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Libertà e rispetto
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E’ GRAVISSIMA LA DENUNCIA CONTENUTA IN QUESTO VIDEO: LANNES E’ ENTRATO SENZA ESSERE FERMATO IN UNA CENTRALE NUCLEARE DISMESSA ED HA FILMATO PER DUE ORE I TIR DELLA ‘NDRANGHETA CHE PORTAVANO VIA TONNELLATE DI RIFIUTI NUCLEARI, CARICANDOLE SU CONTAINER.
LI HA SEGUITI FINO A GENOVE A LA SPEZIA, DOVE I CONTAINER PIENI DI RIFIUTI SONO STATI CARICATI SU NAVI DA AFFONDARE IN MARE: ORA, NON TRENT’ANNI FA!

15 Commenti a “E’ ORA DI DIRE BASTA”

  • LUCIA:

    LE MAGGIORI TESTATE GIORNALISTICHE SONO SOVVENZIONATE DALLO STATO,QUINDI SPESSO APPOGGIANO IL GOVERNO DI TURNO. BISOGNA ELIMINARE QUESTE SPESE INUTILI PER LO STATO. I GIORNALI COME TUTTE LE ALTRE ATTIVITÀ DEVONO REGGERSI SULLE PROPRIE GAMBE. ALTRIMENTI LA STESSA ATTIVITÀ GIORNALISTICA PERDE DI GRINTA DI MORDENTE DI SINCERITÀ. NON CERCANO PIÙ LO SCUP TANTO LO STIPENDIO LO RICEVONO LO STESSO. QUINDI NON MERAVIGLIAMOCI SE INSABBIANO UNA NOTIZIA O L’ALTRA , LO FANNO PER INGRAZIARSI IL GOVERNO DI TURNO, E PER NON RISCHIARE DI PERDERE IL VANTAGGIO DEL FINANZIAMENTO.

  • andrea perciante:

    questa è veramente grossa bisogna fermarli,assolutamente!chi non
    collabora a fermarli visto che si sà in pratica agisce come uno che mette il veleno nei biberon dei suoi figli!

  • bruno:

    Io aborro la pena di morte. Tuttavia penso che al momento del ripristino della Legalità nel nostro Paese sarà necessario introdurre, seppur temporaneamente, la pena di morte per irrogare la giusta sanzione a tutti coloro che stanno distruggendo la nostra società civile.

  • GiBi:

    No, dico… nessun commento?

    E quest’estate…. tutti al mareee…tutti al mareee… a mostrar le chiappe chiareeee!

  • Laciare le discariche delle scorie radioattive senza controllo è un atto criminale, come lo è affondare navi zeppe delle stesse scorie.
    Qui siamo davanti a degli irresponsabili che, per i fini più loschi, giocano sulla nostra pelle. Eppure la cosa non sembra interessare a nessuno.
    Forse la tattica migliore è limitarsi alla denuncia degli illeciti sempre più numerosi che ci stanno portando alla rovina.
    Tutto ha una fine. Non credo che questo andazzo possa andare avanti all’infinito.

  • Sandro59:

    Ha provato col Fatto Quotidiano?
    E col Manifesto?

  • Internet è una grande forza che ci può unire senza barriere o distanze. Uniamoci e facciamo sentire le nostre voci.

  • gianni tirelli:

    BELPIETRO E L’ARRINGA FAZIOSA DI GIANPAOLO PANSA

    Come disse il colonnello Kurtz (interpretato da Marlon Brando) in “Apocalypse Now”, “se c’è una cosa che non sopporto, è il fetore della menzogna” – e aggiungo, “ la conseguente contraffazione della realtà”.
    Mistificazione e menzogna, oggi, sdoganate come pratica relazionale, sono assurte a regola per alcuni di coloro che trattano il commercio della parola scritta.
    Ho letto sulla prima pagina di Libero, un articolo, dai toni patetici e falsamente buonisti del direttore Belpietro, che aveva l’intento di commuovere e di farsi compiangere, come l’eroe di una lotta di liberazione, lasciando i toni più sferzanti, esplicite affermazioni e azzardate deduzioni, al suo compagno di banco, Gianpaolo Pansa.
    Ho trovato l’analisi di Pansa, permeata da evidente faziosità, approssimazione e minimalismo culturale. Accuratamente mondata, da ogni elemento probatorio che potesse suffragare le sue conclusioni; elemento necessario e indispensabile per addivenire ad una equa e deontologicamente corretta valutazione delle circostanze.
    Certo, con quello che scrive Pansa, nessuno si sognerebbe mai, di lanciargli neppure un pomodoro. La serena e ben celata ambiguità in cui si muove, lo mette al riparo da ogni rivendicazione e agguato.

    All’inizio della sua invettiva, Pansa, scrive: “Per il direttore di Libero, era prevista la stessa fine di Casalegno!!”
    Fare un parallelo fra Carlo Casalegno a Maurizio Belpietro è stata una vergognosa bestemmia. Un accostamento grossolano che è indicativo di una pochezza d’animo, e una coltivata disonestà intellettuale. Come può, mettere sullo stesso piano, l’irreprensibilità morale e ideale di Casalegno (ucciso dalle brigate rosse) con il servilismo e la sudditanza di Belpietro?
    Ci sono individui che riescono a mescolare sacro e profano, con la facilità con la quale un cuoco prepara un minestrone. Carlo Casalegno rifiuta la scorta: “Tanto, se vogliono, mi ucciderebbero lo stesso”, spiega al figlio Andrea, militante di Lotta Continua.

    “In questa società fondata sui media – dice Pansa – sono i giornalisti a rischiare più di altri” – e continua – “Soprattutto quelli che “svettano” nella professione poiché hanno l’abitudine di parlare chiaro”.
    I motivi per cui “svetta” Belpietro sono lapalissiani a molti, ma definire “un parlare chiaro” l’accanimento mediatico, sistematico e perdurante, volto a delegittimare una figura istituzionale della maggioranza al governo, non solo è oscuro, ma una vera azione di cecchinaggio e dossieraggio politico, eversiva e infame.
    Neppure dopo l’attacco kamikaze alle torri gemelle, e il conseguente crollo (nel quale persero la vita oltre tre mila persone), si era visto, da parte dei due magnifici direttori, un tale interesse, impegno e motivazioni.

    “Per chi ama un’informazione reticente o da paraculi, quelli come lui (scrive Pansa parlando del direttore), sono cattivi soggetti – e seguita – “Gente che sta in prima linea, ragiona con la propria testa e scrive quando gli sembra giusto”.
    Che Belpietro scriva “quando gli sembra giusto”, nessuno lo contesta. E’ un dato di fatto incontrovertibile. Il solo appunto, e del resto legittimo, è che a Belpietro, sembra giusto sempre in uno stesso modo.
    Che questo nuovo eroe del giornalettismo italiano, poi, stia in prima linea e, ragioni e decida con la propria testa, è un’offesa all’intelligenza di tutti, compresi i lettori di Libero.
    “Mi sono limitato a fare due più due”, scrive ancora Pansa, riferendosi ad un suo precedente articolo pubblicato sul Riformista (li mi attaccava personalmente, definendomi un ipocrita per avere definito Belpietro un servo), dove in maniera profetica (secondo lui), anticipava un’imminente discesa in campo del terrorismo.
    Il caro Pansa, ha grosse lacune in fatto di matematica. I numeri con cui tira le somme, sono personalizzati; tutto ciò che rimane di una disinvolta opera di epurazione delle verità scomode (a qualcuno), e in netta contraddizione con le sue tesi semplificatrici e pasticciate.

    Pansa – “Su questo caso gonfio di malvagità, emergono figure di politici irresponsabili, capaci soltanto di giocare con il fuoco. Avrei più di un nome da fare, ma oggi non voglio scriverli perché mi darebbe fastidio sentirli strillare di non essere i mandanti del tentativo di uccidere Belpietro”.
    Il caro Pansa non può sottrarsi dall’elencarci questi signori che definisce i mandanti (come lo stesso afferma) “del tentativo di uccidere Belpietro” e anteporre il fastidio degli strilli, alla salutare verità. Che giustizia sia fatta!!
    Aspettiamo tutti trepidanti un tale scoup!!
    Pansa – “ormai l’Italia politica, sembra diventato un territorio sismico (ma come gli vengono queste geniali metafore), e anche nelle aree che non hanno mai vissuto un terremoto”. No comment!!!

    Un quotidiano nazionale che per ben due mesi, investe le sue risorse indagando su di un fantomatico proprietario di un piccolo appartamento monegasco, riempiendo la sua prima pagina di sensazionalismi per allocchi, relativi all’acquisto di cucine, di società off shore, di veline fotocopiate, trasfigurando, in questo modo, la sua redazione, in uno spaccio di rotoloni “Regina”, trancia di netto ogni possibile e irrispettoso accostamento, con chi ha dato la propria vita per la fedeltà alle sue idee.
    E’ questo, per Pansa, il giornalista svettante, sempre in prima linea, che decide con la sua testa, quando gli sembra giusto”?

    Perché Gianpaolo Pansa, ennesimo e non ultimo avvocato difensore dei nuovi “paladini della libertà”, non ci parla del falso in bilancio, del conflitto di interesse, delle leggi ad personam, di Dell’Utri, di Mangano, Previti, Cosentino, Scaiola, Verdini, Brancher, Scapagnini e combriccola? Di un Presidente del Consiglio, proprietario di tre reti televisive o di uno scandaloso Minzolini che, al servizio pubblico, ha anteposto la servitù, surclassando in fatto di abnegazione e fedeltà, il penoso Emilio Fede? E dei continui e sistematici, attacchi alla magistratura, che definisce un’associazione a delinquere, intervallati da triviali barzellette con finale a sorpresa, dove un premier cattolico, pluri-divorziato e puttaniere, nomina Dio, definendolo un porco, cosa ci dice Gianpaolo Pansa?
    Tutto il resto è un susseguirsi di infinite minchionerie, delle quali non tengo più il conto. Cos’ha mai scritto, caro Pansa, il suo assistito, direttore Belpietro, su tali succulenti e ghiotti argomenti? Lettera morta!!

    Simpatizzare per una certa parte politica, é cosa buona e giusta. Viva il un pluralismo delle idee, delle opinioni, degli ideali – la diversità come valore imprescindibile. Completamente all’opposto e in netta antitesi con la considerazione sopra espressa, è attaccare un Presidente della Camera (cofondatore del più grande partito di governo), al solo scopo di sputtanare, attraverso una, squallida, rivoltante e grottesca messinscena, la sua reputazione, moralità e statura politica, allo scopo di assecondare i capricci e gli interessi particolari di un padrone che, in cambio di privilegi e protezione mercifica la dignità dei suoi cortigiani.
    Reputo Gianpaolo Pansa, un vile mistificatore. Nel suo articolo, sulla prima pagina di Libero del 2/09/2010, ha omesso intenzionalmente e per un intento demagogico, il vero e solo responsabile (da quasi un ventennio) della deriva etica, morale e materiale di questo paese; delle relative conseguenze ed effetti collaterali, gravi: Silvio Berlusconi.

    Gianni Tirelli

    • Jacopo Castellini:

      Gianni Tirelli,
      ho avuto modo in passato di condividere la profondità di alcuni dei suoi articoli, ripresi dal suo blog e qui inseriti da lei come commenti, ma potrebbe spiegarmi il nesso con l’articolo in oggetto?
      Cordialmente.

  • gianni tirelli:

    un errore- A presto

    • Giorgio Andretta:

      Tirelli,
      questa è l’ultima volta che mi rivolgo direttamente a lei, successivamente lo farò solo con il webmaster.
      Considero quest’ostello non un tatzebao cinese ma un forum, ognuno conosce la differenza di funzione tra i due.
      Molti potranno suggerirmi d’ignorarla e di non più leggere i suoi commenti, ma mi sentirei di tradire oltre che la precipua peculiarità di questo stallo anche le basilari norme dell’etica e del vivere civile, da lei smaccatamente disattese.
      I suoi sfessanti sfoghi sibaritici che poco contengono di parresiastico ma molto di ubbiastico, in definitiva si sostanziano in marcate spie di profonde frustrazioni.
      Qualora lei non fosse ulteriormente ospitato non cadrò in astinenza del suo grandguignolesco concionare.
      Questa non è una proposta di censura o cassazione, ma un caloroso invito a meritare un posto in un consesso civile.
      Bye-bye.

  • gianni tirelli:

    Caro Giorgio,
    se mi vuoi fare pervenire la traduzione o la prosa della tua nota, te ne sarei grato.
    Come politico saresti un vero fallimento, e in quanto alla frustrazione, credimi, sei cascato malissimo.
    Spesso, gli effetti della frustrazione, ci inducono a negare l’evidenza delle cose, anche negli individui che, prima d’allora, reputavamo intelligenti e ragionevoli. Un abbraccio affettuoso.

  • NON CURARSI PER CURARSI

    Una prima, buona e salutare regola praticata nei millenni come cura per i nostri quotidiani malesseri, siano essi, dolori articolari, cefalgie, disturbi gastrici, stati influenzali e affini, consisteva nell’aspettare il decorso della malattia fino al suo naturale esaurimento. “Non curarsi per curarsi”. In questo modo, il nostro organismo (essere cosciente in ogni sua cellula), era in grado di comprendere consapevolmente ogni passaggio dell’iter della malattia e, in virtù di una tecnica connaturata ne memorizzava i motivi e le cause per poi convogliarli nell’infinito bacino della coscienza di base. L’individuo era, prima di ogni cosa, il medico di se stesso che in virtù di un tale potere, era in grado di gestire la sua salute e integrità fisica.
    Quella che oggi, in forma strumentale, viene definita “la medicina moderna”, destabilizza questo processo naturale, interrompendo il corso della malattia e accanendosi in maniera ossessiva sui sintomi, eludendone le cause.
    La propaganda mediatica “a tambur battente” su un uso indiscriminato dei farmaci, ha ridotto ai minimi la soglia sopportazione del dolore, così da rendere gli individui, dipendenti e schiavi delle multinazionali farmaceutiche che, sulla nostra pelle, accumulano profitti stratosferici.
    I moderni farmaci, sono delle piccole bombe ad orologeria, e gli effetti delle loro controindicazioni alterano irrimediabilmente i sofisticati meccanismi che regolano il nostro organismo, degenerando in tumori e mandando in corto il nostro sistema nervoso.
    Nello spot del “Voltaren” (farmaco propagandato dalle reti televisive, in grado di curare (sostengono) i dolori articolari e il torcicollo) si dichiara testualmente: <>. Per un semplice torcicollo? Negli effetti gravi collaterali dell’Aulin, si parla di emorragie gastriche che possono portare alla morte. In molti psicofarmaci è bene evidenziato il fatto che possano, in alcuni casi, portare al suicidio. E questo vale per un buon 99% di questi inquietanti rimedi.
    Non sapremo mai, del resto, quante emorragie gastriche o suicidi, siano da mettere in correlazione con l’uso di questi farmaci, ma è facile immaginare la loro potenziale pericolosità.
    Se non ci liberiamo della chimica e dei suoi intrugli diabolici, per dare fondo alle nostre ultime risorse vitali e finalmente, in un moto di vero orgoglio, rovesciamo il tavolo sgombrandolo da tutte le effimere, illusorie, inutili e micidiali menzogne che il sistema ci spaccia al pari di miracolose droghe, avremo perso per sempre la nostra libertà e come schiavi, invalidi e accattoni saremo costretti ad elemosinare conforto fra le braccia del nostro carnefice.

    Gianni Tirelli

  • DOMANDE SENZA RISPOSTE

    Le stucchevoli domande, sul senso della vita, della morte, o sull’origine dell’universo, fanno presupporre che, di fatto, ci sia qualcuno o qualcosa nell’infinito spazio, in grado di rispondere a questi interrogativi. Diversamente, una domanda, per la quale non esiste una risposta, rientra nel campo, delle congetture filosofiche e delle stramberie intellettualoidi. In verità, non c’è alcuna risposta a tutto ciò ne, una particolare circostanza, causa primaria dell’origine dell’universo, essendo, lo stesso, sempre stato – e ciò che è sempre stato, lo sarà all’infinito. È la domanda priva di risposta, che genera la vita che noi conosciamo e, quindi, la coscienza. Se per astratto, avessimo la risposta, cesseremmo di essere la domanda e quindi, di esistere, perché privati della coscienza. È nella non risposta che si evince il senso stesso della vita e, nella domanda, infinitamente disattesa, prende forza lo spirito di auto conservazione. Se sapessimo del dopo e del domani, potrebbe mai esistere la vita che noi conosciamo? No, e dirò di più. Nessun tipo di vita, potrebbe mai esistere in una tale ipotetica, paradossale dimensione: solo il nulla. È in virtù di questo stratagemma dell’assoluto, che l’umanità si adopra, pensa, e respira. Non c’è alcun mistero da palesare. Chi mai sarebbe il depositario di un tale mistero, e chi l’artefice? È nell’accettazione del ” così com’è” che, la forma diventa uomo, credente, e servo del mistero. È nella solidarietà, che ci si sente partecipi di un tutto, che accomuna, a se, ogni ragione, e prescinde da ogni mistero e passione. L’uomo relativo del ventunesimo secolo, ribelle, narciso e opportunista, ha sfidato e umiliato, le logiche di un disegno perfetto e immutabile ( proprio perché mai determinato, e sempre stato) ma, a tempo debito, senza sconti, in forza delle sue infinite ragioni, il disegno, riporterà dentro l’alveo dell’originario equilibrio, ogni anomalia. È nella risposta negata che tutto prende senso.
    Se per astratto, avessimo la matematica e assoluta certezza, della relatività di una vita fine a se stessa, per quale empirico motivo, dovremmo educare i nostri figli, ho inculcare loro il senso di giustizia, scale di valori e principi etici? E poi, che ne sarebbe, degli ideali, della solidarietà, delle regole civili e del domani? Solo caos e follia suicida. Le nostre moderne società occidentali senza futuro, vanno in questa direzione, sovvertendo ogni regola e prevaricando ogni limite. Il prezzo da pagare sarà altissimo. In verità, tutti noi, nel nostro cuore, crediamo e speriamo, in una nuova dimensione oltre la vita. I più recalcitranti materialisti che, proprio in virtù del loro atteggiamento mentale, cercano di esorcizzare la paura del dopo, in realtà, sono i più sinceri, coraggiosi e fedeli sostenitori dell’eternità. Nell’interrogativo dell’uomo, convive il suo timore, e nel timore, la sua speranza. Solo la filosofia di una coscienza pura, può cimentarsi nell’arte di spiegare l’infinito, e di comprenderlo, e la scienza e la tecnologia, mortificarlo.

    Gianni Tirelli

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