità possono essere infinitamente migliori.

2 Commenti a “Tre condizioni per essere felici”

  • icecube:

    Le giuste osservazioni dell’articolista si potrebbero ben definire in “quello che noi chiamiamo civiltà, non è niente altro che la nostra presunzione”.

  • Gian:

    concordo pienamente con ogni cosa espressa e aggiungo in base alle mie esperienze e ai miei viaggi che gli italiani sono i peggiori al mondo sono gli esseri più tristi della terra ………….almeno i nordici come gli inglesi da ubriachi la sera sono felici ………….noi manco quello ………sempre a pensare alla macchina al cellulare ai vestiti ………….ma se li ficcassero nel culo !!! e ovviamente le donne MOLTO peggio degli uomini……………

Lascia un Commento

Gianni Lannes
Corso Nuova Fotografia
Antonella Randazzo
FreePC
SCIE CHIMICHE