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Il Sistema Vallerani, una tecnologia per

. la conservazione del suolo e delle acque,

. la gestione integrata delle risorse

. lo sviluppo sostenibile

e per la lotta contro

. la povertà e la fame

. il degrado ambientale e la desertificazione

nelle regioni aride e semi-aride (di Pietro Antinori e Venanzio Vallerani)

PDF al link: http://www.diam.unige.it/isf/pdf/Articoli/Vallerani.pdf

Link: http://www.cfa-monferrato.it/approfondimenti_dettaglio.php?ID=184

DESERTIFICAZIONE. L’agronomo tropicale Venanzio Vallerani – oggi 84enne, ha trovato una soluzione geniale contro la desertificazione, tramite il ricorso ad aratri di sua invenzione. Osteggiato per anni dalle grandi organizzazioni di derivazione ONU, perché la sua soluzione semplice, efficace e poco costosa, evidenzia l’iinutilità di questi carrozzoni internazionali, parassitari ed autoreferenziali, che per la loro stessa sopravvivenza devono protrarre le cause dei problemi e non risolverli …


DESERTIFICAZINE. L’agronomo tropicale Venanzio Vallerani – oggi 84enne, ha trovato una soluzione geniale contro la desertificazione, tramite il ricorso ad aratri di sua invenzione. Osteggiato per anni dalle grandi organizzazioni di derivazione ONU, perché la sua soluzione semplice, efficace e poco costosa, evidenzia l’iinutilità di questi carrozzoni internazionali, parassitari ed autoreferenziali, che per la loro stessa sopravvivenza devono protrarre le cause dei problemi e non risolverli …
Fonte: News ITALIA PRESS http://www.newsitaliapress.it
Il Sistema Vallerani è un’arma potente contro l’avanzata dei deserti e può restituire la terra alle popolazioni povere del pianeta. In Cina ha raggiunto risultati da record
Desertificazione, Vallerani: “Avremo la possibilità di fare qualcosa di grande per il mondo”. Oltre 190 nazioni soffrono a causa della siccità, uno dei problemi più gravi del nostro secolo
Milano – La desertificazione avanza, anche in Italia, e da circa 30 anni è riconosciuta come un problema di carattere mondiale e dagli effetti globali. Nel 1977 la UNCOD (United Nations Conference on Desertification) aveva elaborato un piano d’azione per sconfiggere, o quantomeno rallentare, il fenomeno. Il programma si è rivelato un buco nell’acqua, ironia a parte, e ha evidenziato il crescere di un’emergenza su scala internazionale. Infatti nel 1991 l’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) ha reso pubblico il sostanziale fallimento del piano studiato vent’anni prima. La direzione del dipartimento era quella di contenere, e non combattere la desertificazione, attraverso l’introduzione di specie aliene nell’ecosistema desertico, come l’eucaliptus, con l’intenzione di frenare l’avanzata della sabbia. Ad oggi si contano oltre 190 paesi che versano in gravi condizioni di siccità, secondo quanto espresso dalla Convenzione UNCCD (United Nations Convention to Combat Desertification in Countries experiencing Serious Drought and/or Desertification, Particularly in Africa). Il che significa che un numero enorme di paesi, soprattutto quelli in via di sviluppo, sono fiaccati dalle condizioni di vita molto precarie a causa della mancanza di risorse idriche, malnutrizione, malattie e gravi carenze alimentari – queste ultime accentuate, com’è noto, anche dalla crescita del costo delle materie prime. Non tutto è perduto, il tempo è poco e non si è fatto molto, ma esistono delle geniali soluzioni che possono portare a un ribaltamento radicale della situazione – e non si tratta di utopie. Nel 1987 (dieci anni dopo la conferenza UNCOD, ma a programma in corso) l’agronomo tropicale, Venanzio Vallerani – oggi 84enne – ha inventato il “Vallerani System”. In quegli anni in Niger, l’Italia aveva un progetto molto importante, sempre in tema di desertificazione, e Vallerani, recatosi sul posto, ha potuto guardare con i propri occhi quanto fosse grave la situazione: “Quando ho visto l’uomo che doveva combattere il deserto con le proprie forze e doveva sostenere questa lotta immane – racconta a News ITALIA PRESS – ho pensato di creare due aratri speciali che scavassero delle buche per raccogliere la poca acqua piovana”. Una condizione che ha fatto scattare una scintilla dentro l’agronomo che ha progettato e costruito due tipi di dispositivi: l’aratro “delfino” e “treno”. Il primo crea dei bacini, di
stanti anche quattro o cinque metri tra loro, che servono “per la raccolta dell’acqua di pioggia”, spiega Vallerani, e in questo modo si moltiplica l’acqua a disposizione delle piante o delle colture. Il secondo “meccanismo” crea un solco molto lungo ma evita al contempo che l’acqua vi scivoli all’interno, “perché nel solco stesso si creano dei diaframmi, dei piccoli argini, in modo che l’acqua non possa correre via creando erosioni nel terreno”. Così nel primo anno della sperimentazione, in una zona a mille chilometri dalla capitale, Niamey, le “produzioni si sono moltiplicate da due a quattro volte e gli alberi sono cresciuti assai rapidamente”, afferma Vallerani. Un risultato straordinario. Il primo di una lunga serie raggiunto anche grazie alla semina diretta. Più efficace del trapianto visto che la buona crescita non viene compromessa da un apparato radicale già rovinato. Vallerani ha voluto piantare rigorosamente solo e tutte piante locali: “Non ho mai importato piante diverse da quelle autoctone”, sottolinea.
I progetti portati avanti con “treno” e “delfino” non si sono certo fermati alla fine degli anni ’80. Vallerani ha viaggiato, e continua a farlo, in oltre 40 paesi per consulenze o programmi internazionali contro la desertificazione. Un lavoro che lo appassiona e lo stimola come all’inizio, perché, purtroppo, la battaglia è ancora da vincere.
L’efficacia del Sistema consiste, oltre che nell’evidenza del risultato, anche nella velocità e nel costo di realizzazione. Infatti è possibile arare oltre 2 ettari all’ora con un costo compreso tra i 20 e i 60 euro all’ettaro, fluttuazione petrolifera permettendo. “Questo sistema – continua Vallerani – è stato utilizzato in molti paesi dell’Africa e del bacino del Mediterraneo con molto successo.” Un metodo che non è rimasto inosservato, dunque, ma che ha portato a delle controversie, anche con alte organizzazioni internazionali che non gradivano l’efficienza e il bassissimo costo delle operazioni. Nonostante gli ostacoli, nel settembre 2001, Vallerani di ritorno dal Somaliland, entusiasta per le potenzialità del suo lavoro aveva detto: “Potremmo trasformare il mondo con questo sistema”. E così attraverso dei contatti con la cooperazione italiana (direttore Magliano) ha avviato tre progetti pilota nelle regioni del Inner Mongolia, Gansu e Chingai, dopo aver riscontrato il grande interesse della Cina per il suo impegno. Ancora una volta a causa di freni da parte di una nota organizzazione mondiale impegnata nell’alimentare, che pretendeva la guida del progetto, il programma si è fermato. Qualche tempo dopo, nel 2004, con l’avvicinarsi delle olimpiadi la Cina ha voluto riavviare quanto lasciato indietro e così: “Dopo tre anni il Ministero dell’Ambiente italiano mi ha chiamato e sono andato a Pechino – dice Vallerani -. E i cinesi hanno voluto il progetto pilota per la forestazione in Inner Mongolia con il Sistema Vallerani”. La New Holland, leader nella produzione e commercializzazione di macchine agricole, che ha sostenuto il progetto al Ministero, ha fornito il trattore per il traino degli aratri. E’ proprio della settimana scorsa la notizia (si legga l’articolo correlato) del superamento, con ampio margine, del progetto pilota in Cina. Con il finanziamento del Ministero dell’Ambiente italiano e State Forestry Administration of the People’s Republic of China, in sinergia con New Holland e l’azienda Nardi, produttrice degli aratri, è stato raggiunto l’obiettivo dei 2.500 ettari resi coltivabili in 3 anni. Un vero record. Al momento in Cina vorrebbero oltre 13 progetti, e “quest’anno il 23 e il 24 giugno i cinesi hanno voluto fare una dimostrazione ed è stato un successo straordinario”, dice l’agronomo umbro. “Avremo la possibilità di fare qualcosa di grande per il mondo – dice con un sorriso – io sono un grande ottimista e non dispero. Sono stati perduti vent’anni ma qualcosa si può fare.” Con il Vallerani System si potrebbe fare molto di più per i paesi in via di sviluppo in ogni angolo del mondo dall’Asia fino in Africa. Alberto Brambilla

Video: 

http://www.youtube.com/watch?v=SK3_YniDjoM

4 Commenti a “Venanzio Vallerani: Gloria Italiana contro la desertificazione in Africa e Cina…”

  • Lino Bottaro:

    Grazie Pino per il contributo importante che dai a Stampa Libera, leggo sempre con molto interesse i tuoi post positivi e divulgativi. Stiamo crescendo costantemente come lettori registrati e occasionali. I temi riguardanti l’agricoltura poi io li apprezzo in modo particolare.
    A presto
    lino

  • Fratus Marisa:

    Mi ha intusiasmata la trasmissione “Alle Falde del Kilimangiario” dove ho visto e appreso il contributo che un italiano sta dando al grave problema della deserificazione. Diffonderò la notizia alle numerose amiche nel mondo. Evviva l’Italia e il genio italiano

  • francomasili:

    VORREI COMPRARE IL LIBRO MA NON LO TROVO IN LIBRERIA ,POTETE SPEDIRMELO IN CONTRASSEGNO POSTALE? MASILI FRANCO PIAZZA MORO 11 35030 RUBANO ,PADOVA. GRAZIE.

  • Robert Boudart:

    Ho lavorato com Venanzio Fao Cabo Verde, Siamos grande amici. Volerebe Havere contacto de Venanzio Telefon , Mail, si possibile.
    Gracie
    Meu filho lavora e estudia em Norte de Cina Harbim

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