Bye bye Obama 17 feb 2010 di Alessandro Farulli
Fonte: http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=3442
LIVORNO. Se i film d’azione ci hanno insegnato qualcosa, questa è che arriva sempre la resa dei conti. I buoni e i cattivi, però, nella vita reale non sono categorie così nette e prevale quasi sempre il grigio. Affogati nella nostra quotidiana gelatina in una società sempre più poltiglia, salire su un albero per gridare al cielo tutta la nostra delusione contro Obama, sembra davvero puro amarcord, ma trascende da ogni nostro controllo.
La pancia stavolta vince di gran lunga sulla testa di fronte a tutto quello che il neopresidente Usa aveva promesso e che non ha mantenuto. Non è solo l’ultima calata di braghe nei confronti della lobby nuclearista a farci dare degli illusi davanti allo specchio, ma l’elenco dei vorrei ma non posso (ma posso fare altro) che stanno costellando questo suo primo anno alla Casa Bianca.
Vogliamo parlare dell’Iraq? Vogliamo parlare di Copenhagen? Vogliamo parlare delle mine antiuomo? Vogliamo parlare appunto dell’energia? Ci scuseranno gli americani in attesa della riforma sanitaria, ma questa per il pianeta è una manovra – buona e giusta per carità – ma di ben poco peso specifico rispetto alle emergenze vere e le sfide che pesano sull’umanità tutta.
Ci abbiamo creduto, lo abbiamo scritto in tutte le salse e sarebbe piuttosto incoerente oggi far finta di nulla. Siamo un giornale con un punto di vista preciso (condivisibile o meno che sia), ma che di certo non fa mistero di come la pensa. Oggi, però, è la resa dei conti. E questi non tornano affatto per l’economia ecologica.
Puntare sull’auto elettrica e sul nucleare e a contorno le rinnovabili, è troppo poco. Non prendere in mano la situazione a Copenhagen per far diventare l’accordo vincolante è stata una sciagura. Ha permesso a chiunque di sparare sul global warming e sull’Ipcc.
La rivoluzione verde è partita anche grazie alle affermazioni di Obama che di fatto ha lanciato il concetto di “green economy” urbi et orbi, ma non si è andati molto più avanti di così. La crisi, dicono, e la difficoltà di governare un Paese così complicato hanno impedito all’uomo del cambiamento di cambiare davvero gli Usa. Che invece avrebbero potuto aprire la strada a un cambiamento della politica mondiale tanto da poterla forse trainare verso un’economia più sostenibile ambientalmente e socialmente. Ma nulla di tutto questo è accaduto.
Accadrà più avanti? Stavolta non ci sbilanciamo più. Ci lecchiamo, quindi, le ferite e se guardiamo in casa nostra ci servirebbe una farmacia intera a disposizione… Dal nazionale al regionale al locale, le battaglie degli ambientalisti – anche di quelli che hanno superato il protezionismo sic et simpliciter come ci riteniamo noi – sono alla mercé degli umori dei politici e non, come dovrebbe essere, della politica. Destra o sinistra si confondono sui territori (basta leggere le rassegne stampa) e non è antipolitica, è fredda cronaca.
Con il che non siamo alla condivisione dell’economia ecologica come a un certo punto abbiamo anche noi sperato, ma alla triturazione delle questioni ecologiche ai fini meramente propagandistici che si rivelano solo tema di discussioni e indecisioni infinite. Nessuna pratica della programmazione (quando c’è), insomma. Esattamente l’opposto di quello che pretenderebbero le crisi in atto (ecologica, economica, sociale e alimentare).
Così di fronte alla delusione generale e al comunque “bellissimo spreco di tempo” per dirla alla Lorenzo Cherubini, che ci ha permesso di guardare a un domani finalmente migliore, oggi incassiamo il colpo.
Gli ambientalisti Usa all’attacco dell’Obama atomico
LIVORNO. Il sì al nucleare (e lo stanziamento di 8,3 miliardi) del presidente statunitense Barack Obama ha sollevato le proteste delle grandi associazioni ambientaliste statunitensi che si sentono tradite per aver apertamente appoggiato la campagna elettorale di Obama che aveva assicurato che non avrebbe investito nel nucleare. Ieri Obama ha cercato di indorare la pillola durante una visita al centro di formazione della International brotherhood of electrical workers, a Lanham, Maryland, dove ha assicurato che gli investimenti nel nucleare fanno parte di un pacchetto trentennale per creare nuovi posti di lavoro nel settore energetico.
Il presidente Usa ha spiegato che «Questa iniziativa creerà migliaia di posti di lavoro nella costruzione e 800 impieghi permanenti. Questo non è che l’inizio degli sforzi miranti a sviluppare delle tecnologie sicure, pulite ed a basso consumo di energia. Abbiamo già fatto il più grande investimento della storia nel settore dell’energia, un investimento che dovrà creare più di 700.000 posti di lavoro negli Stati Uniti: produrre batterie sofisticate per veicoli più efficienti, modernizzare la rete elettrica per renderla più forte e raddoppiare la capacità del nostro Paese di produrre energie rinnovabili. Ma per sfruttare veramente il nostro potenziale nel settore dell’energia pulita, noi dobbiamo fare di più. E’ questo che ci ha condotto qui oggi».
Obama, per mascherare l’evidente cedimento alla lobby atomica molto attiva nel suo partito e che minaccia apertamente di far saltare l’approvazione della legge sul clima, punta tutto sulla lotta alla disoccupazione (che ha raggiunto il 9,7% negli Usa) e sul compromesso per far avanzare anche le energie rinnovabili e avverte che «La promozione dell’ industria dell’energia pulita non guarda solo al lavoro ma anche alla concorrenza internazionale» e proprio in questa prospettiva giustifica il suo clamoroso voltafaccia nuclearista: «Il Giappone e la Francia investono da molto tempo in questa industria (il nucleare, ndr). Inoltre, 56 reattori nucleari sono in costruzione nel mondo: 21 in Cina, 6 in Corea del Sud, 5 in India».
Cosa però aggiungeranno, in competitività ed energia 2 nuovi reattori nucleari in un Paese che ne ha già 104 e che, nonostante questo, è il più grande consumatore di combustibili fossili, il più grande inquinatore del pianeta insieme alla Cina, e il Paese che consuma e spreca più energia pro-capite… è un mistero che Obama non può e non sa spiegare.
Le contraddizioni di Obama sono invece impietosamente sviscerate dalle associazioni ambientaliste Usa, a cominciare da Greenpeace. Secondo Jim Riccio, l’analista politico di Greenpeace Usa, «Obama ignora la cattiva economia e la cattiva eredità del nucleare: Il presidente Obama ha annunciato che il governo degli Stati Uniti torna a garantire prestiti per costruire due nuovi reattori nucleari in Georgia, il primo nuovo impianto nucleare da trenta anni. Purtroppo, il presidente carica sul contribuente americano il prossimo salvataggio delle corporation. L’U.S. Congressional Budget Office ha già stabilito che questi prestiti hanno uno livello di default superiore al 50%. “Wall Street non crede al ritorno al nucleare, così il presidente Obama ha messo Main Street “on the hook” per questi investimenti a rischio sul nucleare». Per Main Street si intende il “corso” principale di ogni piccolo centro Usa e quindi l’economia, per distinguerla dall’economia “di carta” della finanza e della borsa.
Riccio spiega che «L’anno scorso il Moody’s Investment Services ha definito le nuove centrali nucleari ‘ “bet the farm risk” e Cit ha definito le nuove centrali nucleari, “corporation killer”. La Warren Buffet’s corporation Mid American ha già stabilito che le nuove centrali nucleari non hanno un senso economico. Il presidente dovrebbe dare ascolto ai “The World’s Greatest Investor”, piuttosto che ai lobbisti dell’industria nucleare. Anche il presidente ha detto durante il suo intervento che l’energia nucleare ha qualche “grave inconveniente”. In realtà noi non vediamo nient’altro che questi svantaggi in un altro piano di salvataggio delle imprese che dà un nuovo significato alla frase “asset tossici”».
Anche l’energy tax Analist dei Friends of the Earth Usa, Ben Schreiber, critica fortemente Obama dicendo che «L’ultima cosa che vogliono gli americani è un altro piano di salvataggio del governo per un settore in crisi, ma questo è esattamente ciò che stanno ricevendo da parte dell’amministrazione Obama. Il Dipartimento dell’Energia sta “impiccando” i contribuenti a un salvataggio di costosi e pericolosi progetti di reattori nucleari, con prestiti che verranno utilizzati per finanziare progetti di default. Questa è una grande notizia per Wall Street, ma un cattivo affare per Main Street. Questo piano di salvataggio a cui si fa riferimento arriverà sottoforma di “conditional federal loan guarantee” per i reattori della Vögtle Southern Company di Burke, in Georgia. In assenza di tali garanzie, l’industria sarebbe incapace di garantire il finanziamento da parte del settore privato di cui ha bisogno per la costruzione di nuovi reattori».
Per i Friends of the Earth Usa «Non c’è solo un alto rischio di default, ma l’energia nucleare resta pericolosa e sporca, e il problema di cosa fare con le scorie radioattive che si stanno accumulando vicino ai reattori in tutto il Paese non è stato risolto».
Ad Obama risponde anche Carl Pope, il direttore di Sierra Club, forse la più influente associazione ambientalista Usa:«Siamo lieti che il Presidente Obama ha ribadito la necessità di mettere un prezzo al carbonio e costruire un’economia dell’energia pulita, con più energie rinnovabili e una maggiore efficienza energetica. Abbiamo bisogno di dare la priorità a metodi di riduzione delle emissioni più puliti, più economici, più sicuri, più veloci, e l’energia nucleare non è per niente pulita e a basso costo, né rapida, né sicura. Gli 8 miliardi di garanzie sui prestiti annunciati difficilmente copriranno nemmeno la metà del costo finale dei due reattori che devono essere costruiti. Intervenire sulle nostre case e sugli edifici commerciali comporterebbe quasi immediatamente significative e maggiori riduzioni delle emissioni, a costi molto minori, e ridurrebbe anche significativamente la bolletta energetica sul lungo periodo. Gli studi dimostrano anche che gli investimenti in fonti di energia obsolete, come petrolio, carbone, nucleare, creano molto meno posti di lavoro per dollaro investito rispetto agli investimenti in efficienza energetica ed energia pulita».
http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=3445





























Forse non è ancora chiaro che Obama non comanda alla Casa Bianca.
Ma allora chi comanda?
Domanda retorica. Ovviamente le lobbies bancarie e degli armamenti.
Come può un Presidente dell’intelligenza di Obama a non capire che
la FED è il problema. Che la moneta è il bandolo della matassa.
Forse ha presente quello che è successo a un tale ABRAHAM LINCOLN O
JOHN KENNEDY in tempi non sospetti.
Intanto la Russia si sta riarmando con nuove tecnologie, chissà cosa
succederà fra non molto e che ne sarà dei ns.figli e dei ns.nipoti.
Ai posteri l’ardua sentenza.
piu’ che l’ardua sentenza, come scrive chi mi ha preceduto, ai posteri toccheranno le conseguenze. tornando a Obama diciamo che anche per lui vale la regola generale: i vari presidenti e premier sono sempre e solo i maggiordomi di qualcuno. una volta una giornalista statunitense chiese a un vecchio capo pellerossa se preferisse un presidente democratico o uno repubblicano. Il vecchio capo rispose che non aveva mai visto un presidente amico del popolo pellerossa. saluti a tutti