09/02/2010 - F.G.
Vi raccontiamo la storia di un quartiere di Friburgo che unisce l’utilizzo di energie rinnovabili alla mobilità sostenibile e a forme alternative di vita comune.
Presentato nel documentario «Home» di Yann Arthus-Bertrand come un esempio di eccellenza per i suoi tetti fotovoltaici, il quartiere Vauban di Friburgo è diventato anche luogo di sperimentazione e applicazione per nuove forme di mobilità e alternative di vita comune, che ne fanno nel complesso n modello di sostenibilità da cui trarre ispirazione, motivazione, e la consapevolezza che una città diversa è possibile.
In effetti in questo senso Vauban ha molto da offrire: abitazioni plurifamiliari con pannelli solari e teleriscaldamento; condomini autogestiti per garantire abitazioni di qualità anche a persone a basso reddito; parcheggio vietato alle automobili per trasformare le strade in spazi gioco per i bambini e luoghi di interazione per gli abitanti; asilo, scuola, piccoli negozi e un mercato contadino; spazi ricreativi e culturali… e un gran numero di posti di lavoro a distanza pedonale o ciclabile.
Mobilità senz’auto
Il quartiere si erge su un’area di circa 38 ettari che fu caserma militare, nata durante il periodo nazista e utilizzata dall’esercito francese a partire dal ’45 fino alla caduta del muro. Nel 1992 la caserma fu restituita alla città, ed a partire da quella data le forze in gioco l’hanno portata a uno straordinario piano di riqualificazione: sono state costruite in 10 anni più di 2000 unità abitative destinate ad accogliere gli attuali circa 5500 residenti. Più della metà di loro, venendo ad abitarci, ha venduto la propria auto.
«Il rapporto fra giardini pubblici e parcheggi è il migliore singolo indicatore della vivibilità di una città ed è un indizio per capire quanto sia stata progettata per le persone e quanto invece per le automobili» afferma l’ambientalista americano Lester R. Brown nel suo recente Piano B 3.0. Friburgo è in effetti una città a vocazione ciclabile già da diversi anni: il 28% degli spostamenti vengono effettuati in bici, per un totale di circa 211.000 tragitti ogni giorno. Una media molto alta: considerando che la città conta circa 200.000 abitanti, ogni cittadino usa la bici in media almeno una volta al giorno…
Sempre nell’articolo:
>> Un solo garage a famiglia e auto private ammesse per le strade solo per il carico e lo scarico
>> Il 70% delle famiglie non possiede un’automobile
>> Un car-sharing più che efficiente
>> Giardini privati senza recinzioni
>> I cittadini: protagonisti della trasformazione del quartiere
>> Un quartiere di giovani
La versione completa dell’articlo “Quartiere Vauban: una città diversa è possibile” di Oliver Haag è disponibile nel numero di Febbraio 2010 di Terra Nuova.





























[...] Più della metà di loro, venendo ad abitarci, ha venduto la propria auto. leggi il resto su fontegoogle_ad_client = "pub-4031877095046806"; /* 336×280, creato 05/02/10 */ google_ad_slot = [...]
Era da un po’ che volevo scrivervi, e questa è l’occasione; e, non prendetevela, penso che non lo farò più.
Anche su altre cose avrei da dire, ma io non sono molto istruito, però tempo fa sono andato a trovare chi ha studiato per un pò a Friburgo, così su questa posso essere sicuro: molti altri aspetti di Friburgo, non solo della storia di Vauban, mostrano che la città diversa è possibile (o, meglio, sarebbe possibile), ma non mi sembra che ve ne siate accorti.
Friburgo è una cittadina non troppo grande, universitaria e non tanto industrializzata, nel mezzo della foresta nera, al confine con l’Alsazia e con un bel clima temperato, cioè già di partenza è fortunata. Anche tutto il centro storico è pedonalizzato, praticamente tutto lastricato e con i ruscelletti che scorrono lungo i marciapiedi ed attraverso le piazze, e qualche tratto di corso d’acqua scorre a fianco delle vie, allo stesso livello; non un vezzo ma residuo storico del timore degli incendi. Chiamali crucchi.
In stazione ferroviaria, recente e dir il vero non trafficatissima, ci sono i tavolini dei bar in mezzo alle sale, un panificio tutto aperto come nei centri commerciali, uffici ed attività. Insomma già scendendo dal treno si sta entrando in città, infatti anche a tarda sera si può vedere anche qualche ragazzina che entra nell’edicola libreria; al piano di sopra c’è scuola di ballo. O almeno, fino a tre anni fa era così. Da noi dopo le 21 scatta il coprifuoco o era già scattato prima, e non so quanti comprerebbero del pane rimasto in bella mostra nella sala di una delle nostre luride stazioni.
D’accordo, anche Lucca e Trento non sono Ivrea e Taranto, per restare ai primi esempi che mi vengono in mente; di certo non tutta la Germania è così, anzi proprio per niente; e anzi, pure a Friburgo si lamentano che non è più come una volta, qualche problema con l’immigrazione, la crisi si fa sentire già da un pezzo, ma si stava parlando di possibilità, di città possibile.
Credo che un sacco di gente abbia un’idea distorta della ricca Germania, di come vivono le famiglie, e di come ci vivevano anche prima dei colossali costi della riunificazione.
Qui nelle città universitarie dal lunedì arrivano col treno plotoni di studenti, ma molti anche con l’auto, o ce l’hanno già lì; una famiglia nostrana di quattro persone spesso ha quattro auto, se non di più. Lì gli studenti, e mica solo loro, vanno in bicicletta (vabbuò, il confronto è scorretto, andare in bicicletta da noi spesso è una missione impossibile o suicida, non solo a Milano); ci sono famiglie che, merito anche di tram e bus (che costano più del doppio che da noi, ma la convenienza è anche questione di efficienza), l’auto non c’e l’hanno proprio, molte la tengono in qualche park, anche a qualche isolato di distanza. In qualche condominio hanno perfino l’auto in comune e dividono le spese: vorrei vedere qui, come minimo serbatoio perennemente a secco e duelli all’arma bianca per decidere a chi tocca.
Comunque, a Friburgo è frequente la lavatrice a gettone nel sottoscala dei palazzi e spesso, per tenere perfettamente pulite le case, le scarpe restano sul pianerottolo (e sono ancora lì quando si esce), le strade pure sono pulite; tutta la città è alberata (qui gli alberi non vedono l’ora di tagliarli, e se non li posson tagliare li tagliano lo stesso, magari con la scusa che poi ne metteranno di “più nuovi e più belli”), e appena fuori della circonvallazione, c’è il bosco; con pochi passi si possono raggiungere le rovine del castello e la torre panoramica, insolita forma di pubblicità; oppure c’è perfino un ponte che porta ad uno scavo nella collina, dove c’è l’ascensore che in un attimo porta in cima, ad un locale.
Significa che Vauban, a Friburgo, è meno particolare di quanto sarebbe altrove, come anche la sua nascita, con le cooperative di costruzione, che la dice lunga sullo spirito con cui un certo sviluppo è potuto andare avanti; l’aspetto è esenziale, anche un po’ alternativo, ma da noi più di qualcuno la considererebbe poco più di un ghetto, farebbero confusione perfino con Cristiania. Invece, Vauban sembra abitata da famiglie generalmente più benestanti della media; e allora è proprio la città complessiva che bisogna prendere ad esempio. Anche perché “città di giovani” non mi convince per niente, semmai, con l’aumento dell’età media, sarebbe ora di mettere oltre ai giochi per i bambini maggiori accorgimenti e strutture a misura di anziani.
Ma anche voi vi siete fermati a Vauban, ridotta ad un esempio-esperimento di ecologia costruttiva.
Voglio dire che è lo spirito della gente che fa la differenza, in Italia vogliono la secessione, se possibile anche da quello che abita di fronte, lì si sono indebitati per la riunificazione, e la nuova città possibile anche i ceti medi l’hanno costruita con le cooperative. Sto semplificando troppo? ma non è che voi approfondite granché: certe cose non sono affatto merito del localismo, ma del dialogo e della fiducia in quello che si po’ fare e quel che si deve cominciare a fare; a Friburgo, di sicuro una città tanto più fortunata di altre, non c’è nessun ombrello che protegge dai tragici problemi del mondo che c’é e che verrà, Vauban e Freiburg significano semplicemente che ci può essere concretezza al posto delle parole, e che rispetto e regole veri non sono ancora morti; non basta prendersela sempre con gli altri, meglio ancora se con i poteri forti, fare i puristi e poi non essere capaci di andare d’accordo con nessuno, volere il mondo pulito e lasciare il compito alle municipalizzate. Estremizzando, credo che, per quanto poco, anche le banche esprimano l’ambiente che le circonda, e se chi entra non vede l’ora di fregare anche il vicino di casa, figuriamoci con la banca, salvo solo il ben diverso rapporto di potere; agli sportelli ci son pur sempre delle persone, anche la banca, per quanto poco, è quella che ci meritiamo. Idem per una buona fetta del puzzo di gas di scarico. Amen. Ma non nel senso di adeguiamoci.
Industria farmaceutica, OGM, nucleare, finanza scellerata, tutti pronti a tranciar sentenze, ma la facciamo con cura la differenziata? Badiamo davvero chi finanziamo? Quante volte andiamo al lavoro in bicicletta?
Il nucleare è davvero il peggiore dei mali?
I farmaci sono solo veleni?
Le mafie non son peggio delle lobbies mondiali? Uh! Non un buon motivo per tollerarle.
E’ strachiaro che ci raccontano un sacco di balle, e con la pretesa ripresa (c’è una luce in fondo la tunnel) insistono pure (è quella del treno che ci travolgerà): la bolla è scoppiata molto più tardi di quanto qualunque persona di buon senso poteva immaginare, e così ovviamente i danni sono stati maggiori, di nuovo la storia non insegna, non son bastati nemmeno esempi storici di banalità totale, come la patata irlandese; che a George non interessassero le politiche di Saddam ma i pozzi si è era capito già quando era stato per primo Saddam ad interessarsi dei pozzi degli altri, ma se ci venite a raccontare che Putin è uno dei capisaldi di un futuro migliore solo perché pare che ci venderà il gas ancora per un pezzo, siete solo l’altra faccia della medaglia, nascosta dietro l’ipocrisia che un contratto non è un’invasione.
Credete forse che gli ambienti scientifici siano rimasti indifferenti alla storia delle manipolazioni dei dati ONU sul clima? Il clima non lo stanno studiando con la sfera da fattucchiera, ma con ricerche e calcoli statistici molto più complessi di un rilevamento sperimentale, la discussione è aperta: voi l’avete già chiusa, non si sa con che cognizione di causa: chi ha contraddetto la versione ufficiale ha ragione, che l’abbia fatto vi basta per stabilire che è così. E’ ancora solamente l’altra faccia della stessa medaglia: il sistema dice che ha ragione e basta, il contro-sistema dice… che ha ragione e basta. A quanto pare più uno parla e meno c’è da fidarsi, e l’informazione correttava a farsi benedire.
Non so più quale sia la peggiore, delle disinformazioni: avete pure la fissa di quel sito che vorrebbe denunciare e ridicolizzare la disinformazione e anni fa ha preso sul serio la boiata dei telefoni che cucinano le uova. Per due che ci avran creduto ce ne saran stati 98 che han pensato ma? allora il telefonino che fa male è una balla per cretini! Peggio di prima. Un disastro.
Sull’OGM, anche se vorrei proprio essere sicuro di non doverlo mangiare, avete semplificato più della chiesa sul preservativo; fortuna che alla fin fine certe discussioni restano suppergiù per pochi intimi, sennò si finisce per far passare Monsanto e Nestlè dalla parte delle vittime. Sul nucleare non comincio nemmeno, sia perché ho già esagerato con la lunghezza, sia perché credo proprio che non capireste, non mi sembrate proprio in grado di capire, se qualcuno vi dicesse che potrebbe non essere il male peggiore, naturalmente senza lasciarlo decidere e lasciarcelo dire da uno come Scajola; prima ancora di capire che la discussione dovrebbe partire da lontano, gridereste all’eretico, e pazienza se del fotovoltaico nei paesi con sei mesi di buio se ne farebbero gran poco. Naturalmente non è per quello che dico che bisognerebbe valutare il male minore, ma per considerazioni che della globalizzazione, buona o nefasta che sia, devono tenere conto. E poi la tecnologia viene dalla ricerca, non si capisce se per voi la ricerca sia fatta solo dai prezzolati, dai banditi o da loro schiavizzati oltre a qualche imbecille qua e là, o cosa. Però questo è il messaggio che alla fine fate passare e a me sembra disinformazione.
Occasione perduta: tornerò a leggere chi, anche contro, si esprime con serietà e margine di riflessione, anche se purtroppo qualcuno s’è stancato.
Questa mail che riceviamo da un lettore che ci ha letto per un pò prima di essersi deciso a scriverci è la prima che ci, diciamo argomenta, dei motivi dissenzienti dai nosti convincimenti di base. La pubblico come articolo perchè è senz’altro con le critiche che si cresce e ne terremo conto anche se argomenterò e contrabbattero su alcuni punti.
Caro Frullo, non ci dia meriti che non abbiamo, non siamo assolutamente in grado di dare informazioni certe su argomenti che non possono essere provati. Non abbiamo questa presunzione. Per noi è già uin successo offrire un’altra campana. Per offrire la seconda versione non siamo pagati da nessuno. Se per lei la seconda versione è precostituita ci dispiace non vorrebbe essere così, forse ne possiamo avere una qualche predisposizione ad una posizione coerente e quindi più rigida questo si, ma sa, siamo umani… Le sue informazioni su Friburgo sono un contributo prezioso che apprezziamo ed anzi auspichiamo ve ne siano in futuro di più. E per questo la ringrazio del suo tempo.
Questo blog è una opportunità, una voce un pò fuori dal coro ma le conoscenze approfondite (per quello che la nostra limitata capacità e conoscenza ci ha permesso avere) delle dinamiche economiche mondiali ci inducono ad avere non un pò ma una valanga di diffidenze.
Lei parla di Ogm e dice che abbiamo semplificato, grazie, è quello che vogliamo, cioè rendere noto che uno scienziato non può riuscire a far meglio di milioni di anni di evoluzione se permette. Chi conosce la botanica ad esempio comprende come questa evoluzione si sia concretizzata con centinaia di variazioni adattative (le sottospecie)per un numero infinito di ambienti naturali aventi condizioni pedologiche e climatiche diversissime fra loro. Bene io sono contro il GM perchè Monsanto è riuscita a farsi pagare somme ingentissime come danni per presunta appropriazione di sementi transgeniche solo per il fatto che i campi del contadino accusato erano vicini ai campi coltivati con OGM e le piante del contadino sotto accusa erano state impollinate con i pollini delle piante GM. Questi dati li può ricavare dall’ottimo volume di Vandana Shiva “Il mondo sotto brevetto” mi pare edito da Feltrinelli.
Gli Ogm, ne ho la certezza sono un autentico colonialismo economico ed un grande rischio di contaminazione ambientale che grava sul settore primario e rende quindi un popolo vulnerabile alla mercè di multinazionali. E ne io ne lei credo si voglia mettere la vita nostra e quella dei nostri figli in mano a cotanta “bontà d’animo”. Se non mi crede entri in un Consorzio agrario di una qualsiasi provincia italiana e si faccia dare i prezzi del transgenico, ad esempio soia tollerante al Roud-up di Monsanto,il biocida totale che però la soya transgenica riesce a tollerare, cioè se lo beve il veleno ma non muore,… la pianta. Le sementi delle multinazionali costano sempre di più delle nostre italiane ed anche i commercianti guadagnano di più. Faccia una ricerca sul riso trangenico e le decine di migliaia di suicidi in India legati all’impossibilità di pagare sementi e diserbanti da parte dei contadini. Queste piante transgeniche al mutare delle condizioni ottimali per le quali sono state create presentano, fortunatamente direi, grosse difficoltà a sopravvivere. Ne i veleni riescono a restituire fertilità a dei terreni resi sterili da avvelenamenti costanti con diserbanti e concimi chimici. Vede, noi non solo siamo contro ma il nostro sito (‘unico che io conosca ad oggi) offre soluzioni vere; veda i cosidetti fertilizzanti biologici di cui abbiamo trattato come il Micosat che altro non sono che funghi e batteri simbionti ospitati su di un terriccio da integrare nel terreno per far rivivere le comunità di micro organismi preposti all scomposizione per una maggior e miglior assimilazione dei nutrienti da parte dei vegetali.
Per quanto riguarda la globalizzazione e la relativa ricerca mi permetta una domanda: se una multinazionale viene in Italia a operare lei pensa che sia un bene o un male? Se lei pensa che sia solo un bene non abbiamo molto margine di dialogo. Da mie ed altre ricerche la tassazione a cui sono soggette le multinazionali, specie se sono banche è molto contenuta per usare un termine eufemistico, molto spesso proprio non c’è e la multinazionale spesso basata in un paradiso fiscale viene di fatto a far incetta nel nostro paese. Quindi non porta ricchezza alla fine non porta lavoro se non nella misura in cui questo lavoro riesce a portar fuori dal nostro paese dei capitali che rimpinguano la società o la banca stessa. E’ ovvio che non tutte le multinazionale possono esportare grandi quantità di capitali ma la gran parte si. Se non guadqagnano chiudono e si fanno un baffo di noi.
Sul clima poi non le basta che le cannoniere dell’informazione ufficiale, quella che coprirà il 99% dell’info-intrattenimento devastino i cervelli e siano di una assoluta uniformità. Lei ci accusa di essere altrettanto assolutisti nei nostri verdetti contro!
Forse lei li può intendere come tali, ma credo che si possa parlare più precisamente di un altro parere. Noi cerchiamo altre fonti, si anche il partito preso glielo concedo. Poi sta a lei fare la tara ai vari autori di cui postiamo gli articoli.
Tenga poi presente che la nostra opera, come il tempo che io e lei ci dedichiamo reciprocamente per chiarire argomenti e concetti, è tutto gratuito, è un autentico dono. Vogliamo produrre pensieri,azioni,eventi positivi come il dubbio, la consapevolezza, la ricerca di fonti, voci diverse.
La consapevolezza è alla base di una vita serena. Le persone consapevoli possono affrontare la vita con meno conflittualità con meno paura. E’ una vera liberazione. Senza la paura la gente non si ammala, non ha bisogno di medicine, ne delle multinazionali della ricerca. (Beppe Grillo in Incantesimi ebbe a dire e portar prove che che la quasi totalità dei medicinali non ha effetto riportando i dati OMS (che già è di parte). In Danimarca sono venduti 400 medicinali mentre in Italia sono 35.000 mi sembra. Non ci crede ancora? Si legga qualche libro di NGM e poi ci risentiamo. Io parlo di questo perchè l’ho sperimentata sulla mia pellaccia,la NGM.
E per finire poi le dico che mi sono spazientito di sentire rimbrotti su progresso e ricerca (per fortuna molto pochi ma mi disturbano lo stesso). Proprio oggi ho letto che l’industria italiana è scesa sotto il livello di 40 anni fa, come produzione; e allora dove cavolo è il progresso della ricerca dietro al quale si nascondono le più grandi nefandezze. Vivo in pianura padana dove non c’è più un corso d’acqua pulito, dove anche le falde sono inquinate, (Konrad Lorenz dice che ci vogliono un migliaio di anni per restituire un ambiente eutrofizzato ed inquinato allo stato di climax precedente la devastazione). Oggila gente si suicida con o senza soldi in tasca, i capannoni e le strade hanno reso il territorio invivibile, la gente si odia, la gente sopporta il comportamento sopraffattorio americano senza batter ciglio e si gira dall’altra parte per non vedere gli olocausti dell’Impero. Si, la nostra società dell’avere si riempie la pancia col sogno americano, quello della ricchezza, e non si è ancora resa conto che questo non dà ne darà mai loro la felicità o la gioia interiore ma solo obblighi, impegni e li rende schiavi eterni del debito o del loro stesso denaro. Dopo di che ci si chiede perchè i figli non ne vogliono più sapere di impegno e interesse per quello che un tempo era per noi importante.
La verità è che la ricerca, un autentico grimaldello per globalizzazione (come la finanza) è per prima cosa uno svuotamento di valori, cultura, consapevolezza, identità, orgoglio ed un sano edonismo e senso di appartenenza. Un popolo di sedati e intrattenuti, conquistati da tecnologie che ci isolano e separano non può ambire a condurre una vita autodeterminata. Penso che me ne possa dar atto.
Per finire le assicuro che se disponessimo di fondi e tempo da poter impiegare, alla stregua di un lavoro pagato, nell’impegno gravoso di tener in piedi questo sito, allora potremmo permetterci di ospitare una maggior quantità e pluralità di interventi. Potremmo permetterci di contraddirci in una pluralità di opinioni di persone diverse.
Per quanto riguarda il nucleare io non so se sia il peggiore dei mali ma so che non abbiamo ancora trovato un sito sicuro dove stoccare le scorie di Trino Vercellese e altre centrali dismesse. E poi ci vogliono 20 anni prima che il nucleare diventi realtà.
Lei se la sente di tenere la vecchia strada quando proprio i “nemici” cinesi hanno sperimentato un nucleare di piccole dimensioni e senza i rischi del nostro vecchio nucleare? Anche di questo abbiamo postato un articolo. E le energie da biomasse di cui l’Austria si vanta di essere autonoma dove la mettiamo. Anche di questo abbiamo postato un esempio virtuoso:l’Abbazia di Praglia in Veneto. Con i combustibili fossili i frati spendevano 138.000 euro per riscaldare il complesso, mentre ora con 38.000 se la cavano. In due anni hanno recuperato l’importo della caldaia e dal terzo anno risparmiano 100 mila euro all’anno.
Come vede questo è un sito utile a 360 gradi. Se lei ne conosce uno di migliore me lo indichi ne sarò solo felice.
La saluto cordialmente.
Lino Bottaro
Forse mio malgrado, appunto perché abbastanza convinto che margine di dialogo ce ne sia pochino, cedo ad alcune provocazioncelle ed entro nella polemica, cercando di non farlo a gamba tesa: Friburgo era lo spunto; ricerca, clima, OGM, nucleare e geopolitica sono i capitoli di una discussione partita dall’informazione/disinformazione. E’ questo è il vostro tema dichiarato, no?
Anch’io ho meno tempo che impegni, e quindi resto a volo d’uccello, chi vivrà vedrà; però è inevitabile toccare, lo fate pur anche voi, aspetti sul filo della filosofia, ma ciononostante concreti.
Letto nel riquadro di intrattenimento di una rivista di almeno quarant’anni fa (per di più edizione di un periodico americano, ma non so se anche il quiz lo fosse) questo è oggi, appena appena adattato, una bella parodia del primo step della disinformazione: tre amici vanno al ristorante, menù a prezzo fisso; alla fine, 20 euri a testa, pagano alla vispa cameriera, che li porta alla cassa. Lì, visto che i tre sono abituali ed han mangiato meno che per due, il capo fa uno sconto di 10 euri. La belloccia racconta ai tre che ha strappato al boss lo sconto, e i tre, un pò fra una battuta e l’altra e un pò perché dividere 10 per tre è complicato, le sganciano quattro di mancia e ne riprendono due a testa.
Quindi pagano 18 ciascuno. In definitiva, 3 per 18, la cena è costata 54 euri, scherzare con la belloccia ne è costati 4, totale 58. Sono spariti due euri.
Se non fossero numeri sarebbe facile restare convinti.
Mettetevi pure a discutere se avevano mangiato uno stinco favoloso o hamburgher rubati al McDonald, non è così che se ne viene a capo.
Non si può saltare qua e là secondo l’opportuno, o trascurare elegantemente o (mi pare improbabile) per distrazione questioni fondamentali, per, o pur di, concludere in un certo modo; non credo nemmeno che sarebbe un buon sistema affrontare il bugiardo di turno con le sue stesse armi (di cui è probabilmente iperdotato), l’informazione corretta dev’essere almeno abbastanza… corretta.
Io non sono contro il GM perchè Monsanto è riuscita a rapinare i contadini due o tre volte, prima vendendo loro, poi tenendoli legati impedendogli di avere di che seminare e infine chiedendo pure i danni. Per quello si deve prendersela con Monsanto e con le leggi o la mancanza di leggi che consentono la sopraffazione, e con i potenti che si permettono a vicenda di aggirarle. L’OGM è una cosa e il colonialismo economico un’altra, per quello non c’è biocoltivazione che tenga.
Supponiamo, ho detto supponiamo, che il GM sia una cosa meravigliosa: per (non) riuscire a debellare le nefandezze di Monsanto, l’avremmo fatto fuori a mò di buttare il bimbo con l’acqua sporca. Il confronto corretto non è questo; io non ho nessuna voglia di mangiare GM perché, a parte la diffidenza per chi non è sfiorato dal dubbio, come contestavo anche a voi, perché sono molto scettico sulla reale capacità dell’ingegneria genetica di valutare l’impatto futuro della diffusione di organismi della cui storia ed evoluzione nulla sappiamo, semplicemente perché non c’è. Semplicemente non ne possiamo sapere nulla, prevedere l’assenza di conseguenze di un fenomeno senza precedenti, e delle sue interazioni future, mi pare oggettivamente azzardato.
Noi esseri per qualche verso superiori, siamo riusciti a mandare in orbita i satelliti, e vedo tutti felici col navigatore in mezzo al parabrezza che guardano che strada fare per andare dalla nonna; i migratori partono la prima volta e sanno già dove andare, gli stormi virano all’unisono, starei ore a guardarli, non c’è una spiegazione che possa trascurare il loro patrimonio genetico. Rischiare di contaminarlo mi fa paura.
Dico che avete semplificato e che continuate a farlo perché dire che lo scienziato non può riuscire a far meglio della natura è estremamente convincente ma fuorviante. So di star mettendo un piede nel terreno viscido a fil di filosofia, ma accetto il rischio di forzare, per tirare una corda che voi avete già tirato troppo dall’altra parte, non so quanto intenzionalmente.
L’età del ferro è storia recente; oltretutto se moltiplichiamo i secoli per le generazioni, anche se sempre più brevi andando all’indietro, vediamo che l’hanno vissuta uomini ch’erano poco più che nostri prozii. Il tempo trascorso non è tale da spiegare evoluzioni genetiche stravolgenti.
L’età del ferro l’abbiamo fatta “noi”, e dirò anche che ancora mi chiedo come, visto che, perlomeno io, non saprei proprio da dove cominciare, a farmi il ferro. Quindi, cos’è stato il ferro se non un progresso della ricerca?
Un uomo contro un animale feroce di stazza adeguata avrebbe la peggio. Un uomo armato di coltelli e lance leggere e taglienti avrebbe fatto senz’altro di meglio di uno a mani nude (che poteva solo darsela a gambe) o con armi di legno e selce. Mi pare fuori discussione.
E’ facile immaginare invece quale discussione viene fuori se dico che be’ , allora già allora i proto-scienziati avevano fatto di meglio della natura. Milioni di anni per fare un orso ed un omuncolo, e quello si inventa di cavar dalle rocce qualcosa da lavorare per far fuori l’orso, a cui la natura aveva dato denti ed unghie formidabili.
Finora ho detto qualcosa che non va? Da discutere, ma non che non va. In realtà, gli scopritori del ferro e quelli delle nanotecnologie sono pure loro frutto dell’evoluzione, come ciascuno di noi; un’evoluzione ormai così accelerata che fatichiamo a comprenderla, perché si confonde con l’adattamento che ci richiedono le nostre stesse invenzioni.
Non è delle tecnologie, ma del loro cattivo uso, che si deve rimproverare l’umanità, che fa cattivo uso di tante altre cose, come la socialità, magari un po’ meno a Friburgo che altrove. Un qualche aspetto di “ambizione” c’è sicuramente in tutte le specie, l’istinto di primeggiare è funzionale all’evoluzione, dominare forse anche, distruggere per farlo sicuramente molto meno.
Se le tecnologie hanno reso possibili anche le tremende sproporzioni che conosciamo, è questione dell’uso che se ne fa, è una vecchia storia.
Io penso che l’oscurantismo con cui il progresso tecnologico è stato spesso accolto, venga oggi brandito dalla contro(dis)informazione più o meno in modo simmetrico, per motivi simili: il timore di non poterlo controllare, il rischio di vedere incrinati i propri dogmi, pubblici o personali.
Mettendo al bando la ricerca sugli OGM, come si è fatto in agricoltura, abbiamo lasciato campo libero ai soliti ignoti, insisto in campo scientifico, le rapine sono un’altra cosa.
Quello che riferite di Konrad Lorenz temo valga solo per le devastazioni possibili all’epoca in cui lo disse, oggi credo che nemmeno duemila anni basterebbero, ma ancora una volta è un’altra storia.
Tecnologia per tutti vuol dire anche nelle mani sbagliate, non c’è rimedio; anzi tecnologie super sofisticate e costosissime purtroppo sono destinate a venire governate solo dai potenti, e quelli di oggi, eufemisticamente e forse come sempre, appunto non mi sembrano di grande “bontà d’animo”; su questo siamo d’accordo, ma sul resto proprio no.
Né su progresso e ricerca, né, con distinguo, sulle multinazionali che ne gestiscono una quota rilevante.
Senza l’ambizione, e, a quanto pare, senza gli stimoli dell’iniziativa privata, la ricerca si sarebbe fermata molto prima. Per voi sarebbe stato meglio, e per me è una posizione che sta fra l’antistorico e l’assurdo, perlomeno così come la tratteggiate. E poi, quanto prima? Per parte mia non vedo di che spazientirmi, c’è solo un un’impressione di vuoto. Fra il manicheo e l’ignavo ci saranno pur delle vie di mezzo; prender partito è certamente una, ma c’è partito e partito.
Se ho capito male pensando che avete tacciato di falso tutti quelli che hanno dedotto dai loro studi che il riscaldamento globale c’è, invece che solo quelli che per dar loro ragione hanno imbrogliato le carte, tanto meglio; scusate, avevo capito così.
Però dico anche che certi progressi della medicina (orrore?) non sarebbero mai stati possibili senza le ambizioni, le dimensioni, e la ricerca del prestigio e dei profitti degli istituti statali e delle grandi aziende. Se non sono pulite, l’avrò detto ormai troppe volte, è un altro paio di maniche, anche i carrettieri non spingevano pé niente, e qualcuno di sicuro ci avrà trasportato anche ruberie. La gente, me compreso, finchè ne può vedere da qualche parte, si riempirà sempre la fantasia di sogni di ricchezza, se ha le sembianze di quella americana, ammesso che ce l’abbia, fa poca differenza. Può essere difficile stabilire dove finisce l’ottimismo e comincia l’illusione, nemmeno abbiamo stabilito il significato esatto di ricchezza, neppure quella è on/off come a volte la fate sembrare.
Troppa gente che voleva le mani libere, deregulation e devoluscion, adesso si erge a custode delle prerogative locali reclamando regole (presumibilmente fatte in modo che solo loro le possano eludere). Testoni da un parte prima, testoni dall’altra adesso (voltagabbana mai, scherziamo!)
Vedo che l’umiltà di voler conoscere con puntiglio è sempre più rara, e questo mi deprime.
Vedo che la libera informazione sta diventando un trappolone, e questo sì mi spazientisce.
Il calo della produzione italiana con il progresso della ricerca c’entra meno della mancia alla cameriera nel conto di quello che manca. Delle sementi transgeniche, e relative conseguenze da noi e nei paesi poveri non so molto ma neanche poco; già che ci siamo aggiungerei che la moria delle api dovrebbe suonarci in testa un campanello di allarme assordante, invece poco o nulla, si angosciano solo gli apicoltori.
Sorry, ma sarà qualche ricercatore a provare ad aiutarli.
Sono seduto davanti a un computer in gran parte figlio delle multinazionali, e prendo informazioni da una rete che lo è perfino di più.
Ne sono consapevole. Non capisco proprio se lo siete anche voi, che state facendo come minimo altrettanto.
Se mi dite che questo è quanto, usiamolo per quel che si può, ma certo, su questo siamo d’accordo, è un po’ in quel senso mi riferivo al nucleare, che di nuovo salta fuori quando ormai sono già andato troppo in là con la lunghezza; ma che il progresso tecnologico sia in sé una nefandezza è, ancor prima che mooolto discutibile, un concetto inaccettabilmente vago.
Vogliamo tornare a prima dell’aspirina, a prima della rivoluzione industriale o a prima dell’aratro?
E poi non confondiamo la finanza pirata, i derivati bestiali e le telematiche ad altissima frequenza con “tutta” la finanza, senza la quale saremmo appunto ancora poco oltre l’aratro. Lo so fin troppo bene che prima che inventassero i fondi, già il nome mi urta, e tutto il resto, se il farmacista o il salumiere avevan quattro soldi era più facile che costruissero qualcosa, e così davan lavoro ai paesani, ma non è così semplice, o perlomeno non lo è più da un pezzo.
L’ho anch’io la nostalgia di tempi andati, con l’acqua pulita e le strade polverose, però però però, è anche vero che cent’anni fa non so se avrei vissuto altrettanto: per via dell’età, e soprattutto per via di certi malanni che ho passato; vale per un sacco di gente. Ma lo sapete quante madri e figli morivano di parto solo cent’anni fa, e anche meno? E non è che madre natura in quei casi facesse funzione di rupe tarpea: bastava un cordone ombelicale corto a metter nei guai una madre sanissima e un imminente torello.
Abbiamo bisogno dell’impegno di tutti per aggiustare il tiro e un tot di cose, non di metterci tutti a fare gli Amish.
Fortuna che è ora di cena, così smetto, i seguaci del Dott. Hamer non si agitano, io non mi picco di far presente che non c’è biomassa per scaldare il mondo e forse non si litiga.
Ho vinto il bonus per il post più lungo.