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Adesso le critiche fioccheranno. Mi diranno che mi sono venduta, che mi faccio pagare, che lecco il culo agli ad ecc ecc. Tutte falsità. Semplicemente, la pubblicità della merda è talmente predominante, che trovo che comincia a essere necessario che facciamo noi consumatori la “contropubblicità”.

L’estate scorsa (agosto 2009), presa da un raptus casalingo acuto, mi misi a pulire casa da cima a fondo. Sono sempre stata una di quelle che leggono le etichette e che nella scelta dei prodotti aguzza  naturalmente le sue qualità di detective. Volevo ovviamente un prodotto  che non fosse né della Unilever né della Procter and Gamble, un prodotto italiano che conoscevo. Lo volevo perché lo considero migliore, e perché – due piccioni con una fava – non volevo contribuire ulteriormente al clima moroso del paese provocando inavvertitamente la chiusura dell’ennesima fabbrica del paese.

Ho sempre pensato che  il nostro voto quotidiano conta: scegliendo cosa acquistare (quando è ancora possibile).

Però il prodotto che volevo, non si trovava. Succede così ai tanti prodotti di qualità. Ne trovi finalmente uno, e poi misteriosamente sparisce. I commercianti come pappagalli ti ripetono che è perché la gente non li vuole, ma io non li ho mai creduti. Molti sanno di mentire, del resto non sarebbero commercianti… E infatti alcuni ammettono, fuori dai denti, che in realtà molti prodotti eccellenti spariscono dagli scaffali appunto perchè eccellenti. Il ragionamento commerciale naturalmente non fila. E neanche la logica. Solo la perversione finanziaria del profitto criminale.

Perché vendere l’acido ascorbico a 6 euro l’etto, SFUSO, se con le leggi ideate dalle stesse aziende farmaceutiche e poi gentilmente suggerite alla Commissione europea, con l’aiuto di OMC e  Codex alimentarius, la vitamina C in compresse, tagliata, adulterata e quant’altro, la possono vendere al banco a 60 euro l’etto? Distribuendo prebende agli amichetti produttori di imballaggi e di plastica?

Oppure, pensiamo noi donne al numero di creme di bellezza di marca italiana eccellenti ed economiche, sostituite da un giorno all’altro dai prodotti dell’Oreal, della Vichy, della Lancome, e della Llierac, che avranno pure un marketing miliardario, ma i cui prezzi, però, lo riflettono crudelmente. Mentre altre marche italiane, passano di mano a francesi e olandesi. Ni vu ni connu. Poi passa un po’ di tempo e cambia anche il prodotto. Quelli di eccellenza appunto spariscono. Per gli altri, i prezzi aumentano. Gli ingredienti cambiano. E così via dicendo.

E intanto la libertà di scelta si restringe ogni giorno di più. Un paradosso: la merda aumenta e costa come la qualità di ieri mentre la qualità sparisce e quella che rimane costa come l’oro (di adesso, perché anche quello non avrà lunga vita…)

Si pensi a quello che mangiava il contadino solo all’inizio del secolo scorso: per un pasto del contadino di ieri, ci vorrebbe oggi una carriola piena di carta straccia. Carta straccia svalutata (ma non inflazionata).

Le città cambiano, i centri urbani diventano pedonali, sempre più inaccessibili per commerciare e fare grossi acquisti, il tutto per creare la scusa di costruire parcheggi a pagamento e mettere le linee blu, lasciando lo spazio a grossi supermercati fuori dal centro.

Spariscono le mercerie, le ferramenta, i bottegai, le boutique o negozi multimarca, i fornai del pane fresco, i verdurieri con la roba del contadino del luogo, e con essi spariscono alcuni tra gli oggetti più sfiziosi della nostra italianità – che si trovavano secondo me proprio nelle  ferramenta, sostituite dai brico standard che niente hanno né di ingenioso né di sfizioso.

Spariscono le mutande di cotone o filo di scozia al cento per cento (sostituite dalle ibride di Intimissimo), spariscono persino calzini, calzettoni e gambaletti in pura lana o puro cotone, per essere sostituiti dalla qualità scadente di Calzedonia, a parità di prezzo naturalmente…

In questo cambiamento io andavo cercando il Brax, che è una crema bianca per lavare il lavandino. Non si trovava in alcun posto, ovunque sostituita dal Cif. La balla della richiesta di mercato non l’ha gobbata neanche una (vera) casalinga che anch’essa lo cercava da settimane.  Stessa ammissione da parte di una schiava/commessa dell’Ipersoap da cui era letteralmente  sparito: a cosa servono del resto le catene se non a monopolizzare i prodotti e a sceglierli al posto tuo ? Volatilizzato anche dalle ferramenta…

Innervosita da questa rarificazione – apposita! apposita! – della merce, decisi di scrivere all’amministratore delegato dell’unica ditta di igiene domestica di squisita tradizione italiana che ha retto miracolosamente alla concorrenza. La Nuncas.

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From: “Nicoletta Forcheri”
Date: Sat, 8 Aug 2009 17:52:19 +0200
To: <lucamanzoni@nuncas.it>
Subject: prodotti brax

Gentile Dott. Manzoni

avendo trovato il Suo indirizzo sul net, ne approfitto per usarlo e segnalarLe come dopo avere passato un pomeriggio a cercare il prodotto Brax della Nuncas, esso sia praticamente diventato introvabile, almeno qua a Diano Marina (Imperia). Nel piccolo Ipersoap dove ho esternato qualche osservazione, c’era una signora che lo ricercava anch’essa dappertutto da qualche giorno. Eppure due mesi fa, lo avevo trovato.

Da chi dipende la distribuzione capillare di questi prodotti? Come mai non si trova piu il Brax? Avete deciso di dismetterlo oppure si tratta di una precisa tattica della grande distribuzione per agevolare il CIF?

Anni fa conobbi un quadro di Procter and Gamble a Bruxelles, mi disse che all’interno dell’azienda esisteva il “caso italiano”, un caso di “difficile” penetrazione. Per forza, risposi io, ci sono tantissimi prodotti in concorrenza gli uni migliori degli altri.

Siamo purtroppo arrivati al punto in cui miracolosamente è sopravissuta una sola marca, la Nuncas, un po’ come per le acque minerali naturali in vetro, una marca per ogni regione… giusto così per darci l’impressione del mercato e della libertà di scelta.   Noto purtroppo che neanche con questa unica alternativa al totoanglosassone, il cartello chimico globale si reputa soddisfatto, e si accinge regolarmente, con motivazioni tecniche o quant’altro, a fare sparire i prodotti migliori. Con l’aiuto delle proprietà delle catene di distribuzione in conflitto di interessi con gli stessi prodotti…

Questa mia è la mail di una consumatrice arrabbiata e delusa, che nota costantemente che ogni qualvolta che trova un prodotto buono, eccellente, italiano, piacevole, esso puntualmente sparisce dal mercato che sia nel parafarmaceutico, nell’alimentare, nelle bevande o nei detergenti, ma anche nella biancheria intima succedono cose strane, come la sparizione completa della mutanda al 100% di cotone, oppure le mutande in filo di scozia, se non i mutandoni della nonna, nicchia che resiste per non dare troppo nell’occhio delle strategie occulte dei monopolisti delle mutande…

Lo stesso dicasi per i calzini femminili, spariti quelli lunghi in filo di scozia o altro cotone pregiato.   Lo stesso dicasi per i prodotti shampoo o i coloranti vegetali non permanenti.   Lo stesso dicasi per tutta una serie di altri prodotti che sopravvivono unicamente per il buonvolere dei nostri padroni stranieri, qualora ne abbiano comperato i marchi, come la citrosodina ancora venduta perché la Bayer ne ha acquisito il marchio (e il brevetto) e può quindi succhiare un successo italiano fino al midollo. Chissà se la composizione è ancora la stessa? Poi strano che sia coperta da brevetto visto che si tratta di un po’ di bicarbonato di sodio con un po’ di acido citrico…

Lo stesso dicasi per la gazzosa, fino a qualche tempo fa venduta sfusa, adesso o solo nestlé, FINTA, con aromi chimici, o la Lurisia con il bollino rosso di Slow food a 3 euro a bottiglietta…

Ecco, grazie a quello che ci hanno spacciato per libero mercato, sono riusciti a provocare una dualizzazione iniqua dei prodotti, da una parte quelli taroccati, di cattiva qualità, consentiti dall’UE, per la massa, dall’altra i veri prodotti, buoni, genuini, sempre più rari e sempre più cari.

L’Italia aveva l’eccellenza diffusa negli anni settanta, prima che l’UE non cominciasse a regolamentare tutto, ivi comprese le regole di etichettatura, e le regole intrinseche per chiamare cioccolata un prodotto da noi considerato succedaneo, ad esempio, od olio di oliva extra vergine un prodotto composto di olive ITALIANE, e non di una regione predefinita, oppure ultimamente un succo di frutta SENZA FRUTTA.

Ringraziando in anticipo per la Sua risposta, Le sarò molto grata se mi farà recapitare o trovare il Brax, in tal caso tornerò a pulire il bagno, e la casa, contenta e smetterò di scrivere e di scervellarmi.   Nicoletta Forcheri

—– Original Message —– From: lmanzoni@nuncas.it To: Nicoletta Forcheri Sent: Saturday, August 08, 2009 8:08 PM Subject: R: prodotti brax
Cara signora Forcheri,

Non sa quanto sia d’accordo con la sua bellissima lettera.
E’ la filosofia di Nuncas : alta qualita’ e italianita’.
Il Brax e’ sempre in produzione fin dagli anni ’60 e si vende sempre bene.
L’assenza in quel negozio e’ colpa del distributore.
Alla riapertura dell’azienda dopo il 24 agosto il nostro Servizio Consumatori le dara’ l’indicazione di dove acquistarlo vicino a lei.

Grazie di cuore del suo appello, e stia certa che non modificheremo mai la nostra scelta di qualita’ e di etica che ci rende cosi’ diversi dagli altri.

Cordiali saluti
Luca Manzoni


Da: Nicoletta Forcheri [mailto:niforcheri@tiscali.it]
Inviato: giovedì 20 agosto 2009 2.30
A: Luca Manzoni
Oggetto: Re: prodotti brax

Gentile Dott Manzoni

Le volevo segnalare che non si tratta di una mancanza del Brax occasionale o per pausa estiva poiché all’Ipersoap dove sono tornata mi hanno detto che il prodotto non tornerà più sugli scaffali, che l’etichetta è stata tolta. Non ho potuto parlare con alcun responsabile, è piramidale apposta il sistema. Per sentirci dire, beffardamente, che se i prodotti migliori spariscono dagli scaffali è perché i clienti non li vogliono…

Come Le dicevo nella mia lettera, temo una strategia oppositiva generale da parte dei concorrenti. Se è colpa del distributore, vuol dire che tutta una zona non sarà più rifornita?   Per il resto, non posso che dirvi di continuare così e, soprattutto, di trovare soluzioni nel nostro passato recente, imballaggi leggeri e simbolici, riciclabili, prodotti inquinanti al minimo, ecc ecc. Molto importante è comunicare con i consumatori certi valori, distinguersi, non solo nel prodotto in sé, ma anche nell’esteriorità degli imballaggi, nella grafica, nelle parole scelte.

Soprattutto so che dovete affrontare una concorrenza non solo spietata ma criminale, perchè conosco i loro metodi di corruzione delle istituzioni europee, e di connivenza con le maggiori banche quelle che al momento dovuto ti strozzano un’azienda come niente fosse solamente perché da fastidio. Lo hanno fatto continuamente in Italia.

La grande distribuzione francese si fa sempre più aggressiva e il loro piano è quello di fare sparire i numerosissimi piccoli commerci della penisola per sommergerci di marchi di grande distribuzione come in Francia dove persino il più piccolo anonimo negozietto dei borghi sperduti in montagna è in franchising della grande distribuzione e dove non si riesce più a trovare né un panettiere che faccia il pane, né un ferramenta. Nel piano, essa è assistita dagli sbirri delle asl, che vietano di tutto e di più per agevolare le multinazionali dell’agroalimentare, o della chimica (divieto di vendere sfuso, prodotti sempre più taroccati o tagliati, sempre più cari, imballaggi sempre più pesanti, persino doppi ecc ecc) e da quelli della finanza, che esegue un rastrellamento a tappeto dei commerci, letteralmente perseguitandoli.

Penso che avremmo qualche chance di resistere e persino di esportare il nostro modello (italiano) di appena  20 anni fa – un modello vincente – se solo ci fossero dei politici e dei giornalisti che citassero per nome e cognome i problemi reali. Le lingue devono sciogliersi e dire pane al pane, sarebbe l’inizio della cura. E’ già tanto che Tremonti abbia citato la golden tax, o che Berlusconi abbia parlato a gennaio scorso della necessità di affrontare i derivati fraudolenti ai nostri enti locali. Adesso lo pagheranno – per golden trax e accordo con gazprom e Libia – con innumerevoli scandali sopra o sotto la cintura, creati appositamente da alcuni circoli di affari che hanno in mano la stampa europea e certa stampa italiana.

Ringraziando,

Nicoletta Forcheri

4 Commenti a ““CONTROPUB”: la Nuncas, una impresa che resiste. N Forcheri”

  • icecube:

    GRANDE Nicoletta!!! onore e merito per questa tua testimonianza.

  • Marcusdardi:

    Cara Nicoletta,

    Questo articolo è davvero splendido e va a toccare un punto molto profondo nella nostra disastrata economia, quello delle multinazionali che fanno da asso pigliatutto.

    E’ proprio lo sciopero dei consumatori che andrebbe predicato e stimolato, è il giusto sentimento di decrescita e di favorire la qualità che andrebbe diffuso.

    Ma che fare? Tu scrivi e io canto sugli stessi argomenti e le stesse idee, ma il popolo è ancora stordito dalla falsa contrapposizione destra-sinistra e da questa pazza e deleteria corsa al consumismo e non al consumo intelligente.

    Ma non arrendiamoci…. ancora complimenti per l’articolo ed il tema trattato.
    Marcusdardi

  • MARCO:

    concordo e sottoscrivo
    ormai fare la spesa necessita di tanto di quel tempo da passare tra gli scaffali a leggere tutte le etichette!
    Anche noi in famiglia facciamo attenzione a quanto dici, ma noto che per la maggioranza vale il rincog…… della TV e della pubblicità!
    Scusa ma quanto è meglio un buon pollo ruspante rispetto a quello di una data marca!

  • MARIA:

    Perfettamente ragione ,grazie agli amministratori che danno le licenze ai grossi ipermercati gli idioti che pensano di risparmiare non si rendono conto che fra non molto saranno due o tre multinazionali che decideranno cosa mangiare e come pulire .
    Un suggerimento : a Palermo c’e’ la Kemeco , che produce il Rio Azzurro e il Rio casamia , ottimi prodotti che lavano e igienizzano .Per gli alimentari ancora c’e’ tempo , li le cose andranno piu’ per le lunghe , fino a quando riusciranno a trovare escamotage o scandali alimentari come quello sulle mozzarelle di bufala di questi giorni .
    Chi vivra’ vedra’

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