(articolo del 28 dicembre 2008)
Nell’attuale rimaneggiamento dell’intero scenario bancario finanziario, molte banche sembrano destinate a scomparire per fusione incorporazione in altre – poche elette in verità – che sembrano ritagliarsi la parte del leone. Scoprire quali sono le banche elette appare abbastanza facile con un’attenta e meticolosa osservazione della realtà, mentre dimostrare per quali interessi, istituzioni o personaggi esse lavorino, appare ben più arduo compito. Si, perché i potenti dèi della frode monetaria globale hanno mani invisibili con cui manipolano il mercato, effettuando in totale conflitto di interessi – occultati da spesse strutture societarie in lontani paradisi fiscali – operazioni onnipotenti in permanente situazione di aggiotaggio, insider trading, abuso di posizione dominante, cartello e monopolio, strumenti finanziari illegali, imponendo leggi su misura, soffiando il bello e il cattivo tempo su intere nazioni, con guerre e altre calamità non proprio naturali. Trovandosi essi nel circolo ristretto della creazione monetaria, sempre ne influenzano i tassi di cambio (Forex) e la quantità prodotta, traendo da essi abusi clientelari, debitori e minatori. Lo scopo, si sa, è un nuovo ordine mondiale, in codice un mondo governato da un’unica banca centrale.
Dalla teoria alla pratica, con un piccolo esempio: lo sbarco in Italia dei francesi in Banca d’Italia con Crédit Agricole (e BNP Paribas).
Crédit Agricole acquisisce nel 2007 il controllo, con l’85% delle azioni, della vecchia Cassa di risparmio di Parma, fondata nel 1860 dalla duchessa di Borbone, lasciando alla fondazione omonima un misero 10%. Tale cessione avviene dopo la fusione tra Banca Intesa, ex controllante della Cariparma, e Sanpaolo IMI, provocando una diluizione del pacchetto azionario che Crédit Agricole deteneva in Banca Intesa. Con il motivo ufficiale di compensarne la perdita subita da CA, imposto dall’iniqua politica della concorrenza di Bruxelles [1] in seguito alla fusione tra Sanpaolo Imi e Banca Intesa, quest’ultima le cede non solo la maggioranza in Cariparma (85%) ma anche il controllo di Friuladria (76%), facendo di fatto di Crédit Agricole il secondo azionista straniero più importante di Bankitalia (dopo BNP Paribas attraverso la BNL), ufficialmente del 2,04%.
Presente in 58 paesi nel mondo, e attiva in attività bancarie, assicurative e di credito al consumo, con 11000 agenzie in 23 paesi, in Italia CA è presente anche con Fidis, Agos, e CA Assicurazioni, oltre a Cariparma e Friuladria. Si noti che nel suo cda figura per statuto la nomina di un amministratore imposto dal Ministro per le Finanze e da quello dell’Agricoltura francesi, visto che i nostri sedicenti cugini d’oltralpe, non hanno nessun complesso nell’applicare troppa interferenza di Stato nell’economia nazionale, dimostrandoci in questo frangente tutta la differenza con noi.
Inoltre il 23 dicembre 2008 è stata realizzata la “joint venture” non proprio paritetica (61%-39%) tra CA e Banco Popolare, attraverso le rispettive società controllate, Agos e Ducato, per creare il primo operatore italiano nel credito al consumo con una fetta del 14%. A dire il vero più che una joint venture, ha tutti i crismi per essere una cessione di un ramo aziendale: il nuovo ente avrà 256 agenzie in proprio e le oltre 700 di Cariparma e Friuladria, e conferirà l’esclusiva a CA sulla rete bancaria del gruppo Banco Popolare (oltre 2100 agenzie), con oltre 25 mila punti vendita convenzionati. Con il beneplacito della Commissione europea, naturalmente.
Una “venture” che è ben lungi dall’essere “joint” poiché consiste nella vendita del totale capitale sociale di Ducato dal Banco Popolare ad Agos (CA) per 1 miliardo di euro, che Agos sborserò grazie a un aumento di capitale da 1 miliardo di euro, integralmente sottoscritto da…Banco Popolare!!! Ditemi che non ho capito bene…: il Banco Popolare darà a CA l’importo per consentirle di acquisirle la sua filiale Ducato. E come ricompensa, dopo AVERCI MESSO TUTTO IL DENARO DELL’IMPRESA, BP riceverà il 39% del nuovo ente?
Tra gli advisers di questa proficua operazione per le tasche degli italiani e per il nostro paese: JP Morgan, Rothschild e Borghesi Colombo Associati.
Ma chi è Crédit Agricole?
Dal suo sito l’azionista di maggioranza (54,7%) risulta essere SAS Rue La Boétie, controllata a sua volta al 100% dalle Caisses Régionales du Crédit Agricole Mutuel cioé da banche cooperative regionali a vantaggio dei soci francesi. In breve, i nostri redditi rubati dal CA in qualità di azionista di Banca d’Italia e dalle varie commissioni, gabelle e spese di fido – inesistenti in altri paesi europei – ricavati dai suoi sportelli italiani vanno a finanziare le agevolazioni della cooperazione dei cittadini francesi.
(Articolo di dicembre 2008)
Nicoletta Forcheri
[1] da Wikipedia: Nel 2007, a seguito della fusione tra Sanpaolo IMI e Banca Intesa, per motivi antitrust Intesa Sanpaolo è stata costretta a cedere il controllo delle banche al dettaglio Cariparma e Banca Popolare FriulAdria (654 sportelli in tutto) che sono state cedute al Crédit Agricole, già azionista di Intesa Sanpaolo (con il 18%) fin dal 1990 (Banco Ambrosiano Veneto).
Crédit Agricole nel Mondo, filiali e uffici, estratto dal net
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